Autori per il Giappone (e come donare)

Leggo un’iniziativa partita dall’estero e “tradotta” in italiano da Lara Manni. Si invitano gli autori a “donare” un testo, una poesia o un’illustrazione che vengano poi raccolti in un sito da cui sarà possibile fare donazioni pro Giappone.

Se volete partecipare (non importa che siate Camilleri o Kikkettina Ribellina96 che scrive fanfic yaoi su Efp, basta che scriviate), il link al gruppo Facebook è questo.

Personalmente non parteciperò. L’idea non mi piace e mi sembra solo un modo di dare una vetrina all’ego già smisurato degli autori italiani.

Il modo per aiutare concretamente la popolazione Giapponese e la Croce Rossa c’è e non è scrivere racconti o poesie. Il modo più sensato e utile di farlo è quello di informare quante più persone possibile sui modi di far pervenire le proprie donazioni a chi non sciacalla sulla generosità altrui (tipo finte ONG e stronzi del genere). E donare. Anche poco, ma donare.

Ecco come far pervenire donazioni in favore della popolazione colpita e della Croce Rossa giapponese (dati ufficiali dell’Ambasciata del Giappone in Italia, per cui fidatevi).

Donazioni in favore delle persone colpite dal terremoto e dallo tsunami della regione del Tohoku e del Pacifico:
(in caso sia necessaria la ricevuta, specificarlo nell’apposita casella)
Banca: Sumitomo Mitsui Banking Corporation
Filiale: Ginza
Numero di conto.: 8047670 (conto corrente ordinario)
Codice Swift: SMBC JP JT
Intestatario: The Japanese Red Cross Society
Indirizzo: 1-1-3 Shiba-Daimon Minato-ku, Tokyo JAPAN
(N.B. Le banche giapponesi non hanno IBAN. E’ possibile effettuare un bonifico da una banca italiana ad una banca giapponese senza IBAN)

Donazione a supporto delle attività della Croce Rossa giapponese:
(in caso sia necessaria la ricevuta, specificarlo nell’apposita casella)
Banca: Sumitomo Mitsui Banking Corporation
Filiale: Ginza
Numero di conto.: 8047705 (conto corrente ordinario)
Codice Swift: SMBC JP JT
Intestatario: The Japanese Red Cross Society
Indirizzo: 1-1-3 Shiba-Daimon Minato-ku, Tokyo JAPAN
(N.B. Le banche giapponesi non hanno IBAN. E’ possibile effettuare un bonifico da una banca italiana ad una banca giapponese senza IBAN

E’ possibile fare una donazione attraverso la Croce Rossa Italiana che si occuperà di farla pervenire alla Croce Rossa Giapponese. Tutti i dettagli al seguente link del sito della Croce Rossa Italiana http://cri.it/flex/FixedPages/IT/Donazioni.php/L/IT attraverso il quale potrete effettuare la donazione.

Donazioni atttaverso l’ambasciata del Giappone in Italia
Si invita a verificare con l’ufficio delle imposte competente se la donazione sia detraibile dalle tasse. Le donazioni saranno devolute alla Croce Rossa Giapponese.
Qui di seguito i dettagli per effettuare le donazioni:
Banca: Banca Nazionale del Lavoro
Filiale: Roma centro
Intestatario: AMB GIAPPONE DONAZIONE POP GIAPP
Codice IBAN:  IT60W0100503200000000008672

(fonte Ambasciata del Giappone in Italia)

Sci-Fantatrashume

Leggo su Gamberi Fantasy un articolo che paragona, tra le altre cose, la mania per lo Sword and Sorcery e l’High Fantasy che ha riempito recentemente le librerie italiane di prescelti, principesse sventurate, spade maggiche, elfi yaoi, nani alcolisti e evil overlord alla moda dei romanzi fantascientifici dozzinali che imperversava negli anni Cinquanta negli Stati Uniti.

E mi è venuta voglia di impossessarmi di quanto più sci-fantatrashume possibile.

Sotto questo aspetto, i classici Urania non deludono mai. E la cosa bella, mi hanno fatto notare, è che sono praticamente introvabili in formato cartaceo (anche a piangere lacrime di sangue su ebay) mentre sul mulo un esercito di protonerd ha messo a disposizione intere biblioteche. Di questo Andrea vi dice grazie. Keep bein’ awesome.

Ho scaricato e caricato sul lettore ebook: Quoziente 1000 di Poul Anderson (1953), Invasori silenziosi di Robert Silverberg (1963), Lo spaziale di Gordon R. Dickson (1972), Galassia che vai di Frank Russell (1961), I condannati di Messina di Ben Bova (1971), H su Los Angeles di Robert Moore Williams (anni Sessanta e mi ispira assai),Rischio calcolato di Charles Eric Maine, Gli orrori di Omega di Robert Sheckley (1960), Cronomoto di Bob Shaw (1968), Il cielo era pieno di navi di Richard C. Meredith (1969), La città degli aztechi di Harry Harryson (1969), Le amazzoni di Poul Anderson (da qualche parte negli anni Cinquanta), L’altra faccia di Mister Kiel di Hunter J. Holly (1959), Il terrore dalla sesta luna di Robert Henlein (anni Cinquanta e un vero e proprio Uraniagasmo), Il pianeta dimenticato di Murray Leinster (1955)

E la cosa che mi diverte è pensare che nel 2063 un ragazzo di vent’anni leggerà su un blog di Licia Troisi e del Mondo Emerso e si dirà: “Che fico lo Sword and Sorcery and Trash italiano, scarichiamoci dal mulo la bibliografia della Troisi e i libri della Strazzulla!”

Per il resto, che il trashfest abbia inizio!

Nota: un sacco di informazioni sulla collana di fantascienza più famosa d’Italia è reperibile su MondoUrania a questo indirizzo.

Weird Tales!

Giusto ieri mi facevo beffe di chi non era al corrente dell’uscita dei prossimi due libri di Stephen King. Vivevano su Tatooine, dicevo. Bene, tempo qualche ora dalla pubblicazione del post precedente, e ho scoperto che anch’io mi trovavo non a casa mia sul pianeta Terra, ma in un confortevole igloo di sabbia nei pressi di Mos Eisley. Già perché ho scoperto una cosa che credevo fosse la notizia più sensazionale del mese. E poi mi sono reso conto che ero l’unico a non saperne niente.

In breve, la notizia è questa: è uscito il primo numero della versione italiana di Weird Tales.

Ora, nella sua versione originale, Weird Tales statunitense è quanto di più simile a una bibbia formato rivista per maniaci dell’horror e del fantastico. Pubblicata per la prima volta nel marzo del 1923, nell’ottobre di quello stesso anno pubblicò un racconto di un tizio che si chiamava Howard Phillips Lovecraft. Così, tanto per dire. Tra i nomi dei contributors figuravano anche Richard Matheson, Ray Bradbury. Tra gli autori scoperti da Weird Tales USA figurano Robert Bloch (sapete, l’autore di Psycho) e il drammaturgo Tennessee Williams (A Streetcar Named Desire).

L’edizione italiana attualmente in edicola (ma è più facile trovarla sul web) contiene racconti inediti di Tanith Lee, Michael Bishop, Michael Moorcock e Richard Howard, più una cosa che chiamano “recensione fantasma” e che io non ho ben capito cosa sia, ad opera di Valero Evangelisti, unico italiano presente nel primo numero.


Appena letta la notizia mi sono detto: devo averla. E così ho fatto una breve ricerca su internet. Pare che, dai commenti che leggo, la rivista sia quasi introvabile nelle edicole. Dato che è una vita che non vado in edicola, non mi sono posto il problema e l’ho ordinata online. Ottanta pagine spillate con cover a colori formato 20×27 per un totale di 6,90€ con un euro in più di spese di spedizione e passa la paura.

Ovviamente mi aspetto molto da questa edizione italiana di Weird Tales. Sin da quando ero ragazzino e ho cominciato a scoprire Lovecraft mi sono ripetuto come sarebbe stato bello vivere in un mondo in cui esistevano riviste che pubblicavano racconti di scrittori strafighi e a cui un esordiente poteva inviare i suoi lavori ed essere perfino pagato! Ora, io non mi aspetto che WT Italia diventi un fenomeno di massa, ci mancherebbe. Però mi aspetto che faccia in piccolo quello che WT USA ha fatto per la narrativa fantastica in America. Parliamoci chiaro: da più punti sento dire che la produzione fantastica italana è ben oltre il livello dell’osceno. E, avendo in parte toccato con mano, posso dire di essere d’accordo. Tolta Lara Manni e qualche autore di Edizioni XII, di salvabile c’è ben poco. Ben venga, quindi, una rivista che parli – ma che lo faccia seriamente, eh – di Weid e che possa magari, visto il nome imponente che si porta dietro, creare un think-tank di autori che riescano a dare una scossa allo stato vegetativo in cui versa il fantastico in Italia.

Linkini utili

Prossime uscite kinghiane

Per un quasi acritico funboy di Stephen King quale mi fregio di essere, i giorni scorsi sono stati epocali. Sua Maestà il Re ha infatti annunciato la pubblicazione non di uno ma di due romanzi, e a brevissima distanza l’uno dall’altro.

Per chi vivesse su Tatooine, i romanzi in questione sono 11/22/63 e The Wind Through the Keyhole.

11/22/63

Cosa mi vorranno dire mai questi numeri?  Indicano una data, ossia il ventidue novembre del 1963, che è il giorno dell’omicidio di J.F. Kennedy, un evento indelebile nella coscienza collettiva degli americani e che fa parlare di sé ancora adesso.

La trama, presa pari pari dall’annuncio sul sito ufficiale di King e tradotta da un gentilutente anobiano, che mi ha risparmiato il lavoro, è la seguente:

Il 22 Novembre 1963 tre spari risuonarono a Dallas, il presidente Kennedy morì e il mondo cambiò.
Se avessi la possibilità di cambiare la storia, lo faresti?
E ne varrebbe la pena?

Il grande innovatore, Stephen King, esplora un nuovo territorio con questo invito ai lettori a viaggiare indietro nel tempo nei tardi anni ’50… da un mondo di I-pod e cellulari al mondo di James Dean, delle Plymouth Fury, della gazzosa e del Lindy Hop e al giorno in cui spararono a Kennedy – a meno che…

Jake Epping è un insegnante liceale di 35 anni di Lisbon Falls, nel Maine, che guadagna qualche extra insegnando in un programma di educazione per adulti. Non molto tempo dopo aver ricevuto un tema da uno degli studenti – una disturbante e sanguinosa storia narrata in prima persona sulla notte in cui, 50 anni fa, il padre di Harry Dunning tornò a casa e uccise con un martello la madre, la sorella e il fratello – l’amico di Jake, Al, che gestisce la bettola del posto, gli rivela un segreto: il suo magazzino è un portale per il 1958. Al “arruola” Jake in un missione folle – e follemente possibile – per provare ad evitare l’assassinio di Kennedy. Così inizia la nuova esistenza di Jake come George Amberson e il suo nuovo mondo fatto di Elvis e JFK, di un uomo solitario e disturbato chiamato Lee Harvey Oswald e di una bella bibliotecaria liceale, Sadie Dunhill, che diventa l’amore della sua vita – una vita che va oltre tutte le normali regole del tempo.

La traduzione è affidata ancora una volta a Wu Ming 1 (e dopo aver ripreso una vecchia traduzione di Dobner non posso che esserne contento), che fa sapere, sempre su aNobii, che il libro è lungo circa un migliaio di pagine e che l’uscita è prevista in contemporanea con gli Stati Uniti, cioè l’8 novembre 2011.

The Wind Through the Keyhole

Se vi dico l’uomo in nero fuggì nel deserto e il pistolero lo seguì che cosa vi viene in mente?

Esatto, la torre nera. The Wind Through the Keyhole, che in italiano dovrebbe suonare più o meno “Il vento attraverso il buco della serratura” è l’ottavo libro in ordine di pubblicazione che entra a far parte della saga più importante scritta da Stephen King. Non sarà però un seguito delle avventure di Roland e del ka-tet, che si sono giustamente concluse con La Torre Nera, ma una storia che idealmente si colloca tra La sfera del buio e I lupi del Calla.

Scrive SK in una lettera ai fan (e traduce lo stesso gentilutente anobiano di prima):

Cari Fedeli Lettori,

A un certo punto, mentre mi stavo occupando del manoscritto editato del prossimo libro (11/22/63, in uscita l’8 Novembre), ho iniziato a pensare – e sognare – ancora una volta al Medio Mondo. La maggior parte della storia di Roland e del suo Ka-tet è già stata raccontata ma mi sono reso conto che c’era ancora un “buco” nella progressione narrativa: cosa successe a Roland, Jake, Eddie, Susannah e Oy tra il momento in cui lasciarono la Città di Smeraldo (alla fine di ‘La sfera del buio) e il momento in cui li reincontrammo, alla periferia del Calla Bryn Sturgis (l’inizio de ‘I lupi del Calla’)?

Ci fu un temporale, decisi. Uno improvviso e di feroce intensità. Del tipo cui i bimboli come Oy sono particolarmente suscettibili. Piano piano la storia ha cominciato a prendere forma. Ho visto una fila di cavalieri, uno di essi, Jamie DeCurry, vecchio compagno di Roland, emergere da nuvole di polvere alcalina spazzate da un forte vento. Ho visto una testa mozzata su un palo di una staccionata. Ho visto una palude piena di pericoli e orrori. Ho visto abbastanza da voler vedere il resto. Facendola breve, sono tornato a trovare il mio an-tet coi miei amici per un po’. Il risultato è un romanzo intitolato “The Wind Through the Keyhole” (Il vento attraverso la serratura – Il vento dal buco della serratura). E’ finito e mi aspetto che venga pubblicato l’anno prossimo.

Non vi dirà molto di nuovo su Roland e i suoi amici, ma c’è molto di cui nessuno di noi sapesse sul Medio Mondo, di ieri e di oggi. Il romanzo è più corto della TN 2-7, ma abbastanza più lungo del primo volume – chiamatelo TN 4.5. Non cambierà la vita di nessuno ma, Dio, mi sono divertito.

Steve King

La data d’uscita è, per ora, il 2012. Nulla si sa, ovviamente, sulla traduzione e altre facezie.

Recensione – “X” di Cory Doctorow

Ricordate l’adolescenza? Quel fantastico periodo della vostra vita in cui sembrava che tutti ce l’avessero con voi e volessero ostacolare il vostro sviluppo come essere umano? Io me la ricordo, perché non è passato tantissimo tempo da quando avevo diciassette anni. La mia nemesi era la prof di italiano e latino, una persona talmente ignorante da riassumere in sè tutti i motivi per cui il sistema scolastico italiano è allo sfascio. Bella seccatura, eh?

Niente in confronto a quello che passa Marcus, il protagonista di X (Little Brothers) di Cory Doctorow. La nemesi di Marcus è infatti il governo degli Stati Uniti e il suo braccio armato, il Dipartimento dell’Homeland Security (DHS). Mica cazzi.

 

La scheda del libro

X di Cory Doctorow

Pubblicato in Italia da Newton e Compton

Anno 2009

384 pagine

Scaricabile gratuitamente in inglese a questa pagina o su eMule se lo volete in italiano (qui la segnalazione di Gamberi Fantasy). Normalmente metterei il link a Ibs o ad Amazon, ma la filosofia di Doctorow è pubblicare i suoi libri sotto licenza Creative Commons, e chi sono io per obbligarvi a comprare qualcosa che l’autore vuole che sia distribuita gratuitamente?

La trama

Marcus è un giovane nerd che viene arrestato in seguito a un attentato terroristico. Non perché sia coinvolto nel terrorismo – Marcus è un diciassettenne il cui unico difetto, al massimo, è quello di essere estremamente saccente – ma solo perché potrebbe esserlo. Sopporta le umiliazioni a cui è sottoposto dal Department of Homeland Secuirity ma, quando scopre che il suo migliore amico Daryl, che era stato arrestato assieme a lui e necessitava di cure mediche, è ancora nelle mani del governo, nascosto chissà dove, Marcus decide che il nuovo regime di polizia instaurato nella sua città non gli va tanto a genio. Sceglie di combattere il DHS con la sola arma che conosce: la sua nerdosità. Lo stringente sistema di sorveglianza dei cittadini messo in atto dal governo, infatti, è tutto computerizzato. E Marcus è un piccolo genio dell’informatica, quindi per lui è facilissimo radunare un gruppo di “dissidenti” che, come lui, vogliono riprendersi la libertà sottratta loro in nome dell’antiterrorismo.

Piccola parentesi politica

Mi sono laureato con una tesi sul terrorismo islamico e le strategie politche di antiterrorismo e quindi mi so orientare abbastanza bene nell’argomento. Il concetto su cui si basa X, cioè che il terrorismo sembra avere effetti negativi sul livello di liberalismo di uno stato trova sostanzialmente conferma anche negli studi specialistici sull’argomento (un libro che consiglio in proposito anche a chi non ha voglia di sciropparsi la letteratura accademica è Terrorismo e antiterrorismo nel XXI secolo di Domenico Tosini). Il punto è che politiche di repressione del terrorismo come quelle messe in atto nel libro – che rimangono, comunque, irrealistiche nella società moderna – sono tristemente il male minore per uno stato che non si dota di altri tipi di politiche preventive.

Personalmente ho trovato irritante il modo in cui Doctorow abbia posto come un dato di fatto la sua visione politica del mondo (la sua, non quella di Marcus, che della storia era il narratore, badate bene). L’ho trovata una retorica troppo facilotta e sinceramente molti pezzi li ho saltati in calce, ad esempio quello – fantastico – in cui la brava insegnante liberal di educazione civica viene licenziata per aver permesso lo svolgersi di un dibattito in classe e al suo posto si presenta una specie di giovane Dolores Umbridge.

Roba del tipo:

La signora Andersen [la evil conservative, n.d.r.] si voltò e scrisse: “La vita, la libertà e la ricerca della felicità”.

«Siamo un po’ in anticipo con il corso, ma a quanto pare siete una classe avanzata». A questa battuta, gli altri risero nervosamente. «Il ruolo del governo è quello di garantire ai cittadini il diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità. In questo ordine. È come un filtro. Se il governo vuole fare qualcosa che ci rende scontenti, o ci priva di alcune libertà, non è un male, a patto che lo faccia per proteggere le nostre vite. Ecco perché la polizia può rinchiudervi se vi ritiene un pericolo per voi stessi o per gli altri. Si è privati della libertà e della felicità per proteggere la vita. Se c’è la vita, poi ci possono essere libertà e felicità».

Qualcuno alzò la mano. «Ma allora non significa che possono fare quello che vogliono, se dicono di farlo per impedire ad altri di farci del male in futuro?»

«Già», disse un altro ragazzo. «Sembra quasi che lei dica che la sicurezza nazionale è più importante della Costituzione».

In quel momento mi sentii veramente fiero dei miei compagni. «Come possono proteggere la libertà sospendendo la Carta dei Diritti?», dissi.

Scosse la testa come se fossimo un mucchio di stupidi. «I padri fondatori “rivoluzionari” fucilarono traditori e spie. Non credevano nella libertà assoluta, non quando minacciava la Repubblica. Per esempio, questi tizi di Xnet…».

Feci uno sforzo per non irrigidirmi.

«…questi cosiddetti disturbatori di cui parlavano oggi nei notiziari. Dopo che questa città è stata attaccata da gente che ha dichiarato guerra al nostro paese, si sono messi a sabotare le misure di sicurezza create per catturare i criminali e impedire nuovi attentati. E lo hanno fatto minacciando l’incolumità e la quiete dei loro concittadini…».

«Lo hanno fatto per dimostrare che i nostri diritti venivano cancellati in nome della loro stessa difesa!», dissi. Cioè, gridai. Dio, mi aveva fatto talmente imbestialire. «Lo hanno fatto perché il governo stava trattando tutti come sospetti terroristi».

«Così per dimostrare che non dovevano trattarci tutti come terroristi», gridò Charles di rimando «si sono comportati loro da terroristi? Hanno commesso atti terroristici?».

Sbottai.

«Oh per l’amor di Dio! Commesso atti terroristici? Hanno fatto vedere a tutti che la sorveglianza universale è più pericolosa del terrorismo. Guarda cos’è successo al parco lo scorso fine settimana. Quella gente stava ballando e ascoltando musica. Come fai a chiamarlo terrorismo?».

La professoressa attraversò l’aula e si fermò davanti a me, minacciosa, finché non mi azzittii. «Marcus, a quanto pare pensi che in questo paese non sia cambiato nulla. Devi capire che invece l’attentato a Bay Bridge ha cambiato tutto. Migliaia di nostri parenti e amici giacciono morti sul fondo della Baia. In questo momento la nazione deve restare unita, con il tremendo colpo che ha patito…».

Mi alzai. Ero stufo di tutte quelle stronzate su “è cambiato tutto”. «Unita? Il valore più grande dell’America è che siamo la nazione dove il dissenso è bene accetto. Siamo un paese di dissidenti e combattenti e laureati mancati e sostenitori della libertà di parola».

Ovviamente si tratta di un punto di vista soggettivo, eh…

Non fidarti di nessuno sopra i 25

Sbrodolamenti politici a parte, X è veramente un buon libro. Perché è scritto col cuore, è verosimile, vivage, ansiogeno quanto si addice ai temi che affronta, ma soprattutto perché è sincero quando parla di adolescenza.

Forse in questo senso, più che come una sorta di Piccolo Fratello (un rimando al Big Brother di Orwell, citato nel titolo originale, arbitrariamente tradotto in X dalla Newton & Compton), va letto il romanzo di Doctorow.

L’adolescenza è quel periodo dello sviluppo fisico ed emotivo in cui, da una parte, il mondo degli adulti è visto come ostile e scarsamente in grado di comprendere, da qui la necessità di non fidarsi di nessuno sopra i venticinque anni. Ma c’è anche l’opposto: l’irrobustirsi dei legami di fiducia e dipendenza con il gruppo di pari, gli altri “ragazzi”. Tutto questo viene raccontato sia attraverso le esperienze “private” della vita di Marcus, non da ultimo il primo vero amore e la perdita della verginità, e anche, in senso metaforico, attraverso la trama principale, cioè la distopia del Patriot Act II.

Alla fine è questo che rimane, più che l’azione in sè (che si risolve, per inciso, grazie all’intervento ben camuffato di un provvidenziale deus ex machina): l’onestà con cui è descritta una parte importante della vita di chiunque. Come se fosse un promemoria, per gli infidi ultra-venticinquenni, che le cose, a suo tempo, sono andate così per davvero.

Conclusioni

Libro divertente, che scorre e si fa leggere con piacere. Ogni tanto si incappa in un po’ troppo infodump tecnico e, ancora peggio, politico. Però è una storia onesta, verosimile e che cattura il lettore.

Giudizio finale 3/5