Nuovi acquisti

Un po’ come il Marino della pubblicità del prosciutto, è arrivato il corrirere con i libri di Amazon.

Inutile precisare che mi fionderò all’istante su A Dance With Dragons, giusto?

A Dance With Dragons – Le mie previsioni

Sto aspettando che il corriere mi consegni dei libri. Tra questi c’è A Dance With Dragons, l’ultima e attesissima fatica letteraria di George R. R. Martin. Comprato in lingua originale perché sono uno stupido fanboy e perché ora che sto ad aspettare che alla Mondadori decidano il modo più opportuno per dividerlo in due/tre/dodici volumi faccio in tempo a invecchiare e morire. Devo confessare che la sfida mi spaventa un po’. Sono mille e passa pagine e non ho mai letto un testo inglese così lungo (a parte l’Oxford Handbook of Criminology, ma questa è un’altra storia).

Intanto, visto che il corriere nei week-end non passa, per ammazzare il tempo mi sono inventato un giochino.

La cosa che più mi piace dei libri delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco è l’imprevedibiltà delle trame. Per cui quale miglior modo per ammazzare il tempo che non buttare giù una lista di eventi che secondo me potrebbero succedere/mi piacerebbe succedessero in A Dance With Dragons?

Anche studiare non sarebbe male come idea, in effetti.

La lista, dicevo. Alcune sono supposizioni azzardate e suonano anche un po’ stupide, mentre altre sono fin troppo caute

Ah, non devo specificare che la lista contiene spoiler, vero?

  1. Dal momento che il tributo in vite umane del precedente libro è stato singolarmente basso per un romanzo della saga, è probabile che il trend si ripeta anche in ADWD. Per cui aggiungo alla death list pochi personaggi e di calibro minore. Prevedo che schiatteranno in maniera più o meno violenta: Lancel Lannister, Walder Frey, Pycelle, Aeron Greyjoy, Doran Martell, Jorah Mormont e, pezzo forte, uno dei draghi di Daenerys.
  2. Prevedo inoltre che due dei personaggi che sono stati dati per morti nel precedente libro non siano veramente morti. Sto parlando di Davos Seaworth e Sandor Clegane. Di quest’ultimo in particolare sono sicuro, perchè in AFFC si diceva chiaramente che “il Mastino” era morto e sepolto, non Clegane. Per quanto riguarda Davos, è solo sesto senso. Dopo la finta morte di Bran e Rickon ho imparato a diffidare dei decessi fuori scena.
  3. Brienne è sopravvissuta all’impiccagione ordinata da Lady Stoneheart accettando di uccidere Jamie Lannister. Ovviamente è un giuramento dettato dall’istinto di sopravvivenza, ma sappiamo com’è Brienne quando si tratta di onorare la sua parola. Ah, spero che anche Poderick Payne si salvi.
  4. Jon si scontrerà con Stannis Baratheon e Melissandre di Asshai, causando la fine della neutralità dei Guardiani della Notte.
  5. Daenerys verrà tradita in qualche modo da Jorah Mormont e alla fine deciderà di fare rotta verso Westeros con Quentyn Martell approfittando del vuoto di potere sul Trono di Spade.
  6. Tyrion è da qualche parte nascosto con Varys, quando viene raggiunto da notizie sull’arresto di sua sorella. Mi sembra improbabile che decida di recarsi ad Approdo del Re, almeno per ora, ma visto che la profezia prevede che sarà lui a uccidere Cersei, prima o poi le loro strade si incontreranno di nuovo. Per cui ipotizzo che Tyrion incorcerà la sua strada con Jamie.
  7. Jamie ritorna ad Approdo del Re e convincerà i Tyrell a intercedere per la sorella in cambio di maggior potere politico.
  8. Theon e Asha Greyjoy si alleano per deporre lo zio Euron e governare le Isole di Ferro.
  9. Arriva l’inverno che stiamo aspettando dal primo libro, ed è parecchio cazzuto.
  10. Brynden Tully, nella sua strada verso la Barriera, scopre in qualche modo che Bran o Rickon sono ancora vivi e questo lo spinge a non darsi per vinto nella guerra contro i Lannister.
  11. Sansa per una volta non accetta passivamente il suo destino di sposare Harrold l’Erede e smaschera Ditocorto. Sarebbe anche figo se si proclamasse reggente della Valle di Arryn assieme al cugino Robert, ma la vedo improbabile.
  12. Arya fa ritorno a Westeros. Non so come né perché, ma deve succedere, soprattutto perché mi sono rotto di vederla andare in giro senza meta per tre libri.

A fine lettura tornerò a controllare quante ne ho beccate. Immagino poche, comunque.

Recensione – “Sopdet” di Lara Manni

Ha finito. Alza gli occhi e apre le dita della mano destra.
È una strana sensazione.
Si alza e accende lo stereo. Clocks. Coldplay.
È finito e non sa come si sente
Lights go out and I can’t be saved
Tutto è più strano da quando ha finito
Tides that I tried to swim against
Passa un dito sulla copertina. Sfiora le lettere in rilievo.
Brought me down upon my knees
Sopdet, dicono le lettere. Più in piccolo, La stella della morte.
Oh I beg, I beg and plead
Lara Manni.
All’improvviso sa cosa fare. Va verso la scrivania con passi veloci. Apre il notebook, ignora la finestra di MSN che spunta come per accoglierlo e apre Word.
“Devo scrivere una recensione di questa roba. Internet deve sapere.”

La scheda del libro

Sopdet di Lara Manni

Pubblicato da Fazi

Anno 2011

375 pagine

Sopdet sul sito dell’editore e su Amazon

La trama

Il romanzo si apre con una scena meta: una madre racconta alla figlia di un libro che ha letto e, oh Gaga, quel libro è proprio Esbat. Grazie per avermi ricordato il finale discutibile di un libro che altrimenti sarebbe stato perfetto, Lara Manni.

Neanche fosse stato evocato dalle parole della donna, Yobai, uno dei demoni protagonisti di Esbat, si ritrova nella stessa stazione della metropolitana di madre e figlia e poi è vittima di quello che immagino sia un trip abbastanza confuso tra le epoche e le dimensioni.

Nel primo capitolo ritroviamo Ivy, che fa anche lei un breve spiegone del libro precedente e che, sorpresa sorpresa, sembra meno scema di come l’avevamo lasciata alla fine di Esbat. Parallelamente a Ivy ci viene presentato il bisnonno della ragazza, Giovanni Berton, che è morto durante la prima guerra mondiale, per mano non del nemico, ma del colonnello Hans Landa maggiore Ose, che altro non è che un’emanazione di Yobai. alla morte di Berton sembra interessato anche Hyoutsuki, che per essere un demone che disprezza i mortali è veramente troppo presente nella vita della famiglia di Ivy.

Nel frattempo Ivy avverte un malore proprio mentre sta visitando il monumento ai caduti della grande guerra e sviene, viene portata all’ospedale ma qui, dopo la visita di un uomo misterioso che riferisce di essere suo zio (ma ovviamente non lo è), ha una ricaduta ed entra in coma. Non che la cosa mi dispiaccia. A piangerla ci pensa Max, il ragazzo inquietante che c’era anche in Esbat. No, non Sasuke, l’altro. Ah, non ve lo ricordate? Beh, non era propriamente il leading man, in effetti…

Sempre nel 1915, Hyoutsuki riesce a raggiungere Adelina e a salvarla da sè stessa, visto che la donna, incinta di quella che sarà la nonna di Ivy, è sul punto di commettere suicidio.

Intanto, una zia di Adelina scrive al marito che, guardacaso, è un commilitone di Berton, manifestandogli preoccupazione per la nipote. Ose/Yobai intercetta la lettera e convince il soldato a tornare a casa dalla moglie, dicendogli che lo accompagnerà. Ora, io non sono molto ferrato in storia militare italiana del primo Novecento, ma non mi pare la prassi che un ufficiale accompagni un soldato a casa per il funerale del figlioletto, ma ovviamente serviva una scappatoia per mettere Yobai sulle tracce di Hyoutsuki, per cui beviamoci questa storia.

Nel presente, Ivy si è svegliata dal coma e, come tutte le persone appena svegliatesi dal coma, prende e scappa dall’ospedale assieme alla vecchia con cui divideva la stanza. Logico, no?

Hyoutsuki mette in salvo Adelina, della quale deve proteggere la progenie, perché Ivy ha il Poteeeeere. Hyoutsuki decide pertanto di tornare al paesello per affrontare una volta per tutte Yobai e lascia Adelina alle cure di un gruppo di attori itineranti che hanno incontrato mentre erano in fuga.

Intanto la vecchia vicina di letto porta Ivy dalle sue due compagne che, oltre a ricordare in modo inquietante la tripletta di Belleville, sembrano sapere qualcosa su Hyoutsuki e sulla fanfiction di Ivy. Saranno registrate a EFP.

Di nuovo nel 1915, il confronto tra Hyoutsuki e Yobai è ormai inevitabile e, nel 2007, le tre vecchiacce ingiungono a Ivy di fermare Yobai utilizzando il suo Poteeeeeere. Ivy allora disegna Yobai e, in una didascalia, scrive qualcosa del tipo “Ora non è più immortale”. Ma come tutti sanno, le regole del magico Poteeeeeere delle fanart sono molto severe e, non avendo specificato il soggetto, Ivy condanna alla mortalità sia Yobai che Hyoutsuki. Ora, lo so che è un colpo di scena fiacco e pigro, ma è pur sempre un mutamento dello status di quelli che sono i due protagonisti del libro, ovvero i due demoni, che perderebbero proprio l’unica caratteristica da cui fanno derivare tutto il loro potere. Sembra interessante… e infatti non dura che per qualche pagina.

Il conflitto tra Hyoutsuki e Yobai si risolve infatti in fuffa ancora una volta grazie al maggico Poteeeeere di Ivy, anche perché altrimenti il romanzo sarebbe finito.

Salto temporale! Siamo nel 1943, durante l’altra guerra mondiale, e Adelina è diventata un’attrice teatrale, proprio come sognava nel 1915. Ivy invece è sempre stupida. Difatti, dopo il salto temporale tutti i personaggi ci sono ancora e niente è cambiato (perché Ivy ha revocato la mortalità dei due demoni), rendendo virtualmente inutile tutto ciò che è avvenuto nel 1915.

Inoltre, Hitler shippava Sam/Frodo

Nel 1943 Yobai è ancora alla ricerca di Adelina e sopravvive sotto le mentite spoglie del professor Ose, che potremmo definire un simpatizzante del nazionalsocialismo, anche se Yobai ci tiene a far sapere a noi lettori che il nazismo è tanto brutto e che lui, a nome del Sindacato dei Demoni, non lo approva affatto. Faccio personalmente fatica a credere che uno spietato demone come lui abbia qualsivoglia critica da muovere alla filosofia hitleriana della supremazia della razza, visto che Yobai e Hyoutsuki fanno a gara a ricordarci quanto è fico essere demoni e quanto siano deprecabili gli esseri umani. Quindi questo slancio di buonismo suona molto out of character, quando non un vero e proprio modo con cui l’autrice esprime il suo pensiero utilizzando i propri personaggi.

Youtsuki non è ancora riuscito a rintracciare la persona che sta cercando, ma sa che ha sposato un ebreo, per quanto suoni improbabile, per cui organizza una specia di complotto servendosi di un podestà desideroso di compiacere le SS.

Sempre nel 1943, Hyoutsuki riesce a ritrovare Adelina, per la gioia di quest’ultima che, a dispetto dell’està, si tinge sempre più di Mary Sue. Con disappunto, il demone apprende che la donna ha dato via la figlia alla coppia di attori itineranti che l’aveva soccorsa nel 1915 e quindi i due si mettono in viaggio per un’altra fantasmagorica avventura on the road.

Intanto, nel 2007, Max salva Ivy da un’aggressione, non ci risparmia un intermezzo su Veltroni e i rom, e porta Ivy in quello che dovrebbe essere un luogo sicuro. Piccolo problema: il suogo sicuro in questione non solo è un reparto di psichiatria, ma gli è pure stato indicato da una voce proveniente dalle casse del suo computer e che risponde al nome di Faust. Già.

Fidarsi delle voci magiche che provengono dal computer è ok, ma mai dare loro il numero della carta di credito.

Ivy, che, già l’ho detto, sembra meno scema di come l’avevamo lasciata in Esbat, scappa via dal reparto psichiatrico e da creepy-Max (sì, ora Max, il bamboccio timido che si preoccupava amorevolmente per Ivy via Msn nel primo libro, ora è un ragazzo inquietante che compra pistole e le usa).

La fuga di Ivy ci introduce un altro villain, il ghoul (ovvero lo zio di prima), che, come quasi tutti i personaggi soprannaturali, vuole far fuori la ragazza col Poteeeeere. Mentre scappa da lui, grazie a un non meglio precisato “qualcosa” (l’ho giò detto che tanto è fantasy?), Ivy scopre con orrore che il ghoul sta per uccidere sua madre, un personaggio così gradevole che tutti noi lettori siamo angosciati all’idea di non rivedere più.

Di nuovo nel 1943, assistiamo a una delle scene più stupide dell’intero libro. E non sarà una scena stupida alla Terry Goodkind (“Oh, persona che cercavo, che fortuna che tu sia stata portata a me dal mio amico con cui non parlavo dall’inizio del libro, che non era al corrente della mia necessità di incontrarti e che non aveva la minima idea di che faccia avessi. Ora andiamo a salvare Kahlan da un tentativo di stupro.”), ma è comunque indegna dell’autrice di Esbat.

Adelina e Hyoutsuki vengono fermati a un posto di blocco da una pattuglia di soldati tedeschi che chiedono loro i documenti. Nessun problema per Adelina, ma Hyoutsuki figura come di nazionalià inglese e deve quindi essere fermato per ulteriori controlli. Una procedura a cui il demone non intende sottoporsi. Hyoutsuki fa quindi quello che vorrei fare io ogni volta che vado all’ufficio postale e ammazza i tedeschi. Però c’è un però. Per quale assurdo motivo Hyoutsuki ha dei documenti falsi che lo segnalano come inglese, visto che i tedeschi sono in guerra, tra gli altri, con l’Inghilterra? Era solo una scena scritta per far uccidere qualcuno a Hyoutsuki, vero? Perché non ha senso.

Subito dopo, per pura coincidenza Goodkind-style (qui mi spiace, ma Lara Manni si è giocata il beneficio del dubbio), Hyoutsuki e Adelina incontrano il marito dell’attrice itinerante che ha la figlia di Adelina. Come no. L’uomo è in fuga da un campo di prigionia per slavi e sua moglie, dice, è morta, ma la bambina è viva e si trova sul Lago Maggiore.

Già, peccato che nella scena successiva Yobai ci informi, con un tempismo estasiante, che ha in effetti ucciso la figlia di Adelina assieme a buona parte degli abitanti del villaggio sul lago. La linea di sangue è spezzata e Hyoutsuki è condannato alla morte. Ma tanto non mi freghi, Lara Manni, so benissimo che non lo ammazzi il tuo gnokko.

Questo dovrebbe essere l'alter-ego di Hyoutsuki. Gnokko è gnokko, ma fatico a immaginarlo credibile nel ruolo di un soldato.

Intanto, Hyoutsuki dimentica la tiritera che ci propina da duecento pagine, senza contare il libro precedente, ovvero di quanto siano putridi, esecrabili e disgustosi gli esseri umani, e cavalca Mary Sue… pardon, Adelina. Non me lo sarei mai aspettato. Grazie al magico sesso interspecie, Hyoutsuki capisce che la tizia morta nel lago non è in realtà la figlia di Adelina. E Taylor Forrester non è realmente morta in quell’incidente aereo in Egitto.

Viene fuori che la coppia di attori itineranti hanno preso con sé la figlia non desiderata di Adelina, salvo poi scoprire di aspettare a loro volta un bambino. Il problema è che c’è la guerra e i mezzi di sostentamento scarseggiano, per cui hanno deciso di abbandonare la figlia non biologica a una famiglia svizzera. Sì, ok, bello. Ma perché l’idiota del marito – che sapeva benissimo tutto l’assurdo retroscena – ha omesso di menzionare questo piccolo dettaglio ad Adelina? Ah, sì… per allungare il brodo!

Comunque, anche i nodi del 1943 vengono al pettine, e si ripete in sostanza la stessa scena del 1915, con Hyoutsuki che affronta Yobai in un combattimento all’ultimo sangue e Ivy che disegna sperando di annientare Yobai. Solo che questa volta si intromette il ghoul, che abbiamo scoperto essere nientemeno che un emissario di Yobai, che riesce a fermare Ivy, mentre Hyoutsuki e Yobai non si capisce che fine facciano perché sembra di stare nella testa di uno schizofrenico. Comunque Yobai non è morto e Ivy è salva, non fosse altro che ci sono ancora 70 pagine da leggere. Per cui, in buona sostanza, il 1943 si conclude ancora una volta senza che vi sia stato il benché minimo mutamento nelle condizioni dei protagonisti.

La Germania avrà perso due guerre mondiali, ma Lara Manni ha fatto di peggio, usandole come contesto storico quando in realtà non c’era affatto bisogno che ciò avvenisse. Cacchio, il libro avrebbe potuto essere ambientato in uno scantinato e non sarebbe cambiata una beata fava. L’unico motivo per cui sono state usate le guerre mondiali è per fare sfoggio di cultura e sensibilità, vero? Come se noi lettori ora dovessimo domandarci: “Alla fine di tutto questo, chi è il vero demone?”. Beh, news dell’ultimora: il demone è sempre Hyoutsuki.

Comunque, si passa al 1977, anni di piombo, e la madre di Ivy è una black-block in erba. Comunque non è importante perché compare solo per mezza scena. E comunque ora è morta. Pace all’anima sua.

Adelina invece è una sorta di… musicista post-hippie?

Ovviamente Hyoutsuki si mette in contatto con Adelina… anche se mi sfugge il perché: la vecchiarda non gli serve più, visto che non ha nessun legame con la figlia. Ah, sì. Gerontosesso.

Tra parentesi, ora capisco perché Ivy è così insopportabile: 92 anni di pessime figure materne.

E alla fine Hyoutsuki e Yobai diventano amykettissimi e si coalizzano per uccidere la Dea, la Dea (ex machina) che intesse i loro destini dall’inizio del libro…? Pronto? Libro? Quando hai rinunciato ad avere senso?

Comunque, proprio mentre la Dea sta per sopraffare Hyoutsuki e Yobai, nel 2007 Ivy mette in scena il rituale dell’Esbat e chiama a sé Hyoutsuki, lasciando Yobai al suo destino e noi lettori al cliffhanger e all’inevitabile mal di testa dopo sbronza.

Lo stile

Lo stile è parecchio confuso eppure continuo a sostenere che la Manni è proprio brava a gestire le parole e i ritmi narrativi. Solo che è confusa. Troppo confusa. Sembra che questo libro abbia la Sindrome da Deficit di Attenzione e Iperattività. Io non dico rimanere focalizzati su uno stesso periodo temporale, perché in fondo il gioco è quello, di shiftare tra le varie date, però per lo meno sviluppare le scene in una maniera comprensibilie, per Gaga!

La storia vuole avere un respiro epico, ma suona solo pretenziosa. Dell’inutile inquadratura storica ho già detto prima.

I personaggi sono a dir poco sciapi. Perfino Hyoutsuki, che, per quanto gnokko, non è il classico demone da letteratura Yong Adult, quello che è sì semidivino, ma è dotato di emozioni più che umane. Hyoutsuki non sacrificherebbe mai la sua immortalità e il suo potere per una cosa così ridicola come l’amore di un umano. Anzi, non toccherebbe un umano nemmeno con la punta del mignolo. Ovviamente il tutto è mandato in vacca quando Mary Sue riesce a portarselo a letto non una ma ben due volte. Ah, la forza dell’ammmmmoreH.

Su Adelina, poi, vorrei stendere un velo pietoso. Non è un personaggio che ispira compassione e simpatia come vorrebbe essere nelle intenzioni dell’autrice. Si tratta di una donna viziata che ha dato via la figlia per perseguire il suo obiettivo di diventare un’attrice e il fatto che le siano morti fidanzato, zia e figlia non la redime nè la fa sembrare meno egoista.

In conclusione

Sopdet non è Esbat. E dove nemmeno Esbat era perfetto, Sopdet è soltanto una brutta esperienza. Frustrante.

Vuole essere disperatamente come Esbat, ma gli mancano personaggi ben sviluppati e una trama chiara e coerente. Dove in Esbat c’era il Giappone e il mondo dei manga, qui troviamo un polpettone criptomoralista degli eventi che hanno segnato la storia d’Italia. Ma chissenefrega? I jappi dell’altro libro un senso ce l’avevano, tutti, nessuno escluso. Ed erano affascinanti, perfino per me, che detesto i manga e tutta la subcultura che li circonda. C’era un tocco d’amore quando Lara Manni scriveva della sensei e dell’hikikomori. Tutto questo è sostituito da una discreta pretenziosità in Sopdet. Del tipo: Ok, basta parlare di manga, facciamo l’autrice impegnata e parliamo di guerra mondiale. Non funziona mica così.

Sinceramente con queste premesse, Tanit, il threequel, rischia sul serio di essere una menata ecologista  con Yobai che tenta di uccidere Al Gore per far estinguere i tonni dalle pinne gialle.

Ripeto: esperienza frustrante.

Voto finale

Recensione – “La Pietra delle Lacrime (La spada della verità volume 2)” di Terry Goodkind #2

Nell’episodio precedente…

Richard e Kahlan non scopano, Richard piange, viene diviso da Kahlan, piange ancora un po’, va a Hogwarts assieme a una suora con il disturbo bipolare della personalità, piange ancora un po’ perché il mondo non lo capisce, mentre Kahlan si comporta da fascistella in erba con un esercito di BAMBINI e fa la guerra all’Ordine Imperiale.

La trama, seconda parte

Richard, entrato in modalità “sono arrabbiato con te e non ti parlo più pappappero perché ho tre anni e voglio il mio lecca-lecca” (l’eroe della saga, signore e signori!), e Sorella Premestruale raggiungono la terra dei Majendie, una popolazione in apparenza pericolosissima e che non si fida dei forestieri. Non possono assolutamente evitare quell’incontro, ad esempio facendo il giro lungo perché… la trama dice così.

La Regina Madre dei Majendie ordina a Richard di uccidere una prigioniera di guerra per ottenere il favore degli spiriti. La prigioniera si chiama Du Chaillu e appartiene al popolo dei Baka Ban Mana, gli uomini senza padrone. Du Chaillu è anche stata stuprata svariate volte, e questo significa solo una cosa: i Majendie sono kattivi!!! Richard entra in modalità eroe vendicatore e libera Du Chaillu, inchioda la Regina Madre con una freccia e la obbliga a terminare la guerra contro i Baka Ban Mana.

Aspetta un momento… una guerra? C’era una guerra tra i due popoli? Una guerra che va avanti da oltre tremila anni e che Richard ha risolto in trenta minuti scarsi ascoltando una sola campana e stabilendo che i Majendie erano nel torto sulla base delle parole di una prigioniera di guerra? Davvero?

Oh, Santa Gaga da Molino Dorino dammi la forza… Perché non è tutto!

Siccome Richard è deciso a fermare a tutti i costi la Guerra Buttata a Caso nella Trama #3, minaccia i Majendie – che sono kattivi perché STUPRANOOOOO - di portare la carestia nei loro campi. Per far sì che la sua minaccia si avveri, dà a Du Chaillu un fischietto che aveva rimediato dal Popolo del Fango e che è in grado di richiamare gli uccelli. Richiamando gli uccelli a ogni semina, questi mangeranno i semi appena piantati impedendo la crescita delle piante. Ora, so già che cosa state pensando: “Ma questo è un piano estremamente crudele!” Ma no che non lo è! Richordate? Richard è l’eroe, Colui che è Sempre nel Giusto! Infatti raccomanda a Du Chaillu di non usare il fischietto per causare morte. Deve usarlo solo e soltanto per causare una carestia. Che, come tutti sanno, non implica affatto la morte di qualcuno. Logico, no?

Mentre l’eroe Richard causa la morte di centinaia di bambini e anziani (e non dimentichiamoci i cuccioli), perché tanto sono kattivi stupratori, Kahlan è in piena battaglia contro l’esercito dell’Ordine Imperiale. Durante uno scontro viene catturata, ma riesce miracolosamente a liberare una mano e a usare il suo potere su un soldato gigante di nome Orsk, che l’aiuta a scappare. Prima di sparire convenientemente nelle zone d’ombra della trama, Orsk fa in tempo a ricevere un ultimo ordine dalla Madre Depositaria, colei che amministra la Giustizia nelle Terre Centrali. Colei che ha giurato morte a tutti i membri dell’Ordine Imperiale e che ha ucciso senza rimorsi i soldati di Galea che hanno abbandonato l’esercito perché in disaccordo con lei. Quale terribile punizione infliggerà a Orsk? Questa:

“Corri, Orsk! Non lasciare che ti prendano!”

Coooooooooooosa?? Ma come? Hai appena ucciso Mosle senza possibilità di redenzione, quando sarebbe stato totalmente logico farlo combattere in battaglia, e invece Orsk, un NEMICO durante una BATTAGLIA viene risparmiato?? E non è tutto: Orsk rimarrà con Kahlan fino alla fine del libro a farle da servitore adorante! L’incoerenza di questo personaggio sta diventando sfacciata.

Dopo la battaglia, comunque, Kahlan si sente indebolita e si imbatte nel generale Rigg, il comandante dell’esercito dell’Ordine Imperiale, che è miracolosamente sopravvissuto e che le ha teso una trappola grazie all’aiuto.. di una spia! Kahlan usa i suoi poteri per per costringere Rigg a rivelarle il nome della spia (ma come, non c’era bisogno di un intervallo di tempo per ricaricarli? Che domande inutili… è un fantasy, e per di più di Terry Goodkind, le cose non devono avere senso!), ma Rigg viene ucciso da uno dei guerrieri del Popolo del Fango, Prindin, impedendogli di rivelare il nome del complice.

Proprio quando il lettore pensa di aver appena letto la seconda scena interessante in 716 pagine, Goodkind manda tutto in vacca perché non sia mai che in un suo romanzo sia presente della suspense, via, sciò! Difatti si scopre subito che è proprio Prindin il traditore che non è nemmeno uno del Popolo del Fango, ma un emissario del Guardiano, che ogni tanto si ricorda di essere il Main Villain e fa qualcosa per mandare avanti la trama. Ignoriamo per un attimo tutta l’implausibilità relativa alla continuità retroattiva della storia di Prindin e focalizziamoci sull’unico dettaglio che ormai è importante. Come fa Prindin a essere un kattivo se non ha stuprato nessuno? Questa è la parte divertente, perché – ricordate? – Prindin ha fatto delle avances abbastanza esplicite a Kahlan quando erano a Ebenissia e che allora erano sembrate solo un innocente fraintendimento culturale. Ma ora che Prindin si è rivelato come kattivo, gli resta una sola cosa da fare: mettere in atto il tentativo di stupro numero #4598 ai danni di Kahlan. Ovviamente tutto ciò viene impedito dal tempestivo arrivo di Chandalen e il capitolo finisce, e qui permettetemi di inserire una letterina immaginaria all’autore.

Caro Terry Goodkind,
lo so che sei uno scrittore mediocre e sei del tutto privo di senso del ritmo narrativo e hai il senso dell’umorismo di Marvin the Paranoid Android, ma quando chiudi un capitolo con un tentato stupro, non puoi aprire il successivo con:

Aveva qualcosa in bocca. Pensò che fosse un dito.
“Ingoia!”

Sono appena stato colpito alla bocca dello stomaco da tre battute a sfondo sessuale, sappilo.

PS: Il fatto che tutti i cattivi debbano essere stupratori è STUPIDO STUPIDO STUPIDO STUPIDO STUPIDO!!!

Cordialmente,
Ewan

Lasciamo Kahlan e i suoi millemila stupratori al loro destino (sul serio: lo stupro non è divertente, tranne quando coinvolge Porky Pig e Elmer Fudd) e torniamo a Richard che, assieme a Sorella Premestruale e Du Chaillu, sta attraversando le terre dei Baka Ban Mana Waka Waka Eh Eh.

Il capitolo è sinceramente un po’ confuso e cercherò di riassumerlo al meglio. Richard nota che Du Chaillu si comporta in modo strano, le chiede come mai ma lei non gli risponde. Sorella Premestruale avverte Richard che, per Du Chaillu, lui in quanto mago è solo un nemico da uccidere, ma Richard dice: “Non è possibile, le ho salvato la vita e non farebbe mai una cosa del genere”. Ovviamente Richard ha torto e Du Chaillu si presenta assieme a trenta guerrieri Waka Waka Eh Eh, tra cui i suoi cinque mariti, per uccidere l’uomo magico. Richard cerca di fare l’eroe, ma è comunque costretto a uccidere tutti e trenta i guerrieri grazie a una cosa che si chiama Danza degli Spiriti (è un nuovo potere, probabilmente Richard ha livellato durante il combattimento e lo ha guadagnato senza che ce ne accorgessimo). Du Chaillu è impressionata dalla Danza degli Spiriti di Richard e gli spiega, in una maniera per la verità un po’ confusa, che in sostanza ora Richard è il prescelto anche dei Waka Waka Eh Eh, pertanto ora sono gli uomini con un padrone e IL COMUNISMO È SCONFITTO!!!!!1!OMGWTFGENIUS!. Gente, esiste qualcosa che Richard non possa fare?

Ah, è anche sposato con Du Chaillu (fresca di vedovanza multipla), in basa all’Art. 3 Comma 1 del Codice dei Prescelti Waka Waka Eh Eh, ma di questo dettaglio non occupiamoci ora perché Tanimura è in vista!

Richard arriva al Palazzo dei Profeti

Finalmente Richard e Sorella Premestruale sono arrivati a destinazione. Fanno il loro ingresso nel Palazzo dei Profeti e Richard si ricorda di essere un irritante bambinetto viziato che odia tutto e tutti e pesta i piedi appena può condendo il tutto con una sfilza di capricci che fanno sembrare Joffrey Baratheon un personaggio gradevole e simpatico.

Le Sorelle della Luce lo accolgono e gli viene presentata Pasha, che sarà la sua istruttrice. A Richard ovviamente tutto ciò non va bene, perché lui ha Ragione e tutti gli altri torto marcio, e pone alcune condizioni.

  1. Richard e le Sorelle della Luce sono in guerra, perché Richard ha subito l’affronto di aver indosso il collare. Un collare che nessuna delle sorelle ha usato o minacciato di usare.
  2. Se le sorelle useranno il collare per fare la bua a Richard, Richard si arrabbierà tanto tanto e andrà a dircelo alla maestra.
  3. Se le sorelle faranno la bua ai Waka Waka Eh Eh, che ora sono i più migliori amicissimi di Richard, Richard si arrabbierà tanto e andrà a dircelo alla maestra.
  4. Sorella Premestruale – la stessa che lo ha accudito e guidato sano e salvo a destinazione – è cattiva, ma una cattiva buona perché non ha stuprato nessuno. Per cui se le sorelle ci faranno la bua, Richard ce lo andrà a dire alla maestra.

Richard conclude questo discorso pregno di maturità e senso logico con una perla che non posso condividere:

Quando sei in minoranza, la situazione è disperata e non hai alcuna via d’uscita, allora ti rimane solo una cosa da fare: attaccare.

Beh… no. Credo sia questa la cosa che distingue gli esseri umani senzienti dagli animali.

Comunque, grazie a Richard (l’eroe, nel caso ve lo foste dimenticato), sorella Premestruale viene privata del suo status di Sorella della Luce e viene retrocessa a novizia di primo grado con l’incarico di pulire le stalle. Grazie tante, eroe di ‘sta cippa.

Richard rifiuta di presenziare al banchetto in suo onore (uuuuh, queste Sorelle della Luce sono proprio delle persone diaboliche e senza cuore) e va a letto senza cena, ma tenta un’uscita di scena in grande stile chiamando Pasha “bambina”. Ora, quella che dovrebbe essere un’offesa non ha molto senso.Perché Sorella Premetruale si ricorda di quando Pasha era appena arrivata al Palazzo dei Profeti, e ciò avveniva quando Richard era appena nato. Quindi quella che Richard ha appena chiamato “bambina” in senso dispregiativo (che poi non ho mica capito perché sia Richard che Kahlan usino bambino come un insulto: un qualsiasi bambino sarebbe molto più intelligente di loro due) è per lo meno una sua coetanea, quando non più vecchia di lui. Cazzone.

Richard è molto arrabbiato con le Sorelle della Luce

In buona sostanza Richard viene trattato come un vero e proprio re, ma continua a fare lo stesso il bambino viziato. Sottopone Pasha a una serie di violenze psicologiche che posso solo definire crudeli e indegne per uno che dovrebbe essere l’eroe, e ci regala persino un’agghiacciante perla di saggezza sull’amicizia:

“È stato molto gentile da parte tua” [dice Pasha]. Gli mise una mano sul braccio. “Io credo che diventeremo buoni amici.”
Richard fece finta di girarsi per guardarsi intorno in modo da far scivolare via il braccio di lei. “Puoi togliermi questo collare?”
“Il Rada’Han? Be’, no. Solo una Sorella è in grado di togliere un Rada’Han. Io non so come si faccia.”
“Quindi non saremo amici. Non mi sei di nessun aiuto.”

L’eroe di questo stupido romanzo, signori e signore!

A Pasha finalmente sattano i cinque minuti e vomita addosso a Richard tutte le nefandezze gratuite cui lui ha sottoposto lei e tutte le altre sorelle e Richard sembra capire di essersi comportato male. Non fosse che a) non pronuncia MAI la parola “scusa”, perché lui sa di non avere affatto torto; b) da qui in poi fingerà soltanto di essere mansueto e di comportarsi bene, perché, ancora una volta, lui SA di essere nel giusto.

Voglio dire, Pasha è una ragazza intrinsecamente buona e che vuole solo fare bene ciò che le viene richiesto. Vuole essere una Sorella della Luce, vuole essere una buona insegnante per Richard, vuole essergli amica. Che cosa ha fatto di male per essere trattata così? Quanto bisogna essere stronzi per sottoporre un’anima innocente come Pasha a questo genere di soprusi? No, signori, Richard Cypher non è un eroe. Richard Cypher è un fottuto bullo e la Spada della Verità è l’estensione del suo pene.

E io lo disprezzo con tutte le mie forze.

Ad ogni modo, continuiamo con questo strazio. Richard viene messo al corrente da Warren delle profezie sul suo conto e incontra Jedidah, che fa delle pesanti avances sessuali a Pasha e pertanto è kattivo (mi sono anche rotto di scrivere questa frase, non lo faccio perché mi diverto, ma perché Goodkind è un troglodita che non è in grado di inventarsi una caratterizzazione diversa da “stupro = male”).

I giorni di Richard trascorrono tranquilli in una serie di scene che sembrano quei montaggi dei film degli anni ’80 (in cui si fa capire tra le righe che una delle attività del nostro eroe è quella di picchiare i bambini che osano giocargli degli scherzi), fino a che, durante un colloquio con Warren, Richard capisce qual è il vero piano diabolico delle altrettanto diaboliche Sorelle della Luce. Vogliono tenere con loro il maggior numero di maghi possibile allo scopo di accoppiarsi con loro e far nascere altri bambini con il dono della magia. E questo è terrificante! I piani di conquista del mondo da parte di Darken Rahl nel libro precedente al confronto impallidiscono!

Intanto Kahlan è ritornata a Aydindril e siamo sottoposti ad altre assurdità in favore della trama: del tipo che il Concilio, la più importante istituzione delle Terre Centrali, con secoli di collaudata burocrazia, diventa una ridicola farsa dittatoriale e condanna senza possibilità di contraddittorio Kahlan a morte. Di nuovo, questa volta non dal perfido principe Frey, che è stato ucciso, ma dal perfido mago Neville Ranson (o meglio, ipotizzo sia perfido perché Goodkind non lo ha ancor a fattpo stuprare nessuno). Peccato veder sparire Frey, però. Si sentirà la mancanza di un personaggio così ben caratterizzato. E già che ci siamo qualcuno mi spiega perché Neville Ranson ora siede al Concilio e parla a nome del Kelton e dell’Ordine Imperiale? Cos’è, è diventato Re? E, vi prego, non rispondetemi “è così perché lo dice la trama”.

Come la regina Cyrilla, sparita nei meandri annacquati della trama, anche Kahlan viene data in pasto agli stupratori. LOL. Sì, lo so che non si dovrebbe ridere, ma è inevitabile quando tutto diventa così assurdamente stupido. Comunque, Kahlan riesce a scappare con l’aiuto di Chandalen e si nasconde da qualche parte ad Aydindrin.

Di nuovo nel Palazzo dei Profeti, Richard riesce finalmente a ottenere in maniera più o meno onesta un colloquio con la Priora, ovvero colei che controlla le Sorelle della Luce e sembra nascondere un Terribile Segreto. Il segreto in questione è che Richard può aggiungere al curriculum vitae anche “Conoscenza scolastica della Magia Detrattiva”.

Richard scopre di possedere la Magia Detrattiva

Per chi non avesse letto il libro, un breve spiegone: nel mondo di Richard esistono due tipi di magia, quella Aggiuntiva e quella Detrattiva. Sebbene Goodkind per bocca di Richard tratti entrambi i tipi di magia come “magia cattiva”, è palese che solo la magia Detrattiva lo sia, in quanto proviene direttamente dal Guardiano, ossia dalla forza caotica della morte e della distruzione.

La Priora cerca di vincere le moltissime resistenze di Richard e convincerlo che non solo possiede la magia, ma possiede anche un tipo di magia che non si vedeva sulla terra da moltissimo tempo (anche se Darken Rahl aveva la magia Detrattiva… continuità retroattiva!). In sostanza si ripete la scena dell’inizio del libro con le tre Sorelle della Luce. Richard fa la frignetta e ignora bellamente tutte le dimostrazioni inoppugnabili che, di volta in volta, la Priora gli fornisce a sostegno della sua tesi. Insomma, Richard è un troll da forum.

Comunque, in virtù del suo potere, ovviamente, Richard è anche l’unica persona in grado di fermare quel Guardiano tanto pericoloso quanto invisibile nel corso del libro. Ma non è tutto. Warren rivela a Richard che nel Palazzo dei Profeti il tempo scorre più lentamente rispetto al mondo esterno, per permettere ai maghi di padroneggiare la loro disciplina. Il che significa che se Richard rimane a completare il suo addestramento, non potrà fare sesso con Kahlan, a meno di non gradire del gerontosesso, e quello piace solo a Zedd.

Così Richard chiede aiuto a Sorella Liliana affinché lei usi la sua magia per togliergli il collare magico, anche se non si capisce bene perché, visto che lei e Richard non hanno interagito molto in precedenza e ora si comportano come migliori amicissimi. Liliana, ovviamente, è un emissario del Guardiano e tenta di uccidere Richard, senza riuscirci. Richard allora apprende da Sorella Premestruale (e mi domando perché non ha chiesto aiuto a lei sin dall’inizio… ah, sì, perché altrimenti ci saremmo persi una scena d’azione che è andata avanti per cinque pagine) che tra le buone Sorelle della Luce si sono infiltrate alcune cattive Sorelle dell’Oscurità. Accipigna, dite quello che volete ma Goodkind ha una fantasia sterminata quando si tratta di dare i nomi ai suoi personaggi! Manco a dirlo, le Sorelle dell’Oscurità vogliono aiutare il Guardiano a distruggere il mondo per nessun motivo particolare, ma solo perché, tenetevi forte… la trama dice così!

Così Richard abbandona il Palazzo dei Profeti e ritorna ad attraversare di nuovo la Valle dell’LSD dove, convenientemente, incontra Chase e Rachel. Dico convenientemente perché Rachel è in possesso della Pietra della Luce che, guardacaso, è l’unica cosa che può sigillare di nuovo il Guardiano oltre il velo. Per farla breve, Richard torna nel D’Hara e fa quello che deve fare, nel farlo incontra Cara, una mord-sith che sarà importante nei successivi volumi della serie, ma che per ora non fa molto e si limita a schierarsi con Richard contro un redivivo Darken Rahl. Comunque, nello spazio di una scorreggia, Richard compie la main quest e ora deve recarsi ad Aydindrin, prima che Kahlan venga decapitata.

Già perché Kahlan è stata nuovamente catturata (e forse anche stuprata, non lo sapremo mai di per certo). Ma come è avvenuto tutto ciò? Zedd, di cui tecnicamente Kahlan doveva aver ordinato l’esecuzione sommaria, ma che in pratica si è salvato perché Goodkind deve essersi dimenticato quel particolare, è tornato ad Aydindrin dopo essere stato a Nicobarese assieme ad Adie. Problema: a Nicobarese Zedd ci è andato perché era stato colpito da un potente incantesimo del Guardiano che rischiava di privarlo della magia e ucciderlo, e l’unica possibilità di salvezza erano le incantatrici di Nicobarese. Come effetto collaterale della cura, Zedd ha perso quasi del tutto la memoria. Non ricorda chi sia Kahlan ma ricorda che Richard è suo nipote. Così quando Kahlan lo raggiunge per chiedergli aiuto, gli annuncia che Richard è stato portato dalle Sorelle della Luce e Zedd ritiene Kahlan responsabile e la consegna al Concilio affinché sia condannata a morte. Tjè.

E quando Richard arriva ad Aydindrin Kahlan è difatti morta stecchita, gli dicono dei servitori di palazzo. Decapitata davanti all’intero Concilio e a centinaia di altri testimoni, proprio come aveva previsto la profezia.

Disperato, Richard fa irruzione nella sala del Concilio e, con la spada della verità, fa un massacro, annientando ciò che rimaneva dei capoccioni dell’Ordine Imperiale. Poi, ovviamente, merita il suicidio, perché Kahlan è morta e lui non ha nulla per cui vivere a sua volta.

Ma voi ci credete veramente che Kahlan sia morta? Andiamo, Goodkind non è mica George Martin. In due libri le uniche vittime sono state quel ridicolo lupo parlante, Darken Rahl che è tornato sotto forma di spirito, il fratello di Richard e un paio di kattivi stupratori.

Kahlan è infatti viva e vegeta. E per questo dettaglio Goodkind ci fornisce per bocca di Zedd la spiegazione più confusa e ridicola della storia dell’arrampicata sui vetri. In pratica l’odio che Zedd ha provato nei confronti di Kahlan gli ha fatto ricordare i dettagli del passato di cui le incantatrici di Nicobarese lo avevano privato. Gente, se bastasse l’odio nei confronti di Kahlan per raggiungere l’illuminazione, io a quest’ora starei bevendo martini con Buddha. Sul serio, la depreco. Comunque, Zedd ha ricordato tutto e ha lanciato un incantesimo potentissimo contro centinaia e centinaia di persone dando loro l’illusione di assistere alla decapitazione di Kahlan.

Cioè, nel mondo di Goodkind è possibile usare la magia per ingannare contemporaneamente un numero sporpositato di persone e far credere loro di essere testimoni di una scena che in realtà non sta avvenendo, ma non si può usare la magia per radersi.

L'ho sempre detto che dietro a quella storia delle sei lame c'era qualcosa che mi puzzava... Magia Detrattiva!

Vabbè, ma non stiamo a sottilizzare e concludiamo il libro con una nota positiva: grazie all’aiuto dello spirito di Denna, che doveva essere stata mangiata dal Guardiano ma che è viva lo stesso perché questo è un libro di Goodkind e nemmeno dopo morto sei veramente morto, Richard e Kahlan finalmente riescono a farsi una bella cavalcata. La cosa inquietante è che il succo del libro sembra essere questo: un’odissea fatta di demoni, guerre, stupri e finte morti che sembra creata ad arte solo per impedire a Richard e Kahlan di fare sesso.

Perché, a ben guardare, che cosa è cambiato rispetto all’inizio? Sì, il Guardiano non è più un pericolo immediato, ma non si può eliminare quella che è la forza della morte e del caos. La situazione delle Midlands è tutt’altro che sistemata, con la guerra tra il Kelton e la Galea ben lontana dall’essere risolta. L’Ordine Imperiale non è realmente stato sconfitto come Richard e Kahlan credono, e difatti sarà il main villain nel prossimo volume. I protagonisti non sono maturati, Richard è ancora un bambino viziato convinto di avere sempre ragione e che la magia sia la causa di tutti i mali, anche quando per ben due volte ne è stata la soluzione. E Kahlan… non voglio parlare di lei, finirei per inalberarmi.

Quindi, in buona sostanza, che cosa c’è di diverso rispetto a dove avevamo lasciato i nostri (anti)eroi alla fine del libro precedente? Richard e Kahlan hanno scopato. Questo è quanto.

Un ottimo motivo per scrivere un romanzo di mille pagine, Goodkind!

Altre cose irritanti

1) La storia d’ammmoreH tra Richard e Kahlan faccio fatica a bermela. Mi è stata imposta sin dall’inizio del primo volume, dopo che Richard aveva arbitrariamente deciso di amare Kahlan nell’istante stesso in cui si era risvegliato dal delirio della febbre nella baracca di Zedd. Era tipo pagina 100 del primo libro e i due avevano trascorso insieme forse 48 ore. Ora vogliono sposarsi, e quanto tempo sarà passato? Un mese? Senza contare il periodo che Rochard ha trascorso alla mercé di Denna, in cui aveva parzialmente dimenticato i suoi legami precedenti.

2) Le impalpabili metafore di Goodkind. Nel primo libro avevamo una descrizione dell’ambientazione della storia che mi ha lasciato un pochino perplesso (non l’ho inserita nella recensione precedente perché, lo ammetto, me ne sono reso pienamente conto solo dopo averla postata). Dunque Richard vive nelle Westlands, e sottolineo West, un territorio pacifico in cui tutti sono bravi e belli. Poi si sposta nelle Midlands, un insieme di regni più o meno tirannici in cui tutti sono più o meno superstiziosi. E alla fine c’è il D’Hara (che credo si possa tradurre con Eastlands), una spietata e illiberale dittatura in cui tutti sono costretti ad abbandonare la loro individualità per servire la collettività. Oh, questi riferimenti così sibillini. Non te ne accorgi solo perché sono annacquati in cento zilioni di side quest.

3) Poi c’è la grottesca inettitudine dell’autore nel caratterizzare i personaggi. Passino i lagnosi protagonisti, che per lo meno un po’ di personalità (per quanto irritante e ondivaga) ce l’hanno, ma i cattivi sono un vero disastro. Darken Rahl mi intrigava, in verità, ma il resto è una disfatta. I cattivi sono cattivi, giusto? E allora facciamogli fare qualcosa di detestabile: facciamo mancare loro di rispetto per le donne! Ohhhh! Così Rahl è uno stupratore, Michael Cypher è per lo meno un maniaco sessuale e spalpugnatore di Depositarie in incognito, e perfino Fyren di Kelton, per quei tre minuti in cui sembra essere il secondo main villain, fa parte del club dei misogeni. Ma qui la cattiva caratterizzazione si tinge di assurdo. In pratica tutte le nefandezze del principe del Kelton, tra cui, lo ricordiamo, il genocidio di un popolo, con migliaia e migliaia di morti, sono avvenute solo solo perché… NON CREDE CHE CYRILLA POSSA GOVERNARE IN QUANTO DONNA!! Qui stiamo veramente trascendendo la stupidità.

4) Adie. Io non so come parli in inglese, ma la versione italiana mi fa venire i cinque minuti. Non coniuga i verbi, li usa all’infinito, come i negri delle pubblicità delle saponette negli anni ’30. “Si badrone, io usare solo Supersoap. Supersoap smacchiare tutto, anche coscienza di moralisti!”. E, per l’amor di Lady Gaga, non fai narrare un intero capitolo di venti e passa pagine a un personaggio che non coniuga i fottuti verbi, è snervante!

5) Il gore. Non fraintendetemi, a me un po’ di violenza piace. Ma qui è fine a sè stessa. Anzi, peggio, sembra serva solo allo scopo di umiliare i personaggi. Sapete come li chiamo quegli autori che si divertono a sottoporre i loro personaggi a torture crudeli e palesemente immotivate? Autori di fan fiction.

Fandoooooooooooooooooooooooooooooooom!!!!!!

In conclusione

Il secondo volume della Spada della Verità è una cagata pazzesca, che  ve lo dico a fare. Sembra quasi che Goodkind abbia detto: “Fottesega, il contratto ce l’ho e i lettori pure, ma oggi non mi va di scrivere fantasy!”.

La trama è inesistente, ed è più che altro una serie di eventi aventi l’unico fine di tenere separati i due protagonisti Richard e Kahlan e impedire loro di coronare la loro storia d’amore imposta dall’alto con del sano sesso spinto e animalesco. Senza contare che si risolve tutto in 70 pagine, in uno dei finali più anticlimatici della storia, come se Goodkind si fosse rotto di scrivere.

La caratterizzazione dei personaggi, penso di averlo chiarito abbastanza, quando non è inesistente è offensiva per il cervello del lettore e lo stile è ancora quello di un ragazzino di terza elementare.

Senza contare che, anche se è ancora poco evidente, Goodkind comincia a inserire pipponi filosofici oggettivisti nei libri, che man mano si trasformeranno in veri e propri saggi sull’oggettivismo di Ayn Rand e perderanno quel poco di high fantasy che rimane loro.

In buona sostanza, con questo libro la saga si è giocata il beneficio del dubbio che le avevo dato nella recensione precedente. Questo libro è pessimo e il voto finale non può che essere una bocciatura su tutti i fronti.

Voto finale

Ah, per la cronaca, questa recensione non conclude il mio pellegrinaggio nel Magico Mondo Oggettivista di Terry Goodkind, perché…

Shit just got real...

Recensione – “La Pietra delle Lacrime (La spada della verità volume 2)” di Terry Goodkind #1

Ricordate quando, al termine della recensione del primo volume della Spada della Verità di Terry Goodkind assegnavo al libro due stelline cercando di autoconvincermi che le potenzialità c’erano e che Goodkind dovesse solo applicarsi un po’ di più per scrivere un buon high fantasy?

Beh, ovviamente mi sbagliavo.

Ho appena finito il secondo volume della serie, La Pietra delle Lacrime, e quello che mi sono ritrovato a leggere, più che un libro era un insulto all’intelligenza umana. Una schifezza lunga la bellezza di 1026 pagine.

Di cose da raccontare su questo aborto letterario ne ho parecchie, perché mi sono imposto di leggerlo tutto dall’inizio alla fine e ho preso una quintalata di appunti. Per cui sono costretto a fare una cosa che non ho mai fatto finora: devo dividere la recensione in due parti per evitare di costringervi a leggere Guerra e Pace. Quindi questa è solo la parte #1 del mio berciare contro Terry Goodkind e questa schifezza di libro.

La scheda del libro

La Pietra delle Lacrime (La spada della verità volume 2) di Terry Goodkind

Pubblicato in Italia da Fanucci

Anno 1995

1026 pagine

Il libro sul sito dell’editore e su Amazon

Prima di cominciare, un piccolo avvertimento

La trama

La storia comincia dove era terminata la precedente, con Richard che è diventato il nuovo Lord Rahl e… beh, tutto qua.

Subito ci viene presentato il nuovo nemico, il Guardiano del regno delle ombre. Tenetelo bene a mente perché… sarà assente per buona parte del libro. Ci viene anche profetizzato di striscio che l’irritante bambina del libro precedente, Rachel, è “la prima increspatura di un sasso gettato nello stagno”, il che significa che sarà per lo meno in altri cinque-sei libri.

Intanto, Richard e Kahlan sono tornati dal Popolo di Fango a consegnare una quest, e Richard si fa venire l’idea di chiedere a Kahlan di sposarlo. Che caruccio. Purtroppo non sa che i matrimoni celebrati dal Popolo del Fango hanno lo stesso valore di quelli celebrati a Gardaland da Prezzemolo.

La cosa ironica? Quella sera Richard ha mal di testa, per cui: tensione sessuale sì, sesso spinto e liberatore manco per niente! Tra l’altro sono io l’unico che trova estremamente irritante e anche un po’ forzata la storia d’ammmmoreH tra Richard e Kahlan? Voglio dire, nel romanzo precedente Richard aveva già deciso che amava Kahlan la prima volta che l’ha vista, il che è semplicemente assurdo, ammesso e non concesso che Richard non sia un maniaco sessuale.

Ma, al di là di tutto, già dopo 100 pagine si capiscono due cose di questo libro. Rispetto al precedente, lo stile sembra meno stupido e imbarazzante, forse perché i personaggi ormai sono stati presentati e le relazioni tra di loro ben fissate. Tuttavia è pieno di fuffa inutile. L’azione è talmente diluita che in cento e passa pagine non è successo niente, o se è successo non me ne sono accorto perché è talmente sommerso dal blablabla che è passato inosservato. Sarà una lettura lunga e dolorosa, già è chiaro.

Il mal di testa di Richard si rivela ben più di una semplice sindrome premestruale. Richard, infatti, in quanto Presceto Figo da Romanzo Fantasy, ha il Dono, ossia un’orientamento naturale nei confronti della magia. Chi ci avrebbe scommesso? Lo scopre nel peggiore dei modi, quando cioè tre Sorelle della Luce gli dicono che, se non si farà addestrare da loro, il mal di testa probabilmente gli farà esplodere il cervello. Però c’è un problema (ovviamente): per farsi addestrare, a Richard è richiesto di indossare un collare, e lui, no, il collare non lo vuole mettere, perché ancora soffre di PTSDper la storia della mord-sith del libro precedente. Poco importa che le Sorelle della Luce non siano delle sadiche bastarde e che vogliano salvargli la vita anziché spingerlo oltre la soglia del dolore. Quel cazzone di Richard ha deciso di fare il bambino frignone e di rifiutare di indossare il collare. Per principio. Ma torna a guardare i boschi, va’.

Richard Rahl, l'eroe del romanzo

Che poi non è del tutto vero che indossare il collare delle Sorelle della Luce sia una cosa buona per Richard, perché c’è dietro un gombloddo che occuperà centinaia e centinaia di pagine, ma questo Richard non lo sa. Per cui resta comunque un bamboccio fignone.

Intanto scoppia una guerra allungabrodo tra il Popolo del Fango e i Bantak, fermata solo grazie – indovina indovinello – al pacifico intervento di Richard. Terminata l’inutile diramazione del plot, Richard chiede agli anziani del Popolo del Fango di evocare gli spiriti, come già aveva fatto nel libro precedente. Perché evocare gli spiriti di nuovo, quando la volta prima non erano riusciti ad aiutarlo, per me resta un mistero. Ah, no, lo so: serve ad annacquare ancora un po’ la trama.

Comunque, Richard evoca gli spiriti dei suoi antenati, come è consuetudine tra il Popolo del Fango. Richard. Antenati morti. Riuscite a cogliere il nesso? Beh, nemmeno Richard.

Dal regno dei morti spunta Darken Rahl, padre biologico di Richard. E questa finora è l’unica cosa positiva del romanzo. E la sua battuta di apertura, riferita ovviamente a quel bamboccio del figlio, (“Ci sarà mai fine alla tua stupidità?”) è semplicemente WIN!

Rahl fa quello che ci si aspetta da lui e impreme su Richard il marchio del Guardiano e Richard sviene. A quel punto spunta Denna, la mord-sith del libro precedente. Kahlan, giustamente, le fa notare che non ha senso che sia lì, perché non è un’antenata di Richard. La risposta di Denna mi ha lasciato sinceramente basito:

Sarebbe impossibile per me farti un resoconto accurato, però posso spiegarti il tutto a gradi linee di modo che tu possa capire. Io mi trovavo in un luogo oscuro e pieno di pace che è stato turbato dal passaggio di Darken Rahl. Quella era una cosa che non sarebbe dovuta accadere, o almeno così credevo. Appena si avvicinò, avvertii che Richard doveva averlo chiamato in qualche modo, permettendogli così di superare il velo e venire qua. [...] Conosco Darken Rahl fin troppo bene, così l’ho seguito. Io non potrei mai superare il velo con le mie sole forze, ma legandomi a lui ci sono riuscita e ho seguito la sua scia. Sono venuta perché sapevo quello che Darken Rahl avrebbe fatto a Richard. Non saprei come spiegarlo meglio.

Se le avesse detto: “Sta’ zitta, cretina, non lo sai che tanto è fantasy?”, sarebbe stato senza dubbio più onesto.

Denna, le cui lacrime sono “luminose”, ed è un dettaglio importantissimo, perché Goodkind l’ha ribadito due volta nell’arco di due paragrafi, si offre di prendere su di sè il marchio del Guardiano, salvando Richard – non chiedetemi come, quante volte devo ripetere che che tanto è fantasy? L’unica cosa che chiede in cambio a Kahlan è di convincere Richard ad accettare il collare dalle Sorelle della Luce. Kahlan a malincuore mantiene la parola e convince Richard a lasciare il Popolo del Fango assieme a sorella Verna.

Con Richard e Kahlan (e il sesso!) ora separati, non ci resta che venire catapultati “da qualche altra parte”, dove Cyrilla, regina di Galea e sorellastra di Kahlan, non se la sta passando proprio bene. Cosa è successo? In pratica la Galea è sotto attacco da parte del regno di Kelton, ovviamente non se ne sa il motivo ma i Keltoniani sono dei tipi cazzuti dediti alla violenza, al genocidio, allo stupro e a tante altre attività per tutta la famiglia. Cyrilla, visto che non può combattere il nemico con le sole forze militari del suo esercito, decimato a causa della resistenza contro Darken Rahl e il D’hara (c’era una guerra di resistenza contro Darken Rahl? Apparentemente sì. Viene nominata nel primo libro? Ma non diciamo scempiaggini!), si rivolge al Concilio, che in pratica sarebbe l’organizzazione che cerca di dirimere le controversie tra i regni delle Midland. Il Concilio è sempre presieduto dalla Madre Depositaria, cioè Kahlan, e da un mago. Invece quando Cyrilla si presenta all’udienza Kahlan ovviamente non c’è e nemmeno il mago sostituto – essendo stati tutti uccisi da Rahl – ma non è tutto! Chi presiede l’assemblea? Ma il principe Fyren di Kelton, chi se no? Cioè, l’unica istituzione che ha l’autorità di risolvere le tensioni internazionali nel continente si trasforma in 0,5 secondi in una sorta di Santa Inquisizione e condanna a morte Cyrilla. Ma da 1 a 10 quanto è STUPIDO tutto questo?

Ah, fate ciao ciao con la manina a Cyrilla: non la rivedremo mai più.

Magic is bad

Intanto, Richard è in viaggio verso Tanimura assieme a Sorella Verna, che sembra essere afflitta da una permanente e apocalittica sindrome premestruale, non fosse altro che passa da “materna e comprensiva” a “tracotante stronza” ogni due/tre linee di dialogo. Al confine tra il Nuovo Mondo di Richard e il Vecchio Mondo (oh, la fantasia di Goodkind nel dare i nomi…) in cui si trova Tanimura, c’è una vasta landa desolata e devastata da un’antica lotta tra maghi, le cui cicatrici sono ancora evidenti. Giusto per rinforzare per la trecentesima volta quello che sembra un motivo costante del libro: la magia è male.

Qui devo dare credito a Goodkind, succede l’unica cosa interessante dall’inizio del libro. E non si tratta nemmeno di uno dei nodi cruciali della trama. Richard e Sorella Premestruale vengono separati da una serie di illusioni che intendono intrappolarli per sempre. Richard in particolare si rifugia in una torre e lì incontra Sorella Premestruale che si arrabbia con lui per un motivo pretestuoso (il che è coerente, ma solo perché il personaggio cambia carattere a ogni paragrafo) e utilizza il potere del collare per infliggere dolore a Richard. Apriti cielo, Richard si sente legittimato a utilizzare la spada della verità e trancia la suora bipolare in due. Quindi, frugando tra gli averi di Sorella Verna, scopre che la sua carceriera-barra-mentore stava mettendo in discussione gli ordini della Priora, sua diretta superiore a Hogwarts Tanimura e viene a conoscenza dell’ennesima profezia. Questa riguarda lui, che è ovviamente l’Eletto e l’Unico In Grado Di Sconfiggere Il Temibile Nemico (TM), ma anche Kahlan, che “dovrà essere offerta al popolo per portare gioia e gaudio”. Yay, altri stupri in arrivo per Kahlan!

Abbandonata la torre, Richard cerca di uscire dall’illusione in cui è intrappolato e, quando si imbatte in Sorella Premestruale, capisce di non aver ucciso la sua accompagnatrice ma solo un’immagine creata dalla specie di sogno bizzarro in cui si ritrova. Comunque, grazie a un colpo di genio tanto stupido quando – devo ammetterlo – notevole, i due riescono a fuggire dalla Terra dell’LSD e approdano nel Vecchio Mondo.

Anche Kahlan è in viaggio verso… qualche parte, presumibilmente Aydindril, e si imbatte in quello di cui parlava Cyrilla: Ebenissia, la capitale della Galea, completamente distrutta, corpi dappertutto, donne stuprate, vite spezzate. E cosa fa Kahlan di fronte a cotanta devastazione? Discute di capitalismo con Chandalen del Popolo del Fango. Allucinante. E dispersivo, porca miseria contrabbandiera. C’è anche una breve scena di misunderstanding interculturale in cui Prindin del Popolo del Fango tenta un approccio un po’ troppo affettuoso con la Madre Depositaria, per ora ciò offre a Kahlan l’opportunità di blaterare di differenze interculturali e la faccnda sembra chiusa lì, ma tenetela bene a mente per dopo perché è importante.

Lasciata alle spalle Ebenissia con i suoi orrori, Kahlan assieme ai tre guerrieri del Popolo del Fango incontra ciò che resta della milizia della Galea, un piccolo esercito di… bambini.

Bambini, proprio così, lo ripete così tante volte che… oh, aspetta un momento.

“Bravi soldati.” Kahlan si tratteneva a stento dall’urlare. [...] “E c’è qualcuno di questi soldati in gamba, voi tre inclusi, che abbia superato i diciott’anni?” Il ragazzo strinse le labbra con forza e scosse la testa. “Allora ripeto la domanda: quanti bambini ci sono al tuo seguito?”

spetta un momento… I BAMBINI HANNO 18 ANNI O MENO? Ma sei scema o cosa, Madre Depositaria di ‘sta cippa? Robb Stark, re del fottuto Nord, 15 anni. Daenerys Targaryen, regina oltre il mare e madre di tre fottuti draghi, 14 anni. Jake Chambers, compagno di viaggio di Roland di Gilead, ha percorso tutta la strada fino alla fottuta Torre Nera [spoiler alert] sacrificando la sua stessa vita per due volte nel corso del cammino, 10 anni. Buffy Summers, cacciatrice di vampiri, 16 anni. Harry Potter, Ron Weasley ed Hermione Granger, che hanno affrontato e sconfitto per ben sette volte Lord Voldemort, 17 anni. Ma queste cose non ditele a Kahlan, che evidentemente lavora per il MOIGE e pensa che i diciassettenni siano BAMBINI.

Fottuti, inutili, BAMBINI

Dio, come sa essere irritante quella donna. Quando c’è Richard è la tipica damigella in pericolo, ed è terribilmente passiva e lamentosa, mentre quando non c’è si ricorda di essere la Madre Depositaria e diventa un’insopportabile e arrognte strega.

Comunque, prima che mi si gonfi la vena sulla fronte, i BAMBINI di Galea sono comandati dal capitano Bradley Ryan, uno dal nome tipicamente fantasy, e stanno inseguendo l’esercito che ha devastato Ebenissia. A quel punto Kahlan si ricorda di essere la Madre Depositaria e non una telepredicatrice da tv privata e ricorda che il suo compito è quello di risolvere le controversie tra i popoli delle Midlands. Lo fa ovviamente prendendo il controllo dell’intero esercito e dicendo roba del tipo: “Se ci sarà una guerra, sarà a modo mio”, perché, lo sapete, no, i soldati di Galea sono BAMBINI deficienti.

Così Kahlan prende tutta la sua tracotanza e raggiunge l’esercito dei kattivi, che in quanto tale è dotato di prostitute e superalcolici, perché dio non voglia che un esercito faccia quelle cose che erano la fottuta prassi per un esercito in epoca antica, questo è un fantasy per i Puri di Cuore! E difatti chi comanda l’esercito dei kattivi? Nientemeno che il generale Rigg dell’Ordine Imperiale, che, ovviamente, disprezza le donne e pensa che Kahlan sia buona solo in posizione orizzontale (o in cucina a fare sandwich). Ebbene sì, questa è la massima caratterizzazione che avremo non solo di questo personaggio, ma di TUTTI i cattivi del libro.

Difatti, Goodkind non ci prova nemmeno più in questo secondo volume a creare dei cattivi la cui personalità sia coerente e che abbiano motivazioni sviluppate. Tutti gli antagonisti, nessuno escluso, sono solo delle caricature.

Comunque, a causa delle poppe di Kahlan la trattativa fallisce in partenza e la guerra tra l’esercito dei BAMBINI e quello dei kattivi appare inevitabile. In realtà è già la seconda guerra completamente fine a sè stessa che scoppia nel libro, e sembra servire solo a distrarre il lettore dalla trama principale, che ormai è evanescente come la caratterizzazione dei personaggi.

Kahlan allora torna dai BAMBINI e tiene un discorso motivazionale di quelli che di solito fa il Presidente degli Stati Uniti prima che ciò che rimane dell’esercito della Terra scagli un’offensiva contro gli alieni invasori. Peccato che la Madre Depositaria non suoni per nulla convincente e a dimostrazione di ciò, non tutti i BAMBINI sono d’accordo con lei. Anzi, uno dei soldati, William Mosle, altro nome tipicamente fantasy, dice qualcosa del tipo: “Non seguirò una donna in battaglia”, il che può significare una sola cosa secondo la Regola di Caratterizzazione #45 dell’Accademia di Scrittura Goodkind & associati. Sarà mica cattivo? Il dubbio è attanagliante e… oh, non importa, tanto la compassionevole e pura di cuore Kahlan dà l’ordine che sia ucciso assieme a tutti quelli che sono d’accordo con lui. Ecco a voi la nostra eroina, signori e signore.

Invece di uccidere quello che si scopre essere uno dei suoi amici di infanzia, il capitano Ryan lo porta da Kahlan perché sia lei a fare il lavoro sporco. Io avrei sottolineato la cosa con una serie di schiaffi in faccia alla Madre Depositaria ma, ehi, io non sono un personaggio di Goodkind: ho una personalità ben definita. Ovviamente Kahlan non ha le palle di fare da sè il lavoro sporco, per cui usa il suo potere su Mosle e solo dopo gli ordina di suicidarsi. Gente, questa scena è una delle più disgustose dell’intero libro, non per il modo in cui è descritto il suicidio (credo che Mosle si soffochi con la sua stessa lingua  o qualcosa del genere, non è descritto nel dettaglio) ma per l’amoralità di questa schifezza: all’inizio Kahlan dice a Mosle di fare ciò che vuole e che lei rispetterà la sua decisione, neanche una pagina dopo, ordina che sia ucciso perché ha fatto quello che vuole.

Ricordate Darken Rahl? Ecco, quando lui nel primo libro ha convinto un ragazzino di essere suo amico e che non gli avrebbe fatto male salvo poi versargli del piombo fuso in gola, quella scena ci stava. Era criduele, ma necessaria alla trama e anche a stabilire, qualora ce ne fosse il bisogno, che Rahl era il cattivo. Questa schifezza che ho appena letto invece a cosa serve? A far capire al lettore che Kahlan non è migliore del male che sta cercando di combattere e che è esattamente amorale e traditrice quanto lo sono “i cattivi”? Tutto questo è ridicolo. Pronto, signor Goodkind? Noi lettori dovremmo simpatizzare con Kahlan, come facciamo a farcela piacere se si comporta esattamente come quelli che sono gli antagonisti?

E al di là di tutto questo, perfino le sue azioni sono stupide, ma proprio tanto. Sei la Madre Depositaria, no? Hai il potere dell’ammmmoreH, no? Le persone che sono toccate dal tuo potere farebbero qualsiasi cosa tu gli chieda, no? E allora perché stracazzo hai ordinato a Mosle di uccidersi (vigliacca)? Perché non gli hai chiesto di combattere fino alla morte nell’imminente battaglia, dandogli anche una morte un pelino più dignitosa per un ragazzo il cui unico crimine è stato non essere d’accordo con te?? Stronza.

Ma Kahlan la Leader Illuminata non ha finito di stupirci. Poco prima della battaglia, infatti, un soldato le annuncia che hanno fermato due viandanti, un mercante e sua moglie, che stanno solo passando di lì per caso. Ovviamente Kahlan dà l’ordine che siano uccisi, perché è cretina e non ha mai sentito parlare di “prigionieri”. Quello che Kahlan non sa è che i due viandanti altri non sono che Zedd e Adie. L’unica cosa che mi sento di dire al riguardo, e che non sia una sfilza di insulti per Kahlan, è che questo colpo di scena, lo chiamo così anche se è più propriamente una coincidenza, è sì stupido, ma meno stupido di quelli presenti nel primo volume della serie. Ah, ma ovviamente tutto questo sarà ignorato per il resto del romanzo e nessuno ne farà più menzione.

Nel prossimo episodio…

Riuscirà Kahlan a sconfiggere l’Ordine Imperiale senza essere stuprata dai kattivi? Richard sarà smistato nei Grifondoro o nei Serpeverde? E, soprattutto, il guardiano sarà sconfitto? Spoiler alert: sì.

La seconda parte della recensione la trovate qui