WWW Wednesday #2


Ed ecco che ritorna la rubrichetta settimanale più simpatica che ci sia, ovvero il WWW Wednesday, in cui il sottoscritto cerca di rispondere a tre interrogativi che da sempre agitano l’animo umano. Più o meno.

  • What are you currently reading? Che cosa stai leggendo in questo momento?
  • What did you recently finish reading? Che cosa hai appena finito di leggere?
  • What do you think you’ll read next? Che cosa pensi di leggere dopo?

Di seguito, le risposte di questa settimana.

Che cosa stai leggendo in questo momento? Due libri contemporaneamente. Uno è La sfera del buio di Stephen King, quarto volume della serie della Torre Nera, una delle mie saghe fantasy preferite. Lo sto leggendo in preparazione all’uscita di The Wind Through the Keyhole, che dovrebbe arrivare nelle librerie statunitensi nella primavera del 2012. Il secondo libro è la versione in prosa dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. Ho sempre amato l’Orlando Furioso ma ho anche sempre detestato la poesia. Un odio viscerale che mi ha tenuto lontano da un capolavoro della letteratura per troppo tempo. Così, quando ho letto che la Fermento Edizioni aveva pubblicato una versione in prosa, mi ci sono fiondato.

       

Che cosa hai appena finito di leggere? Mile 81 di Stephen King, un raccontino breve pubblicato solo in digitale che contiene anche un assaggino di 11/22/63. Niente di catartico ma una buona storia horror corale e l’ennesima prova che lo zio Steve è in grado di ricavare mostri terrificanti da qualsiasi cosa.

Che cosa pensi di leggere dopo? Se Amazon spedisce, penso di leggere (e recensire) Il fiume a Nord di Carlotta De Melas, che mi ha incuriosito abbastanza da dedicarci un post ed era nella wishlist praticamente dal giorno della sua uscita.

Recensione – “The Blade Itself” di Joe Abercrombie

È dura dire addio a una saga fantasy, ma purtroppo capita. I libri non sono soap opera (non tutti, per lo meno) e prima o poi giungono a una fine. Può essere un addio definitivo, un addio definitivo ma-aspetta-che-scrivo-uno-spinoff, oppure un lungo arrivederci al prossimo romanzo che se tanto mi dà tanto sarà pubblicato nel 2017. Sì, sto parlando delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R.R. Martin, mio ultimo fetish letterario che ho recentemente concluso dopo aver letto A Dance with Dragons.

Mi è successa la stessa cosa quando ho finito Harry Potter, sapevatelo. Ma questa volta ho imparato dagli errori del passato.

Cosa si fa, dunque, quando si termina una serie di libri che ci è piaciuta così tanto che, almeno per un po’, qualsiasi cosa si legga, al confronto, impallidirà? Si legge qualcosa di simile.

Dunque quello che mi serviva era un fantasy che si discostasse dai canoni classici dell’epic fantasy pur senza rinunciare all’epicità della storia, che fosse caratterizzato da una moralità a tratti cinica e sicuramente ambigua, che presentasse eroi fallibili e imperfetti e che sprizzasse violenza da tutti i pori. Roba facile da trovare nel panorama letterario italiano, eh?

Difatti mi sono dovuto rivolgere al mercato inglese, nella persona di Joe Abercrombie, uno scrittore britannico il cui romanzo d’esordio, The Blade Itself, il primo della trilogia della Prima Legge (The First Law Trilogy), sulla carta (passatemi l’orribile gioco di parole) era esattamente quello che stavo cercando.

The Blade Itself si è dimostrato all’altezza delle mie aspettative? Vediamolo subito.

La scheda del libro

The Blade Itself di Joe Abercrombie
Pubblicato da Gollancz Fantasy
Anno 2006
515 pagine
Prezzo di copertina 8.99£
Il libro su Amazon

The Fellowship of the Seed

Why do I do this? Perché lo faccio? È la domanda che si pone costantemente l’inquisitore Glokta, uno dei tre personaggi principali, per tutto il corso del romanzo. E comincio a chiedermelo anch’io.

Perché mi imbarco nella lettura di trilogie i cui volumi, presi separatamente, non hanno un briciolo di autoconclusività?

Questa volta credo di aver trovato una risposta. Lo faccio perché, di tanto in tanto, mi imbatto in un libro come The Blade Itself di Joe Abercrombie.

Un potente e misterioso mago errante raduna a sé una compagnia eterogenea composta da eroi improbabili. C’è un barbaro esiliato dalla sua patria, un giovane cavaliere dai nobili natali, un apprendista impacciato, una donna guerriera che non si fermerà di fronte a nulla pur di ottenere vendetta, e un esperto navigatore tanto abile a tessere le proprie lodi quanto codardo e inetto nel combattimento.

Come dite? Sembra l’inizio di qualsiasi romanzo high fantasy scritto dal Signore degli Anelli in poi? Una roba che neanche un essere mitologico con la testa di Licia Troisi, le braccia di Chiara Strazzulla, il torso di Sergio Rocca e le gambe di Alessia Fiorentino sarebbe riuscito a partorire perché, perfino per quelli che sono considerati i Grandi del panorama fantatrash italiano, sarebbe stata un’idea troppo banale?

"Me... volere... elfi... yaoi...!"

Proprio così. Ma ci sono due sottili differenze.

Punto primo: la compagnia che viene riunita dal potente mago Bayaz, a differnza di moltissime altre, funziona.

Punto secondo: la storia termina con la riunione della compagnia.

Ma come, posso sentirvi recriminare, proprio tu che ci fai sempre due palle quadrate con la trama che è molto più importante dello stile, osi recensire positivamente un libro che di trama non ne ha per niente?

In tutta franchezza, se è vero che sono disposto a concedere il mio favore a un libro scritto magari in maniera non perfetta (ma non così male da distrarmi dalla storia) piuttosto che a un capolavoro di show don’t tell e menate varie che tuttavia non coinvolge ed è noioso come le prediche della domenica, posso di tanto in tanto fare il contrario. Perché sì.

Con questo non voglio dire che The Blade Itself non abbia una trama o che non succeda niente. Ci sono decine di combattimenti sanguinosi e divertenti e ogni personaggio vive la sua buona quantità di avventure prima di incrociare la propria strada con quella dello stregone Bayaz.

Il conflitto principale è lasciato intuire, più che palesemente rivelato. Si sa che c’è una guerra tra l’Unione e il Nord, e che c’è un Malvagio Imperatore che è solo il burattino di un ancora più Malvagio Signore Oscuro. C’è una pesante scatola dal contenuto misterioso, un’arma leggendaria che tuttavia nessuno usa e un non meglio identificato “Seme” (The Seed) che a me sa di un MacGuffin grande come una casa. Il resto non è dato sapere.

Il magico mondo del fantasy

Ci sarebbe anche un terzo punto da aggiungere ai precedenti, in effetti. Un punto bonus, se vogliamo. Il romanzo funziona perché Joe Abercrombie, come George R.R. Martin prima di lui, gioca non tanto ad attenersi ai tòpoi dell’high fantasy, quanto piuttosto a sovvertirli.

E allora quello che dovrebbe essere un valoroso giovane cavaliere dall’armatura lucente, in realtà si rivela essere un individuo insopportabile e snob che a me ha ricordato molto Richard Rahl di goodkindiana memoria. Solo che, a differenza di Richard, fare di Jezal dan Luthar un personaggio irritante era nelle intenzioni del suo autore. Similmente, il potentissimo mago si scopre essere un personaggio molto più oscuro di quanto dovrebbe esserlo una versione cliché di Gandal e il malvagio e corrotto Inquisitore Glokta è in realtà un individuo dalla personalità sfaccettata e in perenne conflitto con sé stesso e con il suo passato.

Perfino il regno che, apparentemente, Bayaz e la sua compagnia di Unlikely Heroes stanno cercando di salvare non è il locus amœnus che un lettore abituato ai canoni del fantasy si aspetterebbe. Midderland è un calderone di corruzione e inettitudine più simile alla Approdo del Re di Martin che non alla Contea di Tolkien, a tal punto che ci sarebbe da domandarsi se valga veramente la pena di salvarlo (Why do I do this?, si domanderebbe Glokta).

Il locus amœnus per eccellenza: Molino Dorino

Tutto il romanzo è caratterizzato da una morale non convenzionale (per un fantasy eroico), fatta di diversi gradi di amoralità, più che della contrapposizione tra Virtù e Malvagità, tanto che il personaggio che rispecchia meglio un ideale di comportamento che definiremmo virtuoso non è il cavaliere dai nobili natali e dalla lucente armatura o il popolano che ha sfidato le convenzioni sociali ed è riuscito grazie al suo solo impegno a farsi un nome nell’esercito. Santa pigna, nemmeno la damigella è un esempio di virtù, visto che beve parecchio, ha una certa affinità col turpiloquio ed è sessualmente passivo-aggressiva. In realtà il più “morale” dei personaggi è proprio Logen Ninefingers, ovvero il barbaro con le mani lordate da più sangue di quanto non gli piaccia ricordare.

Why do I do this?

Quindi, tirando le somme, perché lo faccio?

Perché mi piace quando il fantasy puzza di realtà e non di shampoo elfico.

Perché i personaggi descritti di Abercrombie sono tutti interessanti. In teoria sarebbero da detestare, visto che sono uno più amorale e disprezzabile dell’altro, ma alla fine non è per niente facile farlo, perché Abercrombie è così bravo a tratteggiare nel dettaglio le loro personalità che, disprezzandoli, sembra quasi di fare un torto a una persona che ci conosce. E questa, per me, è la prova del nove per uno scrittore.

Il che ci porta al terzo motivo: perché Joe Abercrombie scrive proprio bene. Dialoghi arguti, sferzanti che fanno dimenticare l’occasionale inserimento di qualche infodump di troppo, prosa scorrevole e percorsa da una vena di perfido cinismo.

Quindi, se ne avete le cosiddette piene del solito high fantasy (che va anche bene, per carità, ma dopo un po’ rompe) e cercate qualcosa à la Martin, cioè realistico, violento, cinico, grigio e AWESOME, buttatevi senza indugio su The Blade Itself di Joe Abercrombie come ho fatto io, difficilmente vi deluderà.

Perbaccolina, è piaciuto anche a Felicia Day!

Voto finale

Scusate, ma non ce l’ho fatta

Lo so che l’avevo detto nel post del WWW Wednesday poco sotto, ma l’idea di sciropparmi le seicento e passa pagine della Spada della Fuffosità 4 per ora non mi sconfinfera, per cui… vai di Stephen King!

E visto che non so assolutamente di cosa parli questo racconto breve pubblicato solo in formato digitale, copio-incollo la sinossi che ho trovato su Amazon:

At Mile 81 on the Maine Turnpike is a boarded up rest stop on a highway in Maine. It’s a place where high school kids drink and get into the kind of trouble high school kids have always gotten into. It’s the place where Pete Simmons goes when his older brother, who’s supposed to be looking out for him, heads off to the gravel pit to play “paratroopers over the side.” Pete, armed only with the magnifying glass he got for his tenth birthday, finds a discarded bottle of vodka in the boarded up burger shack and drinks enough to pass out.

Not much later, a mud-covered station wagon (which is strange because there hadn’t been any rain in New England for over a week) veers into the Mile 81 rest area, ignoring the sign that says “closed, no services.” The driver’s door opens but nobody gets out.

Doug Clayton, an insurance man from Bangor, is driving his Prius to a conference in Portland. On the backseat are his briefcase and suitcase and in the passenger bucket is a King James Bible, what Doug calls “the ultimate insurance manual,” but it isn’t going to save Doug when he decides to be the Good Samaritan and help the guy in the broken down wagon. He pulls up behind it, puts on his four-ways, and then notices that the wagon has no plates.

Ten minutes later, Julianne Vernon, pulling a horse trailer, spots the Prius and the wagon, and pulls over. Julianne finds Doug Clayton’s cracked cell phone near the wagon door — and gets too close herself. By the time Pete Simmons wakes up from his vodka nap, there are a half a dozen cars at the Mile 81 rest stop. Two kids — Rachel and Blake Lussier — and one horse named Deedee are the only living left. Unless you maybe count the wagon.

Chiudo con una nota polemica. Mile 81 conta 57 pagine secondo il mio e-Reader (non 120 come avevo erroneamente segnalato, mi confondevo con Ur, altro ebook kinghiano in digital download esclusivo per Amazon Kindle) ed è disponibile sui maggiori siti che vendono e-book. Lo si trova a 5.39$ su Amazon, 2.99$ su Barnes & Noble, stesso prezzo per i fighetti di iBookstore, Simon & Shuster, Sony Reader Store e 2.92$ su eBook.com. Android Market non pervenuto perché apparentemente vivo a Narnia e i loro contenuti non sono disponibili nel mio paese.

A parte i pazzi di Amazon che vendono un racconto di neanche 60 pagine a oltre cinque dollari, ma tutti gli altri? 2.99$ di prezzo standard per un ebook così corto è tanto, ma davvero tanto. Anche per uno che si chiama Stephen King. Già il mercato editoriale persiste nella sua follia di voler sostituire il digitale al cartaceo, che secondo me è una gran stronzata (una di quelle che, purtroppo, un giorno o l’altro si concretizzerà), ma farlo approfittandosi dei lettori in questo modo è quasi criminale. Cinquanta pagine di Stephen King non valgono cinque dollari, tre dollari, nemmeno due dollari e novantadue centesimi. No. In nessun universo conosciuto. E io sono un fottuto fan di Stephen King!

Volete un consiglio spassionato? Andate su Gigapedia (o library.nu come si chiama adesso) e scaricatevi gratis la vostra copia. Tanto King non muore di fame. I suoi editori sì? Oh, che peccato…

Friday Finds

Terza e ultima rubrica settimanale presa da Should Be Reading, questa si intitola Friday Finds ed è basata (ancora) su un concetto molto semplice: segnalare uno o più libri “scoperti” durante la settimana.

Il mio primo Friday Find è un romanzo horror che parte da una domanda molto semplice. Si chiede: esiste una forza del male che sia ancora più malvagia di Adolf Hitler?

La risposta è: sì, il conte Dracula!

Signore e signori, vi presento The Bargain di Jon Ruddy.

E se la premessa da sola è in grado di far formicolare le parti basse a tutti gli amanti del fantatrash, aspettate di leggere la sinossi:

Two bloodthirsty dictators seek supremacy. High in the hills overlooking the sleepy town of Arefu, Romania, Count Dracula dwells in the ruins of an abandoned castle.

When a bargain with the village elders is unwittingly broken, Dracula unleashes his terror on the town … and on the Nazi soldiers who have invaded his beloved homeland.

The Count doesn’t like competition. As the legions of vampirism wind their treacherous way to Hitler himself, the world is about to be consumed by the powers of darkness which may now become immortal.

Dracula che scatena contro Hitler una legione di vampiri per decidere chi dei due ha il pene più lungo è l’Overlord più Evil è una trama che contiene così tanto WIN che straborda fuori dalle pagine pixelate del mio modesto blog.

L’autore è il semisconosciuto Jon Ruddy, di cui non so niente, a parte che è un uomo dalla mente trash. L’anno, sorprendentemente, è il 1990, me lo immaginavo un prodotto delle trashate pulp degli anni ’50. Ovviamente è disponibile solo in inglese e non sono riuscito a trovare un solo download decente, ma sull’irreprensibile Amazon si trovano centomila versioni usate a meno di un dollaro. Perché non si può fermare il fantatrash.

WWW Wednesday

Sempre da Should Be Reading, la seconda delle tre iniziative settimanali che mi piacciono troppo per non farle mie sul blog. Questa volta è il WWW Wednesday. Partiamo dalle cose semplici: Wednesday è mercoledì, il giorno della settimana che si colloca dopo il martedì e prima del giovedì. In pratica oggi. Il che ci illustra che il WWW Wednesday è un evento settimanale che ha luogo ogni venerdì.

Bene, ora che questo importantissimo nodo è stato sciolto resta una sola domanda: che accipigna significa WWW? Sta per World Wide Web? No, sta per “What” (cioè: che cosa) e indica la ripetizione di tre domande, che sono poi i tre interrogativi (librari) a cui il WWW Wednesday richiede una risposta. Quali sono questi interrogativi?

  • What are you currently reading? Che cosa stai leggendo in questo momento?
  • What did you recently finish reading? Che cosa hai appena finito di leggere?
  • What do you think you’ll read next? Che cosa pensi di leggere dopo?

Ed ecco le mie risposte:

Che cosa stai leggendo in questo momento? Sto leggendo, nel caso fosse sfuggito le ottocento volte in cui l’ho già menzionato, The Blade Itself di Joe Abercrombie, un romanzo low fantasy nudo e crudo, con la giusta dose di cinismo, violenza e gente deforme, proprio come piace a me. Colma abbastanza bene il vuoto lasciato da Martin.

Che cosa hai appena finito di leggere? Il mago di Earthsea di Ursula K. LeGuin. E non mi è piaciuto. Volevo disperatamente farmelo piacere, perché è un classico del fantasy e la storia (essenzialmente si tratta del racconto che ha ispirato Harry Potter di J.K. Rowling) aveva tutte le carte in regola per piacermi, ma lo stile ha ucciso il romanzo. Non so se dipenda dalla traduzione scadente che ne hanno fatto in Mondadori o se il tono da fiaba pre-tolkeniana sia stato volontariamente impiegato dalla LeGuin, ma a me non è piaciuto per niente. Per colpa dello stile usato io lettore non sono mai veramente riuscito ad avvicinarmi ai personaggi il che mi ha portato a non provare quasi nulla per loro, una volta chiuso il libro. Un altro classico della narrativa fantasy che a me non è piaciuto, assieme a Lo Hobbit di Tolkien e a Il colore della magia di Pratchett.

Che cosa pensi di leggere dopo? Se, concluso il libro di Abercrombie, mi sentirò ancora in vena di leggere in inglese, è molto probabile che leggerò Mile 81 di Stephen King, una novella di circa 120 60 pagine pubblicata solo in formato digitale (e che quindi la Sperling pubblicherà in italia in formato cartaceo a breve, visto anche come vanno le vendite di e-book qua da noi). Qualora non mi andasse di leggere in inglese, invece, penso che mi potrei buttarmi su uno dei milletrecento libri comprati e mai iniziati di cui parlavo qualche post fa, probabilmente La spada della verità 4 di Terry Goodkind, perché ho voglia di fantatrash.

              

Teaser Tuesday

Comincio oggi a tenere una rubrichetta che proviene direttamente dal blog letterario d’oltreoceano Should Be Reading e che parla di… libri!

Il nome è Teaser Tuesday (come i più scaltri avranno sicuramente immaginato visto il titolo del post) e si tratta di un’iniziativa a tema librario a cui è facile partecipare e che può aiutare a promuovere o scoprire nuovi libri da leggere.

Le regole, cito dal post in cui viene presentato il Teaser Tuesday, sono quanto di più semplice possa esistere:

  • Grab your current read
  • Open to a random page
  • Share two (2) “teaser” sentences from somewhere on that page
  • BE CAREFUL NOT TO INCLUDE SPOILERS! (make sure that what you share doesn’t give too much away! You don’t want to ruin the book for others!)
  • Share the title & author, too, so that other TT participants can add the book to their TBR Lists if they like your teasers!

Si tratta in sostanza di incuriosire un potenziale lettore nei confronti di un libro che si sta leggendo (e che ci piace) pubblicandone due frasi prese a caso, senza spoiler e condividendo il titolo e l’autore del libro in questione.

Il mio teaser di oggi è tratto da pagina 140 di The Blade Itself di Joe Abercrombie:

Blood gets you nothing but more blood. It follows me now, always, like my shadow, and like my shadow I can never be free of it.

Il sangue porta solo ad altro sangue. Mi segue ora e sempre, come la mia ombra, e come la mia ombra non potrò mai liberarmene.

Contestualizzo: a parlare è uno dei protagonisti, Logen Ninefingers, barbaro in fuga. Tutto il discorso che fa in quel particolare momento della storia è abbastanza epico, ma il TT impone il limite di due frasi e Abercombie fa parlare Logan in modo piuttosto sincopato paratattico.

Insomma, il mio primo TT è per The Blade Itself di Joe Abercrombie. Leggetelo, sul serio, ne vale la pena.

Segnalazioni weird – Weird Tales #2

Come annunciato sulla fanpage di Facebook, è da oggi disponibile su Mylightstore il numero due della versione italiana di Weird Tales.

Ho comprato con estrema convinzione il primo numero della rivista e, anche se il prodotto finale non è stato del tutto soddisfacente, ho deciso di proseguire nell’acquisto e nella lettura della rivista per due motivi. Il primo e più semplice era che il primo numero era in realtà da considerarsi un numero zero, poco più di un’uscita di prova. Il secondo numero, invece lo considero la vera prova del nove. Il secondo motivo è che io voglio credere nel progetto di Weird Tales Italia, perché sono cresciuto leggendo Lovecraft e rimpiangendo di non essere nato nel periodo storico e geografico dei pulp magazine. Inoltre, motivo bonus, non si conoscono mai abbastanza autori di fantastico nostrani, e Weird Tales mi sembra essere un ottimo veicolo di promozione per autori che ovviamente la narrativa mainstream italiana trascura (perché la narrativa di genere è merda, vero editoria?).

In questo secondo numero gli italiani sono ben due, contro gli… zero del numero precedente. Abbiamo Gianfranco Nerozzi, con un racconto di creature che inabitano laghi, e Paolo di Orazio, dal quale mi aspetto un sacco di splatter.

Oltre ai nostri connazionali, ci sono nomi stranieri di tutto rispetto quali Michael Moorcock, Ramsey Campbell e nientepopodimenoche Joe R. Lansdale.

Stando a quanto si apprende, sempre su Facebook, questo secondo numero di Weird Tales sarà più facile da reperire nelle fumetterie rispetto al precedente. Per chi non ha idea di dove sia la fumetteria più vicina a casa, c’è sempre l’ordine su Mylightstore. Perché internet rulla.

Libri comprati e mai cominciati

Ultimamente compro libri solo su Amazon e Ibs, perché c’è più scelta, perché (nonostante il signor Riccardo Franco Levi tenti di legiferare altrimenti) è conveniente, e perché posso comprare quello che voglio all’ora che voglio standomene bellamente seduto in poltrona. L’unica magagna è che, ordinando libri per meno di – vado a memoria – 25 Euro, tocca pagare due euro di spese di spedizione. E a me per principio la cosa non piace. Allora che si fa? Visto che i libri non vanno a male, di solito non ordino un romanzo alla volta, ma due o tre. Anche quando, magari, ne voglio solo uno.

Oggi, dopo l’arrivo dell’ennesimo corriere (mi ha portato The Blade Itself di Joe Abercrombie, un bel libro che recensirò quanto prima), mi sono messo a fare la conta di tutti i libri che ho comprato online e, per un motivo o per un altro, non ho ancora letto.

Ecco il risultato:


(Prego notare la magnificenza della foto fatta col cellulare e i numerini inseriti col Paint)

Un totale di sedici libri comprati e mai letti. Che ovviamente saranno anche le mie prossime letture, in un indefinito futuro anteriore che gli scienziati indicano con “Tra un po’” e che, partendo dal momento “Adesso” si protrae fino al momento “Fine dei Tempi”. Ma basta scempiaggini, diamine! Vediamo che cosa mi aspetta nel mio futuro da lettore.

  1. La scatola a forma di cuore di Joe Hill. Joe Hill altri non è che il figliolo di Nostro Signore di Tutto ciò che è Horror, Santo Protettore di Noi Scribacchini Tutti, il Sempre Sia Lodato (inchino) Stephen King. E ovviamente scrive horror. Ha anche delle gran belle idee, tipo in Horns, dove il protagonista si accorge di punto in bianco di avere delle corna demoniache in presenza delle quali la gente mostra il suo lato più malvagio e subdolo. Qui forse mi trattiene dalla lettura il fatto che il protagonista sia un metallaro e io non ho mai avuto molta simpatia per la categoria. Lo so, sono una persona orrenda.
  2. Il figlio del cimitero di Neil Gaiman. Oh, è una vita che voglio leggere Gaiman, lo giuro. E questo libro è anche pluripremiato e celebratissimo. Davvero, non so perché ancora non l’ho letto, forse perché ultimamente sono preso con l’high fantasy, ma rimedierò, giurin giurella.
  3. Stardust di Neil Gaiman. Ancora Gaiman, ma questa volta c’è una storia. Volevo leggere Stardust perché avevo visto il film, quello con Robert De Niro che interpreta il serial killer psicopatico che si diverte a torturare le sue vittime tagliando loro piccoli pezzi di carne e costringendole a mangiarli, e mi era piaciuto. Ho scaricato acquistato attraverso una trasazione economica legale e riconosciuta dal diritto commerciale internazionale una copia digitale del romanzo, l’ho letto e… ma cos’è ‘sta roba? Sembrava peggio della peggiore favoletta per bambini scemi. Ovviamente mi sono rifiutato di credere che il tanto celebrato Gaiman potesse scrivere così male e ho cercato maggiori informazioni. Scavando un po’, è venuto fuori che la Mondadori ha sostanzialmente istupidito il romanzo (eliminando anche una scena di sesso, mi pare di aver capito) per renderlo più appetibile a un pubblico di bambini. BAMBINI! Dannati bambini. Se mai avrò dei figli li crescerò a pane e Stephen King, porca paletta. Comunque, viste le gravi deficienze della traduzione italiana, sono stato costretto a comprare l’edizione inglese. Che costava pure la miseria di 5 Euro, pappappero.
  4. Lost Boy, Lost Girl di Peter Straub. Non ho mai letto qualcosa di Peter Straub che non fosse stato scritto in collaborazione con Stephen King, mi riferisco al prolisso Il talismano e all’ommioddio-cosa-gli-è-saltato-in-mente La casa de buio. Comunque, sentivo che era arrivato il momento di colmare questa lacuna. Poi è cominciato il mio già citato periodo leggo-solo-high-fantasy e il libro è rimasto intonso.
  5. L’incendiaria di Stephen King. Un giorno ho deciso di piazzare un ordine su Amazon di tutti i libri di Stephen King che non avevo ancora comprato. Alla fine erano due, L’occhio del male e questo qui. L’occhio del male l’ho letto e mi è piaciuto, questo ancora no. Ma l’importante è possederlo, giusto?
  6. Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Definito da molti uno dei capolavori di McC (migliore della Strada? Staremo a vedere…), non l’ho ancora letto perché quando leggo McCarthy mi succede una cosa strana: comincio a scrivere come lui. Con frasi Brevi. Brevissime. Senza subordinate. Sincopato. E questa è una cosa che, per il momento, preferirei evitare…
  7. Le creature selvagge di Dave Eggers. Sarebbe la versione romanzata di Where the Wild Things Are di Maurice Sendak, ma romanzato per appaiarsi al film di Spike Jonze. Non ho ancora visto il film perché volevo leggere il libro prima, non ho ancora letto il libro perché… non lo so mica…
  8. La spada della verità volume 4 di Terry Goodkind. Perché al fantatrash non c’è mai fine, ma un po’ di pausa quella me la potrò prendere, no?
  9. L’occhio del mondo di Robert Jordan. La saga della Ruota del Tempo è una di quelle che mi era stato consigliato di leggere se cercavo del buon fantasy. Ho comprato il primo romanzo, ma poi la HBO ha avuto la sfavillante idea di mandare in onda il primo episodio di quella gemma di televisione di qualità che è Game of Thrones e non ho avuto occhi che per Martin e le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco.
  10. Temeraire: il drago di sua maestà di Naomi Novik. Un altro di quei libri che leggerò molto presto perché è ottimo materiale per una recensione, salvo poi trovare ogni volta una lettura che mi interessa di più.
  11. Orlando Furioso di Luciano Corona. Ho sempre voluto leggere l’Orlando Furioso, ma mi ha sempre fatto piuttosto ribrezzo la poesia. Per cui quando ho scoperto che Luciano Corona aveva riscritto in prosa il poemone dell’Ariosto, non me lo sono lasciato scappare. Non l’ho ancora letto perché… beh, mi è appena arrivato, datemi tempo!
  12. Come addestrare un drago di Cressida Cowell. Il libro da cui è stato tratto il film d’animazione più bello di sempre, ossia How To Train Your Dragon della Dreamworks. Sì, è un libro per bambini, ma l’ho comprato perché ho una mezza idea di usarlo per un esperimento blogghistico che coinvolge anche il suo derivato di celluloide…
  13. La principessa sposa di William Goldman. Non l’ho ancora letto perché… questo libro ha ucciso mio padre, preparati a morire!
  14. Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Foer. L’ho scoperto per caso, perché tra un po’ esce il film, così l’ho comprato per fare l’intellettuale che dice “so già come va a finire: ho letto il libro, io!”. Poi l’ho aperto e, sinceramente mi sembra un’altra versione di Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haldon, che era carino, ma mi è bastato.
  15. Unwind. La divisione di Neil Shusterman. Si tratta di uno young adult che parte da una premessa originalissma (nel futuro l’aborto sarà illegale prima della nascita, ma non dopo) ma che non sono ancora riuscito a tirare giù dalla libreria.
  16. Alice nel paese della Vaporità di Francesco Dimitri. Non l’ho ancora letto perché quasi tutte le campane che sento, dai basher ai recensori moderati, lo dipingono come un’emerita schifezza. So che non è carino giudicare senza farsi un’opinione propria, ma, in tutta onestà, voi sprechereste del tempo prezioso per guardare, chessò, un film di Uwe Boll?

 
Mi piacerebbe sapere: sono l’unico a fare una cosa del genere?

Ma ora scusatemi, devo andare su Amazon a piazzare un ordine per altri tre-quattro libri…