Recensione – “La mezzanotte del secolo” di Samuel Marolla

Ho conosciuto Samuel Marolla leggendolo per la prima volta nella raccolta Archetipi pubblicata da Edizioni XII. L’antologia globalmente non mi era piaciuta granché, troppo mediocre per il livello dell’editore tanto che quasi sembrava arrabattata in fretta, però c’erano due cose che si salvavano: le bellissime e suggestive tavole a colori di Diramazioni che intervallavano le storie e un racconto che si chiamava Sirene.

L’autore era proprio Samuel Marolla.

Più o meno un mesetto fa, sempre Edizioni XII ha annunciato che di Marolla avrebbe pubblicato un nuovo libro, intitolato La mezzanotte del secolo. Fico, mi sono detto, un romanzo dello stesso autore di quella epicata di Sirene non posso perdermelo. Siccome a volte ho problemi di comprensione del testo, mi era sfuggito che si trattava in effetti di una raccolta di racconti. L’entusiasmo mi si è un po’ smorzato, a dirla tutta (non sono un grande fan delle raccolte di racconti, a meno che non siano scritte da Stephen King o H.P. Lovecraft), però il libro l’ho comprato lo stesso.

Ho letto da qualche parte che il racconto breve è una forma narrativa che a Marolla è molto congegnale. Lo ha dimostrato con Sirene e, accidenti, anche con La mezzanotte del secolo non si è smentito.

Anzi, consentitemi di sbilanciarmi: La mezzanotte del secolo è il miglior romanzo italiano che ho letto nel 2011. (Lo scopro a qualche settimana di distanza dal mio articolo su Scrittevolmente in cui accusavo gli autori italiani di scrivere spazzatura… awkward.)

La scheda del libro

La mezzanotte del secolo di Samuel Marolla
Pubblicato da Edizioni XII
Anno 2011
Pagine 304
Prezzo di copertina 16,50€
Il libro sull’e-shop di Edizioni XII e su Amazon

I contenuti

La mezzanotte del secolo è una raccolta composta da nove racconti dell’orrore soprannaturale, che è il genere che prediligo e sul quale sono più intransigente.

Il grande maestro dell’orrore soprannaturale è il già menzionato H.P. Lovecraft e, devo notare con compiacimento, Marolla è riuscito a catturare in quasi tutte le sue storie le atmosfere vivide e inquietanti del Maestro, perché è uno che scrive con passione di ciò che ama e, credetemi, si nota. Sia che si parli di demoni che vivono tra gli esseri umani (Il modello di Pickman vi ricorda niente?), di antiche e malvagie divinità o di maledizioni, Marolla riesce a creare non solo una storia eccellente – quello, con un po’ di fantasia, sono buoni tutti a farlo – ma soprattutto una sensazione di paura, inquietudine, incertezza, che è la condizione necessaria per scrivere di horror soprannaturale.

“La sensazione più antica e potente dell’animo umano è la paura, e la paura più grande è quella dell’ignoto”, scriveva HPL nell’incipit del suo saggio L’orrore soprannaturale nella letteratura. È una frase che chiunque affronti questo genere deve ripetere come un mantra. Marolla in questo è bravissimo: leggendo molte delle sue storie ho avuto sul serio la sensazione – la paura – che ci fosse qualcosa di enorme e sconosciuto, più grande e più antico di noi e del mondo in cui viviamo. E questa, permettetemi di dirlo, è eccellenza.

Però ogni tanto bisogna tirare il fiato dalla sensazione di precarietà che le sue storie emanano. E allora Marolla inserisce, come dei cuscinetti, alcuni notevoli racconti il cui tono è meno denso, ma non per questo non altrettanto inquietante. Nuove vite, ad esempio, pur senza rinunciare all’elemento soprannaturale, sembra quasi un inno d’amore alla generazione che è cresciuta tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, mentre Il Ninja Bianco, in cui il soprannaturale è solo di sfondo, è una struggente e malinconica storia d’amore, amicizia e di abbandono. Condensata in un numero veramente esiguo (e pertanto impressionante) di pagine. Tanto di cappello.

In conclusione

Di solito, quando valuto un’antologia assegno un +1 al racconto che mi è piaciuto, uno 0 alle storie così così e un -1 alle storie che non mi sono piaciute, poi tiro le somme come si faceva con le verifiche del liceo. Sì, è un metodo schifosamente arzigogolato, ma non dimenticate che sono ossessivo-compulsivo.

Il risultato che si becca Marolla è un 5, con la precisazione che la raccolta non contiene racconti da -1.

I miei preferiti sono, in rigoroso ordine, Insonnia, Tenebra al neon e Una notte al Ghibli. Quest’ultimo è disponibile anche in download gratuito in formato digitale sul sito di Marolla. Scaricatelo se non vi fidate di me e volete farvi un’idea di quanto sia in gamba.

A me La mezzanotte del secolo è piaciuta assai. Anche se aspettavo al varco l’autore di Sirene con un romanzo lungo, l’aver avuto tra le mani una raccolta di racconti non mi ha deluso per niente. Un plauso finale va anche alla casa editrice, perché La mezzanotte del secolo è anche un gran bell’oggetto, con bella carta, impaginazione curata e una copertina (opera di Diramazioni) davvero notevole.

Voto finale

Recensione – “22/11/’63″ di Stephen King

Questa è la recensione di un romanzo di Stephen King, per cui partirò con la doverosa premessa che feci anche l’anno scorso, al momento di recensire Notte buia, niente stelle: Stephen King non è il mio scrittore preferito, Stephen King è DIO.

Stabilita questa fondamentale premessa, passiamo alla reccy vera e propria. Il romanzo in questione è il nuovo 22/11/’63, quello col titolo osceno (che, per una volta, è orribile anche in inglese e non solo frutto di una traduzione fatta ad minchiam) e con i viaggi nel tempo. Proprio così: al momento dell’annuncio si parlava di viaggi nel tempo per impedire a Lee Harvey Oswald di uccidere John Fitzgerald Kennedy quella mattina del 1963 a Dallas.

Insomma, siamo nel campo della fantascienza, più o meno. Ok, non è proprio fantascienza canonica, perché alla fin fine anche in La straniera della Gabaldon si parlava di viaggi nel tempo, e quel libro è considerato un precursore del filone paranormal romance, però se proprio devo classificare 22/11/’63, la mia scelta ricadrebbe sul genere fantascientifico. Che, a voler ben guardare, non è un genere con cui si diletta spesso. A memoria, l’unico altro pezzo di King in cui fosse presente un elemento fantascientifico è il racconto Il Viaggio contenuto nella raccolta Scheletri. [Edit delle 19:00 - mi fanno notare che di fantascientifico c'era anche L'acchiappasogni... chissà come mai mi era passato di mente.]

Il mio dubbio era: come farà King a essere King scrivendo di materie a lui estranee? Basti pensare che i suoi ultimi due romanzi (uno riuscito, l’altro – dicono – un po’ meno) parlavano di una cupola che imprigionava una città del Maine e di un pittore senza un braccio che si ritira in un’isola infestata nel sud della Florida.

La risposta è semplice. Ricordate? Stephen King è Dio.

La scheda del libro

22/11/’63 di Stephen King
Pubblicato in Italia da Sperling & Kupfer
Anno 2011
Pagine 768
Prezzo di copertina 23,90€
Il libro su Amazon

Il viaggio nel tempo secondo Stephen King

La storia parte con Jake Epping, giovane insegnante alle prese con la correzione dei paper dei suoi studenti (e qui è una goduria leggere che cosa ne pensa King sull’argomento), che viene interrotto da una telefonata del suo amico Al Templeton, proprietario della tavola calda preferita di Jake, che gli chiede senza mezzi termini di raggiungerlo alla Casa del Fatburger perché deve dirgli una cosa parecchio importante. Jake raggiunge l’amico – che aveva visto quel giorno stesso non più tardi della pausa pranzo – e, con sommo stupore, lo trova invecchiato ed emaciato. In più, Al ha un cancro incurabile in fase terminale che apparentemente si è preso dalla mattina alla sera.

Alla richiesta di spiegazioni da parte di Jake, Al ne spara una che potrebbe essere degna di una gara di sboronate tra ubriachi: nella cantina del bar c’è un passaggio temporale che collega il nostro quando con il 1958. E quale miglior modo di convincere Jake se non mostrandoglielo? Entrato nella buca del coniglio, Jake si trova teletrasportato nell’America di fine anni ’50.

Ritornato nel 2011, Al comunica a Jake che la buca del coniglio non è un bel posto in cui andare in vacanza (o cercare di curarsi il cancro con terapie vecchie di cinquant’anni che, sorpresa sorpresa, non funzionano), ma è anche l’unica possibilità che hanno per cambiare il futuro del mondo. Certo, non si potrà impedire l’attacco alle Torri Gemelle, ma si potrà attendere fino al 1963 e impedire l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy stimando che questo influenzerà l’omicidio di Martin Luther King e la guerra in Vietnam.

Si tratta di una missione particolarmente impegnativa, perché l’omicidio Kennedy è tutt’ora avvolto nel mistero e nelle cospirazioni. Jake non può rintracciare Lee Harvey Oswald e sparargli nel 1960, perché né lui né Al sono sicuri che sia stato realmente lui e che abbia agito da solo (mossa tremendamente intelligente da parte di King per evitare di cadere in un plot hole non indifferente).

Così, Jake comincia a vivere nel 1958. Troverà amici, amore e, alla fine, proverà a cambiare il nostro futuro.

Quindi, come dicevo, uno scenario abbastanza inconsueto per colui che è (a ragionissima) universalmente riconosciuto come il re dell’horror. E, va precisato, il meccanismo del rabbit-hole – che poi è più o meno un ponte di Einstein-Rosen, non è questa grande novità nella narrativa del viaggio nel tempo, così come non suonano nuove le chiacchiere sull’effetto farfalla. Tuttavia King è pur sempre l’uomo che ha fatto narrativa horror con automobili e dita che escono dalle tazze del cesso.

E anche terribili mostri-lampada...

Il meccanismo del viaggio nel tempo in 22/11/’63 è ridipinto in una maniera che trovo molto inquietante. Un esempio su tutti: la prima persona che Jake incontra una volta nel 1958 è un barbone che Al chiama l’uomo con la tessera gialla, perché porta infilata nella fascia del cappello una tesserina gialla. Durante il primo viaggio, la tessera è, per l’appunto, gialla. Nel secondo diventa arancione e nel terzo è diventata completamente nera. Eppure il passato non avrebbe dovuto sentire la presenza dei viaggiatori.

Il 1958 di King è un passato che non vuole essere cambiato e farà di tutto per impedire a Jake di compiere la sua missione. Creepy.

I favolosi anni ’60

Grande protagonista del libro, ancora più della missione per salvare Kennedy, a dire il vero, è la vita di Jake nel passato. Si tratta anche della parte migliore del libro, quella più toccante, quella in cui King dà il meglio di sé, prendendo il lettore (Fedele Lettore, nel mio caso) e accompagnandolo per mano nel mondo che è stato in grado di creare con le parole.

Jake, che ora si fa chiamare George, riprende a fare l’insegnante – del resto dovrà pure occupare gli anni che vanno dal 1958 all’assassinio di Kennedy – si trasferisce in un paesino di nome Jodie, dove avrà modo di cambiare la vita di molte persone e di innamorarsi di Sadie, la bella bibliotecaria della scuola. Una storia d’amore bella e genuina come non si leggeva dai tempi de La storia di Lisey (l’altro grande capolavoro post Torre Nera).

Ma ovviamente siamo in un romanzo di Stephen King, e quindi può andare tutto dritto per i due piccioncini? Ma certo che no. Sadie ha infatti un ex marito la cui bussola da tempo non segna più il Nord e Jake teme, perché il passato è infido, che sia un pericolo.

Perché è il passato il grande antagonista in 22/11/’63, sia esso sotto forma di ex mariti squilibrati o di delinquenti con i quali si è scommesso qualche soldo di troppo (leggete il libro e capirete), non tanto Lee Harvey Oswald, che qui ci viene restituito con un’umanità che va al di là delle risibili teorie del complotto che l’hanno circondato nel corso degli anni.

Una persona così perbene... Salutava sempre...

In conclusione

Quando i vuminghi (vuminguno ha curato la traduzione, un’impresa che deve essere stata ardua) scrivono sul loro blog che

22/11/63 è il romanzo più intenzionalmente politico di King.

mi viene voglia di far partire qualche bestemmione carpiato. Perché sono tutte stronzate pretenziose. 22/11/’63 non è un libro politico, non è un libro filosofico, è una Grande Storia che casualmente parla dell’assassinio di Kennedy. Oswald e Kennedy sono solo degli espedienti che servono per raccontare una bellissima storia in grado di inquietare, appassionare, divertire e commuovere.

È un libro che vale la pena di leggere perché è in grado di tenere il lettore incollato alla pagina dall’inizio alla fine delle oltre settecento pagine. Anzi, a un certo punto non vi ritroverete più con di fronte una pagina scritta. Sarete a Derry, a Jodie, a Dallas, a respirare l’aria (maleodorante e fumosa) dei primi anni ’60, a ballare il lindy-hop, a bere una root beer dal sapore intenso. È questa la grande magia racchiusa in 22/11/’63: il libro stesso è un rabbit-hole che conduce nel mondo descritto da King.

C’è gente che lo dice ogni volta che King pubblica un romanzo, perché è una bella frase a effetto. Questa volta mi aggiungo anch’io perché 22/11/’63 merita.

Il Re è tornato, lunga vita al Re.

Voto finale

Segnalazioni dai meandri del mercato statunitense – “Ex-Heroes” di Peter Clines

A chi non piacciono i survival horror con gli zombie? Beh, alla mia ex, tanto per cominciare, ma lei non conta, soprattutto perché ha osato deprecarmi Stagioni diverse di Stephen King e questo corrisponde al reato di lesa maestà e alto tradimento, nel mio codice d’onore. Eccezioni a parte, comunque, bisogna riconoscere che una bella storia di apocalisse zombie il più delle volte è in grado di ringalluzzire l’appassionato di fantastico e horror. A me gli zombie piacciono e vivo nell’attesa del ritorno dei morti viventi, ok?

Stessa cosa dicasi per i supereroi. L’idea che ci sia qualcuno al mondo dotato di poteri sovrumani e sia in grado di usarli per fare del bene è da sempre gradita ai più, non fosse altro perché ci permette di fantasticare su un “mondo giusto”. E anche perché i superpoteri sono awesome, ammettiamolo.

Ora, immaginate di trovare un libro che mischa lo zombie survival horror con i supereroi. Sarebbe un’epicata di epica epicità, eh? Ebbene, il sottoscritto è riuscito a dare un nome e un volto titolo e una cover alla suddetta epicata. Signori e signore, vi presento Ex-Heroes di Peter Clines.

Ex-Heroes parte da una premessa originale e senza dubbio interessante: a seguito di un’invasione di zombie che ha colpito Los Angeles, un gruppo di supereroi si è votato a difendere le vite e il futuro di una piccola colonia di sopravvissuti umani rifugiatisi all’interno degli studi cinematografici della Paramount.

A questo si va ad aggiungere una seconda colonia di umani, capitanata questa volta non da supereori ma da una gang di delinquenti, e la scoperta che gli zombie (o “exes”, abbreviazione di Ex-Humans) non sono creature senz’anima e intelletto ma hanno sviluppato una sorta di coscienza.

Ex-Heroes è stato pubblicato nel 2010 dalla Permuted Press e ha un seguito, Ex-Patriots, uscito nel 2011.

[Sparkling Vampires Month] “L’accademia dei vampiri” di Richelle Mead

Devo ammetterlo, lo Sparkling Vampires Month si sta rivelando più duro del previsto. Quando ho terminato questo romanzo ne avevo già le palle strapiene e il pensiero di dover leggere un altro paranormal romance mi uccideva, però mi sono detto: Dai, novembre è quasi finito. Poi ho guardato il calendario e ho scoperto con orrore che era solo l’8.

In ogni caso, una promessa è una promessa, per cui cuccatevi la reccy di L’accademia dei vampiri di Richelle Mead.

L’accademia dei Vampiri è un pochino meglio di Twilight e senza dubbio non è solo un susseguirsi di inutili “quanto sei bello” e “ti amo ma non posso” come quella porcata scritta dalla Meyer. Rimane comunque un brutto libro e una lettura evitabilissima.

Ma andiamo con ordine.

La scheda del libro

L’accademia dei vampiri di Richelle Mead
Pubblicato in Italia da Rizzoli
Anno 2007
Pagine 427
Prezzo di copertina 17€
Il libro su Amazon

La trama

All’inizio della storia incontriamo Rose, alias Vampirina Ribellina, e Lissa, due diciassettenni in fuga. Tempo un capitolo e vengono recuperate dal guardiano Dimitri e ricondotte all’Accademia da cui il libro prende il titolo. In sostanza l’accademia è il luogo in cui studiano i vampiri e i loro guardiani mezzosangue.

In sostanza la mitologia vampiresca creata (anche se sarebbe meglio dire “elaborata”) da Richelle Mead prevede che i vampiri siano di tre tipi. Da una parte abbiamo i Moroi, una sorta di vampiri politically correct, che tollerano la luce del sole (senza sberluccicare), si nutrono solo da donatori di sangue consenzienti, sono mortali e hanno poteri magici in grado di controllare i quattro elementi naturali. Dall’altra ci sono gli Strigoi, vampiri kattivi, che si nutrono del sangue di chiunque, immortali, fotosensibili e senz’anima né magia. Poi abbiamo i dhampyr, ossia mezzi vampiri e mezzi umani, senza alcuna caratteristica vampiresca ma votati alla protezione dei Moroi dalla minaccia Strigoi.

Uno Strigoi così come viene descritto dalla mitologia rumena. Ora capite che intendo quando dico "rielaborato"?

Per tutto il corso del romanzo seguiamo i problemi sociali di Vampirina Ribellina e Lissa, osteggiate dalla Perfida Stronzetta Mia, e allo sviluppo dei rispettivi amori con il già menzionato Gnokko Dimitri e con Emo Christian, una sorta di paria sociale i cui genitori sono diventati Strigoi e sono stati di conseguenza uccisi dai guardiani, e su cui grava il sospetto di essere lui stesso uno Strigoi.

Parallelamente alla vita sociale delle due ragazze, si sviluppa la trama, decisamente più interessante, relativa ai motivi che hanno spinto Vampirina Ribellina e Lissa a fuggire dall’accademia e anche a un misterioso incidente che ha coinvolto la nostra Mary Sue protagonista. Inoltre c’è uno psicopatico che lascia animali sgozzati in camera di Lissa, così, en passant.

In realtà, nonostante ci sia una storia più “paranormal”, il romanzo si concentra soprattutto sulla parte “teenager-a-scuola” tanto che, se levi le zanne, sembra di stare leggendo un romanzo ispirato a The O.C. o, peggio ancora, a 90210. Ad esempio, nell’ultima metà del libro le ragazze vanno a fare shopping per l’immancabile ballo scolastico. All’uscita partecipa anche Gnokko Dimitri assieme ad altri guardiani, e viene posta molta enfasi sul fatto che gli Strigoi potrebbero attaccare da un momento all’altro. E che cosa succede al centro commerciale? Fanno. Shopping. Wow. Emozionante… In questo romanzo il main villain non è un perfido Strigoi senz’anima, ma una sorta di Sharpay Evans con i canini a punta.

Non aiuta neanche che la ricompensa per aver cercato di seguire una trama “paranormal” tirata per i capelli sia veramente deludente.

I personaggi

Il primo, primissimo problema che ho riscontrato con questo romanzo e che mi l’ha quasi fatto mollare è che Rose, la protagonista è una schifosissima cafona che, fosse vera, prenderei volentieri a ceffoni dalla mattina alla sera. È la tipica Mary Sue ribelle creata ad arte per piacere alle bimbeminkia di tutto il mondo, quella strafottente, che se ne impiffera delle regole e dell’autorità (ovvero: gli adulti) e pensa di essere autorizzata ad agire come le pare perché tanto è lei a essere nel giusto.

E non è che ci sono arrivato piano piano a questa conclusione. No, io odiavo già Vampirina Ribellina nel primo capitolo, quando ho letto:

Lissa e io eravamo migliori amiche fin dai tempi dell’asilo, da quando la nostra maestra ci aveva messo in coppia per imparare a scrivere. Costringere una bimba di cinque anni a scrivere lettera per lettera Vasilisa Dragomir e Rosemarie Hathaway andava ben oltre la crudeltà, e noi avevamo – o meglio, io avevo – reagito nel modo giusto. Avevo scagliato il quaderno contro la maestra e l’avevo chiamata bastarda fascista. Ancora non sapevo cosa significassero quelle parole, ma sapevo bene come colpire un bersaglio in movimento.
Da allora Lissa e io eravamo diventate inseparabili.

Oh che ragazza simpatica. Il suo nome è troppo difficile da ricopiare lettera per lettera e quindi insulta la sua insegnante. Un tesoro, davvero. Già facevo il tifo per i suoi inseguitori, e speravo che la sottoponessero a ogni genere di torture fisiche e psicologiche.

Le donne non si toccano neanche con un fiore, ma io Vampirina Ribellina la toccherei più e più volte. Con un ramo di palisandro.

Il love interest Dimitri è il tipico gnokko misterioso di cui la narrativa paranormal romance abbonda. È talmente stereotipato che non ho nemmeno bisogno di descriverlo. Non è scemo come Edward Cullen, questo va detto, non fosse altro che, quando ha la possibilità di spalpugnare il davanzale ben fornito di Rose (già, perché, tra le altre cose, Vampirina Ribellina è la più sexy dell’accademia, cosa che ripete almeno una volta ogni capitolo) non si tira indietro come una checca isterica.

Dall’altro capo c’è Emo Christian, alto, tenebroso, con lunghi capelli neri e occhi del colore del cristallo. È così emo che ogni volta che parlava sentivo suonare Untitled (How Could This Happen To Me?) dei Simple Plan. Non è niente di speciale e difatti anche lui corrisponde alla perfezione al cliché del ragazzo tormentato ma di buon cuore.

L’unico personaggio che si salva a mio parere è Lissa, che non brilla per ottima caratterizzazione ugualmente, ma almeno la vediamo evolvere nel corso della storia.

Lo stile

L’unica osservazione negativa che posso muovere alla Mead è questa storia del “legame” tra Rose e Lissa. Per tutto il corso del romanzo, Vampirina Ribellina è la narratrice e il punto di vista è interno a lei ma, in alcune parti, quando c’è la necessità di descrivere che cosa sta facendo Lissa, Vampirina Ribellina riesce a “saltare” dentro la mente l’amica e a vedere quello che sta facendo e percepire le sue sensazioni. Si tratta di uno stratagemma narrativo proprio fiacco, a mio avviso, creato più che altro come plot device per far sapere a Rose quando Lissa è in pericolo.

E difatti, proprio a dimostrare quanto sia pigro e mal gestito l’escamotage del legame, nel momento in cui ce ne sarebbe davvero bisogno, ossia quando Lissa viene rapita alla fine del romanzo, questo misteriosamente si annulla e Vampirina Ribellina resta a brancolare nel buio.

In conclusione

L’ho detto, L’accademia dei vampiri non è orribile come Twilight, ma del resto neanche Il sogno d’amore del vampiro teenager ribelle di Molino Dorino di Kikkettina Ribellina96 è orribile quanto Twilight. Eppure è un pessimo libro.

La storia è fiacca, costruita ad arte per accontentare gli adolescenti in astinenza da teen drama più che chi desidera leggere un buon libro. I personaggi sono dimenticabili, e la protagonista è orribilmente detestabile. La Mead ha tentato di reinventare la figura del vampiro e l’ ha fatto in una maniera un pochino più intelligente della Meyer, ma senza comunque spostarsi tanto dal terreno sicuro del politically correct. Il romanzo non si fa remore a parlare di sesso, alcol e droga, ma lo fa solo per essere trasgressivo (e quindi allettante per le ragazzine che si sentono rybellyne proprio come la protagonista) e quindi il risultato è più dannoso che altro, secondo me.

Insomma, una lettura che non vale la pena di intraprendere. È un brutto libro e non riesce nemmeno a essere involontariamente divertente come Twilight.

Voto finale

Segnalazioni del ghiaccio e del fuoco – Una nuova edizione per “Il trono di spade/Il grande inverno”

Sull’infelice trasposizione italiana delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R.R. Martin si è detto di tutto, fino addirittura a inneggiare, nel caso dell’ultima aggiunta pubblicata, I guerrieri del ghiaccio, al boicottaggio della costosissima edizione rilegata made in Mondadori. La principale lamentela dei fan, e non solo, è lo schifoso vizio del già citato editore italiano di dividere in due o tre parti i singoli volumi che compongono la saga, al becero scopo di aumentare i propri introiti. I cinque volumi attualmente pubblicati, in Italia sono infatti diventati ben dodici (di cui due ancora in attesa di traduzione e pubblicazione). A dire il vero la Mondadori ha di fatto pubblicato, all’interno della serie Urania, i primi quattro volumi in una versione più fedele a quella originale sia nel formato che nella traduzione del titolo. Però si trattava di Urania che, lo sapete, in libreria non si vende.

Da poco, invece, è uscita per Oscar Mondadori l’edizione che tutti stavano aspettando. Mainstream, facilmente reperibile e, soprattutto, unita. Tutto merito della serie televisiva in arrivo il 10 novembre su Sky Cinema 1, ovviamente, visto che è risaputo che Lord Mondador del lettore se ne sbatte la ciolla. Riecheggia la serie tv anche la copertina, che raffigura l’iconica immagine di Sean Bean/Ned Stark seduto sul Trono di Spade, e per lo stesso motivo, presumo, si è scelto di mantenere i due titoli italiani, anziché quel Gioco del trono che avevano già usato per l’edizione Urania.

Il prezzo, altro tasto dolente per le Cronache, è di 15€, che non è poco, ma non è nemmeno esagerato, per un’edizione brossurata doppia. Comprando su Ibs o Amazon lo si trova anche a meno. Tra l’altro oggi alle Feltrinelli di piazza Duomo a Milano ho visto che il prezzo dei due volumi presi singolarmente è di 10€ l’uno, per cui si risparmiano anche 5€.

Resta da vedere se il celebre errore dell’unicorno sia finalmente stato corretto oppure no.

Postilla. Oggi ho comprato 22/11/’63 di Stephen King e la nuova edizione di Perdido Street Station di China Miéville, che, come segnala Minuetto Express, contiene la sua buona dose di fail.

[Sparkling Vampires Month] Recensione – “Twilight” di Stephenie Meyer

Come quasi tutti i bambini – per lo meno quelli sociopatici, gli altri non so – la mia fascinazione per la figura del vampiro è cominciata più o meno ai tempi dell’asilo. Il vampiro, nella mia immaginazione, più che il conte Dracula di Bela Lugosi, era fisicamente simile a quello di Scuola di mostri, uno dei miei film preferiti di allora. In ogni caso si trattava di una creatura estremamente potente, che tutti, perfino le altre entità soprannaturali veneravano e consideravano il loro signore. Un mostro caratterizzato da regole ben precise: intolleranza assoluta alla luce del sole, all’aglio, all’argento, ai simboli religiosi, che si nutre esclusivamente di sangue di vergine e che può essere ucciso solo quando il cuore gli viene trapassato con un paletto di frassino. Questo è il vampiro. Lo era quando avevo cinque anni e lo è anche adesso.

O no?

Nel corso degli anni, infatti, è emerso un genere letterario, mutuato dalla narrativa sentimentale e dal romanzo gotico, che viene comunemente chiamato paranormal romance e che, oggi come oggi, gode di enorme popolarità. Si può dire che tutto ebbe inizio con La straniera di Diana Gabaldon, nel romanzo era presente sia l’elemento romantico/sentimentale, sia l’elemento fantastico/paranormale. In questo caso si trattava di un’infermiera che viaggiava indietro nel tempo dal 1945 fino alla Scozia del Settecento. Qualche mese dopo, Lisa Jane Smith pubblica la trilogia I diari del vampiro, e qui si apre il vaso di Pandora.

Ma, chevvelodico a fare, la più popolare aggiunta al canone dei paranormal romance rimane Twilight, romanzo del 2005 scritto da Stephenie Meyer. Ecco, è con Twilight che il vampire in love diventa un tema portante della narrativa fantastica per ragazzi, o young adults, ed è sempre con Twilight che la figura del vampiro che ho sempre amato è stata snaturata in tutto e per tutto.

Tutta questa solfa per dire: recensisco Twilight. Ma non solo. Questo mese di novembre, infatti, vorrei “celebrare” (enfasi sul virgolettato) il vampiro alla Edward Cullen e i romanzi di cui è protagonista, ed ecco quindi che passo a inaugurare lo Sparkling Vampires Month, in cui questo blog ospiterà recensioni di romanzi (penso di riuscire a scriverne tre, ma non si sa mai) che vedono al loro interno almeno un personaggio che fa parte di quella categoria di vampiri luccicanti che va forte tra i gggiovani lettori.

Una doverosa premessa prima di cominciare con la reccy vera e propria: so benissimo che Twilight fa schifo, e leggendolo non ho potuto fare a meno di toccare con mano cotanta scrittevole inettitudine. Ma ho deciso di non impostare la recensione come un lungo rant sulla capraggine di Stephenie Meyer e sullo scoramento che mi provoca chi dice “Twilight è bellixxxximo!!!!111 Edduccio may lov!!!1”, è già stato fatto e meglio di quanto potrei mai fare io (a titolo d’esempio basti guardare la recensione di Sakura87 per La Stamberga dei Lettori e quella di Gamberetta). La mia reccy ha un solo scopo: è al 100% for teh lulz!

E con ciò, che la follia abbia inizio.

La scheda del libro

Twilight di Stephenie Meyer
Pubblicato in Italia da Fazi
Anno 2005
Pagine 412
Prezzo di copertina 13€
Il libro su Amazon

La struggente trama

Il romanzo comincia con Bella che fa la struggente Mary Sue, nella fattispecie, si lamenta perché, per amore della sua mammina, è stata costretta a trasferirsi dal padre a Forks, minuscola cittadina del nordovest degli Stati Uniti. Per quale motivo questo trasferimento? Perché la madre si è risposata con un giocatore di baseball semiprofessionista che sta cercando un contratto e Bella, in un enorme gesto di nobiltà d’animo e purezza di cuore, si fa da parte perché vuoleH soloH che sianoH feliciH insieme! Per cui sì, Bella è una maestra dei sensi di colpa e dei comportamenti passivo-aggressivi. Questo ci tornerà utile in seguito. Per ora vi basti sapere che il trasferimento a Forks le pesa tantissimo, è un piagnisteo unico, neanche le avessero ammazzato il cane.

Si lamenta perché il tempo fa schifo – Forks è una delle città più piovose degli USA, e non solo perché Bella ha lo schifosissimo vizio di piangere una media di tre volte per capitolo – e perché non avrà il suo bagno personale in casa. Sono problemi. Per blandirla, Charlie, suo padre, le annuncia che le ha regalato un vecchissimo pick-up, acquistato a un prezzo di favore da un vecchio amico di famiglia, Billy Black, che è rimasto paralizzato e che ora non può più guidare.

La scena si svolge più o meno così:

«Ti ho preso un pick-up.»
«Davvero? »
«Sì. È un po’ vecchio ma funziona. Billy Black, mio amico da tantissimo tempo e che conoscevi anche tu quando eri piccola è rimasto paralizzato ed è stato costretto a venderlo. »
«Fico, quanto vecchio è di preciso? »

Per cui, sì, Bella, la nostra eroina, mi sta già sulle palle prima della fine del capitolo 1. Penso sia un nuovo record.

Dopo le lagnanze dell’arrivo, Bella McMarysue va a scuola e qui la sensazione di stare leggendo una brutta fan fiction aumenta. Presente le fyccine in cui tutti sono palesemente cortesi eppure la struggente eroina disprezza tutto e tutti neanche le stessero lanciando cucchiaiate di merda? Ecco, il primo giorno di scuola di Bella McMarysue è esattamente così.

E, oh, no, c’è perfino un orribile secchione che ha l’ardire di salutarla, accoglierla, essere gentile con lei e mostrarle la strada per la classe. Povera dolce e incompresa Bella McMarysue, Forks è così crudele con lei!

Nonostante tutto, ogni studente sembra stravedere per lei e vuole a tutti i costi esserle amico. Pidocchiosi provinciali. Così, Bella McMarysue già dal primo giorno in mensa siede al tavolo dei fighi, anche se a lei tutte queste attenzioni non piacciono proprio. Durante il pranzo, la nostra eroina adocchia i vampiri, che ovviamente non sospetta essere tali. Sono solo cinque tizi pallidi che sembrano provenire direttamente da un catalogo di Abercrombie e Fitch, che siedono in mensa senza mangiare e che non parlano con nessuno all’esterno del loro piccolo gruppo. E nella comunità questo non desta il minimo sospetto?

Orribili creature blasfeme! Andate via, demoni!

Ma torniamo alle lezioni – che Bella, per inciso, non ha bisogno di seguire, perché a Phoenix quelle cose le ha già studiate. Stupidi provinciali trogloditi. A biologia, Bella McMarysue scopre di essere la vicina di banco nientepopodimenoche del capo modello di Abercrombie, Edward. Istantaneamente, le sale l’ormone, e poco importa che il tizio fykissimo abbia gli occhi completamente neri, no, questo particolare non la scuote minimamente. A bionda, non è mica tanto normale, sai? Comunque, Abercrombie le manda occhiatacce cariche di odio. Scommetto che è geloso della sua french manicure.

Dopo la lezione di bio, Bella McMarysue incontra un altro ragazzo di nome Mike che si offre di accompagnarla in palestra, e siccome Mike non è un secchione ed è carino, Bella McMarysue non ci vede niente di molesto o socialmente inaccettabile, questa volta, e accetta di buon grado.

Morale della favola, l’unica persona in tutta Forks che non ha accolto Bella McMarysue a braccia aperte e levandole inni di lode è proprio Abercrombie, che, guarda caso, è anche l’unico che a lei interessi davvero. Notare che i due non si sono MAI scambiati nemmeno una parola, a questo punto della storia.

Passano i giorni, gli amici di bella sono sempre più asfissianti con la loro adorazione e il loro costante volerla inserire nell’ambiente, mentre Abercrombie è sempre più gnokko, ed ecco che giungiamo alla notissima scena dell’incidente. Oh, mamma, ilarità a palate.

In sostanza, Abercrombie salva Bella McMarysue da un pick-up impazzito che, se avesse fatto centro, sarebbe stato considerato un eroe della storia moderna. Dopo l’eroico salvataggio, sempre Abercrombie la supplica di non rivelare a nessuno il modo in cui l’ha salvata (ossia facendole scudo col proprio corpo e uscendone illeso), Bella McMarysue viene portata all’ospedale e il suo solo pensiero è: “OMG sembro scema col collarino!!!!!!” Tesoro, sembri scema anche senza.

Dopo l’incidente, Abercrombie comincia a ignorare Bella McMarysue, e la sua vita già struggente di per sé diventa ancora più oscura. Ma ecco che spunta una nuova complicazione! Il ballo scolastico! Indovinate chi vorrebbe andare al ballo con Bella? Esatto, TUTTI I MASCHI DI FORKS. Bella, però, non vuole saperne, perché lei è goffa, povera stella. In effetti Bella ci ripete ogni tre per due quanto la sua goffaggine la renda imperfetta, ma in realtà la rende solo adorabilmente imperfetta, visto che non soffre mai le conseguenze negative.

Così a random Abercrombie ricomincia a parlare con Bella, perché sennò il libro sarebbe una palla addirittura peggiore, e lei, scocciata, gli risponde in tono “involontariamente petulante”. Come se il tono involontariamente petulante non fosse il suo tono abituale. Comunque, Abercrombie le dice che è meglio che non diventino amici, lei gli risponde che oramai è troppo tardi e il mio cervello implode perché, no, Bella, voi non eravate amici, vi sarete parlati sì e no tre volte e il resto del tempo tu lo stalkeravi e basta.

Quest’ultima struggente conversazione tra i due ha un esito imprevisto: ora infatti Abercrombie e Bella McMarysue si odiano a vicenda perché lei pensa che lui avrebbe preferito che fosse morta nell’incidente e lui pensa che lei dovrebbe rivelargli il nome del suo parrucchiere. La situazione sembra a un punto di stallo, ma tanto lo sappiamo tutti che torneranno a parlarsi tra quattro pagine. Lui è troppo bello per tenergli il broncio e Bella… beh, lei è troppo scema.

Difatti, tempo le fatidiche quattro pagine, giusto per dare spazio a varie scene di Bella che rifiuta con sdegno sedicimila proposte per il ballo da altrettanti compagni di scuola, Bella McMarysue e Abercrombie passano dall’astio reciproco al punzecchiarsi a vicenda, e il fatto che Abercrombie sia l’unica persona in tutta Forks che non tratta Bella come la principessa che è ce la dice lunga su come si evolverà la situazione. Spoiler alert: si mettono insieme.

Bella, per non essere costretta ad andare al ballo con quei pezzenti dei suoi compagni di scuola, si inventa la balla che proprio quel giorno aveva in programma una visita a Seattle per comprare dei libri (perché lei legge solo Grandi Classici della Letteratura Europea e la biblioteca di Paesanottolandia è drammaticamente sfornita di testi di suo gradimento). Cosa fa a questo punto Abercrombie? Si offre di accompagnarla a Seattle. Quindi ora sono più o meno amici.

«Oh, Edward, vorrei esserti amica per meglio reprimere la mia sessualità adolescenziale. »
«Non possiamo, Bella, io sono pericoloso per te. »
«Significa che non vuoi essere mio amico? »
«Non è che non voglio esserti amico, è che sarebbe più sicuro per te se non lo fossi. Ma non posso non essere tuo amico: come tutto il resto dei personaggi di questo libro, ho istantaneamente sentito nei tuoi confronti un’attrazione che sconfina nell’isteria di massa. »
«Quindi mi stai offrendo la tua amicizia e nello stesso tempo stai consapevolmente mettendo a rischio la mia sicurezza, nonché sfidando le convenzioni sociali?»
«Esatto.»
«Sono tutta eccitata…»

Ok, si è capito che sono amici, ma tanto è chiaro come il sole che Bella McMarysue vuole essere amica di Abercrombie solo perché lui è vagamente figo, anche se non tanto quanto suo fratello, che sembra essere uscito da un catalogo di Dolce & Gabbana Underwear.

Oh, dei del cielo! Non altri disgustosi vampiri!

È proprio il sapore del proibito, dell’amare qualcosa che sa essere pericoloso a stuzzicare la fantasia di Bella, ma il punto è che Edward Cullen, pur essendo un vampiro, è quanto di meno pericoloso possa esistere. La Meyer, nel suo sforzo di rendersi appetibile alle fasce demografiche più giovani, si è data davvero tanto da fare nel creare dei vampiri politically correct fino a snaturare del tutto il personaggio topico. Edward continua a ripetere che Bella dovrebbe temerlo, ma per quale strapigna di motivo? I Cullen non mordono umani, non si nutrono di sangue di vergine, non sono in grado di incantare le persone, non asservono al loro volere gli umani, perché dovrebbe temerlo? Il massimo del pericolo che Edward potrebbe costituire per Bella è che entrambi indossino lo stesso abito scollato di Donna Karan al ballo di fine anno.

Comunque, Bella si ricorda che anche gli insulsi paesanotti hanno bisogno di bearsi della sua luce riflessa e acconsente con grande magnanimità d’animo a fare una gita in spiaggia con loro. Pensate, c’è addirittura Lauren, la Terribile Stronza, che sembra nutrire astio nei confronti di Bella McMarysue. Sicuramente perché è gelosa di lei. Dopotutto la nostra amata Bella non sia azzarderebbe mai a trattare i suoi “amici” come pezze da piedi, con sufficienza e distacco, addirittura ignorandoli o non prestando loro attenzione quando parlano perché è troppo presa a farsi i film su Abercrombie. No, affatto, è tutta invidia. W Bella!

Durante la gita in spiaggia, Bella McMarysue incontra Jacob Black, suo amico d’infanzia nonché padre del tizio paralitico da cui suo padre Charlie ha comprato il pick-up, che però non la degna di uno sguardo e la tratta con condiscendenza, come se la sua presenza nella riserva gli desse un enorme fastidio… No, scherzo, ovviamente si accorge della struggentissima Bella e stravede subito per lei. Ma esiste qualcuno a Forks che non l’abbia notata e subito amata come sia ama solo una dea? E, se sì, posso leggere un libro su di lui?

Così, i due parlottano un po’, notevole la sensibilità di lei che non menziona mai la paralisi del padre di Jacob, poi Bella McMarysue decide di… sedurre il giovane Jacob Black per estorcergli informazioni su Abercrombi e e il resto di D&G Underwear. Non so perché mi scandalizzi, del resto è un comportamento perfettamente razionale, nient’affatto da manipolatori maniaci. Jacob, essendo un quindicenne palestrato che passa la sua vita a contatto solo con altri ragazzi nerboruti quanto lui, ci casca in un petosecondo e così Bella scopre che i Cullen sono in effetti vampiri e che il nonno di Jacob ha vietato loro l’accesso alla riserva, un divieto che i Cullen rispettano perché la trama dice così. Io già lo sapevo, comunque, ma la mia reazione è stata lo stesso quella di mettermi a ridere. Bella McMarysue, invece, è serissima quando un quindicenne palestrato in preda agli ormoni della pubertà le parla di licantropi e vampiri. Non può non essere la verità, no?

Qualche giorno dopo, Bella va a fare shopping con le paesanotte che hanno l’onore di fregiarsi della sua amicizia (ma non della sua considerazione) e, oh boy, ecco una scena che non si vede spesso nelle fyccine di bassa lega: la tentata aggressione sessuale ai danni della Mary Sue! Ma, che sorpresona, dal niente spunta Abercrombie che la salva. E a questo punto non so chi tra i due sia più inquietante: lei che pensa praticamente solo a lui o lui che la segue. Staaaaaaaalker!

Abercrombie porta la damsel in distress a cenare per riprendersi dallo shock (lei già non ci pensa più, in realtà, visto che ha occhi solo per i suoi pettorali scultorei) e Bella gli rivela ciò che pensa di aver scoperto su di lui. Abercrombie non conferma, ma nemmeno nega.

Ora, un piccolo inciso sulla consequenzialità logica della storia dei Cullen. Ma se il nonno di Jacob conosce la famiglia di Abercrombie e sa che sono vampiri, perché il resto di Forks no? E poi come funziona la storia di loro che si sono appena trasferiti dall’Alaska se vivevano a Forks già ai tempi del nonno di Jacob? Nessun’altro a parte gli indiani della riserva si ricorda di loro? Perché? Explain, Twilight, Explain!

Tra le righe, insomma, Abercrombie ammette finalmente di essere un vampiro. Sì, in pratica in due mesi la struggente Bella McMarysue riesce a scoprire quello che gli abitanti di Forks non hanno sospettato in due anni interi. Ma Abercrombie è un vampiro di quelli buoni perché non beve sangue umano ma solo quello di animali. Vi immaginate se Bella fosse stata un’attivista del PETA quanto sarebbe stato diverso (e potenzialmente awesome) il romanzo?

Arriviamo dunque al giorno del ballo di primavera, quello a cui Bella non voleva assolutamente partecipare nonostante mezzo mondo si fosse offerto come suo cavaliere. Invece di andare a Seattle, come previsto, Bella McMarysue mente a suo padre e a tutti i suoi amici al solo scopo di restare sola con Abercrombie, anche se non ha alcun motivo plausibile per farlo (mentire, intendo), lo fa solo per il gusto del proibito che, si è capito, è l’unica cosa che la eccita.

Così, Abercrombie porta Bella McMarysue nel fitto del bosco, presumibilmente per stuprarla e nasconderne il cadavere, ed ecco la scena che tutti stavamo aspettando: Edward luccica!

Sì, Buffy, ti capisco...

Tra l’altro, se volevate un campione della pessima scrittura della Meyer, eccovelo:

Alla luce del sole Edward era sconvolgente. Non riuscii ad abituarmici; eppure non gli tolsi gli occhi di dosso per tutto il pomeriggio. La sua pelle, bianca nonostante il debole colorito acquistato dopo la battuta di caccia del giorno precedente, era scintillante, come ricoperta di piccoli diamanti. Se ne stava perfettamente immobile nell’erba, con la camicia aperta sul petto iridescente e scolpito, le braccia nude e sfavillanti. Le palpebre, pallide e luminose, erano chiuse, ma ovviamente non dormiva. Una statua perfetta, sbozzata in una pietra sconosciuta, liscia come il marmo, lucente come il cristallo.

Ok, quindi Abercrombie luccica. E cosa chiede, primissima cosa, a Bella McMarysue? Se la spaventa. Gioia, io ho una fantasia abbastanza vivida, ma non riesco a immaginare niente di meno spaventoso del glitter. A parte, forse, i coniglietti.

Dopo il siparietto luccichevole, Abercrombie comincia a spiegare a Bella un po’ della sua natura e del perché sia così attratto da lei. Paragona il suo desidero di bere il sangue di Bella per quello di un eroinomane per la sua droga preferita (educativo!) e le rivela che per un pelo non le è saltata addosso la prima volta che l’ha incontrata a lezione di biologia. No, un momento. Quella volta Abercrombie guardava Bella con occhi carichi d’odio. Non retconnettere all’interno dello stesso libro, Meyer, l’odio non è esattamente un’emozione associata al desiderio.

Va bene, prendiamola per buona lo stesso. Ma solo per sfinimento. Già perché il capitolo del bosco dura un’infinità ed è noiosissimo pur dovendo essere qualcosa di romantico, con la scenda del primo bacio e cicci ciacci. È tutto tirato per le lunghe con concetti già ripetuti almeno altre cento volte. Tanto è vero che se si rimuovessero tutte le struggenti ripetizioni, di Twilight non rimarrebbe che:

Arrivo a Forks. Tutti provinciali. Uh, un figo, sembra una statua di marmo. Me lo farei. Oh, no, un furgone! Figo mi salva. Figo paranormale. Ancora più eccitata. Figo mi porta nel bosco. «Ti amo.» «Sono pericoloso.» «Non mi importa, ti amo.» «Sono un vampiro.» «Non mi importa, ti amo.» «Ogni tanto mi vesto da donna.» «Non mi importa ti… EH?»

Ok, scusate, quella sarebbe un versione moooolto più interessante. Il fatto è che siamo oltre la metà del libro e non si è vista NEANCHE L’OMBRA DI UN CONFLITTO.

Vabbè. Di ritorno a Forks, Abercrombie racconta a Bella la storia di come è diventato vampiro nella Chicago dei primi del Novecento, durante l’epidemia di spagnola. Edward stava per soccombere alla malattia come il resto della sua famiglia quando Carlisle, che già allora era un dottore gnokko, lo ha vampirizzato per salvargli la vita. Le vere motivazioni Abercrombie non le spiega, ma a me piace pensare che ci fosse sotto una torbida attrazione sessuale.

Arrivati alla struggente abitazione di Bella McMarysue, Abercrombie si lascia andare ad altre confessioni che forse era meglio se si teneva per sé, tipo che è solito trascorrere ogni sua notte a osservare Bella che dorme. Oh, che romantico. Anzi, no, non è romantico, è inquietante. Chiama la polizia.

Che poi, è solo la mia immaginazione raccapricciante o è assai probabile che, dato che Abercrombie spia Bella tutte le notti per tutta a notte, l’abbia anche sentita, tipo, scoreggiare nel sonno? Che romanticheria!

Boh, sarò io che sono troppo conservatore, ma a Bella McMarysue ‘sta cosa di essere spiata costantemente da Abercrombie attizza parecchio, e infatti… OMMIODDIO lo invita a sdraiarsi nel letto con lei e, tra detti e (molti) non detti parlano perfino di sesso. Ma, gente, mi preme di ricordare che si sono scambiati a malapena un bacio poche ore prima e già Bella McMarysue vuole passare al manuale “Cafuddare con un vampiro in 10 semplici passi”…

Vabbè, ovviamente questo è un libro per giovani fanciulle e quindi il sesso è verboten. Bella e Abercrombie trascorrono una romantica serata a cullarsi l’una nelle braccia dell’altro e, quando Bella si risveglia il mattino dopo, scopre che il suo stalker personale la sta ancora fissando. Brrrr. Dopo qualche altra smanceria totalmente pointless ma che scalda i cuori delle teenager lettrici, Abercrombie DECIDE che è arrivato il tempo che 1) Bella faccia colazione e 2) Bella conosca il resto del clan Dolce & Gabbana Underwear. L’enfasi l’ho messa apposta perché, fateci caso, nel corso del romanzo è sempre Edward che decide, Bella è talmente presa da lui da esserne del tutto succube, annientando la sua già scarsa personalità.

Dai Cullen, ovviamente, tutti amano Bella e le fanno un sacco di complimenti, evviva, tutti la amano, sai che novità. Unica cosa degna di nota, Alice Cullen, la vampira precognitiva (e gnocca), avverte il resto del clan che ha visto l’arrivo di altri vampiri, che però sono vampiri seri e non la reinterpretazione che Elton John farebbe di un vampiro. Che si stia per assistere al benedetto conflitto che latita da più di tre quarti del romanzo? Lo scopriremo dopo una serie di digressioni sulla storia di Carlisle Cullen, alias Dottor Bollore. Roba fondamentale per la storia o ho solo sprecato dieci minuti della mia vita che nessuno mi darà più indietro? La domanda è più che altro retorica, visto che sto leggendo Twilight.

Fun fact: il titolo originale di Twilight doveva essere “Tre ore della tua vita che nessuno ti ridarà più indietro”.

Comunque, l’ennesima sessione di pimici-pomici-pù dei nostri struggenti eroi viene interrotta dal resto dei Cullen, perché Emmett vuole organizzare una partita di baseball. Ora, sono solo io a trovare l’idea di cinque vampiri centenari che giocano a baseball la cosa più idiota dell’intero libro? Ma perfino peggio di fatina Edward che luccica e scoreggia polvere di fata? Perfino più aberrante del fatto che non si sia visto un solo canino in un romanzo che parla di vampiri? Boh, sarò solo io…

Prima della partita, Abercrombie porta Bella a casa e lì i due si imbattono in Jacob e Billy. I due struggenti eroi si separano con la promessa di rivedersi al tramonto e Bella affronta i Black. Billy la mette in guardia sui Cullen e Bella è oltraggiata. Come osa, quella vecchia malelingua la cui famiglia si è scontrata per generazioni con i Cullen a nutrire riserve nei loro confronti? Pettegolo che non è altro! Oltraggiamoci tutti.

Liberatasi dai Black, Bella si reca con i Cullen nel bosco per assistere alla partita di baseball, durante la quale Alice, che aveva previsto l’arrivo degli altri vampiri qualche ora prima, si accorge che… il rumore di loro che giocano ha in effetti attirato i vampiri, difatti autoavverando la previsione. Ma dai.

Quindi arrivano tre nuovi vampiri, hanno l’aspetto di dei vagabondi e sanno di selvatico. Da cosa si capisce che sono cattivi? Non sono gnokki.

E quando una leggera brezza che sposta l’odore di Bella in direzione dei nuovi arrivati, i vampiri kattivi si rendono conto che la nostra amata eroina è un’umana e, meraviglia delle meraviglie, dopo sole trecento e passa pagine, compaiono le zanne di un vampiro.

E siccome nessuno perde la testa per Bella da più di trenta pagine, e questo è imperdonabile, James, il capo dei vampiri cattivi, decide che vuole Bella con tutto sé stesso. A portare in salvo la struggente Mary Sue arriva come al solito Abercrombie, che vuole portarla lontano da Forks. Bella pensa che il suo piano sia stupido e se ne esce con uno ancora più stupido: dirà a suo padre che si è rotta di Forks e che vuole tornare a Phoenix. Nella casa in cui non c’è nessuno. In piena notte. Da sola. Così, di punto in bianco. Non funzionerà mai.

Vero?

Ma manco per idea! Apparentemente, quel beota di Charlie trova perfettamente razionale acconsentire che sua figlia se ne torni da sola a Phoenix in piena notte e la lascia andare. Niente battuta. Vorrei riuscirmi a inventare qualcosa, ma l’idiozia di questa situazione ha inibito la mia ghiandola del sarcasmo.

Il clan Dolce & Gabbana Underwear si separa e mentre Abercrombie e il Dottor Bollore fanno una cosa maschia e vanno all’inseguimento di James, Bella McMarysue scappa in compagnia di Jasper e Alice. Il piano sembra – inspiegabilmente – funzionare, quando Bella riceve una telefonata da sua madre che, sembra, è stata rapita niente meno che da James. Oh, no, le sono così affezionato, visto che è apparsa il tempo di due paragrafi nel primo capitolo e anche lì la sua presenza era sommersa dai piagnistei di Bella! Spero che non le succeda nulla.

Avendo rapito la signora McMarysue, James ricatta Bella costringendola a lasciare la protezione di Jasper e Alice. Bella accetta senza riserve, visto che ama fare quello che gli altri le ordinano di fare e visto che due vampiri forti come Jasper e Alice sicuramente non le sarebbero di alcun aiuto.

Quindi, Bella si separa da Alice e Jasper e segue le istruzioni di James, che la conducono alla sua vecchia scuola di danza – un luogo che anche Alice aveva visto in una sua precognizione. James conosce quel posto perché… la trama dice così. Una volta lì, sorpresa sorpresa, scopriamo che il vampiro non-gnokko-quindi-cattivo non ha rapito affatto la signora McMarysue, ma ha usato nella finta telefonata a Bella delle vecchie registrazioni della sua voce prese da un video di cui James è entrato in possesso ancora una volta perché la trama dice così.

Arrivati al confronto finale , James dice a Bella che è affascinato da lei perché la ritiene priva di egoismo. LOL, è un bene che non sia in grado di leggerle la mente come ha fatto il lettore per tutto il tempo. Comunque, nonostante adori e veneri bella (e chi non l’adora, accipigna?!) le sue motivazioni sono ben diverse. James, arrivato per caso a Forks, vuole uccidere Bella perché – reggetevi forte – una volta voleva mangiare un’umana ma poi qualcuno l’ha vampirizzata trasformandola nel vampiro che ora si chiama Alice Cullen. BOOOOM!! E con questa rivelazione il libro rinuncia definitivamente ad avere un minimo di coerenza logica.

Va bene, le motivazioni del main villain che compare a cinquanta pagine dalla fine del libro sono stupide come un cane a una conferenza di astrofisica (cit.), ma per lo meno possiamo goderci un epico scontro finale all’apparenza impossibile tra una fragile umana determinata a sopravvivere e un potentissimo vampiro che non ha niente da… oh, fa niente, Bella McMarysue sviene e nel nuovo capitolo è sana e salva grazie ai Cullen. Davvero libro? È così che vuoi giocartela?

Tiriamo gli ultimi fili, in ospedale Bella chiede ad Abercrombie di vampirizzarla, ma Abercrombie è restio e le spiega che quando il Dottor Bollore ha vampirizzato lui, si trovava prossimo alla morte e, essendo tutta la sua famiglia già morta a causa della spagnola, non abbandonava niente che valesse la pena. Al che Bella, con vita sociale, madre e padre in buona salute, gli dice che per lei non c’è niente di importante a parte Abercrombie. Ecco, questo è un po’ il succo del personaggio: Bella è una figura femminile che esiste solo in funzione dell’amato e che molte tredicenni decerebrate prendono come un modello di comportameno. Agghiacciante.

Epilogo: Abercrombie in smoking e Bella McMarysue in abito da sera si preparano per un appuntamento. Dove andranno mai? si chiede Bella. Al ballo, risponde il lettore che è riuscito a conservare integre le sue facoltà cerebrali anche dopo le minchiate del climax. No, sul serio, Edward, dove mi stai portando? si domanda ancora una volta Bella. Al ballo, cretina, risponde il lettore ormai esasperato. E dove vanno? Al ballo. Uuuuuh, che cosa inaspettata.

E fu così che, grazie ad Abercrombie del clan Dolce & Gabbana Underwear, Bella McMarysue riuscì a superare la sua atavica paura del ballo e vissero tutti felici e struggenti.

Tranne Jacob Black che, anche quella sera, si ammazzò di pugnette. Ma avrà tempo di rifarsi, Masturbino, nell’eccitante (e sicuramente struggente) sequel New Moon!

Le struggenti conclusioni

Se partiamo dalla premessa che Twilight non è un romanzo, ma la risposta alla domanda: cosa produrrebbero cento scimmie che battono a caso i tasti di cento macchine da scrivere per cento anni, le conclusioni si traggono da sé. Volete che le tragga da solo lo stesso? Dopo le oltre 4000 parole di recensione che avete appena letto? Mi volete proprio male, eh…

Dunque, Twilight è un paranormal romance. Come dicevo nell’intro, i romanzi di questo genere sono caratterizzati dall’unione di due elementi: quello fantastico e quello romantico. Twilight riesce a fare schifo in entrambi.

Partiamo con la parte paranormal. I vampiri della Meyer fanno pena. Ogni volta che un nuovo vampiro veniva introdotto nel libro, sentivo distintamente il rumore di un coniglietto che piangeva. Come ho detto da qualche parte sopra, quelli della Meyer non sono veri vampiri, ma più che altro l’imitazione che Elton John farebbe di un vampiro. I Cullen non sono temibili eppure, per qualche misteriosa ragione, Edward non fa che ripetere a Bella che lui è pericoloso. Contento lui…

La figura mitologica del vampiro qui non è nemmeno reinventata. È proprio stuprata, piegata in maniera innaturale al solo scopo di farlo combaciare coi margini della storia d’amore.

La storia d’amore, appunto. Fa schifo anche quella. È scontata fin dal principio e, peggio del peggio, imposta dall’alto come un dato di fatto e non come una situazione psicologica in divenire. Bella non è attratta da Edward, ne è ossessionata. Viceversa, Edward sta con Bella solo perché ha un buon odore. Com’è romantico tutto ciò…

Ma vogliamo leggere il tutto in chiave metaforica? Con il vampiro che rappresenta la sessualità? No, vi prego. Se mi mettessi a reinterpretare tutti i riferimenti alla pericolosità di Edward in questa chiave ne uscirebbe un quadro ancora più sconvolgente.

La love story è dunque stupida, irritante, noiosa e descritta malissimo, ma la parte che dovrebbe essere action, in cui finalmente succede qualcosa e l’azione è spinta da un benedetto conflitto anziché dagli ormoni di Bella, invece di essere il punto in cui il libro si risolleva, diventa quello in cui la merda colpisce le pale di un ventilatore acceso. Le azioni dei protagonisti non hanno senso, sono illogiche e il finale è oltremodo deludente con Bella, passivissima, che sviene e che, ancora una volta, viene salvata dall’eroico Edward.

Io non ho niente contro le storie d’amore. Alcuni dei miei libri preferiti (uno su tutti La storia di Lisey di Stephen King, un vero e proprio capolavoro) sono impreziositi da storie d’amore bellissime e coinvolgenti anche per individui dal cuore arido come me. La questione non è il genere di Twilight, ma il fatto che la Meyer non sia assolutamente in grado di scrivere e che il libro, di conseguenza, sia una porcata totale.

Giuro, ho letto raramente un libro che facesse così schifo. Ma anche uno che fosse così involontariamente divertente. Bella non se ne rende conto, e nemmeno la Meyer, cosa ancora più grave, ma per un lettore non decerebrato il suo comportamento è talmente ridicolo che sembra di leggere una parodia dei romanzi d’amore piuttosto che qualcosa che voleva essere preso sul serio.

In ogni caso non mi sento affatto di consigliare Twilight, a meno che non siate masochisti. Sì, potrebbe divertirvi, ma è molto più probabile che vi annoi e finisca con l’irritarvi.

Voto finale