Recensione – I ragni zingari di Nicola Lombardi

Quando ho comprato (rigorosamente in versione cartacea) I ragni zingari non mi è subito venuto in mente dove avevo già incontrato Nicola Lombardi, per il semplice motivo che la prima volta che ho letto qualcosa di suo, il suo nome non era in copertina, bensì ben nascosto nella prefazione. Qualcosa si è acceso quando, nella bio in quarta di copertina, ho letto:

[…] a Roma si lega al movimento letterario NeoNoir

E il NeoNoir per me significa soprattutto Dario Argento. Ora, dite quello che volete della qualità dei suoi ultimi lavori, ma io adoro e venero Dario Argento. E lo adoravo e veneravo ancora di più quando ero piccolo, tanto che quando mi sono imbattuto – probabilmente da qualche parte nel reparto libri dell’Ipercoop – in un’antologia che si intitolava Terrore Profondo (Newton Compton) e che conteneva la novellizzazione di alcune delle storie più famose del Maestro, mi sono fiondato a comprarla chiedere i soldi a mia nonna per comprarla. Nell’antologia, Nicola Lombardi è l’autore niente meno che di Suspiria e, per questi ed altri motivi, è da considerarsi un veterano dell’horror.

Ora, un’altra piccola premessa perché mi piace una cifra dilungarmi. Quest’anno ancora non ho letto un libro che mi piacesse al 100%. Ti credo, direte, sei partito con Goodkind e poi hai letto quella monata di zombie Twilight. Beh, avete ragione, ho anche letto dell’altro, comunque non si può dire che in parte non me la sia cercata. Sta di fatto che volevo disperatamente leggere qualcosa non di accettabile o bello ma di OMFG QUESTO LIBRO È FANTASTIKOOOOO!!!!!1one

I ragni zingari di Nicola Lombardi poteva essere il libro giusto. Lo è stato? No, ma non è nemmeno un brutto romanzo, a dirla tutta. Anzi, diciamola tutta per davvero e vediamo che cosa mi è piaciuto e che cosa mi ha deluso.

La scheda del libro

I ragni zingari di Nicola Lombardi
Pubblicato da Edizioni XII
Anno 2010
145 pagine
Il libro su Amazon

I ragni palindromi

L’ho notato solo grazie a un commento su aNobii, e penso dobbiate saperlo anche voi: il titolo del libro è palindromo. Leggendo I ragni zingari al contrario si ottiene esattamente la stessa frase. E a suo modo è geniale perché questo racconto parla di specchi e riflessi. E di ragni zingari.

Ma non è per i ragni che, dal catalogo online di Edizioni XII ho scelto di acquistare questo libro anziché uno dei suoi tanti validissimi compagni. Ciò che mi ha convinto innanzitutto è stata la trama.

I ragni zingari parla di un giovanissimo soldato di nome Michele che, dopo l’armistizio del 1943 ritorna al paese natale per scoprire che suo fratello Marco è scomparso senza lasciare traccia e la ragione di tale scomparsa potrebbe non essere dovuta a cause naturali o razionalmente spiegabili e accettabili.

Ora, detto così non è molto, però, fidatevi, l’attacco della storia è azzeccato, stimola la curiosità e la voglia di andare avanti nella lettura.

Purtroppo non posso dire altrettanto per il finale. Che non vi svelerò. Sappiate che, a conti fatti, l’ho trovato del tutto deludente e anticlimatico. Ripeto, non voglio anticipare niente, però ok il tema dell’orrore soprannaturale che si mescola all’orrore della natura umana, ma in un romanzo horror con una premessa del genere? Sul serio? Lo so che dovrei sentirmi affascinato per l’intelligenza con cui Lombardi ha costruito un ponte tra questi due temi, ma in realtà mi sento solo defraudato di una storia che avrebbe potuto essere eccellente.

Lo stile

Stiamo parlando di un veterano, per cui non vale nemmeno la pena di dilungarsi troppo: è ovvio che lo stile sia buono, anzi, ottimo. Anzi, lo stile è il motivo per cui vi consiglierei di leggere questo romanzo.

Lombardi è dotato di una prosa densa e tuttavia non troppo pomposa da soffocarti. Io l’ho capito nel secondo capitolo, leggendo la scena in cui Michele ritorna a casa dall’Albania e si ricongiunge con la famiglia. Lì mi sono detto: “Ecco uno che sa come si scrive”.

Se devo muovere una critica – e lo farò perché sono una persona orribile – devo far notare che, a causa della lunghezza veramente stringata del romanzo, la caratterizzazione dei personaggi ne risente parecchio. Non Michele, che è il protagonista, ma di sicuro i membri della sua famiglia sono monodimensionali e, soprattutto nel caso della madre, più piatti cliché che personaggi a tuttotondo. Con un romanzo di 145 pagine bisogna essere stringati, ed è un peccato che a farne le spese sia la caratterizzazione.

In conclusione

Vi trovate di fronte a una di quelle recensioni che è positiva ma non entusiasta. I ragni zingari è un buon libro, specialmente se considerato nel desolante panorama della narrativa di genere italiana. Però per ogni qualità positiva c’è un “ma”.

La trama è affascinante MA il finale è deludente.

È scritto bene MA troppe cose sono solo abbozzate.

Insomma, poteva essere un ottimo romanzo MA è solo accettabile.

Voto finale

Recensione – Warm Bodies di Isaac Marion

Gli zombie sono fighi. Sono morti eppure in possesso del basilare istinto di cibarsi di carne viva, non possono essere fermati a meno di non distruggere loro il cervello e sono anche abbastanza disgustosi. Puzzano di decomposizione, possono emettere solo dei suoni gutturali, non sono in grado di formulare ragionamenti che vadano al di là di “BRAAAAAAINS” e via dicendo.

Per questo, a differenza di vampiri, demoni e angeli decaduti, non sono mai stati considerati un target della narrativa paranormal romance. Sono disgustosi e alle ragazzine di dodici anni non piace la roba disgustosa. Almeno così dicono.

Da fan dell’horror in generale e degli zombie in particolare, non posso che esserne grato.

Poi, un giorno, ho visto questa foto:

Il mio primo pensiero è stato: ehi, Tony Stonem, come mai fai l’extra in un film sugli zombie? Ma è bastato guardare la pagina di IMDb dalla quale la foto proveniva per scoprire che la spiegazione era un’altra.

Quando uno zombie si innamora della ragazza di una delle sue vittime, la loro relazione mette in moto una sequenza di eventi che potrebbe cambiare il destino di un mondo senza vita. No, non vi sto prendendo per il culo.

Warm Bodies è Twilight con gli zombie. Non è uno scherzo, lo hanno fatto per davvero. Ma non è tutto, come il suo predecessore made in Meyer, anche Warm Bodies è basato su un libro. E visto che il mio lavoro qui è leggere libri trash, potevo esimermi dalla lettura di questa nuova frontiera del paranormal romance? Certo che no. Ed è un buon libro? Ma secondo voi…?

La scheda del libro

Warm Bodies di Isaac Marion
Pubblicato in Italia da Fazi
Anno 2011
269 pagine
Il libro su Amazon

Zombie in Love

Leviamo subito ogni dubbio. È meglio di Twilight. La scrittura è più fluida, i personaggi sono un attimino più caratterizzati (anche se lei a tratti è un po’ un’ameba) e, quando il protagonista si perde in infiniti monologhi interiori, il lettore non è preso dalla voglia di strapparsi le palle a morsi. Ciò detto, il libro non è comunque buono.

La storia è narrata dal punto di vista di R, uno zombie senziente. Nel romanzo tutti gli zombie possiedono qualche livello di senzietà, tanto che hanno una specie di gerarchia sociale, delle forme di istituzioni come il matrimonio e perfino un retaggio culturale che si esplicita nella forma di riti simil-religiosi.

Ok, quello era il sociologo che abita nel mio cervello. In parole povere, gli zombie in questo libro non sono scemi, possono comunicare tra loro e anche ragionare. Non è di certo una figura aderente al topos, ma, ehi, anche nei film di Lucio Fulci gli zombie preferivano attaccare la gnocca di turno con un machete anziché mangiarla, e i film di Lucio Fulci (per altro, citato nella cover italiana del romanzo) sono canon.

Un giorno, R e i suoi compagnucci zombie che vivono all’aeroporto decidono di andare verso la città a procacciarsi del cibo. Lì si imbattono in una pattuglia di umani (che ormai vivono asserragliati in un enorme Stadio) e fanno quello che gli zombie sanno fare meglio, cioè gnam gnam. R mangia il cervello di un ragazzo e ne assorbe i ricordi con particolare vividezza. Scopre così che Julie, una delle viventi che sta per essere divorata, è la fidanzata di Perry, il ragazzo con cui ha appena banchettato, e decide così di portarla con sé e proteggerla.

Da qui il romanzo prosegue per due strade parallele. Una è la storia di R, della sua relazione con Julie e di come, dall’essere un semplice morto vivente, si stia pian piano trasformando in qualcosa di nuovo, mentre l’altra è la storia di Perry, il ragazzo più emo che ci sia, che coltiva il sogno di diventare – indovina un po’ – uno scrittore, ma è costretto a rassegnarsi a quello che il mondo post apocalisse zombie gli riserva.

Ma il lieto fine è dietro l'angolo...

Il problema principale di Warm Bodies è, a mio avviso, che non sa che genere di libro vuole essere. Qualcosa per giovani lettrici? Gli zombie fanno schifo. Un survival horror con scene splatter? Troppi wall of text metafisici.

Per i primi capitoli, infatti, R è un tipo arguto. Cavolo, il romanzo si apre con queste parole:

Sono morto, ma non è poi così male.

E prosegue con quella che è destinata a diventare una delle mie analogie preferite di sempre:

Ci avviciniamo a un palazzo fatiscente e iniziamo a sentire odore di Vivi. Un odore che non è quello di sudore e pelle, ma l’effervescenza di energia vitale, come una forte essenza ionizzata di fulmini e lavanda. Non lo sentiamo col naso. Ci colpisce molto più in fondo, vicino al cervello, come il wasabi.

E questo è lo stesso scrittore che, cento pagine più avanti, infarcisce la storia con sermoni filosofici del tipo:

Nei momenti migliori avevamo ceduto alla paura; come avremmo potuto affrontare i peggiori? Così costruimmo mura più alte e ci riversammo al loro interno. Continuammo a farlo fino a che non fummo i più grandi e i più forti, eleggemmo i generali più valorosi e reperimmo più armi possibile, pensando che quel massimalismo ci avrebbe dato la felicità. Ma era impossibile che qualcosa di così semplice potesse funzionare.

ZZzzzzZZzzzzzZZZZzzzzzzZZzzz… Eh? Oh, scusate.

Insomma, il peggior difetto di questo libro è che non è coerente nemmeno con sé stesso, non sa che cosa vuole essere e nemmeno come diventarlo. Per lo meno la Meyer è partita lagnosa e ha finito lagnosa, quella sì che è costanza!

In conclusione

Warm Bodies non è Twilight, ma è comunque un libro per lo meno stupido. Non per inettitudine dell’autore, va precisato, ma perché sembra sforzarsi troppo nel voler essere qualcosa di più di uno dei tanti altri paranormal romance.

Così partiamo con un tono un po’ più leggero condito con qualche scena splatter per poi finire a leggere riflessioni sul senso dell’esistenza, sull’umanità che distrugge sé stessa e sulla vita che, nonostante tutto, va avanti perché è più forte di ogni cosa. Sono temi importanti, certo, ma mi riesce difficile prenderli sul serio.

Perché? Perché sto leggendo la versione zombie di Twilight, ecco perché!

Non è possibile pretendere di essere presi sul serio quando la trama principale del tuo romanzo parla di uno zombie innamorato di un’umana perché ha mangiato il cervello del suo ragazzo assorbendone i ricordi. È semplicemente… stupido.

L’idea dello zombie senziente non è male – non è inedita, ma è poco usata, e quello di Marion è il primo romanzo che ho l’occasione di leggere in proposito – e la storia d’amore sarebbe stata anche credibile se tutto il resto non fosse stato terribilmente stupido: Julie viene salvata da R e nascosta in un aereo nell’aeroporto dove vivono gli zombie e per una settimana rimane lì a far niente, senza nemmeno tentare di scappare; l’amica di Julie, Nora, accetta senza battere ciglio che Julie sia l’amyketta di uno zombie; per tutto il romanzo R tiene nascosto a Julie che è stato lui ad uccidere il suo ragazzo, uno pensa: oh, sarà sicuramente il build up per qualcosa di eccezionale, e invece Julie lo scopre e la sua unica reazione è “ok, ti perdono”…

Insomma, nonostante Isaac Marion secondo me ci ha tentato e parecchio, non sarà Warm Bodies a sdoganare il paranormal romance dal ghetto della letteratura per bimbeminkia decerebrate.

E, per favore, lasciate stare gli zombie.

Voto finale

Piccola nota di fine recensione: quando leggerete questo articolo (a meno che non lo stiate leggendo a un anno dalla sua pubblicazione, cari lettori del 2013) sarò con buona probabilità imbottito di anestetico pronto per un’avulsione del dente del giudizio. Dicono che sarà dolorosa e ci credo. Mi toccherà pure dire addio per due-tre giorni al cibo solido, e a me piace un sacco il cibo solido. Va da sè che sarò del tutto impossibilitato a scrivere nuovi articoli, pertanto la reccy di I ragni zingari di Nicola Lombardi che ho in programma slitterà di almeno una settimana.

Nuove uscite

Di solito non giudico un libro prima di averlo letto, ma (click per allargare)…

Sì, quella che vedete è la copertina di Tanit, il terzo e – si spera – ultimo capitolo della trilogia di Lara Manni, seguito di Esbat e Sopdet. Come sapete, a mio avviso la Manni si è infilata in una spirale discendente e la qualità dei suoi libri è andata nettamente peggiorando: a un buon romanzo d’esordio come Esbat ha fatto seguito quella ciofeca di Sopdet, che ho appropriatamente inserito al numero 1 nella lista dei peggiori libri italiani del 2011.

Non nutro buone speranze per quanto riguarda Tanit, perché la Manni mi sembra essere partita per la tangente del “nobilitiamo il mio romanzo con significati pregnanti per far vedere che non sono una scrittrice di genere ma una scrittrice che fa Arte e Critica Sociale”. Inutile dire che per Sopdet non ha funzionato. Tenete però bene a mente che di Tanit non so una beneamata fava, e sto giudicando solo sulla base di quanto della Manni ho letto in precedenza.

Scrivere impegnato. Perché scrivere bene è troppo mainstream

Leggevo su Facebook i discorsi sui massimi sistemi di uno scrittore fantasy italiano abbastanza noto e di cui a volte apprezzo l’occhio critico. Di solito non presto molta attenzione ai discorsi teorici sulla narrativa, perché mi annoiano con la loro fumosa pretenziosità, e spesso mi indispongono pure. Questa volta ho letto, perché si trattava solo di uno scambio di battute tra lo scrittore in questione e un collega, niente di catartico o ufficiale, se non fosse che, dopo aver letto, mi sono dovuto trattenere onde evitare di scatenare un inopportuno flame. Non ero parte in causa della discussione, per cui non ho risposto.

Però mi ha stimolato lo stesso due o tre riflessioni che ora vi affliggo. Non si tratta di un rant, ma quasi.

L’argomento della discussione era il valore letterario della narrativa fantasy italiana, con lo scrittore che sosteneva che i tempi sono maturi perché il romanzo fantasy italiano affronti temi di indiscutibile pregnanza sociale e culturale quali la crisi economica dal punto di vista, taciuto nei romanzi mainstream, non delle fabbriche e dei proprietari, ma dei lavoratori precari.

Non si tratta di concetti nuovi: mi pare che qualcosa del genere sia stato espresso anche da Francesco Dimitri nella prefazione di Il sentiero di legno e sangue di Luca Tarenzi.

Ora, metto le mani avanti. Il precariato, il non avere un lavoro, l’incertezza di riuscire ad avere i soldi per mantenere la propria famiglia fino alla fine del mese sono tre degli orrori quotidiani più grandi che io riesca a immaginare. Fanno paura. Lo so. Ed è giusto che facciano paura. È giusto che se ne parli perché purtroppo la classe dirigente ha la tendenza o a nascondere il problema, quand’anche a negarlo, oppure a strumentalizzarlo per beceri fini politici.

Ma.

Un grande, fottuto MA.

Forse, e dico forse, non voglio sentirmi ricordare che non ho un lavoro, che il trenta percento dei miei coetanei in cerca di lavoro è destinato alla disoccupazione, che magari finirò a fare un lavoro che non centra niente con la mia laurea e che quindi avrò buttato cinque anni di istruzione nel cesso tirando ripetutamente la catena, non voglio sentirmi ricordare che c’è poca speranza nel futuro e sarà così per un bel po’ di tempo. NON QUANDO LEGGO UN FOTTUTO FANTASY CON ELFI E CAVALIERI.

La narrativa, porco di un Giuda in perizoma, è evasione. Per lo meno, la mia concezione di narrativa genere. Io, scrittore di merda, ma comunque scrittore, non scrivo per ammorbare i miei lettori con problemi che affrontano nella vita di tutti i giorni. Voglio che i miei lettori, quando mi concedono dieci minuti del proprio tempo per leggere quelle tre schifezze che ho scritto, possano evadere per un po’ dalla quotidianità. Voglio intrattenere la gente, non pigliarla a pugni nei coglioni urlandogli in faccia che il precariato fa schifo. Lo sanno. Non sono scemi.

Il che mi porta a trarre una seconda conclusione: per lo scrittore in questione l’unica narrativa degna di dignità è quella che offre riletture filosofiche dei fenomeni sociali.

Stronzate.

Questo discorso è perfino peggio dei mille sproloqui di quelli che sostengono che il fantastico sia un genere inferiore perché, appunto, d’evasione. Peggio perché proviene da uno che di mestiere scrive fantasy. In pratica è come se avesse ammesso ai grandi intellettuali di ‘sto cazzo che, sì, il fantastico è un sottogenere per bambini perché nessuno parla del precariato. Per quanto mi riguarda, usare la narrazione come un mezzo per raggiungere un fine che non sia quello di intrattenere il lettore è semplicemente aberrante, la negazione assoluta della professione di scrittore. Poi c’è chi ha una alta opinione di sé stesso, e allora la narrativa che non è Arte diventa in automatico merda. Ciò capita molto spesso con autori e critici di narrativa mainstream, e di norma mi faccio due risate e mi allontano. Mi infastidisce, invece, che una concezione del genere provenga da un autore che fa del fantastico il suo genere d’appartenenza.

Che poi io non sto dicendo che il fantastico debba essere stupido perché bisogna solo intrattenere. Sarebbe come dire che i film di natale di Christian De Sica sono comicità perché le battute sulla merda sono troppo LOL. Un romanzo fantasy, anche di quelli più beceri e stereotipati, con cavalieri dall’armatura luccicante, principesse in pericolo e oscuri signori del male, può parlare alla perfezione della natura umana e della società contemporanea senza che ciò sia stato stabilito a tavolino e sbattuto di prepotenza in faccia al lettore. Un romanzo, del resto, parla anche del suo autore, che questi lo voglia o meno.

Io contesto la violenza con cui si vuole che la narrativa di genere affronti temi che non sono per lei di primaria importanza, non il fatto che questi temi vengano affrontati.

Terza cosa e poi chiudo. Lo scrittore segnala anche un esempio virtuoso di questa nuova corrente di autori del fantastico in grado di offrire riletture dei grandi fenomeni sociali. Si tratta di un autore di cui non ho mai letto nulla, ma che mi sta gioiosamente sulle palle per altri motivi. In compenso so che i suoi romanzi sono stati massacrati dalla critica che li ha inseriti di rigore tra i pessimi romanzi che ammorbano il fantasy italiano. Probabilmente a ragione, visto che l’editore ha optato per una distribuzione solo in formato digitale (ewwww) dell’epilogo della trilogia. Non ho fatto nomi, ma si capisce benissimo di chi sto parlando.

Ora, com’è che vogliamo caricare la narrativa di genere di significati che non dovrebbero essere il suo focus primario, eppure ci va bene lasciare la trattazione di questi stessi temi nelle mani di autori riconosciuti dal pubblico e dalla critica come, ad andar bene, mediocri? Non sarebbe il caso, forse, di avere una narrativa del fantastico italiano degna di tale nome prima di affrontare la questione se sia opportuno o meno arricchirla di significati che direttamente non le appartengono?

Non è neanche mettere il carro davanti ai buoi. Qui stiamo mettendo la fottuta corazzata Potëmkin davanti a una muta di criceti aspettandoci che la spingano fino a Odessa.

Il fantastico italiano farebbe meglio a trattenersi dall’esplorare e sviscerare temi di impatto politico, culturale e sociale non perché detti temi non gli appartengono direttamente, ma perché, prima di tutto, non si può assegnare la trattazione di qualcosa di così importante ad autori che non sono in grado neanche di fare buona narrativa.

Perché, per me, la narrativa dovrebbe funzionare così: prima scrivi una storia non decente ma ottima, cioè fai il tuo lavoro di scrittore, e poi – e solo poi – puoi permetterti il lusso di affrontare divagazioni filosofiche.

Recensione – Il Tempio dei Venti (La spada della verità volume 4) di Terry Goodkind

Ed è giunto il momento di affrontare per la quarta volta lui. Il Sommo. L’Imprescindibile. Il Logorroico. Il Negato.

Signore e signori, vi presento la recensione del quarto volume della Spada della Verità di Terry Goodkind.

Secondo Silvio Lazzarini, nella sua recensione su Fantasy Magazine, sito che mi piace citare anche se ci bazzico poco, questo libro:

è uno dei più brutti che abbia letto; non solo di questa saga, in generale.

Ebbene, il libro l’ho letto anch’io. Non voglio spoilerarvi niente della mia reccy, ma sappiate che quello di Fantasy Magazine è un giudizio estremamente lusinghiero.

La scheda del libro

Il Tempio dei Venti (La spada della verità volume 4) di Terry Goodkind
Pubblicato in Italia da Fanucci
Anno 1997
707 pagine
Il libro su Amazon

La storia

Il romanzo comincia nel mezzo dell’azione con Cara che chiede a Kahlan il permesso di uccidere un prigioniero e Kahlan che glielo nega. Ah, Kahlan, quanto non mi eri mancata…

Sempre per mettere in chiaro le cose, e cioè, per stabilire senza ombra di dubbio che stiamo leggendo un suo romanzo, Goodkind ci regala qualche prezioso virtuosismo stilistico:

Kahlan si chiese come la donna fosse riuscita a indossare il vestito di cuoio rosso aderente così in fretta. Al minimo accenno di problema, una delle tre Mord-Sith sembrava comparire dal nulla con indosso l’abito di cuoio rosso. Il rosso, come spesso avevano fatto notare le tre donne, nascondeva bene il sangue.

Oh, Terry Goodkind, tu sì che sei il sogno bagnato di ogni recensore…

Invece di interrogare l’uomo catturato dalle guardie di Richard e che Cara vuole uccidere, Kahlan va a fare un giro ad ascoltare petizioni. Che cos’ha, il deficit di attenzione?

Tra i questuanti, una donna di nome Nadine chiede di parlare direttamente con Richard. Kahlan la intercetta e, senza sapere niente di certo su di lei e senza perfino scambiarci due parole, la fa segregare in una stanza e dà ordine alle guardie che la uccidano se tenta di scappare. Ah, la cara vecchia Kahlan…

Finalmente, Kahlan e Cara si decidono ad andare dal prigioniero, un mago di nome Marlin, e scoprono che la sua missione è… beh, questa:

«Sono un assassino inviato dall’imperatore Jagang. Sono venuto a uccidere Richard Rahl. Per favore, potreste indicarmi dove si trova?»

Il mio nome è Inigo Montoya tu hai ucciso... ah, no, scusate, ho sbagliato libro. Purtroppo.

Quindi l’assassino pare che abbia l’Asperger (ma per lo meno è cortese: “Posso ucciderti, per piacere piacerino?”) ed è tutto fuorché minaccioso. Eppure, nonostante non sia Anton Chigurh, riesce a tenere in scacco Kahlan e Cara per svariate pagine perché ha la magiaaaaaa!!! Peccato che alla fine usi i suoi poteri contro la Mord-Sith e quindi Cara riesca a catturarlo. Come aveva fatto Denna con Richard nel primo libro, ricordate? No? Beh, tanto Goodkind non manca di spiegare il meccanismo due o tre volte.

Poi c’è una scena in cui Cara e Kahlan fanno un po’ di introspezione psicologica:

Kahlan osservò il suo dito che disegnava i contorni di una foglia intagliata nel legno del tavolo. «Ma non potrei mai perdonare qualcuno che gli ha fatto male.»
«E voi mi avete perdonata?»
Kahlan alzò lo sguardo. «Per cosa?»
Cara strinse il pugno intorno all’Agiel. Kahlan sapeva che una Mord-Sith provava dolore nel toccare quello strumento di tortura, faceva parte del paradosso di chi doveva infliggere il dolore. «Per il fatto di essere una Mord-Sith.»
«Perché dovrei perdonarti per questo?»
Cara distolse lo sguardo. «Perché se Darken Rahl mi avesse ordinato di prendere Richard al posto di Denna, io sarei stata implacabile tanto quanto lei. Lo stesso vale per Berdine, Raina e tutte le altre.»

Scusate? Signore? Non c’era… il pericoloso assassino? Quello che voleva uccidere Richard? Quello al soldo di Jagang? Magari prima lo interroghiamo e poi ci facciamo le trecce parlando di Richard e dei nostri sentimenti? No? Oh, ok…

Alla fine si decidono a fare quello che avrebbero dovuto fare dozzine di pagine fa e interrogano il mago Marlino per scoprire che è giunto a palazzo assieme a una Sorella dell’Oscurità. Kahlan e Cara sospettano subito di Nadine, e che colpo di culo che Kahlan l’abbia fatta rinchiudere senza nemmeno sapere chi era o che cosa voleva, eh? Meno male che nei libri di Goodkind gli eroi sono precognitivi.

Ma Nadine non è una terribile Sorella dell’Oscurità, è solo una versione più manipolativa di Kahlan (sul serio, Gooskind è talmente un pessimo scrittore che le due donne hanno quasi la stessa personalità, salvo che il lettore conosce Kahlan da quattro libri e Nadine da meno di 150 pagine) che è venuta ad Aydindril perché doveva sposarsi con un uomo che in seguito è scomparso e quindi ha bisogno dell’aiuto di Lord Rahl. Perché la strega Shota l’ha mandata da lui e apparentemente Nadine pensa che il signore del D’hara e delle Terre Centrali abbia giurisdizione su questo genere di eventi.

Nadine rivela che il futuro marito in questione è niente meno che… Richard Cypher il guardaboschi di Hartland! Dun dun duuuuun!

Ora, io che sono un lettore affezionato (lol) di Goodkind non ho mai sentito nominare questa Nadine. In quattro libri, Richard non ne ha mai fatto parola, e quindi i casi sono due: o è tutta una macchinazione di Shota, oppure, conoscendo Goodkind, si tratta di uno dei suoi soliti esempi di continuità retroattiva. Goodkind non ha una vera conoscenza del mondo in cui è ambientata la sua saga, non c’è un world building ben definito, e pertanto lo reinventa goffamente ogni volta che gli serve qualcosa. Qui abbiamo la quasi fidanzata di Richard, di cui Richard stesso ha omesso di parlarci per tre romanzi. Accettiamolo e andiamo avanti…

«Ti stavo cercando, sciocco» disse con voce roca. «Tutti erano preoccupati per te da quando sei scomparso lo scorso autunno. Manchi a me e a mio padre. Nessuno di noi sa cosa ti è successo. Anche Zedd è scomparso. Da quando è svanito il confine siete spariti tutti e due. Sapevo che eri sconvolto per l’omicidio di tuo padre, ma non mi aspettavo che scappassi via.»

Sì, Richard e Zedd sono spariti, tutti erano preoccupati! Invece nessuno si è accorto che Michael Cypher è partito assieme a duemila uomini per il D’hara (libro numero 1) e non ha fatto più ritorno? Ignoreremo questo dettaglio per il resto del libro, non è vero?

Nadine fa la retard per tutta la scena successiva, in cui spiega a Richard che devono sposarsi e Richard fa quello che ci si aspetterebbe da un uomo sgamato con i piedi in due scarpe, svicolando il più possibile.

Still a better love story than Twilight (but not than Twinklight)

Ma Richard ha anche problemi più importanti:

Richard aggrottò la fronte. «Fuori il rospo, generale.»
«Lord Rahl» cominciò l’ufficiale quindi si interruppe per qualche attimo, fissò le donne presenti nella stanza e si schiarì la gola. «Allora, più della metà del mio esercito è immobilizzato dalla diarrea.»
Richard si rilassò. «Oh. Mi dispiace, spero che migliorino presto. La diarrea è bruttissima.»

Oh, Goodkind, stai davvero superando te stesso in questo romanzo.

Tra l’altro l’esercito del D’hara dispone di guaritori, ma il romanzo ci dice che non possono curare la diarrea perché… beh, le ferite di guerra sono un conto, ma curare magicamente la cacarella? Oh, quelli sì che sono incantesimi avanzati!

Il problema è che, con metà dell’esercito con problemi intestinali, c’è il rischio che, in caso di attacco, gli uomini di Richard vengano sopraffatti e Aydindril conquistata dall’Ordine Imperiale. È lo scenario più epico che abbia mai letto in tutta la mia vita!

Così, Richard parte alla ricerca di erbe medicinali che possano curare i soldati e lascia Kahlan ad Aydindril. Ora vi starete chiedendo se il sub plot dell’esercito con la cacarella avrà qualche ripercussione sulla trama principale. La risposta è: ovvio che no! Però è divertente sentire parlare delle conseguenze della diarrea sulle forze armate, no?

E poi questo dà l’opportunità a Kahlan di rimanere un po’ da sola con Nadine e fare amicizia. Oh, speravo proprio di leggere del chick lit quando ho speso 9.90€ per un romanzo epic fantasy.

Nadine per l’appunto rivela a Kahlan che, quando era giovane, stava per essere stuprata e Richard è corso in suo aiuto per salvarla… una situazione completamente inedita in un romanzo di Goodkind!

Dopo essersi fatte le trecce e aver parlato di quanto sia bravo bello e buono Richard, le donne si ricordano di avere un intruso fail da gestire. Ebbene, il Mago Marlino è in realtà posseduto da Jagang e si mette perfino a rivelare i suoi piano, proprio come farebbe il cattivo in un film di James Bond.

La risata di Jagang tuonò nel pozzo. «[…] Ho già invocato la profezia tramite Marlin e una volta che una profezia vincolante è invocata non si può tornare indietro in nessun modo. […]»

Oh, meraviglioso, una nuova profezia spuntata dal niente. Una cosa mai vista nei tre romanzi precedenti. La mia mente è rapita dai colpi di genio di Goodkind.

Sul serio.

Segue scontro finale con Mago Marlino posseduto in cui Kahlan riesce a sopraffare il kattivo, ma Cara viene ferita. Fortuna vuole che a palazzo sia appena arrivato un Raug’Moss dal D’Hara, ossia un potente guaritore. CO-CO-CO-COINCIDENZA! ^0^

Sul serio, a questo punto dovrei comporre un buffo jingle da suonare ogni volta che Goodkind ci regala una perla di scrittura pigra, ma poi sarebbe irritante ripetere la stessa canzone in loop.

Il potente guaritore capitato a fagiolo si chiama Drefan e riesce a curare Cara grazie al potere del… palparle le tette…?

Le allungò le braccia lungo i fianchi togliendole la giacca dell’abito quindi cominciò a palparle l’addome sopra e sotto il costato.
Le appoggiò la punta delle dita sulla fronte, sulle spalle, per qualche istante ai lati del collo, sulla base del cranio, sulle tempie, in diversi punti del costato e infine sui palmi delle mani tenendo la testa inclinata in avanti come se fosse profondamente concentrato.
Kahlan si stava spazientendo. Stava assistendo a diverse palpazioni ma a nessun tentativo di guarigione. «Allora?»
«La sua aura è seriamente danneggiata» diagnosticò mentre con un gesto sfrontato infilava una mano nei pantaloni di Cara.
Kahlan osservava stupita e incredula l’estremità che scivolava sotto il cuoio rosso fino a raggiungere il pube e vide le dita che armeggiavano intorno al suo sesso.
[…]
«Ti avevo detto che era una persona importante. Come osi palparla in quel modo! Non te lo permetterò, chiaro?»
«Non la stavo palpando» ringhiò l’uomo.
«E come lo chiameresti quello che stavi facendo?» chiese Kahlan, adirata.

Non so lui, ma io lo chiamo “martedì mattina”.

No, seriamente. È uno dei cattivi. Ha toccato una donna nelle parti intime senza il suo consenso, questo implica che sia un kattivo goodkindiano. Scommettiamo?

«Stavo cercando di capire cosa le aveva fatto il tiranno dei sogni. Le ha disturbato molto l’aura, i flussi energetici, confondendole i centri di controllo del corpo. Non si tratta di convulsioni, ha delle contrazioni muscolari incontrollate. Mi stavo assicurando che il tiranno dei sogni non le avesse stimolata la parte del cervello che controlla l’eccitazione. Mi accertavo che non l’avesse posta in uno stato di orgasmo continuo. […]»

Orgasmo continuo. Davvero terribile. Sul serio, è così che sono morti i miei genitori.

E alla fine si scopre pure che Drefan è il fratellastro di Richard. Carramba che soap opera.

Richard intanto è molto arrabbiato con Cara perché, permettendole di confrontarsi con Mago Marlino, ha messo Kahlan in pericolo. E Kahlan è una damsel in distress, che diamine! Richard arriva perfino a giustiziare Cara, solo che la Spada della Fuffosità gli impedisce di farlo. Il nostro eroe, signore e signori.

Dopo questa scena cretina, Richard va da Kahlan e si fanno ancora un po’ le trecce insieme. Poi Richard dice questo:

«Kahlan, la scorsa notte sedici uomini sono morti nel pozzo e una dozzina o più non arriveranno alla fine della giornata. Ho delle guardie alle quali non posso affidare la protezione della donna che amo. Abbiamo una strega il cui unico scopo nella vita sembra sia quello di crearci problemi. Jagang ci ha mandato un messaggio tramite una sorta di morto vivente. C’è una Sorella dell’Oscurità in giro da qualche parte. Metà dell’esercito non è in grado di combattere. Dobbiamo ricevere le delegazioni degli altri regni. Ho un fratellastro che non ho mai conosciuto sorvegliato dalle guardie. Penso che abbiamo cose ben più importanti da discutere piuttosto che l’ap-parente incapacità di Nadine di… di comprendere come stanno le cose.»

Tipo discutere di quanto vi amate e di quanto sarà bello sposarsi – cosa che stavate facendo FINO A TRE SECONDI PRIMA?

Fedele a questa ritrovata risolutezza, Richard rivela a Kahlan questa benedetta profezia, che tanto sappiamo già che si avvererà, ma Richard riuscirà comunque a sovvertirla e a risultare vincitore, e lo sappiamo perché ABBIAMO LETTO LA STESSA IDENTICA COSA NEI LIBRI PRECEDENTI!

In particolare la profezia dice che:

Per spegnere l’inferno egli dovrà cercare il rimedio nel vento. Il fulmine lo troverà su quella via, poiché colei in bianco, la sua amata, lo tradirà con il di lei sangue.

La sua amata lo tradirà con il di lei sangue? C’è un incesto all’orizzonte? Ewwwww.

Problem...?

Richard confida anche a Kahlan che non si fida completamente del suo ritrovato fratellastro. È cattivo. Poi non dite che non ve l’avevo detto.

Difatti più tardi Richard apprende da Cara che Drefan si è intrattenuto con varie donne, perché essendo fisicamente simile a Richard, anche Drefan è uno gnokko e tutti lo amano. Richard allora domanda:

«Ci sono state delle donne non consenzienti?»

Secondo me questo non è Richard che domanda, è Goodkind che vuole sapere se Drefan è o meno uno stupratore, così da accertarsi se è cattivo o meno.

È cattivo. Non dite che non ve l’ho detto.

Intanto, Annalina e Zedd sono protagonisti di una sottotrama che non va da nessuna parte, solo che ancora non lo sanno e pensano di essere alla ricerca di Nathan Rahl che si è liberato dal controllo del Rada’Han e si sta dando alla pazza gioia per i bordelli.

Zedd entra nella casa di piacere per affrontare Nathan, lo raggiunge nella sua stanza e, oh cielo, si preannuncia una battaglia tra due potenti maghi:

Zedd spalancò la porta e allungò una mano riempiendo l’aria con lampi di luce e calore per confondere gli occupanti.
La coppia nuda si accucciò coprendosi gli occhi. Zedd allontanò Nathan dalla donna usando un pugno d’aria quindi, una volta bloccato il Profeta, si girò e afferrò il polso della donna per poi allontanarla.
Mentre i lampi di luce si spegnevano e prima che la donna potesse avvolgersi con il lenzuolo che si era tirata dietro, Zedd liberò una tela paralizzante, immobilizzandola là dove si trovava. Quasi simultaneamente ne lanciò una seconda all’uomo dietro il letto. Aveva apportato una modifica a quella tela, se egli avesse provato a contrastarla con la magia i risultati sarebbero stati piuttosto spiacevoli per lui.

Tutto qui? Non avremo altre descrizioni, vero? Oh, beh, sono sicuro che un genio come Goodkind abbia in serbo ben altro.

Difatti, sorpresa sorpresa, l’uomo non è Nathan ma un povero malcapitato assoldato da Nathan per recapitare un messaggio a Zedd e Annalina: Natahn è andato alla ricerca di una Sorella e li esorta ad andare “dove si trova il tesoro degli Jocopo”.

Bla bla bla, l’uomo assoldato da Nathan è kattivo e si fa venire le fregole a sentire nominare il tesoro, ma chissene, tanto muore nella pagina successiva.

[Zedd:] «[…] Sono morti degli innocenti, purtroppo.»
[Annalina:] «Ma, almeno è morta anche una donna malvagia.»

Già, giusto. Chi cazzo è Annalina, Margaret Thatcher?

Danni collaterali!

In ogni caso, neanche Ann sa cosa sia il tesoro degli Jacopo, per cui sento odore di buffe avventure riempitive che non portano da nessuna parte! Evvai!

Nel capitolo successivo incontriamo una donna di nome Clarissa che si trova a Renwold, una città che nessuno ha avuto l’accortezza di nominare finora e che non si trova nemmeno sulla mappa. Di Renwold, in compenso, sappiamo che è invasa dai kattivi.

Clarissa osservò gli uomini che selezionavano le donne. Le più vecchie venivano uccise sul posto. Le donne che venivano considerate di qualche valore venivano separate dai loro mariti e riunite in gruppo. Urlavano tutte. A ognuna di loro venne applicato un anello al labbro inferiore che gli invasori chiudevano con i denti.

Violenza gratuita… CELO!
Sadismo… CELO!
Stupro o minaccia di uno stupro… CELO!

Sì, direi che ci troviamo proprio al cospetto… DEI KATTIVI!!!!

Abbiamo anche un toccante flashback sulla dura vita di Clarissa:

Clarissa fissò con orrore la pozza di sangue che si formava sotto la tonaca dell’abate. L’aveva conosciuto per quasi tutta la vita. L’aveva presa con sé diversi anni prima come scriba. Si era impietosito per lei perché non riusciva a trovare marito e perché sapeva leggere. Non molti sapevano farlo e quella conoscenza le aveva dato da vivere.
Aveva dovuto sopportare le mani e le labbra grassocce dell’abate, ma quella era una tassa che aveva dovuto pagare per poter sopravvivere. Non era successo fin dal principio, ma dopo che il suo lavoro l’aveva fatta sentire al sicuro e in grado di soddisfare i suoi bisogni aveva scoperto che doveva anche tollerare delle cose che non le andavano affatto.
Molto tempo fa l’aveva implorato di smettere, ma non era servito a nulla. L’aveva minacciato, ma egli le aveva risposto che sarebbe stata bandita se avesse messo in giro delle accuse tanto scandalose ai danni di un rispettato abate.

MOAR STUPRI! Goodkind è veramente scatenato a questo giro, sembra quasi tornato ai fasti del secondo volume.

Così Clarissa viene catturata dall’ordine imperiale e le viene assegnato un anello d’argento, quello cioè delle prigioniere (leggasi: carne da stupro) non sgnacchere, ma nemmeno cesse.

Era una schiava, ma le avevano sempre dato un certo valore.

Eh, son soddisfazioni. Verrai stuprata a ripetizione, ma almeno prima ti fanno i complimenti.

E giusto perché cominciavamo a chiederci che cosa centrasse la simpatica Clarissa con il resto del libro (la risposta è comunque: NIENTE), ecco arrivare Nathan che la reclama e vuole comprarsela. Allontaniamoci pian piano da questa diramazione del plot, perché non va da nessuna parte. Sul serio.

Facciamo ritorno dai protagonisti. Anzi, prima, giusto per gradire, Goodkind ci offre un’ALTRA scena di violenza fisica e sessuale ai danni di una prostituta.

Kahlan, intanto, tiene le audizioni per i nuovi alleati del Terzo Reich D’Hara, ma non tutti scelgono di rinunciare alla loro libertà per sottomettersi all’egemonia di Richard. E come biasimarli? Abbiamo appena assistito alla distruzione di una città e allo sterminio dei suoi abitanti, non è che cambia molto, unendosi all’impero di Richard…

L’ambasciatore di Mardovia (un altro di quegli staterelli che Goodkind non ha idea di dove collocare nella sua bellissima mappa a inizio libro – perché è un inetto e non sa cosa sia il world building) e Kahlan sembra prenderla piuttosto bene. Poi altri stati si sottomettono e quindi giunge il turno dell’ambasciatore Tristan Bashkar del Jara, che chiede un piccino picciò di tempo in più per riflettere. E a quel punto Kahlan sbrocca.

«[…] Voglio solo sapere se siete con noi o contro di noi, Tristan. Se ti schiererai contro di noi, hai la mia parola che entro la mattina le nostre truppe cavalcheranno alla volta del palazzo reale a Sandilar e torneranno con la resa incondizionata o le teste della famiglia reale.»

Questo scoppio di collera improvviso e furente è del tutto inaspettato, quasi esagerato per un personaggio che, in fondo non ha fatto nulla di mal… oh, aspetta, Tristan Bashkar è cattivo, non è vero?

Dopo questo EPIC FORESHADOWING i nostri eroi vengono informati di un’epidemia di peste che si sta diffondendo tra i ragazzi della città. Uno di loro in particolare muore e Nadine rimprovera Kahlan di esserne indirettamente responsabile. È lungo da spiegare, ma vi basti sapere che, pur nella sua crudeltà, Nadine non ha tutti i torti. Richard, com’è lecito aspettarsi, prende le difese della morosa:

«Ti ho perdonata per il male che mi hai fatto, ma se dirai qualcos’altro di crudele per far del male deliberatamente a Kahlan, passerai il resto del tempo giù nel pozzo. Chiaro?»

Momento, momento, quale male? Di cosa stai parlando, Richard?

Ma poi, Nadine sta sulle palle a tutti e non c’è un vero motivo per tenerla ad Aydindril se non quello di generare scene cretine come quella che avete appena letto. Mandala a casa, no? No, sarebbe poco eroico da parte di Richard.

Richard chiuse la porta, quindi sbatté Nadine contro una parete con tale violenza da farle mancare il respiro.

Il nostro eroe! Ricordate, bambini: picchiare le donne è giusto e vi farà apparire più nobili d’animo, oltre a rafforzare il vostro punto di vista.

Insomma, l’epidemia di peste portata da Mago Marlino/Jagang sembra inarrestabile e i primi a essere colpiti sono i bambini. Richard e Kahlan non tardano ad allertare l’esercito e il resto dello stato maggiore del D’Hara ma la situazione sembra da subito disperata e Kahlan indulge in alcune fondamentali riflessioni sul senso della vita e cose del genere:

Il contagio era stato provocato dalla magia e voluto da un uomo che voleva ucciderli tutti.
Nel pozzo, Jagang le aveva detto che Ja’La dh Jin significava il Gioco della Vita. Jagang era rimasto molto contrariato dal fatto che Richard avesse reso la palla più leggera e cambiato alcune regole in modo che potessero giocare anche i bambini meno forti e non solo i più brutali e robusti. Jagang aveva cominciato uccidendo proprio i primi. Non era un caso: era un messaggio.
Era il gioco della vita.
Ecco quale sarebbe stato il mondo di Jagang se avesse vinto: un mondo governato dalla forza bruta.

Già perché Richard non fa MAI uso della violenza e della forza bruta per ottenere il consenso dei suoi “alleati”. Richard è perfetto, meno male che Richard c’è!

Segue poi una scena LUNGHISSIMA (no, sul serio, è infinita) in cui Richard viene messo a letto come un bambino. Perché lui è l’Eroe e non dorme da giorni per farsi carico dei problemi degli altri, no? Ecco, per sottolineare l’inutilità di questa scena, ho deciso di proporvela integralmente.

«Richard» lo apostrofò Kahlan. «Adesso devi dormire un po’. Me l’avevi promesso. Abbiamo bisogno che tu sia in salute e se non dormi…»
«Lo so.» Si allontanò dal tavolo e si alzò dalla sedia rivolgendosi a Drefan e Nadine. «Nessuno di voi due ha qualcosa che mi aiuti a dormire? Qualche ora fa ci ho provato… ma non riuscivo a smettere di pensare.»
«Una disarmonia del Feng San» spiegò Drefan. «Sei quasi allo stremo delle forze. Ci sono dei limiti che il nostro corpo…»
«Drefan» lo interruppe Richard con calma. «So quello che vuoi dirmi, ma io faccio ciò che devo. Devi cercare di capire che Jagang sta tentando di ucciderci tutti quanti. Non mi servirà a niente essere nervoso come uno scoiattolo in estate se poi finiremo morti.»
Drefan emise una sorta di grugnito «Lo so, ma tutto ciò non ti rende for-te.»
«Cercherò di fare il bravo, ma dopo. Cosa mi consigli per dormire sta-notte?»
«Meditazione» consigliò Drefan «essa calmerà il tuo flusso energetico e riporterà armonia nel tuo essere.»
Richard si grattò la fronte. «Drefan, ci sono centinaia di migliaia di persone in pericolo di morte perché Jagang ha deciso di voler dominare il mondo intero e ci ha appena dimostrato che è disposto a tutto pur di raggiungere i suoi scopi.
«Ha cominciato con i bambini.» Richard strinse i pugni a tal punto che la pelle divenne bianca. «Mi ha appena mandato un messaggio! I bambini!
«Non ha nessuna coscienza. Mi sta facendo vedere che vuole vincere a tutti i costi. Vuole farmi arrendere! Pensa di spezzarmi!»
Al contrario delle mani il volto era rosso. «Si sbaglia. Non lascerò mai che la nostra gente cada nelle mani di quel despota. Mai! Farò qualsiasi cosa possibile per fermare la peste! Lo giurò!»
La stanza venne permeata da un silenzio improvviso. Kahlan non aveva mai visto Richard tanto infuriato. Aveva già visto la micidiale furia della Spada della Verità danzare nei suoi occhi, ma in quel caso la minaccia non era tangibile.
Questa furia era dettata dalla rabbia per un nemico invisibile. Non c’era nessun pericolo palpabile contro il quale scagliarsi. Non poteva combattere come faceva solitamente. Si vedeva chiaramente che quella non era la rabbia della spada, ma la rabbia di un uomo e basta.
Richard riuscì a riprendere il controllo di sé, fece un lungo respiro per calmarsi e si passò una mano sul volto.
«Se cercassi di meditare, vedrei solo bambini ammalati o morti. Per fa-vore, non potrei più sopportarlo ho bisogno di andare a dormire senza sognare.»
«Andare a dormire e non sognare? I sogni ti disturbano?»
«Incubi. Li ho anche quando sono sveglio, ma quelli sono veri. Il tiranno dei sogni potrà anche non entrare nella mia mente, ma ha trovato lo stesso un modo per procurarmi gli incubi. Vi prego, dolci spiriti, concedetemi un po’ di tranquillità almeno nel sonno.»
«Un chiaro segno di disarmonia del Feng San» confermò, più parlando a se stesso che agli altri, Drefan. «Sarai un paziente difficile, ma non senza speranza.»
Tolse il piccolo perno d’osso che chiudeva uno dei borsellini che portava alla cintura e ne prelevò dei piccoli sacchettini di cuoio. Ne rimise dentro uno. «No, questo toglie il dolore, ma non serve a niente per il sonno.» Ne annusò un altro. «No, questa serve a far vomitare.» Cercò tra le altre cose e infine chiuse il borsellino. «Temo di non aver portato nulla di tanto sem-plice con me. Ho solo delle erbe particolari.»
Richard sospirò. «Grazie per averci provato.»
Drefan si rivolse a Nadine che sorrideva dal piacere di poter tornare utile.
«Quello che hai dato alla madre di Yonick non servirà a farlo dormire» disse Drefan, rivolgendosi a lei. «Hai del luppolo?»
«Certo» rispose lei calma, ma raggiante per il fatto che qualcuno l’avesse consultata. «In tintura, è chiaro.»
«Perfetto» approvò Drefan. Diede una pacca sulla schiena di Richard. «Potrai meditare un altro giorno. Stanotte ti addormenterai in men che non si dica. Nadine ti doserà il rimedio. Andrò a cercare il personale per impartire loro delle raccomandazioni.»
«Non ti dimenticare di meditare» borbottò Richard al fratello mentre usciva.
Berdine rimase nello studio a lavorare al diario, mentre gli altri seguirono Richard fino alla sua stanza che si trovava poco lontano. Ulic ed Egan si sistemarono fuori dalla porta, le donne entrarono nella stanza con lui.
Richard posò il mantello dorato sulla sedia, si tolse il balteo al quale era agganciata la Spada della Verità, sfilò la tunica lavorata in oro e si tolse la maglia rimanendo solo con una canottiera senza maniche.
Nadine sbirciò con la coda dell’occhio mentre faceva cadere le gocce nell’acqua.
Richard si abbandonò sul bordo del letto. «Per favore, Cara, vorresti togliermi gli stivali?»
La Mord-Sith sgranò gli occhi. «Ho l’aria di un valletto?»
Richard le sorrise e lei si chinò per fare ciò che le era stato chiesto.
Lui si appoggiò sui gomiti. «Di’ a Berdine di cercare qualsiasi riferimento alla Montagna dei Quattro Venti. Vediamo cosa riesce a scoprire ancora.»
Cara alzò lo sguardo. «Che idea brillante» disse, mostrando un entusia-smo colmo di irriverenza. «Scommetto che lei non ci ha già pensato da sola, nostro saggio maestro.»
«Va bene, va bene. Non c’era bisogno che lo dicessi. È pronta la mia pozione magica?»
«Appena finita» comunicò Nadine con voce squillante.
Cara emise un grugnito e gli sfilò l’altro stivale. «Sbottonatevi i pantaloni e vi sfilo anche quelli.»
Richard la fulminò con un’occhiataccia. «Faccio da solo, grazie.»
Cara sogghignò divertita, mentre lui scendeva dal letto e si avvicinava a Nadine che gli passò il bicchiere nel quale aveva preparato la medicina.
«Non berlo tutto, ho messo cinquanta gocce. Ce n’è più di quanto ne avresti bisogno, ma volevo lasciartene nel caso ti servisse ancora. Ho messo anche della valeriana per fare in modo che tu dorma senza sognare.»
Richard ne ingollò la metà e fece una smorfia. «A giudicare dal sapore se non mi fa dormire mi uccide.»
Nadine gli sorrise. «Dormirai come un bambino.»
«I bambini non dormono tanto bene ultimamente, da quello che ho sentito.»
La ragazza ridacchiò divertita. «Dormirai, Richard. Te lo prometto. Se ti dovessi svegliare prima, bevi il resto.»
«Grazie.» Si sedette sul bordo del letto e prese a fissare le donne. «Riu-scirò a togliermi i pantaloni da solo, lo giuro.»
Cara alzò gli occhi al cielo e si diresse verso la porta spingendo Nadine davanti a sé. Kahlan gli baciò una guancia.
«Mettiti a letto e tornerò per darti il bacio della buonanotte dopo che avrò approntato i turni di guardia.»
Raina seguì Kahlan e chiuse la porta. Nadine aspettava dondolandosi avanti e indietro sui talloni.
«Come va il braccio? Vuoi che cambi la fasciatura?»
«Il braccio va molto meglio» disse Kahlan. «Penso che vada bene così per il momento, comunque grazie lo stesso.»
Kahlan giunse la mani e rimase in piedi a fissare Nadine. Cara fissò Nadine. Raina fissò Nadine.
La ragazza le fissò a sua volta quindi spostò lo sguardo su Ulic ed Egan. «Va bene, buonanotte, allora.»
«Buonanotte» risposero le tre donne all’unisono. La osservarono allontanarsi con passo ciondolante.
«Io continuo a dire che avreste dovuto lasciare che la uccidessi» ribadì Cara sottovoce.
«Non è escluso che potrei lasciartelo fare» disse Kahlan. Bussò alla porta. «Richard? Sei a letto?»
«Sì.»
Kahlan fece per entrare e Cara cominciò a seguirla. «Non penso che possa privarmi della mia virtù in un minuto.»
Cara aggrottò la fronte. «Tutto è possibile con lord Rahl.»
Raina rise e diede una pacca sulla spalla della compagna lasciando a Kahlan il tempo per entrare.
«Non preoccuparti, con tutto quello che abbiamo visto oggi, nessuno dei due è dell’umore giusto» la rassicurò Kahlan, mentre chiudeva la porta.
La stanza era illuminata da un’unica candela. Richard si era coperto fino allo stomaco. Kahlan si sedette sul bordo del letto, gli prese la mano e se la strinse sul cuore.
«Sei tanto delusa?» le chiese.
«Noi ci sposeremo, Richard. Ho atteso per tutta la mia vita la tua venuta. Siamo insieme e questa è l’unica cosa importante.»
Richard sorrise e nei suoi occhi ricomparve per un attimo un bagliore di vitalità. «Beh, non è tutto.»
Kahlan non riuscì a trattenersi dal sorridere e gli baciò le nocche.
«Lo capisco» disse lei. «Non voglio che tu vada a dormire pensando che ho il cuore infranto perché non ci possiamo sposare. Lo faremo appena potremo.»
Egli le posò una mano sul collo e le diede un bacio colmo di tenerezza.
«Ti amo» gli sussurrò.
«Anch’io ti amo, ora e sempre» rispose lui, sempre sussurrando.
Spense la candela. «Dormi bene, amore mio.»
Cara lanciò un’occhiata sospettosa a Kahlan quando chiuse la porta. «Quelli erano due minuti.»
Kahlan ignorò la provocazione. «Rama vorresti sorvegliare la stanza di Richard finché non andrai a dormire e dopo sistemare delle guardie?»
«Sì, Madre Depositaria.»
«Ulic, Egan con la pozione che ha preso, Richard potrebbe non essere in grado di svegliarsi se dovesse essere in pericolo. Mi piacerebbe che uno di voi rimanesse qui quando Raina andrà a letto.»
Ulic incrociò le braccia massicce. «Madre Depositaria, nessuno di noi ha intenzione di lasciare la stanza di lord Rahl priva di sorveglianza mentre lui donne.»
Egan indicò la parete opposta. «Uno di noi due può fare un sonnellino appoggiato là di fronte, se è proprio necessario. Saremo qua, non preoccupatevi per la sicurezza di lord Rahl.»
«Grazie a tutti. Un’ultima cosa: Nadine non deve entrare in questa stanza per nessun motivo al mondo, chiaro?»
Tutti annuirono soddisfatti. Kahlan si girò verso la Mord-Sith bionda.
«Cara, vai a prendere Berdine. Io vado a prendere un mantello, fatelo anche voi è una notte fredda.»
«E dove andiamo?»
«Ci incontreremo alle stalle.»
«Alle stalle? Perché dobbiamo incontrarci là? È ora di cena.»
Cara non aveva problemi a saltare la cena, ma in quel momento era mol-to sospettosa circa la proposta della Madre Depositaria.
«Allora prendi qualcosa in cucina.»
Cara chiuse le mani dietro la schiena. «Dove stiamo andando?»
«Facciamo una cavalcata.»
«Una cavalcata, Madre Depositaria? E dove?»
«Al Mastio del Mago.»
Sia Cara che Raina arcuarono un sopracciglio.
La sorpresa di Cara si trasformò in disapprovazione. «Lord Rahl sa che volete andare al Mastio?»
«Certo che no. Se glielo avessi detto lui me l’avrebbe vietato. Ha biso-gno di dormire, così non gli ho detto nulla.»
«Perché andiamo là?»
«Perché il Tempio dei Venti è scomparso e i maghi che lo distrussero vennero processati. Nel Mastio ci sono i verbali di tutti i processi ai maghi. Voglio trovare quei documenti. Domani, Richard potrà leggerli e potrebbe avere successo.»
«Ha senso. Vado a prendere Berdine e del cibo e poi ci incontriamo alle stalle. Ci divertiremo» disse Cara, sarcastica.

Vedete? Lo vedete a quale genere di tortura mi sottopongo volontariamente? Che cosa c’è che non va in me???

Messo a nanna il pupo, Kahlan ha tempo di spettegolare su Nadine con Cara. Perché è proprio questo che interessa a un lettore di fantasy. Cara si dice sicura dei sentimenti di Richard nei confronti di Kahlan:

«A lord Rahl non importa niente di Nadine. Si vede dallo sguardo che non ha nessun interesse per lei.»

Dice la verità, del resto Nadine è un personaggio patetico inserito da un autore patetico per separare una coppia patetica a uso e consumo di un patetico colpo di scena finale.

«Mi prometti una cosa, Cara? Come sorella d’Agiel?»
«Se posso.»
«[…] mi prometti che non permetterai a Nadine di prendere il mio posto al fianco di Richard?»

Mi prometti che non permetterai a Richard di rifarsi una vita e cercare di essere felice, se io dovessi morire?

Kahlan decide quindi di andare da Shota. Perché tra l’ex ragazza del proprio futuro marito e un esercito alla porte che ha scatenato una micidiale pestilenza sulla popolazione inerme, il problema che va affrontato per primo è Natalie. Ovvio, no?

Intanto, Clarissa e Nathan sono da qualche parte a fare qualche cosa, non so bene, non ero attento. Probabilmente riguarda il fatto che Nathan va dicendo che Clarissa è stata promessa a Jagang come concubina, comunque.

«Mi fido di te, Nathan e farò qualsiasi cosa tu mi chieda ma, ti prego, dimmi se quello che vai dicendo in giro è solo una fandonia o si tratta veramente del mio futuro. Sarebbe orrendo.»

Sì, Nathan, ricordami bene il piano di cui sono una componente fondamentale che al momento non me lo ricordo. Sul serio, libro? È così che hai deciso di fare infodump?

«Si tratta solo di una storia che ho inventato per raggiungere i miei scopi. Non ha assolutamente a che fare con il futuro. Non ti voglio mentire dicendoti che non siamo in pericolo ma, per ora, stai tranquilla e goditi tutto questo.»

Ma va’…?

Torniamo a qualcosa di fondamentale per il plot. Kahlan raggiunge Shota che, in una scena che si trascina all’infinito ripetendo più e più volte lo stesso concetto, ci spiega che Kahlan e Richard sono destinati a sposarsi ma non tra di loro. Dio santo, perfino quelli della Fanucci sono riusciti a riassumere questa menata in due righe nella quarta di copertina, Goodkind invece va avanti per pagine e pagine! Shota profetizza che Richard sposerà Nadine, mentre il fato di Kahlan è incerto, in quanto la strega non riesce a vedere chi sarà il suo futuro marito.

È Drafen.

Lo capirebbe anche un morto.

Dopo questo delizioso siparietto, Kahlan parla con la sliph (la donna-metropolitana del terzo libro) e scopre, grazie al DEUS EX MACHINA GENERATOR X-8500™, che il tesoro degli Jacopo in realtà è un posto e la sliph può portarcela. Oh, l’improbabilità…

Kahlan raggiunge dunque il popolo del fango, parla con gli antichi (non prima di essersi sottoposta a un’altra umiliante e assolutamente deliziosa scena di nudo) e scopre che anche presso il popolo di fango sono morti dei bambini. Kahlan ne è estremamente colpita. Del resto se avete letto il secondo libro lo sapete quanto ci tiene ai BAMBINI!

Segue siparietto di rape con l’individuo misterioso che tortura e uccide un’altra prostituta. Eh, fatalità.

Tornata ad Aydindril, Kahlan racconta a Richard della profezia di Shota e Richard è sconvolto all’idea di sposare qualcuno che non sia la sua amata. Sapete, c’è un modo per sovvertire la profezia, ed è pure abbastanza semplice: CHIAMATE UN FOTTUTO SACERDOTE E SPOSATEVI ADESSO! Profezia scema, soluzione scema! Non ci vuole molto, ma siccome la trama dice un’altra cosa, Richard e Kahlan restano a struggersi.

Viene intanto fuori che il serial killer di prostitute era l’ambasciatore Tristan taldeitali di non mi ricordo dove. Richard lo scopre mentre tenta di uccidere Kahlan e dopo aver tentato di fare altrettanto con Nadine. Richard ovviamente ha capito tutto perché lui è un semidio e Sherlock Holmes gli fa un baffo. E ora spiegatemi: che stracazzo di senso aveva la sottotrama del serial killer? Nessuno! È solo uno sfogo per le perversioni di Goodkind e una perdita di tempo come tutto questo stupido, inutile, noioso libro.

Andiamo avanti, va’. Smascherato il serial killer di ‘sta beata fava, Richard ritorna ad affrontare la pestilenza e la ricerca del tempio dei venti che custodisce… qualcosa, necessario per fare… qualcos’altro, chissenefotte.

L’ufficiale si fermò davanti a lui agitando una lettera. Alle spalle del generale c’era un soldato sporco e stanco.
«Un messaggio dal generale Reibisch.» Indicò con un pollice. «Grissom è appena arrivato.»

Grissom! E così ha lasciato CSI per un buon motivo: salvare una serie fantasy senza senso e direzione da un autore inetto! Ci vorrà tutto il suo talento per riuscirci.

Salvaci!

No, purtroppo niente CSI, Richard ha solo ricevuto un messaggio dell’esercito con la notizia che la peste si è propagata tra i soldati per colpa delle prostitute. E qual è la reazione di Richard?

«Non avrei mai dovuto far giustiziare Tristan Bashkar. Avrei dovuto lasciarlo uccidere tutte quelle donne. Alla fine avrei salvato molte più vite. Se solo lo avessi saputo le avrei uccise io con le mie mani.»

Già, certo, perché lasciare libero un serial killer di torturare, stuprare e uccidere delle donne è di sicuro la soluzione più saggia. Senza contare che attaccando Kahlan e Nadine, Tristan ha dimostrato che non si sarebbe limitato ad uccidere prostitute. Dio santo, non ho parole per esprimere quanto mi faccia schifo questo idiota di Richard e quanto mai e poi riuscirei a “tifare per lui” in quanto protagonista. Tifo ufficialmente per la peste, ecco fatto.

Ah, sì, una delle Mord-Sith è morta. Chissenefrega. Avanti il prossimo.

Richard e Kahlan ricevono una visita degli ambasciatori Adeliani che portano un messaggio relativo a ‘sto benedetto Tempio dei Venti che tutti cercano e nessuno sa dov’è (un po’ come il senso di questa boiata di libro). In breve, il testo del messaggio dice che, per entrare nel Tempio, Richard deve sposare Nadine e Kahlan deve sposare Drefan. Perché ai Venti piace Beautiful, ecco perché!

No, sul serio, non ha alcun senso, è soltanto il giochetto perverso di un autore incapace di creare una relazione che suoni realistica tra due personaggi per cui ricorre a inutile ANGST. Ebbene sì, questo libro è finalizzato solo a tenere separati il più possibile Richard e Kahlan, nella speranza che qualcuno si beva il loro amore puro-e-sincero. Non è fantasy, è una pila di merda.

Appresa la notizia, Nadine decide di confrontarsi con Kahlan e, grazie a un repentino cambio di personalità (perché Goodkind è un incapace – l’ho già detto?), gliele canta:

Nadine grattò la pietra della panca con un’unghia. «Non era proprio il matrimonio che mi ero immaginata.»
«Neanch’io l’avevo immaginato così.»
«Forse posso fare in modo che il resto sia come l’ho immaginato.» Il tono di voce divenne freddo e astioso. «Mi hai fatto sentire una stupida per-ché volevo Richard. Mi hai privato di tutto il piacere che avrei pensato di provare il giorno del mio matrimonio, ma non mi toglierai anche il piacere del dopo.»
«Mi dispiace, Nadine, se tu pensavi che io…»
«Ora che è mio ho intenzione di mostrargli fino a che punto una donna può compiacere un uomo. Lo vedrà. Capirà che potrò essere brava quanto te. Tu non lo credi, ma io posso farlo.»
Nadine si avvicinò ulteriormente a Kahlan. «Gli farò schizzare gli occhi fuori dalla testa e allora vedrà quanto sono brava e scoprirà che non gli manchi più di tanto. Ascolta bene quando sarai con il fratello di Richard e sentirai le mie urla di piacere. Le urla del piacere che Richard da a me. Non a te… a me!»

Prima notte di nozze (sì, la consumazione è necessaria, perché nel mondo di Goodkind non c’è internet e di conseguenza i tizi del Tempio non sanno con cosa menarselo) Kahlan, riluttante, consuma con Drefan ma nessuno dei due ne esce appagato. Ho anch’io problemi a raggiungere l’orgasmo quando mi trovo nelle vicinanze di un libro di Goodkind, in effetti.

Tuttavia, siccome le profezie del Tempio dei Venti le scrive Tinto Brass, è specificato che Kahlan debba sentirsi appagata per poter entrare nel Tempio. Il che significa fare altro sesso, questa volta mettendoci più impegno. Ma siccome questo libro in realtà è una sit-com degli anni ’80, in realtà Drefan è Richard! Sorpresaaaaaaaa!

Ricapitoliamo: Kahlan era comunque destinata a fare sesso con Drefan e per entrare nel tempio le era anche richiesto di avere un orgasmo, quindi tecnicamente non ha fatto niente che non le è stato ordinato. Ma, si sa, il sesso è scandaloso quando è la donna a farlo per soddisfare sé stessa e quindi ora Richard è incazzato nero. Non fraintendiamoci, lo capisco, perché word of god ci dice che lui è innamorato di Kahlan e quindi si suppone sia geloso, ma d’altra parte anche lui ha appena finito di consumare con Nadine e ne ha tratto piacere.

E poi concentriamoci un attimo su una cosa: Richard si è fatto passare per suo fratello e ha scopato Kahlan senza che lei lo sapesse. Come si chiama quella cosa che fai sesso con una persona senza il suo esplicito consenso? Ah, sì… STUPRO.

Significherà mica che ora secondo il codice morale di Teresino Buontipo anche Richard è cattivo?

Vabbè, non importa. Tutto offeso e senza più poteri maggggici, il nostro eroe se ne va, accompagnato solo da una triste melodia dei Simple Plan.

Ah, sì, Nadine è morta. Perché era un personaggio inutile e Goodkind è uno scrittore di merda. Andiamo avanti e concludiamo questa pagliacciata di libro.

Richard riesce a fermare l’epidemia, ma ora è Drefan il nuovo Lord Rahl. Drefan che è anche diventato cattivo perché la trama dice così e perché tanto lo sapevamo tutti dall’inizio. Per lo meno, io lo sapevo, se voi non ci eravate arrivati, vi consiglio una dieta ricca di fosforo e un integratore multivitaminico.

Emo Richard incontra il fantasma della madre di Kahlan e Darken Rahl e decide di ritornare, si ricongiunge con Kahlan (wow, sono stati separati per ben 20 pagine) e le rivela di avere la peste, il prezzo che Darken Rahl ha richiesto per farlo uscire dal Tempio dei Venti.

Come se ci fosse qualche dubbio sul fatto che Gary Stu morirà…

Così ora Kalan ha bisogno di un libro magico in possesso di Nathan Rahl per salvare Richard.

Una nuova quest!

Bla bla bla, un cumulo di inutilità dopo (il solito plot potenzialmente lingo che l’inettitudine di Goodkind risolve in un capitolo) Richard e Drefan hanno il loro confronto finale, ma siccome qui il vero eroe è solo e soltanto Gary Stu, bitches, è lui che salva la giornata.

Ancora bla bla bla, il romanzo si conclude con il matrimonio di Richard e Kahlan, e spero che questa volta la sgualdrina abbia l’accortezza di non avere un orgasmo, che diamine!

In conclusione

Tutti i libri di Goodkind, se fossero stati scritti da qualcuno non inetto, sarebbero lunghi duecento pagine e magari sarebbero interessanti. Questo di sicuro non è né l’uno né l’altro.

La storia si trascina avanti come un mostro deforme che ti implora di essere ucciso, non succede niente di nuovo e ancora una volta non c’è un main villain che FA attivamente qualcosa. Perché aveva funzionato tanto bene nel secondo libro, no?

I personaggi sono uno più detestabile dell’altro, a partire da Richard e Kahlan, e la loro storia d’amore è quanto di più forzato e meno spontaneo io abbia mai letto. In più le loro avventure non hanno una direzione, uno scopo che risulti rilevante per il lettore. Sono soltanto una serie di cose che accadono per impedire loro di convolare a nozze. E sa dio se il conflitto non funziona così.

Ma la cosa ancora peggiore è che questo libro è NOIOSO. Dove anche i precedenti erano brutti e sciapetti, questo è il peggio del peggio. Per la prima volta ho faticato a finire un libro di Goodkind, me lo sono trascinato dietro per quasi un mese, questo vi dia l’idea di quanto è brutto.

In tutta onestà, non ho più intenzione di spendere un soldo per comprare questa robaccia. Il che non significa che non andrò avanti con la lettura della saga (anche perché sennò Queenseptienna mi picchia). Il quinto libro mi hanno detto che è trashissimo, due dei personaggi in pratica sono Bill e Hillary Clinton. Non posso perdermelo, ma del resto ormai è acclarato che i libri di Goodkind non valgono un decimo del prezzo di copertina.

Sapete, ho sentito che ci sono delle cose chiamate ebook che vanno forte tra i giovani d’oggi. Dicono che si possano scaricare anche gratis su internet…

Voto finale

Al cinematografo con Ewan! – Attack the Block

L’anno scorso c’era Scott Pilgrim vs. the World, l’anno prima Zombieland. Sto parlando di quei film che magari passano inosservati, ma che, una volta visti, si rivelano meravigliose gemme di epicità. Quest’anno la mia scelta di Epic Movie of Awesomeness ricade su Attack the Block.

Attack the Block è un survival horror metropolitano diretto da Joe Cornish, amyketto di Edgar Wright, già regista di L’alba dei morti dementi, Hot Fuzz e il già citato Scott Pilgrim vs. the World, e pertanto uomo di conclamata epicità. Al centro della storia c’è una gang di teppisti di South London che tenta di sopravvivere nella notte del Guy Fawkes Day a un’invasione di mostri alieni. Si tratta di una trama molto basilare, condita con tante scene d’azione, qualche spavento e un pizzico di comedy.

Gang di teppisti significa protagonisti con cui è difficile simpatizzare, e qui viene il bello. L’eore del film – anzi, l’antieroe – è Moses, leader quindicenne della gang. E che cosa fanno Moses e i suoi amici nelle primissime scene del film? Rapinano una giovane infermiera che sta tornando a casa dal lavoro minacciandola con un coltello. Già. E lo spettatore dovrebbe simpatizzare con dei protagonisti del genere?

La risposta è sì perché Joe Cornish fa uso di un espediente narrativo che negli ultimi tempi, specie nei film di genere, sembra essere caduto un po’ in disuso: l’evoluzione psicologica del personaggio. Funziona lentamente, ma funziona. All’inizio del film speravo veramente che il focus fosse sull’infermiera, perché era l’unico personaggio positivo e che meritasse di non finire divorato da un alieno. Quando il primo membro della gang viene ucciso dagli alieni ero più o meno indifferente, ma quando è morto il secondo ero sinceramente in pena per lui e tifavo affinché si salvasse e alla fine tifavo sfacciatamente per Moses. Funziona. Cornish ha preso i protagonisti meno gradevoli e simpatetici possibili ed è riuscito, attraverso la narrazione, a presentarli sotto un’altra luce. L’infermiera si unisce lo stesso alla gang per sopravvivere all’attacco (e quando succede il sociologo che è in me gongolava come una scolaretta: Sovversione dei ruoli sociali, yay!)

Le scene d’azione sono molto buone, il punto di forza della pellicola, e c’è anche un po’ di sano splatter – non troppo, perché siamo in un film a basso costo, ma comunque è presente.

Parlando di film a basso costo: gli alieni. O, come direbbero i ragazzi, the big gorilla wolf motherfuckers. Non sono di certo gli alieni in computer grafica cui i film americani ci hanno abituati. Sono più che altro scimmie cieche coi denti fosforescenti. Spaventosi per me, soprattutto perché sono utilizzati con acume, ma posso capire se qualcun altro non sarà della mia opinione. Forniscono un bel po’ di scene godibili, per cui ci stanno. Per quanto riguarda la spiegazione del “perché sono scesi sulla terra”, questo non è qual genere di film fantascientifico. Questo è più che altro un monster movie, per cui la spiegazione c’è ma non è importante, ciò che conta è che i mostri ci siano e inseguano i protagonisti.

Un altro punto di forza, e poi chiudo, è la colonna sonora. Normalmente non sono un fan della dance né tantomeno del dubstep, ma le musiche del duo elettro-dance Basement Jaxx mi sono sembrate perfette per l’atmosfera e il ritmo del film.

E ora veniamo alle note dolenti: la distribuzione italiana. Sebbene il film sia uscito in Inghilterra il 13 maggio 2011 e negli USA il 29 luglio dello stesso anno, IMDb non sa dirmi niente sulla data di distribuzione ufficiale nel nostro paese. Un po’ come è successo per Zombieland, che da noi è uscito direttamente in DVD un anno dopo la data di uscita ufficiale (non fatemi nemmeno iniziare il rant contro i distributori italiani, stiamo qui tutta notte – piccolo indizio: sono un branco di scimmie lobotomizzate). Il mio consiglio è quello di vedervi Attack the Block in una delle molte versioni in lingua originale sottotitolata in italiano che si trovano online. Oppure armarvi di pazienza. Molta pazienza. Personalmente opterei per la versione online, non fosse altro per non perdermi il pesantissimo accento di South London dei protagonisti, che parlano tutti come Kelly di Misfits, ma, si sa, io sono un feticista del British accent.

In conclusione Attack the Block è un film veloce, pieno d’azione, divertente e con dei personaggi veramente interessanti. Come è stato per Zombieland e Scott Pilgrim, non vedrete niente di simile ad Attack the Block al cinema per un buon annetto, per cui vale sul serio la pena di dargli un’occhiata. Ah, ho menzionato il fatto che Moses uccide gli alieni con una katana? EPIC!