È la sindrome del bastian contrario ad avermi spinto a leggere Hunger Games, il romanzo di Suzanne Collins che ora, grazie all’adattamento cinematografico campione d’incassi, si appresta a diventare ancora più popolare di quanto già non fosse. In particolare a spingermi all’azione è stata la promozione a pieni voti che l’emintentissima ac reverendissima webmistress Queenseptienna ha assegnato al libro.
Doveva esserci un errore. Voglio dire, è un romanzo che rientra nella categoria young adult, il che significa che non può essere assolutamente una buona lettura. In più è popolare, e tutto ciò che è mainstream è anche meritevole del mio sdegno, perché lo sappiamo tutti che l’Arte e la Letteratura sono di nicchia. Hunger Games è un best seller, e sapete chi altro scriveva best seller? Hitler.
Come se tutto ciò non bastasse, la trama è anche copiata da Battle Royale di Koushun Takami, e Battle Royale di Koushun Takami è uno dei libri che disprezzo di più in assoluto.
Young adult, mainstream e plagio di Battle Royale, cinque stelline un par di palle, suvvia!
Non mi restava che prendere il romanzo in questione, leggiucchiarlo con la dovuta spocchia e dire a tutti che era un’altra schifezza per il pubblico di poveri illetterati che campa a pane e Fabio Volo.
Poi, facendo le ricerche sull’unica fonte di sapere legittima per un intellettuale come me, ossia Wikipedia Italia, scopro questo:
E, seguendo un paio di link, sono arrivato a questo:
The Hunger Games […] is a violent, jarring speed-rap of a novel that generates nearly constant suspense and may also generate a fair amount of controversy. I couldn’t stop reading
[…]
Reading The Hunger Games is as addictive (and as violently simple) as playing one of those shoot-it-if-it-moves videogames in the lobby of the local eightplex; you know it’s not real, but you keep plugging in quarters anyway
Dannazione, Stephen King! Perché devi metterti in mezzo e complicare le cose? Ora mi toccherà leggere il libro con attenzione e senza saltare le pagine!
Ok, d’accordo, tagliamo corto e vediamo com’è andata.
La scheda del libro
Hunger Games di Suzanne Collins
Pubblicato in Italia da Mondadori
Anno 2008
369 pagine
Il libro su Amazon
Reality killed the video stars
La trama penso la conosciate a grandi linee più o meno tutti, anche perché non mette niente di nuovo sotto il sole. Il romanzo è ambientato a Panem, una nazione sorta dopo il crollo degli Stati Uniti. Il potere è accentrato nella capitale e il resto del territorio è suddiviso in dodici distretti. A seguito di una fallita rivolta, i distretti sono costretti a inviare, con cadenza annuale, un ragazzo e una ragazza per partecipare agli Hunger Games, un reality show in cui i 24 ragazzi, i tributi, si affrontano in un’enorme arena finché non resta un solo sopravvissuto.
Katniss Everdeen vive nel distretto 12, uno dei più poveri, e si ritrova a offrirsi volontaria per gli Hunger Games al posto di sua sorella Prim quando questa viene sorteggiata come tributo. Assieme a Katniss viene scelto anche il secondo tributo, Peeta, che sembra essere il ragazzo più buono sulla faccia del pianeta.
E il resto va esattamente come ve lo immaginate: Katniss viene spedita nella capitale e prende parte agli Hunger Games, dove dovrà uccidere o essere uccisa. Riuscirà a sopravvivere? Vi do un indizio: il libro è narrato in prima persona.
Per cui, sì, ci ritroviamo davanti a un “reality mortale”, che se fosse un genere letterario, avrebbe i suoi capostipite in La lunga marcia e L’uomo in fuga, entrambi scritti da un tizio poco famoso che si chiama Richard Bachman rispettivamente nel 1979 e nel 1982, e probabilmente affonderebbe le radici nelle suggestioni del racconto La lotteria di Shirley Jackson (1948). L’opera più di spicco di questo genere immaginario potrebbe essere Battle Royale di Koushun Takami, storia di una classe di ragazzi giapponesi che viene sequestrata, segregata su un’isola e costretta a massacrarsi fino a che non resta in vita un solo studente. E poi, nel 2008, ecco che arriva Hunger Games. Nel mentre, anche il sottoscritto se ne è uscito con una storia con una trama simile, ma è venuto fuori che era una schifezza e quindi non ne parleremo mai più.
Tutto questo per dire che l’idea che sta alla base di Hunger Games non è né innovativa, né rivoluzionaria. Però una differenza fondamentale tra Hunger Games e Battle Royale c’è e merita di essere rimarcata: la storia di Takami pone l’enfasi sulla violenza. È la brutalità della storia che sciocca il lettore, e i protagonisti non accettano passivamente il loro destino, difatti hanno il collare esplosivo che li monitora costantemente. Viceversa, nel romanzo della Collins permane sì la brutalità del reality show, ma lo shock deriva dalla reazione del resto della società al programma. Gli Hunger Games sono presentati come un gioco, una spettacolare festa, gli autori e i produttori si divertono a creare love story e rivalità tra i partecipanti, stimolano i ragazzi all’azione durante i periodi di protratta inattività, gli sponsor possono acquistare oggetti d’aiuto per il tributo che fa loro un’impressione migliore. Inoltre i tributi accettano passivamente il loro destino, senza bisogno di collari, perché non possono fare altrimenti, essendo cresciuti in una società in cui gli Hunger Games sono la norma.
Ogni romanzo è figlio del proprio tempo, e il modo in cui Hunger Games pone l’accento sulla strumentalizzazione della violenza e della sofferenza realizzata dalla società per mero intrattenimento è in un certo senso un elemento innovativo. Parzialmente era presente in L’uomo in fuga (e posso affermare con certezza che quello sì che è un libro profetico – se avete in mente l’immagine che chiude il romanzo sapete senz’altro a cosa mi riferisco), ma direi che con il libro della Collins l’effetto è migliore perché il romanzo stesso è stato generato nell’era del reality selvaggio, nell’era delle barbara d’urso e dei “suo figlio è appena morto investito da un’auto, lei come si sente?”.
Insomma, c’è abbastanza critica sociale in Hunger Games per far bagnare le mutande di una dozzina di scrittori fantasy italiani. Il che non significa che Hunger Games sia tutto critica sociale e niente arrosto. La parte relativa al reality, cioè tutto il secondo atto e tre quarti del terzo, è un concentrato di azione e suspense che si legge tutta d’un fiato perché è letteralmente impossibile staccarsene. E poi abbiamo un abbozzo di love story e lo spettro futuro di un triangolo d’ammmmoreH, perché siamo pur sempre in un romanzo young adult.
Non che la storia sia perfetta, va precisato. Ho personalmente trovato tutto il terzo atto un po’ sottotono rispetto ai due precedenti. Ma in generale la storia è promossa a pieni voti.
Lo stile
Mi è piaciuto. Non ho molto da aggiungere, la Collins scrive bene e la traduzione non aveva note stonate – o, per lo meno, io non ne ho notate.
C’è un buon senso del ritmo e una buona gestione dei tempi narrativi. Sono stato molto soddisfatto dalla caratterizzazione dei personaggi, Katniss in particolare. Forse perché mi aspettavo un’eroina disneyana o qualcosa che piacesse alle ragazzette, in stile Bella di Twilight, non nutrivo molte speranze in lei. Sì, sapevo che doveva partecipare a un programma che prevedeva l’uccidere o l’essere uccisi, ma continuavo a ripetermi che la Collins non le avrebbe mai fatto uccidere qualcuno in maniera diretta, con l’intenzione di uccidere. E invece, alla faccia del politically correct, mi sono dovuto ricredere. Impressionante. Tanto di cappello.
Sì, ci sono alcuni buchi logici. Tipo le telecamere che ci sono eppure non si vedono mai. Però non mi hanno dato più di tanto fastidio.
In conclusione
Per me, dal punto di vista delle letture, il 2012 è stato finora un anno di magra. Non avevo ancora incontrato un libro che mi convincesse e che mi entusiasmasse e non pensavo che proprio Hunger Games sarebbe stato quel libro. Mi sbagliavo, ma sono contento di essermi sbagliato.
Hunger Games è un buon romanzo d’avventura con un sottotesto non banale e che guarda con occhio critico alla società contemporanea. È divertente e nello stesso tempo angosciante, spietato ma anche dolce (ok, a tratti zuccheroso, ma in almeno un punto è di una dolcezza quasi commuovente), indicato per i giovani lettori ma anche per noi snobboni che schifiamo gli young adult.
Insomma, diffido ancora dei libri che mi consiglia Stephen King, ma almeno questa volta ci ha beccato. E visto che Hunger Games sembra essere destinato a fare la stessa fine di Twilight, pur essendo dieci milioni di volte meglio dell’obbrobrio vampiresco di Stephenie Meyer, non posso che felicitarmene e riacquistare un briciolo di fiducia nelle nuove generazioni e nella razza umana.
Fino al sequel, La ragazza di fuoco, ovviamente. Che, lo ammetto, ho un po’ paura di leggere.
E ora beccatevi Abraham’s Daughter degli Arcade Fire, che fa da colonna sonora al film e mi garba assai.
Sono sempre stato convinto che ci fossero tre categorie di persone a cui non dovrebbe MAI essere permesso di scrivere un libro: i comici di Zelig, i calciatori e Fabio Volo. Dopo la lettura di Modelland ho deciso di rivedere la mia lista nera e aggiungervi una nuova categoria, le modelle.
Tyra Banks è diventata famosa alla fine degli anni ’90 per essere stata la prima modella afroamericana a posare sulla cover di Sports Illustrated Swimsuit Issue (se non sapete cos’è, vi basti sapere che è molto meglio del catalogo della Postal Market da portarsi in bagno…), di GQ e del catalogo di Victoria’s Secret (vale la stessa cosa detta per Sports Illustrated). Negli ultimi anni ha condotto il reality show America’s Next Top Model e l’avventura televisiva è andata così bene che ora ha un suo talk show personale, The Tyra Banks Show.
Una con questo pedigree non poteva che cimentarsi della scrittura di un libro fantasy, no?
Ma sentiamo dalla bocca dell’autrice come le è venuta l’idea di scrivere il capolavoro del fantatrash che è Modelland.
The idea for Modelland came to me while I was in the car on the FDR Drive in New York City. I jotted it down on a piece of scratch paper and tucked it into my purse. Four years later, that scrap of paper has transformed into the book (or digital thingamajig) you now hold in your hands
Chissà cosa ci sarà mai stato scritto su quel pezzo di carta? Io penso qualcosa tipo:
Oh, sì, sto andando a parare proprio là: Modelland di Tyra Banks è un romanzo che non sa da che parte vuole andare, non sa a quale tipo di pubblico è diretto, e soprattutto è un miscuglio di vari cliché già stravisti e sentiti all’infinito nel fantasy. Ma siccome so che non vi fidate della mia parola e volete toccare con mano la genialità trash di questo romanzo, seguitemi che ve lo mostro…
La scheda del libro
Modelland di Tyra Banks
Pubblicato da Delacorte Press
Anno 2011
576 pagine
Il libro su Amazzonia
La trama
Modelland è un posto fighissimo, il posto più figo del mondo dopo il McDonald’s all-you-can-eat, e ogni ragazza sana di mente vuole andarci per avere la possibilità di diventare una magica supermodella. Ma la selezione all’ingresso è molto stretta, e l’unico modo per essere sicuri al 99% di essere scelti è trovare uno dei sette talismani chiamati SMIZE (in maiuscolo perché sono fighi) che vengono immessi nel sistema idrico durante il Day of Discovery. Perché niente dice supermodella più di un cesso intasato da un talismano.
Tutte le ragazze del mondo anelano il Day of Discovery, tranne Tookie De La Créme, la nostra protagonista.
Tra parentesi, vi piace come suona buffo il suo nome? Troppo divertente, vero? Beh, in ogni caso fateci l’abitudine, perché TUTTI in questo libro hanno nomi idioti e quello di Tookie è uno dei più normali.
Ora, vi starete domandando, come mai Tookie non è interessata a Modelland? Forse perché è una giovane donna indipendente che rifiuta la concezione stereotipata della bellezza imposta dalla società e non desidera prendere parte a qualcosa che, perpetuando lo stereotipo della donna che avanza nella vita solo in virtù dell’aspetto fisico, finisce per degradare non solo lei, ma anche tutto il genere femminile? LOL NOPE! Tookie non è interessata perché è brutta!!! Ha gli occhi troppo distanti, i capelli crespi, la schiena ricurva, piedi grossi, braccia secche, fronte enorme e l’eterocromia degli occhi.
Ma alla fine Tookie scopre che la vera bellezza è quella interiore e vissero tutti felici e contenti. Fine della reccy.
Vi piacerebbe, eh?
Troviamo Tookie impegnata in una sua personale SPLD, Silent Protest by Laying Down, in cui sta sdraiata nel corridoio della scuola senza che nessuno la noti perché… boh. Seguono incontri con la sorella Myrracle che, indovinate, è un piccolo miracolo, oltre a essere stupida come una tavola di compensato, e Theophilus, l’unica altra persona in tutta la scuola che si accorge della sua esistenza e che, ovviamente, è il love interest. Per lo meno per le prime cento pagine, perché poi sarà del tutto dimenticato.
Siccome Tookie è una sfigata, per recuperare una spilletta di Theophilus si ritrova ricoperta di rifiuti, proprio nel momento in cui il preside annuncia:
We have ’emporarily shut off all water due to the heightened misuse ’ecause of the SMIZE craze. So if you have to use the ’estroom, you must hold it until you are off school premises.
LULZ! WHAT A LOOSER!!!!1one
Mentre tutti a scuola (e non solo) sembrano essere eccitatissimi per il DOD, a Tookie non può fregare di meno. Scommetto che vi state chiedendo con apprensione chi troverà il talismano che garantisce l’ammissione a Modelland. Sarà Myrracle? O forse Kimberly, la procace cheerleader bionda?
Mistero!
Così, in un ansioso conto alla rovescia che non ricorda ASSOLUTAMENTE quello dei biglietti di Willy Wonka in Charlie e la fabbrica di cioccolato, scopriamo che due dei sette SMIZE sono stati ritrovati.
Dopo la scuola, Tookie si incontra con l’amica Lizzie, scopre che Zarpessa, la ricca e bellissima ragazza di Theophilus, in realtà è povera e vive in un cassonetto (non sto scherzando) e poi Lizzie ha una specie di esaurimento nervoso da stress post traumatico stile veterano del Vietnam.
“Tell them to stop,” Lizzie pleaded in a strange, garbled voice. “They always say it won’t hurt, but it does.”
“Lizzie, come back,” Tookie urged, grabbing Lizzie by her shoulders and shaking her.
“I can take it when they hurt me. But when they hurt Robyn, I feel it more.”
“Robyn again? Lizzie, who is Robyn?”
Lizzie casually rolled up her sleeve and Tookie’s gaze fell to her friend’s bare arm. Three inflamed red marks marred the crook of her elbow, right at the center. A burn scar traversed her bicep. A larger patch of seared skin bubbled on the inside of her wrist. The burn looked fresh. Tookie winced.
Then Lizzie began to search the ground. “Lizzie, don’t,” Tookie said, knowing what was coming next.
Lizzie ignored Tookie and continued her search, finally locating a sharp rock. She picked it up and then brought its jagged edge down to her inner arm, near her wrist. Blood flowed from the fresh slice in her skin. Tookie grabbed her arm. “Stop it! Why do you do that?”
WTF? Cosa sta succedendo? E perché in 30 pagine siamo passati da un libro con battute sceme a una scena esplicita di autolesionismo?
Lasciatasi alle spalle questa… “cosa”, Tookie torna a casa, dove tutti sono in piena frenesia pre-DOD. A casa De La Crème incontriamo sua madre, Creamy (non sto scherzando) che, apparentemente, ha tre mani:
Tookie’s mother loomed over the kitchen counter, holding a bunch of bananas by the fingertips of one hand, examining their skins with a photographer’s loupe. Her other arm held Bellissima, a lifelike baby doll dressed in a multilayered butter-yellow dress with lace trim, complete with a pacifier in her mouth.
Ma non facciamo in tempo a conoscere la simpaticissima Mrs. De La Crème che succede una cosa inaspettata: Tookie trova lo SMIZE. Davvero, sono senza parole per lo sgomento.
Come c’era da aspettarsi, Creamy prende lo SMIZE a Tookie per darlo a Myrracle, relegando Tookie al ruolo di Cenerentola. Già visto, già sentito. Passiamo a qualcosa di più interessante, tipo un battibecco tra le sorelle De La Crème che riguarda… il MESTRUO!
“Don’t laugh at me!” Myrracle said, frustrated. “I’m on my periodical right now! It makes me forgetful!”
“It’s period, not periodical!” Tookie growled.
Myrracle smirked. “How do you know? You haven’t even gotten yours yet!”
Ma, Gesù pescivendolo, qual è il target di questo romanzo? Fin’ora abbiamo: un’ambientazione infantile, una trama che sembra un plagio di Harry Potter, autolesionismo grafico, sindrome da stress post traumatico e battute sul mestruo. Mi sento spaesato…
Le donne De La Crème vanno in un centro commerciale per comprare un vestito speciale per Myrracle in occasione del DOD e si imbattono nella presentazione delle 7Sevens, le supermodelle di Modelland, ognuna delle quali ha un potere speciale.
Evanjalinda, può cambiare aspetto
Simone, può sdoppiarsi
Bev Jo, non invecchia oltre i 29 anni
Leemora, ha l’abilità di… vendere °_°
Sinndeesi, può sedurre (ha una vagina, sai che scoperta…)
Katoocha, prevede le mode del futuro
Exodus, si teletrasporta
In pratica le Intoxibellas sono una versione sfigata degli Avengers? Ma comunque, spero che abbiate imparato per bene i loro nomi e i loro poteri perché… non saranno mai più menzionati per tutto il romanzo. Già.
E non manca anche un assaggio di quella che ha tutta l’aria di essere la morale della storia:
The BellaDonna’s voice boomed through the sky once more. “Every. Girl. In. The. World. Has. The. Power. Within. Her. To. Become. A. 7. Seven. Is. It. You?”
Sì, esatto: basta cercare dentro te stessa, giovane lettrice, e anche tu potrai essere vuota, superficiale e inutile come le 7Seven.
Una volta tornati a casa De La Crème, i genitori di Tookie si mettono a litigare selvaggiamente e Mr DLC rinfaccia a Creamy di non essere il padre naturale di Tookie, perché mai e poi mai un fenomeno da baraccone come lei potrebbe essere frutto del suo seme. EVVIVA BAMBINI! MALTRATTAMENTI PSICOLOGICI!
EEEEEE! BAMBINI!
Così, sopraffatta dall’amore paterno e dall’incapacità di Tyra Banks di creare motivazioni plausibili, Tookie decide di scappare di casa assieme a Lizzie. Ma prima che possa fare qualcosa, viene intercettata dalla madre che la costringe ad accompagnare Myrracle al DOD, perché la trama dice così.
Al DOD Tookie viene scelta al posto della sorella per entrare a Modelland. Che sopresona. E ci sono voluti solo 10 capitoli per realizzare una cosa che era già chiaro che sarebbe successa sin dall’inizio. E quella storia degli SMIZE, ve la ricordate? Ebbene, viene fuori che sono completamente INUTILI, perché la scout di Modelland sta scegliendo le ragazze A CASO. E allora perché inserirla del tutto? Perché SMIZE è un neologismo coniato dalla stessa Tyra Banks durante America’s Next Top Model che significa “sorridere con gli occhi”, una sorta di citazione. Smize significa anche “eiaculare nell’occhio del proprio partner durante un rapporto sessuale”. Ma presumibilmente il significato che ci serve è il primo…
Insieme a Tookie, la scout di Modelland sceglie anche Dylan, una ragazza grassottella che vive in una città-centro commerciale e che si occupa delle quattro sorelle minori mentre la madre lavora; Shiraz, che vive in un posto che si chiama Can Del Abra e che produce – indovina indovinello – candele; e infine Piper, principessa di Sans Color, un paese popolato da albini.
Appena arrivate a Modelland, le quattro incontrano una creatura con la testa a forma di mano di nome Guru Applausez, che è a capo del dipartimento coture e in NESSUN MODO riecheggia gli stereotipi razzisti sui francesi.
“Hello, mesdemoiselles! Je m’appelle Guru Applaussez, ze head of ze couture department,” the creature said in a thick Très Jolie accent, smiling with its broad mouth full of perfectly straight white teeth. “I am beyond excité you have arrived early. Your lack of tardiness deserves a round of applause,oui?”
With a squeal of pleasure, the creature leaned all the way to the left and hit its hand-head to its left palm and then did the same on the right side with its right palm. Just looking at this bizarre ovation made Tookie dizzy.
Inoltre scoprono che la scout che ha scelto Tookie, Dylan, Shiraz e Piper è nientepopodimenoche Ci-L, l’unica Intoxibella ad avere tutti e sette i poteri delle 7Seven. Ed è pertanto la persona più inutile del mondo. Ma visto che nel magico universo di Tyra Banks sono tutti idioti, Ci-L in realtà è trattata alla stregua di una creatura semidivina.
E, sorpresa sorpresa, tra le altre ragazze ammesse a Modelland c’è… Draco Malfoy! No, magari, c’è Zarpessa, la morosa di Theophilus, il cui ruolo, da qui fino alla fine del libro, sarà sibilare battute sarcastiche alla volta di Tookie ed essere pertanto completamente inutile. Poi, diciamocelo, la blonde bitch ci vuole in un fantasy che si rispetti, dopotutto se la Troisi ne ha infilata una nei Regni di Nashira, perché Tyra Banks dovrebbe farne a meno?
Alla presentazione ufficiale dei nuovi arrivati a Modelland, Tookie e le altre vengono poste innanzi a una statua della BellaDonna, la signora suprema di Modelland, che canta loro una canzone. Un oggetto magico che canta ai nuovi arrivati della scuola. Chissà dove l’ho già sentita una cosa del genere…
E non è neanche granché come cantante, in realtà:
“Modelland is your new HOME …”
“Home … home,” the older Bellas sang.
“Welcome to this superDOME …”
“Dome, Dome,” sang the older Bellas.
“For you XX-chromoSOMED …”
“Somed, somed,” the older Bellas echoed.
“Modelland is your new HOME.”
Sul serio, in confronto a questa roba il testo di Baby di Justin Bieber sembra Blowin’ in the Wind di Bob Dylan…
Vengono poi elencate le regole di Modelland, che sintetizzo perché sono LOL:
Se lasci Modelland senza permesso, invecchi di 50 anni
Se non ti applichi, vieni cacciato
Si può diventare Mannecant, ossia diventare una sorta di “serva” di Modelland che viene additata da tutti come un fallimento vivente, in alternativa all’espulsione
Le attrici sono inferiori, sono perfino peggio delle Mannecant (U JELLY Tyra Banks?)
Solo le sette migliori allieve diventano 7Sevens
Se non si passa il Tight-high Boot Camp si viene espulsi
Sul serio, questo posto è l’inferno. Pensateci, Modelland è l’unica alternativa a una vita di miseria dove la massima aspirazione di carriera è cucire borse in una fabbrica (è quello che sarebbe stato il destino di Tookie). E una volta dentro, si scopre che Modelland è peggio del Terzo Reich, questo non è un fantasy per giovani lettrici, è un’orribile distopia!
Ora, vi starete chiedendo che cos’è il Tight-high Boot Camp – o più probabilmente non ve ne frega niente, nel qual caso avete tutta la mia stima. Si tratta di una dura prova fisica che illustra quali sono le “fatiche” a cui le allieve di Modelland saranno sottoposte nel corso dell’anno. E quando parla di queste “torture”, è chiaro che in realtà Tyra Banks ci stia parlando di ciò che lei ha dovuto in prima persona sopportare. Cioè, ora dovrei sentirmi affranto per la dura vita di una supermodella? Abbiamo perso un pochino il contatto con la realtà, Tyra Banks? Osserviamo tutti un minuto di ‘sticazzi per tutte le povere super top model.
Ma Modelland veicola anche degli importanti messaggi sociali. Tipo non condividere i trucchi sennò prendi le malattie e non comprare capi contraffatti. Qualche scrittore di genere italiano convinto che il fantasy sia degno solo se veicola un messaggio sociale dovrebbe dirsi soddisfatto da questo aspetto di Modelland.
Superato il Tight-high Boot Camp, Tookie è definitivamente ammessa a Modelland, pertanto viene scortata nei dormitori e le viene consegnata una cintura magica. A cosa serve? A TUTTO!
“You might have innate powers, but this is the only thing that can make the Bella magic happen.”
Visto? Per cui la morale è: la vera bellezza non è dentro di te, la vera bellezza dipende da un oggetto magico e scompare se te ne separi. EVVIVA BAMBINI!!!!
Le ragazze esplorano un po’ il dormitorio:
The girls climbed the long suspended staircase that only had steps. No risers, no banister. And it floated in midair.
Ooooh, un’accademia dotata di scale magiche, chissà come è venuta in mente una cosa del genere a Tyra Banks…
Arrivata nella sua camera da letto, Tookie incontra la sua compagna di stanza, che si chiama Kamalini e ha una dipendenza:
Kamalini shrugged. “My parents were so happy, though. But they are worried about my addiction to …”
“The drugs?” Shiraz jumped in.
“No, not drugs,” Kamalini said.
“The whiskey?” Shiraz guessed again. “I no judge you, I just want to help!”
“No … not alcohol either. Worse. This.” She held up her Headbangor. “They didn’t want me to bring it. I smuggled it in.”
Shiraz squinted. “You addicted to the music?”
È dipendente dalla musica. No, non ho una battuta, volevo solo far notare quanto ciò sia STUPIDO.
E l’altra compagna di stanza è Zarpessa, non è meraviglioso? O incredibilmente pedante, a seconda del punto di vista.
Ah, un’altra magia di Modelland: tutte le ragazze hanno il mestruo sincronizzato. Ripeto: tutte le ragazze hanno il mestruo sincronizzato. Gesù Cristo.
Tookie shut her eyes, wincing again with another pain. “Piper, my back and tummy are killing me!” she whispered.
Piper shrugged. “Join the club, Tookie. Every new Bella started menstruating at the exact same time this morning.”
“Wait. What?”
“You’ve never heard of menstrual synchrony, or the dormitory effect?”
Primo giorno di lezioni. Presente Harry Potter e la prima lezione con la McGrannit che si trasforma in un gatto? Ecco, in Modelland abbiamo una lezione sulle espressioni facciali. Evviva. E indovinate chi sono rispettivamente la migliore e la peggiore della classe? Esatto, Zarpessa e Tookie. Perché non sia mai che Tyra Banks si lasci scappare qualche cliché!
Seguono altre idiotissime lezioni che ho letto con l’avanti veloce, altrimenti c’era il rischio che mi spuntasse una vagina. Roba stupida sul serio, tipo che a un certo punto c’era un professore in grado di leggere gli stomaci delle Bellas e di azzeccare i loro piatti preferiti.
A un certo punto, non chiedetemi in quale occasione perché non lo so e non me ne frega, Bravo, il più faigo dei modelli maschi di Modelland, si perde a fissare Tookie. Awwwww
Ma non c’è tempo per questo! Ci sono delle altre lezioni fighissime da seguire! Tipo quella in cui Tookie, Dylan e Kamalini vengono portate in una stanza e denudate. Quand’è che Modelland si è trasformato in un film di sexploitation degli anni ’70? La prigione delle Modelle Mutanti delle SS?
Nel capitolo successivo ritroviamo Creamy e Myrracle, giusto perché ne sentivamo la mancanza. Apparentemente il loro obiettivo è scalare la montagna su cui si trova Modelland e farla pagare a Tookie. Un po’ sciapo come conflitto, ma mi sa che per ora ci dobbiamo accontentare.
Segue il salto temporale più grezzo della storia della letteratura moderna:
Our most unusual tale picks up at the start of the next Modelland quadmester, three months and four days into the Bellas’ first year at the unusual, untouchable, and never uneventful fantastical land at the top of the mountain.…
Le ragazze, ora nel secondo semestre, si occupano ancora di inseguire lezioni inutili e noiose che fungono solo da filler, quando dal niente spunta Ci-L in compagnia di una Mannecant che comunica:
“She comes here because keeping her at Modelland has not been enough,” Persimmon recited. “She has continued to spout her insolent, disrespectful, heinous messages and vile verbiage that has denigrated all we stand for. And so, as an attempt to truly get through to her so that she understands the hideousness of her actions, we must step things up a notch. Today, Ci-L is returning to her roots to be …” Persimmon paused dramatically. “… a first-year Bella. A No-See.”
Il che non ha senso, ma perché cominciare a sindacare ora?
“Ci-L poses a risk to herself and to all of us,” Persimmon said. “She must be reformed by any means necessary.”
Tipo, io avrei un’idea. Se Ci-L è davvero così pericolosa, chessò, perché non la ESPELLETE? Tsk, femmine, si allontanano un attimo dalla cucina e dalla rassicurante attività di preparare sandwich e non capiscono più nulla…
Ora vi starete chiedendo: ma perché Ci-L da supermodella superfaiga ora è un pericolo? Perché ha permesso a Tookie e a tutte le sue amiche brutte di essere ammesse a Modelland, ovviamente. Cielo, la morale in questa storia è così impalpabile che fatico a coglierla.
Ok, dopo altri settecento capitoli di riempitivo, finalmente succede qualcosa. Tookie cammina nel sonno fino a ritrovarsi negli edifici amministrativi di Modelland e origlia BellaDonna, la capoccia di Modelland, mentre sgrida severamente qualcuno. E, sì, questo libro è così blando e insignificante che sono disposto a salutare con gioia lo stratagemma del “protagonista che origlia cose importanti”. Con chi ce l’ha BellaDonna? Se avete ancora qualche neurone funzionante (io i miei me li son bruciati tutti cercando di dare un senso al finale di Mass Effect 3) l’avete già certamente capito, in caso contrario:
Tookie’s eyes widened. It was … Ci-L!
Duh! Scommetto che dopo la scena in cui Ci-L viene retrocessa da superfiga divina a studentessa scema non ve l’aspettavate proprio, vero? Lo so, questo libro è pieno di emozionanti sorprese!
Resta da capire che cosa ha fatto di tanto grave… oh, wait, Ci-L ha scelto le ragazze brutte permettendo loro di entrare a Modelland, che è il motivo per cui viene costantemente punita e umiliata.
“You made one grave mistake,” Ci-L said. “And I don’t mean torturing me for a half a friggin’ year. Or making me redo War of Words in my first-year uniform. Or demanding I answer calls at the Modelland agency, where I’ve had to tell clients ‘Ci-L is not available to model for you because she’s an ingrate.’ Or forcing me to clean the floors of the Ugly Room with my tongue. Or gagging me like a horse while you pry my eyes open and make me watch old Modelland propaganda films for seven hours at a time while you drip saline in my eyes so they don’t dry out. Or denying me food for three days in a row to slim my ‘thick hips.’ Or making me feel so crazy and deranged that I have to freeze my face into a half-pleasant expression to hide the agonizing pain my body is truly suffering from every day!”
Ma Ci-L si ribella alla BellaDonna, rinfacciandole le tre regole fondamentali cui avrebbe dovuto attenersi in quanto Capoccia Suprema di Modelland:
“One: You must set a world-changing definition of beauty and stick to it for five years. Two: All Gurus must have a combination of a defect and a power. And last but not least, three: Do not tamper with the predetermined admissions list!”
E qui scoppia lo scandalooooooH! Il DOD è pilotato! Ecco perché sembrava un reality show…
Quindi, Ci-L ricatta BellaDonna dicendole che vuole tenere le brutte a Modelland solo per un esperimento. Ma Ci-L non è l’unica ad aver sperimentato durante il DOD, perché…
“Good girl,” Ci-L said, like she was speaking to a dog that had just sat at his master’s command. “You hold up your end of the bargain and I won’t say a word about your little experiment either. How you replaced a worthy candidate with…”
“Tookie De La Crème.”
Per stemprare la tensione, Tookie si concede dei piacevoli moment di tensione sessuale con Bravo, il modello non gay, dimenticandosi completamente dell’ammmmmoreH eterno che la legava a Theophilus.
In seguito, Tookie parla con le compagne di ciò che ha visto e insieme convengono di scappare da Modelland. Ma non si ricordano quel piccolo cavillo che se abbandoni Modelland invecchi di cinquant’anni? Sai, la PRIMA COSA che ti ha detto BellaDonna il giorno dell’arrivo? Sono io l’unico che presta attenzione a questa merda di romanzo? E io sto leggendo saltando le pagine!
Il piccolo problema dell’iperinvecchiamento rapido viene tutt’a un tratto ricordato quando una Bella di nome Desperata alla quale manca troppo tntyxximo il suo boyfriend (è Desperata per amore, l’avete capita? Cioè, troppo LOL!) tenta l’evasione e muore tra atroci sofferenze. Per lo meno, nella mia mente. Fattostà che invecchia e tutti a un tratto si ricordano del cavillo.
La terribile tragedia di Desperata colpisce anche la BellaDonna, che indice un’assemblea straordinaria e decide di bandire l’ammmoreH da Modelland. Una decisione drastica che non avrà ripercussioni nella scena successiva, in cui Tookie broccoleggia con Bravo fantasticando il primo bacio. Già, perché l’incombente minaccia di morte è noiosa, e noi abbiamo una love story da portare avanti.
Bravo e Tookie si incontrano, e Bravo avanza delle richieste:
“Oh, I hurt my hand during a photo shoot on the roof, and I came here today cuz I needed to have my thumb sucked.”
Tookie usa Bravo anche per farsi indicare la posizone dello ZapZap segreto (l’unico veicolo in grado di portare lei e le sue amiche fuori da Modelland senza farle invecchiare), ma vengono interrotti dall’arrivo di Ci-L prima che Tookie possa rivelare il suo piano di fuga.
Il giorno successivo, Tookie deve fare una cosa che si chiama ManAttack e che secondo me è illegale in almeno una dozzina di stati. Ma visto che Modelland è un campo di concentramento per stupide modelle, non me ne stupisco più di tanto. Anche perché il ManAttack ci viene presentato con queste parole:
“It’s been a while since the two sexes got to have a mix-up like tonight. I’m sure everyone’s hormones are raging more than mine!”
E tenete conto che il tutto si svolge in biancheria intima. Cosa serve il MatAttack? A niente, ma in quell’occasione Bravo scopre che Tookie lo ha usato per sapere la posizione dello ZapZap, per cui le dice qualcosa tipo “ci ho provato con te per scommessa perché sei un cesso”, Tookie è offesissima perché quando una donna usa un uomo è ok, ma quando è viceversa è un sacrilegiooooH! Ma niente paura, faranno pace alla fine del libro. Due volte.
Ma torniamo a Tookie e al suo piano. Miracolosamente, la fuga a bordo dello ZapZap riesce e Tookie, tornata a casa, si ricongiunge con l’amica Lizzie. Le ragazze vengono però individuate da Ci-L e giungiamo al confronto finale in cui si scopre che… Modelland ha ucciso le amykette del cuore di Ci-L tentando di imporre un ideale restrittivo di bellezza…? DAFUQ?
Quindi alla fine Ci-L non era affatto cattiva come si pensava. Ripeto: un professore all’interno di una scuola magica che non è cattivo come tutti credono. Chissà a che cosa si sarà ispirata Tyra Banks…
Per cui Ci-L convince le ragazze a ritornare a Modelland per assistere al 7Sevens Tournament, ma vengono interrotte dall’arrivo di Creamy e Myrracle, quest’ultima di diritto titolare di un posto a Modelland che Tookie sta occupando senza titolo. Per risolvere la situazione, Creamy richiede l’intervento di BellaDonna che è costretta, per la prima volta, a rivelarsi in carne e ossa.
E apparentemente tra Creamy e BellaDonna c’è del rancore. In passato, infatti, BellaDonna e Latta (il vero nome di Creamy, l’avete capita? Troppo toga ‘sta battuta!) dovevano entrambe diventare Intoxibellas a Modelland, ma Belladonna ha avuto una figlia con un non modello e la bambina è stata data al padre che è un personaggio che nessuno ha mai sentito nominare ma la cui scoperta viene definita un’epifania. CLIMAX FAIL! Inoltre, Creamy era una zoccola e per nessuna ragione al mondo che abbia senso ci prova con il ragazzo di BellaDonna.
Poi succedono un sacco di cose che al solo pensiero di riassumere mi spunta un’ALTRA vagina perché sembrano prese pari pari da una puntata di uno di quegli stupidi reality show di MTV sugli adolescenti idioti. Vi basti sapere che Creamy viene espulsa, BellaDonna non può più vedere la figlia e la bambina in questione è Ci-L.
Ecco perché BellaDonna ha passato un anno a umiliare e torturare Ci-L, perché è sua figlia, la figlia da cui è stata separata appena dopo la nascita. Ha sensissimo, no?
Bla, bla, bla, Ci-L diventa la nuova BellaDonna e spezza il regime di terrore instaurato dalla madre, mentre Tookie si congiunge con Bravo e vissero tutti felici e contenti almeno fino al sequel che non ho alcuna intenzione di leggere.
In conclusione
Che Modelland sia una schifezza di libro non era un mistero. Dai, un libro fantasy scritto da una che per lavoro fa la Barbara D’Urso.
Modelland è trash. Molto trash. Pure troppo.
Il problema principale, se proprio devo isolarne uno, è che Tyra Banks non aveva la minima idea di ciò che stava facendo mentre scriveva, e nessuno le ha guidato la mano. La storia, che in effetti avrebbe potuto essere una critica ironica al mondo vuoto e basato solo sull’apparenza della moda visto da una che di sicuro lo conosce meglio di me, diventa una sorta di creatura di Frankenstein letteraria che prende pezzi e situazioni da storie già note senza nemmeno preoccuparsi di smascherare la “citazione”. In più, non lo so, ho l’impressione che qualcuno abbia detto alla Banks che scrivere fantasy equivale a metterci dentro quante più assurdità possibili. E allora vai con un mondo la cui economia si basa completamente sulla moda, vai con le modelle con i poteri magici, le creature bizzarre, i nomi ridicoli, senza che niente di tutto questo sia contestualizzato e abbia una parvenza di logica. Perché nessuno ti dice di non inserire un tizio con la testa a forma di mano nel tuo fantasy, Tyra Banks, però almeno abbi la decenza di spiegare perché un abominio del genere esiste e parla francese.
Quindi, questo è Modelland, la prima fatica letteraria di Tyra Banks. È un buon libro, cielo no. Ma è talmente assurdo da essere divertente e si merita di diritto una menzione negli annali del fantatrash.
Per chi non lo sapesse, Mass Effect è un RPG a sfondo fantascientifico della Bioware uscito sui mercati europei il 9 marzo. Questo rant ha solo uno scopo terapeutico e serve unicamente ad aiutarmi a raggiungere la fase dell’accettazione non è – e non vuole essere – una recensione di quello che, a conti fatti, è uno dei migliori RPG che abbia mai giocato.
Inoltre, come suggerisce il titolo, in questo post si parla del finale di un gioco appena uscito, il che rende d’obbligo questo avviso:
Sul serio, a partire dal prossimo paragrafo il sottoscritto rivelerà in parte o del tutto il finale di Mass Effect 3, fate ancora in tempo ad allontanarvi. Poi non dite che non ve l’avevo detto.
Orbene alla fine del gioco si consuma il tanto atteso scontro decisivo tra gli abitanti della galassia, con in testa il comandante Shepard e i suoi compagni d’avventura, e i Razziatori, una temibile razza di navi spaziali, ibrida tra sintetica e organica, che, ciclicamente, distrugge tutte le civiltà teconologicamente avanzate della galassia, che è un po’ quello che voglio fare io ogni volta che prendo la Linea 2 della metropolitana di Milano.
Mass Effect 3 doveva essere qualcosa di straordinario, talmente straordinario che gli sviluppatori avevano promesso sedici finali differenti. Possono sembrare tanti, ma Mass Effect è una serie che ha sempre dato estrema importanza alle scelte individuali del giocatore, e nel corso dei due episodi precedenti Shepard si era in effetti ritrovato di fronte a dei dilemmi morali belli grossi: salvare il Consiglio della Cittadella a discapito di migliaia di vite umane o lasciar morire il cuore politico della galassia per instaurare un nuovo Consiglio guidato da un consigliere Umano? Causare l’estinzione di una specie antica e potente o salvarla? Uccidere a sangue freddo il compagno di squadra insubordinato o tentare di calmarlo facendolo ragionare? E difatti in ME3 le scelte fatte negli episodi precedenti hanno avuto un peso non da poco.
Ma i sedici differenti finali promessi? Solo stronzate. La volete sapere la verità? I finali sono solo tre. E sono solo minimamente differenti l’uno dall’altro. Cosa cambia? Il colore dell’esplosione.
Ok, andiamo con ordine. Shepard arriva a Londra per quella che sarà la battaglia finale. I nemici sono tanti e cazzuti, il clima è tesissimo, le speranze di farcela sono ridotte all’osso, le truppe in contatto radio vengono sterminate come mosche. Scene da zona di guerra, realistiche da far accapponare la pelle. C’è una sola cosa da fare, una cosa disperata: raggiungere un raggio trasportatore che collega Londra alla Cittadella e usare la Cittadella come catalizzatore, ultimo componente per azionare l’unica arma in grado di distruggere i Razziatori. Un’arma che nessuno, nemmeno gli evolutissimi Prothean, è stato in grado di costruire. Come se non bastasse, il raggio è protetto dall’Araldo, un potente Razziatore e una vecchia conoscenza di chiunque abbia giocato a ME2. Si tratta della missione più difficile che Shepard abbia mai affrontato, ma anche della più importante. Sono spiritualmente preparato a veder morire i miei compagni, anche se il mio Shepard è per natura ottimista e positivo ai limiti dello sfacciato. Sono spiritualmente preparato a sacrificare Shepard per il bene della galassia, perché Shepard è un eroe e gli eroi si sacrificano per un bene più grande della loro individualità. Sono spiritualmente preparato a tutto, ma non a quello che mi trovo davanti.
Parte la carica, gli umani corrono disperatamente verso l’”ascensore” mentre l’Araldo cerca di fermarli col suo raggio rosso della morte. Dai che ce la faccio. Dai che ce la faccio. E invece no, l’Araldo mi colpisce in pieno e tutto diventa bianco. Penso: sono morto, ho fatto qualcosa che non dovevo e sono morto. Ora mi toccherà ricominciare daccapo la cavalcata delle valkyrie. E invece no, è parte del gioco. Ferito e allo stremo, Shepard si rialza. Zoppica ma va avanti. Tutti intorno a lui sono morti. Nessuna traccia dei suoi compagni. L’”ascensore” per la Cittadella sputa fuori dei mutanti. Gli sparo con l’unica arma che mi è rimasta: una pistola con munizioni infinite (mentre mel resto del gioco le munizioni erano numerate). Ammazzo lui, Marauder Shields, poi entro nel fascio di luce.
Mi ritrovo nella Cittadella, circondato solo da cadaveri. Tutti i tredici milioni di persone che lì risiedevano sono morti. Avanzo senza sapere dove andare, cosa fare, come affrontare ciò che mi troverò davanti. Non posso battere i Razziatori, non con una pistola.
Il comandante Anderson, mio superiore e mentore, la cosa più simile a una figura paterna che Shepard abbia mai avuto, si mette in contatto con me. Mi dice che è sulla Cittadella anche lui, lo incontro al centro di controllo e lì arriva l’Uomo Misterioso, l’antagonista secondario. Sembra in forma, non posso batterlo con una pistola. Ma non combattiamo. Parliamo dei Razziatori e di come l’Uomo Misterioso sia convinto di poterli controllare. Riesco a ribellarmi alla forza che mi impedisce di reagire e gli sparo. L’Uomo Misterioso muore. Attivo quello che sono convinto essere il catalizzatore e mi siedo accanto ad Anderson, già ferito e morente. Mentre aspetto che le forze vengano meno, Anderson mi dice che è orgoglioso di me. Si tratta di una scena toccante. Ho compiuto la mia missione, ho salvato la galassia, anche se sto per rimetterci la vita. Non importa, va bene così. È poetico. Eroico.
Poi succede. L’ammiraglio Hackett, che coordina l’enorme esercito che ho radunato nel corso del gioco, si mette in contatto con me. Cosa c’è? Cosa devo fare ancora? Perché non posso morire in pace? L’arma in grado di sconfiggere i Razziatori non ha funzionato, mi informa. Devo fare qualcosa, ma le forze mi abbandonano e cado a terra. All’improvviso dal niente compare un ascensore che mi porta all’esterno della Cittadella, dove incontro lui, il fottuto Starchild.
Incontro un bambino, il fottuto Starchild. Mi dice che LUI è il catalizzatore, LUI controlla i Razziatori e IO posso scegliere non una ma tre strade.
Posso distruggere i Razziatori, tutta la vita sintetica e le Intelligenze Artificiali (che in precedenza avevano dimostrato di essere in grado di autodeterminarsi né più né meno come gli umani), uccidendo me stesso e distruggendo tutti i Portali Galattici, sui quali l’intera società galattica è basata.
Posso controllare i Razziatori, diventando il loro signore e padrone, uccidendo me stesso e distruggendo tutti i Portali Galattici.
Oppure posso scegliere la sintesi, combinare la vita sintetica e organica di viventi e Razziatori per creare qualcosa di nuovo. Guess what? Morendo nel processo e distruggendo i Portali Galattici.
In pratica posso morire e distruggere le fondamenta della società galattica, morire e distruggere le fondamenta della società galattica oppure, in uno scioccante colpo di scena, morire e distruggere le fondamenta della società galattica.
La mia prima reazione è voltarmi e sparare al fottuto Starchild, sperando di sbloccare un finale segreto. Ma no, Word of God mi impone di scegliere. Io scelgo di non fidarmi del fottuto Starchild e di fare quello che sono venuto a fare, quello che dovevo fare dall’inizio e quello che Anderson avrebbe fatto. Distruggo i Razziatori.
Parte un filmato. La Terra è salva. Il mio pilota, in una scena che non ha alcuna parvenza di senso logico o coerenza, è scappato dalla battaglia, è riuscito a raggiungere la Terra, ha recuperato il mio equipaggio, lo ha caricato sulla Normandy, ha azionato l’iperluce fino a Caronte, è entrato nel Portale Galattico ed è finito su un pianeta-giardino chissà dove. Io sono morto a bordo della Cittadella che è esplosa – anche se in alcuni finali si vede Shepard che tira un respiro in un’altra scena che non ha un fottuto briciolo di senso. E questo è quanto.
Un finale quantomeno deludente. Ma visto che questo è un rant, diciamola tutta: è un finale di merda. Che, per carità di dio, può anche avere senso logico (qualcuno ha avuto la pazienza di farmi notare che metà delle obiezioni che gli vengono mosse sono solo delle gran cazzate), ma resta comunque uno sputo in faccia a un franchise meraviglioso. Perché? Per cinque semplici ragioni.
1) Le scelte non contano
Prima di tutto perché, a differenza di quanto la Bioware aveva promesso, nessuna delle scelte fatte nel corso dei tre Mass Effect ha avuto un peso. Puoi aver salvato il Consiglio, puoi aver condannato all’estinzione i Rachni, salvato i dati dei Collettori, riprogrammato i Geth, distrutto la flotta Quarian, salvato la vita a Wrex, curato la genofagia dei Krogan, puoi aver fatto quel cazzo che ti pare, alla fine l’unica cosa su cui hai voce in capitolo è il colore dell’esplosione finale. Ti piace il rosso? Scegli la distruzione! Sei un patito del blu? Il controllo è ciò che fa per te! Trovi il verde rilassante? Perché non provi con la sintesi!
Tutto il resto non conta. Tutte le scelte che hai fatto, tutti gli amici che sono morti sulla Terra e sulla Cittadella non verranno mai più menzionati (tranne in quella fottuta scena sulla Normandy che non ha senso e preferisco dimenticarmi della sua esistenza). E questo per un franchise che ha sempre detto “choices matter” è un FAIL di proporzioni epiche.
2) Il Deus Ex Machina
Poi vogliamo parlare del deus ex machina? Cos’è lo Starchild se non un deus ex machina? Sì, proprio così. Anche se le soluzioni che ti propone erano suggerite, specie nei discorsi con Javik, il simpatico Prothean recuperato se avete sborsato soldi anche per il DLC (che ora non mi stupisco sia uscito al day 1, ma ne parlerò dopo), ma anche nel corso dei due episodi precedenti del gioco, alla fine siamo sempre lì. Lo Starchild spunta dal niente ti dice “Io sono il signore dio tuo e queste sono le tue soluzioni, non avrai altre soluzioni al di fuori delle mie”. Ma vaffanculo.
3) Ancora una volta, show don’t tell!
Ma il problema più serio che questo finale ha è che RACCONTA, non MOSTRA. Oh, sì, sto andando a parare proprio là.
Il fottuto Starchild ci dice che in ciascuno dei tre finali succederà qualcosa. Il problema è che il gioco in sé non mostra assolutamente nulla. E non vale solo per i finali. Perché mi sono sbattuto per unire l’intera galassia in un unico esercito se l’unica prova che ho di ciò è qualche generico stock footage di battaglia interstellare? Perché ho sprecato tempo a curare la genofagia dando una nuova speranza al popolo Krogan e perdendo uno dei personaggi migliori dell’intera serie (MORDINNNNN!!!! T______T) in una scena eroica e commovente se poi non posso vederne i frutti? Che senso ha negoziare una pace tra Geth e Quarian, o causare la distruzione dell’una o dell’altra specie, se poi niente di tutto ciò sarà più menzionato in seguito?
Lo so che la Bioware con Mass Effect 3 è stata più pigra del solito – basti vedere il caso della faccia di Tali – ma puzzava troppo darci per lo meno un assaggio? Un cenno? Qualcosa che riconoscesse il lavoro fatto? Ho unito i popoli dell’intera galassia in un’unica armata e tutto quello che ho ottenuto, oltre alla netta sensazione che la galassia così come l’ho conosciuta è per sempre compromessa, è stato EXPLOSIONS! MOAR EXPLOSIONS! E mi è andata bene. Poteva essere una stupida t-shirt.
4) È fottutamente deprimente
La distruzione dei Portali Galattici ha causato non solo la distruzione delle fondamenta della società dell’intera via lattea. Se ci si pensa, l’enorme esercito che Shepard ha radunato, ora è bloccato nel nostro sistema solare. Le uniche possibilità sono restare su una Terra semidistrutta e sovrapopolata o tentare un viaggio interstellare senza la certezza avere abbastanza carburante o di riuscire a fare rifornimento. Senza contare il prezzo della benzina. Se oggi sfiora i due euro al litro, fate voi i calcoli su quanto ci vorrà nel 2186 per fare il pieno a un’incrociatore turian.
E ancora, tutte le persone sulla Cittadella sono morte, amici inclusi, il potere politico della galassia è completamente annichilito e questo succede in ogni caso. Nel migliore dei finali possibile società galattica è priva di fondamenta, milioni se non miliardi di persone sono morte e tutti i popoli, bloccati nel sistema solare o meno, sono privi di un coordinamento politico centralizzato. Il lato positivo è che quell’esplosione verde s’intona proprio tanto ai tuoi occhi, gioia!
5) Uccide la rigiocabilità
E sapendo che in ogni caso la galassia è fottuta, chi cazzo ha voglia di rigiocare a Mass Effect 3? In Mass Effect 2, durante il primo playthrough, nella missione finale mi sono morti Jack, Legion e Miranda. Deprimente. Ma il giorno dopo ho cominciato una nuova partita, questa volta con femShep, intenzionato a ottenere un finale migliore. Ma Mass Effect 3 non ha finali migliori. Tutti i finali sono la stessa cosa, meno il colore dell’esplosione. E allora perché rigiocarci?
Sul serio, ci ho provato. Ho completato una side quest, ho fatto la felicità di un NPC. Ma l’unica reazione che ho avuto è stata “Che importa, tanto morirai in ogni caso”.
Un’altra cosa. I prossimi DLC chi se li compra? Ho sentito che volevano farne uno su Aria T’Loak che riconquista Omega occupata da Cerberus. Ma, sul serio, chissenefrega? Aria era sulla Cittadella: è morta stecchita. Ed ecco che si spiega il perché dei DLC disponibili già dal giorno 1. La Bioware evidentemente sapeva che il finale faceva schifo e che nessuno avrebbe pagato per comprare un contenuto aggiuntivo una volta visto quel finale orrendo.
Ok, è più o meno tutto. Però una cosa lasciatemela precisare. Nonostante questo sia un rant e abbia ingigantito il peso del finale (che si fa sentire, comunque), lasciatemi dire che Mass Effect 3 è un gioco stupendo che ha avuto il potere di coinvolgermi come niente prima d’ora. Il livello della sceneggiatura (finale escluso) è altissimo, ci sono momenti di epicità travolgente e altri che strappano una lacrima, si ride coi propri compagni e si soffre con una galassia coinvolta in una guerra di proporzioni inimmaginabili. Sì, il finale è una scottante delusione, ma non per questo il resto del gioco fa schifo.
Inoltre, si dice che la Bioware entrerà nelle polemiche sul finale con un commento ufficiale. Questo, se non vi fidate di me (e fate bene), vi dà l’idea di qual è la situazione. Quanto può essere FAIL questo benedetto finale se la compagnia che l’ha creato e prodotto è costretta a spiegarsi con un comunicato ufficiale?
Vi piacciono gli stupri anali, gli animali smembrati e ricomposti a forma di svastica e gli incesti? Se la risposta è sì, allora Millennium: Uomini che odiano le donne di David Fincher è il film che fa per voi. E inoltre avete qualcosa che non va, mettetevi al più presto in contatto con uno psicologo…
Mi sono approcciato al film di Fincher senza prima aver visto l’originale svedese di cui questo non è un remake (si tratta infatti di un nuovo adattamento del libro) né aver letto il romanzo di Stieg Larsson sul quale entrambi sono basati. L’ho fatto principalmente perché Fincher è uno dei miei registi preferiti e l’autore di The Social Network, che considero il primo capolavoro cinematografico del decennio.
La trama dovrebbe essere ben nota a tutti, ma la riassumo lo stesso in breve. Il giornalista Mikael Blomkvist è nell’occhio del ciclone dopo aver perso una causa contro l’industriale Hans-Erik Wennerström, da lui accusato di corruzione ma senza prove sufficienti. Blomkvist viene contattato da un altro ricco industriale, Henrik Vanger, che gli offre delle prove con cui incastrare Wennerström se in cambio lui accetterà di risolvere un mistero che lo perseguita da decenni.
Negli anni ’60, Harriet Vanger, nipote di Henrik è scomparsa all’improvviso dall’isola di proprietà della famiglia e Henrik Vanger è ossessionato dall’idea che sia stata uccisa da un membro della famiglia – gli unici presenti sull’isola al momento. Blomkvist, fingendo di scrivere il memoriale di Vanger, comincia la sua indagine, affiancato dall’hacker e paria sociale Lisbeth Salander.
La storia di Lisbeth è molto più cruda. Dichiarata mentalmente incompetente, il suo patrimonio è legalmente controllato dallo Stato. Dopo che il suo tutore legale viene colpito da un ictus, Lisbeth viene assegnata a Nils Bjurman, un uomo spregevole che non si fa scrupoli a violentarla.
Insieme, Blomkvist e Lisbeth proseguono le indagini e riescono a venire a capo del mistero che circonda non solo Harriet Vanger, ma anche una serie di omicidi che dura da oltre cinquant’anni.
La prima osservazione che ho da fare riguarda la storia in sé. Nonostante il caso della scomparsa di Harriet Vanger venga presentato come il più classico dei “misteri della camera chiusa” – il presunto omicidio avviene su un’isola collegata alla terraferma mediante un ponte che, al momento, era chiuso a causa di un incidente stradale che impediva a chiunque di attraversarlo e le correnti erano troppo forti per abbandonare l’isola a nuoto – nel finale si riduce tutto alla classica risoluzione da police procedural anni ’90. Insomma, scordatevi Agatha Christie: nonostante i Vanger abbiano un maggiordomo, l’assassino non è lui. Il che mi porta a concludere che il capostipite della mania dei thriller scandinavi che ha conquistato l’Italia (fatevi un giro in libreria se non ci credete) non sia in realtà niente di diverso da quella che è la routine già consolidata negli Stati Uniti da autori come Michael Connelly e Jeffrey Deaver.
Per quanto riguarda l’aspetto puramente cinematografico, invece, c’è da dire che David Fincher è riuscito a mettere insieme proprio un bel film. Il centro dell’attenzione è, ovviamente, la performance di Rooney Mara, già diretta da Fincher nell’epica scena iniziale di The Social Network, e il personaggio da lei interpretato, Lisbeth Salander. Impossibile non fare il paragone con la sua controparte svedese, Noomi Rapace. Io posso limitarmi a comparare l’aspetto dei due personaggi, in realtà, perché, come ho detto, non ho visto il film originale. La Lisbeth di Noomi Rapace ha l’aspetto di una donna forte e anticonformista, una dura che ne ha passate tante, mentre la Lisbeth di Rooney Mara è una vittima che lascia trasparire di più le sue emozioni. Noomi Rapace intimidisce, Rooney Mara no. Personalmente, avendo studiato le reazioni psicologiche delle vittime a seguito di crimini violenti, ho trovato estremamente convincente la performance di Rooney Mara, che le è valsa una meritatissima nomination all’Oscar.
Il resto del cast è di alto livello. Daniel Craig è un Mikael Blomkvist che porta in sé un po’ della confidenza e anche della sfacciataggine di James Bond, altro celebre personaggio letterario interpretato da Craig, mentre Christopher Plummer è perfetto per il ruolo del vecchio Vanger.
Da sottolineare anche la fotografia cupa e particolarmente efficace, che sottolinea molto bene il mood della storia, e il tappeto musicale della colonna sonora di Trent Reznor e Atticus Ross, alla seconda collaborazione con Fincher dopo quella, che è valsa loro l’Oscar, in The Social Network. In particolare ho amato la sequenza d’apertura, una cover di Immigrant Song dei Led Zeppelin cantata da Karen O degli Yeah Yeah Yeahs.
Millennium: Uomini che odiano le donne è, tutto sommato, un ottimo film, uno dei migliori dell’annata appena conclusa. Non è un film per tutti, va detto: ci sono parecchie scene decisamente forti. In particolare è scioccante lo stupro di Lisbeth; perfino io che ho guardato impassibile sia Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato che Cannibal Ferox di Umberto Lenzi, ne sono uscito un po’ turbato. Si dice che l’attore che interpreta Nils Bjurman, il tutore-stupratore, abbia passato una settimana chiuso nella sua camera d’albergo a piangere dopo aver girato la scena, questo per darvi un’idea.
Il mio consiglio, comunque, è quello di guardare il film, anche se avete la puzza sotto il naso e pensate che sia l’ennesimo remake di cui non si sentiva affatto il bisogno. Non lo è.