Premio Nebula, Premio Hugo, Premio Italia e il prestigioso Crying Bunny Award 2012

Ormai chi mi legge dovrebbe aver imparato a conoscere e accettare la mia fissazione con le liste e le classifiche. Per cui, essendo questo un blog letterario, e visto che siamo in piena award season, mi pare carino dare un’occhiata ai romanzi nominati ai maggiori premi letterari d’oltreoceano, ossia Hugo e Nebula, e anche al nostrano Premio Italia.

Cominciamo coi premi Nebula, i primi in ordine cronologico ad annunciare le candidature.

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2312 di Kim Stanley Robinson

Space opera ambientata nel futuro del sistema solare in cui tutti i pianeti sono stati colonizzati e, almeno nel cas di Marte e Venere, terraformati. La maggior parte dell’azione si svolge su Mercurio, nella città di – wait for it – Terminator. Molti dei commenti su Goodreads apprezzano la creatività delle idee che Robinson impiega nel romanzo, ma fanno notare che i personaggi sono un po’ monodimensionali.

GLAMOUR IN GLASS (GLAMOURIST HISTORIES #2) d Mary Robinette Kowal

Questo è un romance/historical fantasy, quindi è un po’ distante dai miei gusti. Si tratta di una sorta di romanzo alla Jane Austen in cui la magia (glamour) è un’evenienza di tutti i giorni. I due protagonisti, Jane e Vincent, sono in luna di miele in Belgio quando Napoleone Bonaparte ritorna dall’esilio all’isola d’Elba per un ultimo tentativo di riconquistare il suo impero. È il seguito di Shades of Milk and Honey.

IRONSKIN (Ironskin #1) di Tina Connolly

Ancora un romance, questa volta con contaminazioni steampunk. C’è una ragazza che indossa una maschera di ferro che è l’unico modo di contenere la maledizione che le sfigura il volto. Ha un seguito, Copperhead, in uscita a ottobre.

The Drowning Girl di Caitlín Rebekah Kiernan

Romanzo a tinte horror che vede protagonista una donna affetta da schizofrenia. Tra i nominati, è quello che a pelle mi incuriosisce di più.

THE KILLING MOON (DREAMBLOOD #1) di N.K. Jemisin

Della Jemisin dovevo leggere l’esordio, The Hundred Thousand Kingdom, ma poi è rimasto troppo a lingo nella pila to-read e mi è passata la voglia. The Killing Moon è l’inizio di una nuova serie che vede come protagonista un sacerdote il cui compito è quello di assorbire la magia dalle menti addormentate dei Dreamers per utilizzarla al servizio della pace. Il problema è che qualcuno si è messo ad ammazzare i Dreamers e il nostro portagonista deve venire a capo della cospirazione prima che sia troppo tardi.

THRONE OF THE CRESCENT MOON (THE CRESCENT MOON KINGDOMS #1) di Saladin Ahmed

E infine Throne of the Crescent Moon, romanzo d’esordio di Saladin Ahmed. Avventura fantasy con geni, cacciatori di ghul, mutaforma, una rivoluzione e una serie di omicidi commessi da creature soprannaturali. Una sorta di Dungeons & Dragons nel setting delle mille e una notte (sono più che sicuro che un’ambientazione del genere esista). Sembra il più divertente del gruppo, ma ho i miei dubbi sul suo effettivo valore letterario. Sì, sono uno snob.

Passiamo agli Hugo.

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BLACKOUT (NEWSFLESH TRILOGY #3) di Mira Grant

Gli zombie hanno rotto i coglioni. Blackout è l’epilogo della Newsflesh Trilogy di Mira Grant (aka Seanan McGuire), seguito di Feed e Deadline, che narrano le avventure di una blogger/giornalista (silly woman, non lo sai che i blogger non sono degli di essere giornalisti?) durante e dopo un’apocalisse zombie. Questo roanzo ha scienziati pazzi, cospirazioni e orsi non-morti. L’ho già detto che gli zombie hanno rotto i coglioni?

CAPTAIN VORPATRIL’S ALLIANCE (VORKOSIGAN SAGA #15) di Lois McMaster Bujold

Se quest’anno Lois McMaster Bujold vincesse lo Hugo, sarebbe la scrittrice più premiata in assoluto superando il record di quattro vittore (esclusi i Retro Hugo) che condivideva con Robert A. Heinlein. Il romanzo con cui è nominata è il quindicesimo del Ciclo dei Vor e pertanto mi rifiuto di fornirne una sinossi comprensibile. Cicciatevi quella di Wikipedia:

While stationed on Komarr as aide-de-camp to the Chief of Operations, Ivan Vorpatril reluctantly lets Imperial Security agent Byerly Vorrutyer (with whom he had uncomfortable dealings in A Civil Campaign) into his flat late one night. Byerly asks Ivan to find out what he can about a young and, he stresses, attractive woman who is somehow connected to his current undercover investigation. Despite his strong misgivings, Ivan agrees when Byerly hints that she may be in danger. Ivan soon finds himself in a predicament and desperately seeks a way to prove it is not his fault.

REDSHIRTS di John Scalzi

Ne avevo già parlato. Un romanzo che, finalmente, affronta il tema delle redshirts, i membri dell’equipaggio di una nave nave spaziale che, puntualmente, finiscono uccisi ogni qualvolta che la sopracitata nave sbarca su un pianeta alieno resi popolari da Star Trek. Scalzi spacca. Il libro è nella mia coda di lettura.

E ora gli italiani, cominciando con la fantascienza.

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IL CONFINE DEL NULLA di Nino Salamone

Introvabile sui social network dedicati ai libri (Goodreads e aNobii), non pervenuto su Amazon e Ibs, di questo romanzo so solo quello che c’è scritto sul sito dell’editore (la Perseo Libri) e che è stato finalista al Premio Ernesto Vegetti 2012, di cui fino a tre secondi fa ignoravo l’esistenza. Limiti miei, suppongo. Apprendo qui che è un professore di sociologia, quindi ora tifo ufficialmente per lui.

TRANS-HUMAN EXPRESS Lukha B. Kremo

Un’epidemia colpisce le menti dei potenti del mondo, un ex detective informatico è chiamato a indagare. Non so se Trans-Human Express vincerà il Premio Italia, ma a Lukha B. Kremo (la B sta per Baroncinij – con la J finale) va il mio personale award per peggior pseudonimo. EVER. Lo so, sono orribile.

MONDO9 di Dario Tonani

Tonani è ormai un affermato scrittore italiano di sci-fi. Mondo9 è un “incubo steampunk” che fonde in sé i quattro episodi Cardanica, Robredo, Chatarra e Afritania già pubblicati dalla 40K.

FERRO SETTE di Francesco Troccoli

In Ferro sette, Troccoli riprende i temi e le atmosfere della fantascienza classica, quella della Golden Age, per raccontare la storia di due ex commilitoni che si ritrovano in due barricate contrapposte, uno al servizio dell’Alleanza, l’altro un ribelle. Un libro di cui ho sentito parlare solo bene, che mi interesserebbe comprare e che, ovviamente, è privo di una fottuta versione digitale. Cazzo.

STORIE ALLA MELANINA VERDE di Mauro Antonio Miglieruolo

Più che un hard sci-fi, il libro di Miglieruolo è un noir con contaminazioni fantascientifiche che raccoglie quattro avventure collegate da un filo orizzontale di un investigatore privato in un imprecisato futuro prossimo del nostro pianeta. Miglieruolo ha già vinto il Premio Italia nel 2007.

Chiudiamo infine con i romanzi fantasy. Che, a dimostrazione che il genere non è affatto in crisi, sono ben… tre.

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LA MALEDIZIONE DELLA FIAMMA di Silvia Robutti

Il romanzo segue la protagonista, Azoleen, tra schiavitù, vendetta, disperazione e redenzione. Di più non so. È stato pubblicato in quanto vincitore deil premio Odissea 2012 indetto dalla Delos. In quanto partecipante (giustamente rimbalzato, così imparo a mandare in giro romanzi di merda) a quella stessa edizione, me ne spetterebbe una copia omaggio. Che non è mai giunta.

IL RISVEGLIO DELLA SPADA di Fabio Calabrese

Antologia heroic fantasy che, se cercate bene, si trova anche in download gratuito (legale). Nella cover alternativa c’è una guerriera in armatura fantatrash, per cui approvo.

IL SEGRETO DELLA CITTÀ PERDUTA di Fabiana Redivo

Il titolo alternativo è Aghjkenam, che sembra ricavato sbattendo la testa sulla tastiera. Città proibite, spade magiche, guerrieri, streghe, maghi, epico scontro tra bene e male, a questo romanzo sembra non mancare nulla. La Redivo è passata dall’Editrice Nord a Edizioni Domino. Vai a sapere perché.

***

Ora, a lista finita, una sola considerazione. Ammetto di non aver letto nessuno dei libri nominati per i tre premi. Molti dei romanzi candidati al Nebula sembrano fantasy zuccherino da ragazze e quindi non mi interessano, altri sono della mia to-read list (uno su tutti Redshirts di Scalzi) ma non ho ancora avuto il tempo di affrontare la lettura. Per quanto riguarda gli italiani il discorso è lo stesso: non ne ho letto nemmeno uno. A pelle faccio il tifo per Troccoli con un secondo posto morale per Tonani (ma solo perché Mondo9 non è del tutto inedito). Gli altri sono un grande boh. Cioè, la Redivo la conosco, è una decana del fantasy italiano e pubblicava pure con l’Editrice Nord, ma chi lo sapeva che aveva un romanzo in uscita l’anno scorso?

E questo è un po’ un problema, perché mi occupo di letteratura di genere. Certo, non sono un professionista ma, trovandomi nel team di Scrittevolmente, di segnalazioni nuove uscite ne pervengono a pacchi. Che poi si tratti del mail bombing di quei maledetti di Mondi Chrysalide che per l’ennesima volta annunciano l’uscita dell’ennesimo, generico, paranormal romance di ‘sto cazzo per bimbeminkia decerebrate è un conto. Il punto è che mi resta il dubbio, qui, di essere io il distratto che non sa rendersi conto di quando escono libri che potrebbero essere interessanti (ad esempio, quello della Robutti voglio leggerlo), se siano le case editrici a fare pena quando si tratta di farsi pubblicità e promuovere i propri autori e le loro nuove uscite. Alla fine della fiera, delle nomination al Premio Italia ho saputo su Fantasy Magazine, che è della Delos e che chiudeva l’articolo con degli spassionati consigli di voto che, va da sé, suggerivano di indirizzarsi su personaggi/libri Delos. Marketing!

In ogni caso, io non sono un elettore del Premio Italia e probabilmente non lo siete nemmeno voi. Per cui questo ci rende un po’ tristi. Ebbene, per farci passare questo senso di mestizia, perché non ci creiamo un premio tutto nostro con black jack e squillo di lusso? Anzi, senza black jack perché, nonostante le ore spese su Fallout: New Vegas, non s giocarci, e senza squillo di lusso perché costano troppo e ci attaccano le malattie veneree.

Votate, ordunque, nel poll (creato con Google Documents perché sono impedito e non so usare altro) qua nella barra di lato, il PEGGIOR romanzo recensito sul blog nel 2012, il più brutto, il più stupido, il più inutile, il più WTF, il più lollosamente trash.

And the nominees are

Il premio speciale va di default alla reccy di 1Q84 di Murakami. Non c’è partita.

OMGWTFAWESOME!!!!1!1!!

Signori, signore, indecisi, il mondo come noi lo conosciamo sta per cambiare in maniera definitiva e inarrestabile. Ma invece di spiegarvi in maniera diretta e comprensibile il motivo, facciamo il giro largo creando false aspettative sulla grande rivelazione.

Dunque, come ogni bravo blogger che si occupa di libri e speculative fiction è mio compito essere sempre informato sul mondo della letteratura. Così stavo leggendo un’intervista all’autrice italiana più venduta degli ultimi anni. Esatto, Benedetta Parodi.

E già vi sento dire: ma Benedetta Parodi scrive libri di ricette, perché dovrebbe interessarmi? Aspettate e vedrete.

Tra le domande scomode e inquisitorie (“Mentre cucina tiene d’occhio le calorie?” – domanda la cui unica riposta ammissibile, a mio avviso, è: “Stai forse insinuando che sono grassa?”), si parla anche del futuro artistico e non della scrittrice di punta del nostro panorama letterario.

Anni di conduzione del tg e poi questa svolta professionale: le piacerebbe occuparsi di un ristorante o di un catering?
Sinceramente no, penso sia troppo faticoso. Spero piuttosto che lo spazio del sabato mattina, nel quale cucino con un personaggio famoso, sia ampliato e abbia una posizione più visibile. E mi interessa l’aspetto editoriale: dal 18 marzo le ricette del libro saranno pubblicate dalla Rti in quattro fascicoli con i passaggi illustrati. A Natale uscirà un diario quotidiano di cucina con piccoli racconti personali a corredo.

Sto scrivendo anche una favola fantasy con protagoniste le mie figlie.

È una storia ecologica: un’entità malvagia, l’inquinamento, distrugge tutto. Il mondo della magia non riesce più a nutrirsi ma due bambine, grazie a un libro di ricette, riusciranno a combattere il male.

Assjhjfdhgklhgjkjhhghdjksgjjj…

Benedetta Parodi che scrive un fantasy. Sì, avete capito bene. Il mondo del fantastico italiano e forse anche mondiale non sarà più lo stesso.

Elettrizzato, sono andato a cercare una seconda fonte a sostegno di questa dichiarazione che, se confermata, cambierebbe il destino dell’umanità per sempre.

E ho trovato questo:

“In primavera avremo una sorpresa di Benedetta Parodi, prima del nuovo ricettario natalizio. ‘Il salvataggio di Fata Lunetta’, il primo romanzo di una saga fantasy per bambini nata come fiaba della buonanotte per le due figlie, e diventata per lei una passione sincera paragonabile a quella per la cucina. E le ricette saranno anche l’ingrediente magico per questa nuova avventura editoriale, su cui investiremo con decisione…”.

Non ci sono parole per esprimere la mia estatica meraviglia. Solo vomito arcobaleno.

Inutile dire che Il salvataggio di Fata Lunetta si è già piazzato in cima alla mia classifica di letture obbligatorie dell’anno, superando Doctor Sleep di Stephen King, il nuovo romanzo di Claudio Vergnani e pure il potenziale fantatrash/steampunktrash Il sogno della Bella Addormentata del sempre meritevole Luca Centi.

Also, la storia di come ho reperito la notizia è un work of fiction. Semplicemente, l’ho letto nel feed di Twitter.

Roba da leggere per il 2013

Mentre preparo la recensione del sesto glorioso volume della saga trash fantasy La Spada della Verità di Terry Goodkind, che dovrebbe approdare su questi schermi, salvo imprevisti, non oltre mercoledi prossimo, lasciatemi dedicare il primo post del 2013 a un bel listone – assolutamente non omnicomprensivo – di libri fantasy, sci-fi e horror in uscita nei prossimi trecentosessantacinque giorni. Lo so che volevate Goodkind, ma prima del tiramisù dovete finire i vostri spinaci, è la regola.

Come spesso accade, specie nel fantasy, parecchi dei libri di prossima uscita sono parte di serie che ancora non ho letto. Visto che non avrebbe molto senso consigliarvi il nono e il decimo volume della serie di Adrian Tchaikovsky, visto che ancora ho da leggere il primo, questa lista presenterà omissioni notevoli. Ci sono eccezioni, ovviamente, tipo quei libri attesissimi che fanno parte di una saga famosissima sopravvissuta addirittura al suo autore originario, e sapete di chi sto parlando. E comunque non conta più di una dozzina di libri.

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A MEMORY OF LIGHT (Wheel of Time #14) di Robert Jordan e Brandon Sanderson

Volume quattordicesimo e conclusivo della Ruota del Tempo, pensato dal defunto Robert Jordan e messo su carta dal non defunto Brandon Sanderson. Personalmente, non ho mai letto niente della serie, niente di Jordan e perfino niente di Sanderson, ma la Ruota si trova da qualche parte nella lista delle letture che un giorno intendo intraprendere. Da quello che sono riuscito a capire, questo è il libro dello scontro finale tra il good guy e il big bad guy. E questo era un po’ scontato. Quello che ha catturato il mio interesse, relativamente a questo quattordicesimo volume, è che, a detta dello stesso Sanderson, in esso è presente un capitolo lungo la bellezza di 79.000 parole che vede al suo interno 72 scene con 31 distinti punti di vista. Giusto per dare un’idea dell’epicità a cui aspirano.

Esce l’8 gennaio

EMPEROR OF THORNS (The Broken Empire #3) di Mark Lawrence

Terzo e ultimo capitolo nella serie del Broken Empire, che segue le vicende del principe Jorg Ancrath e con la quale Mark Lawrence si è guadagnato di diritto un posto tra le migliori rivelazioni dell’epic fantasy degli ultimi anni.

Uscita prevista ad agosto 2013

DOCTOR SLEEP di Stephen King

Il seguito di Shining. Che, udite udite, non avevo letto fino a poche settimane fa. L’ultimo sequel che ho letto di Stephen King, La casa del buio, era una cagata pazzesca, scritto con un narratore onnisciente che mi ha fatto venire i conati di vomito. Spero che questo sia meglio, visto che parla di una tribù di nomadi paranormali maniaci omicidi.

Uscita prevista a settembre 2013

JOYLAND di Stephen King

Ancora Stephen King, anche se questo si preannuncia il “romanzo minore” dell’anno. La trama sembra essere genericamente “omicidi in un parco divertimenti”, il che mi fa ben sperare. La cosa che mi inquieta, invece, è che il romanzo sarà pubblicato dalla Hard Case Crime, lo stesso publisher che aveva dato l’ok a Colorado Kid. Che sto ancora cercando di capire a distanza di anni.

Uscita prevista a giugno 2013

NOS4A2 di Joe Hill

Di padre in figlio, il 2013 segna anche il ritorno alla fiction di Joe Hill. Da quello che ho capito leggendo la sinossi, NOS4A2 parla dell’epico scontro on the road tra una biker con poteri paranormali e un vampiro pedofilo che le ha rapito il figlio. In altre parole, fuck yeah!

Uscita prevista ad aprile 2013


THE OCEAN AT THE END OF THE LANE di Neil Gaiman

Urban fantasy che segna il ritorno in libreria di Neil Gaiman, il cui ultimo romanzo scritto in solitaria e non destinato a un pubblico di giovini lettori è Anansi Boys del 2005. Di The Ocean at the End of the Lane la Tor ha rilasciato quello che può considerarsi il blurb più brutto della letteratura occidentale

It began for our narrator forty years ago, when the family lodger stole their car and committed suicide in it, stirring up ancient powers best left undisturbed.
His only defense are three women on a farm at the end of the lane. The youngest of them claims that her duckpond is ocean. The oldest can remember the Big Bang.

Eppure, nonostante tutto, sembra qualcosa che vale la pena leggere.

Uscita prevista a giugno 2013

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RIVER OF STARS di Guy Gavriel Kay

Romanzo a sé stante, ma ambientato nello stesso universo di La Rinascita di Shen Tai, segue le vicende di Ren Daiyan, un giovane fuorilegge che si ritrova alla corte imperiale e di Lin Shan, musicista e calligrafa, che viene suo malgrado coinvolta negli intrighi politici della capitale. Siccome è da molto che volevo leggere qualcosa di GGK (Tigana se ne sta lì nel tablet pronto a essere letto, comunque), mi sono detto, perché non partire con il nuovo romanzo? In più l’ambientazione orientale potrebbe essere qualcosa di diverso rispetto al solito mondo in stasi medievale.

Uscita prevista ad aprile 2013

HOMELAND di Cory Doctorow

Che poi sarebbe il seguito di Little Brother (che tradotto in italiano, vai a sapere perché, è diventato X). Letto un annetto fa, era un libro non brutto, ma eccessivamente preachy. Perché di fatto Cory Doctorow è una persona eccessivamente preachy, e se non ci credete provate a seguirlo su Twitter. Mi interessa perché sono curioso di sapere se Doctorow sta ancora mungendo la vacca dell’anti-bushismo o se la presidenza Obama ha cambiato qualcosa nella distopia che fa da sfondo al romanzo – e i cui intenti di critica sociale sono, per i miei gusti, fin troppo palesi.

Esce il 5 febbraio

ORLEANS di Sherri L. Smith

La distopia per YA sembra essere il nuovo paranormal romance per minus habens. C’è di buono che il più delle volte un romanzo distopico riesce a essere migliore, anche solo per inventiva e world building, rispetto a un paranormal romance la cui unica idea è “tizia si innamora di tizio che è una creatura soprannaturale, però è soprattutto un faigo”. La premessa del libro è semplice: dopo una serie di uragani e un’epidemia, la costa del Golfo del Messico è stata messa in quarantena permanente. Dopo quarant’anni, Fen, sopravvissuta a un’imboscata e in fuga verso gli Stati Uniti, incontra Daniel, uno scienziato che viene proprio dagli Stati Uniti. Insieme, dovranno attraversare le rovine di Orleans, inseguiti dal pericolo e in viaggio verso la salvezza. Pare che un POV principale sia scritto in forma dialettale, o comunque in un inglese un po’ sgrammaticato, e questo è ovviamente qualcosa che mi frena. La storia, tuttavia, pur non offrendo nulla di innovativo, sembra interessante.

Uscita prevista a marzo 2013

TWENTY TRILLION LEAGUES UNDER THE SEA di Adam Roberts

Nel 1955, basandosi sui disegni originali del capitano Nemo, la Francia costruisce il Nautilus. Durante il viaggio inaugurale, però, qualcosa va storto e l’equipaggio si trova bloccato su un gigantesco sottomarino che non è più possibile controllare, in un’inesorabile discesa verso il fondo dell’oceano. Passano ore, poi giorni, poi addirittura settimane. E del fondo dell’oceano non c’è traccia. Ed è solo quando ogni speranza sembra perduta, e l’altimetro si avvicina alla sconvolgente cifra di un trilione di leghe, che l’equipaggio del Nautilus si imbatte in qualcosa nelle profondità dell’abisso…

Ebbene, non so nulla di nulla di questo libro o del suo autore, a parte la sinossi disponibile su Goodreads, però me gusta.

Uscita prevista a ottobre 2013

AMERICAN ELSEWHERE di Robert Jackson Bennett

Mona Bright, ex poliziotta con problem economici, eredita dalla madre che conosceva a malapena una casa a Wink, New Mexico, un paesello che pare non sia segnato su alcuna mappa. Nonostante le riserve, vi si trasferisce perché potrebbe significare per lei una possibilità per ricominciare daccapo. E poi viene fuori che gli abitanti di Wink non sono quello che sembrano…

Robert Jackson Bennett, classe 1984, potrebbe essere lo Stephen King della mia generazione. Almeno così dice il Publishers Weekly. Io so solo che stando a un post sul blog dell’autore, American Elsewhere, che deve essere un mystery/sci-fi dalle premesse non innovative ma di scuro interessanti, è scritto al presente con narratore onnisciente. E questo mi blocca un po’.

Esce il 12 febbraio

A NATURAL HISTORY OF DRAGONS: A MEMOIR BY LADY TRENT di Marie Brennan

L’ultimo libro da tenere d’occhio è qualcosa di diverso, e per questo mi incuriosisce. Si tratta di un memoriale di avventure di una fittizia naturalista vittoriana che ha dedicato gran parte della propria vita allo studio dei draghi. Il romanzo è arricchito da una serie di illustrazioni a opera di Todd Lockwood che, stando all’opinione generale del web, sono figherrime.

Esce il 5 febbraio

Libri la cui uscita non è prevista per il 2013 ma che io comunque sto aspettando

  • The Winds of Winter (A Song of Ice and Fire #6) di George R.R. Martin
  • The Doors of Stone (The Kingkiller Chronichles #3) di Patrick Rothfuss
  • Il Nuovo Libro di Terry Goodkind, qualsiasi esso sia, perché il fantatrash ha bisogno del suo maestro

Altri listoni di uscite attese per il 2013
Westeros.org
The Ranting Dragon

I migliori fantasy del 2012 (che ancora non ho letto)

È un po’ che mi sono accorto che, della roba letta quest’anno, ben poca è stata scritta, in effetti, nel corso dei passati dodici mesi. Ma veramente poca. Probabilmente due o tre libri soltanto. The Wind Through the Keyhole di Stephen King e Carpathia di Matt Forbeck mi vengono in mente così su due piedi, ma… il resto?

C’è da dire che il mercato italiano lascia alquanto a desiderare. Sto parlando del mercato di genere, visto che io leggo libri di genere. Ormai lo sappiamo tutti, no? In Italia gli editori hanno deciso che alla gente piace il fantasy semi-paranormal semi-romance per ritardati, quindi si pubblica solo ed esclusivamente quello (anche se quest’anno è andato forte anche Hunger Games di Suzanne Collins che, a onor del vero, a me è piaciuto – ma non si tratta di un romanzo scritto nel 2012).

La soluzione è il mercato in lingua anglosassone, per chi conosce l’inglese. Lì di romanzi interessanti se ne trovano in abbondanza. Il problema, in questo caso, è orientarsi, trovare il libro giusto.

Io trovo che Goodreads a suo modo sia uno strumento utile. Goodreads, lo sapete tutti, è un social network in cui è possibile condividere informazioni sui libri che si stanno leggendo, su quelli che si vorrebbe leggere, scrivere e consultare recensioni, liste, gruppi di discussioni e quant’altro. Un po’ come aNobii, ma senza minus habens italioti che scrivono in un tripudio di k e cmq e pretendono che le loro opinioni abbiano il medesimo peso di quelle altrui. O per lo meno, su Goodreads i bimbiminkia sono meglio nascosti.

Beh, su Goodreads in questi giorni si stanno svolgendo i Goodreads Choice Awards e ne ho approfittato per dare un’occhiata ai romanzi fantasy, horror e sci-fi più quotati dell’anno. Ne sono uscito con questa lista– che, appena arriva il venti del mese diventerà a tutti gli effetti una lista della spesa perché spolperò la carta di credito su Amazon, parola di boy scout.

Solo una piccola nota prima di cominciare: i libri che ho selezionato sono, tranne in un caso virgola cinque, tutti romanzi a sé stanti. Avrei potuto inserire L’inverno del mondo di Ken Follett (che a me, dite quello che volete, piace e intrattiene), The Air War di Adrian Tchaikovsky o The Blinding Knife di Brent Weeks perché non ho letto (ancora) i romanzi che li precedono nelle rispettive serie, quindi consigliarli sarebbe idiota.

E, no The First Confessor – The Legend of Magda Searus #1 di Terry Goodkind non è riuscito a entrare il lista. Di pochissimo, però, eh…

Ok, partiamo con i big, i libri che, a detta di parecchi, sono i fantasy (e, vabbè, uno sci-fi) migliori dell’anno fino ad ora.

SHARPS di K.J. Parker

Non ho mai letto nulla di K.J. Parker. Nemmeno la conoscevo prima di qualche mese fa. Poi ho sentito parlare molto bene di Sharps, che è la storia di due nazioni confinanti in pace precaria dopo una guerra che ha distrutto le economie di entrambi, e di come l’incontro delle rispettive squadre nazionali di fioretto (fencing) diventa d’un tratto il fattore che può far esplodere una polveriera di tensioni politiche, sociali e culturali.

Low fantasy, politica e ambiguità morale. Punto bonus, personaggi disprezzabili, ben lontani dai canoni classici dell’eroe. Venduto.

THE RED KNIGHT di Miles Cameron

The Red Knight è un tomone di seicentocinquanta pagine che pesa un quintale. Ma si preannuncia un fantasy violento, brutto, sporco e cattivo. Il cavaliere rosso del titolo è un mercenario che viene assoldato da una badessa per proteggere lei e le altre suore da una creatura che ha già causato la morte di qualche contadino. L’abbazia è ricca, le suore sono piacenti e il lavoro è fattibile, per cui l’affare è fatto. Solo che, ovviamente, c’è ben altro in serbo…

Romanzo di debutto di Miles Cameron, per il quale sono già scattati i paragoni con George R.R. Martin e Joe Abercombie.

RAILSEA di China Miéville

Railsea è la versione di China Miéville di un romanzo per Young Adult. Il Railsea del titolo è letteralmente un mare di binari ferroviari che scorrono paralleli e si intersecano per la maggior parte del globo terrestre, binari messi lì da chissà quale civiltà dimenticata, per chissà quale motivo. Il mare di binari è solcato, anziché da navi, da treni. Passeggeri, postali, commerciali, perfino pirati. Sham ap Soorap, il protagonista, è l’assistente medico a bordo di uno di questi treni. E, durante un’operazione di recupero pezzi su un relitto, Sham scopre qualcosa di incredibile.

È un gran WTF in stile Miéville. Lo sto leggendo in questi giorni e il world-building è azzeccatissimo, per quanto la premessa potesse perfino suonare imbecille. Ma è anche un libro pieno di aggettivi arzigogolati, per cui se il vostro inglese è un po’ incerto, aspettate e sperate che la Fanucci cada dal pero e lo traduca (male).

RED COUNTRY di Joe Abercrombie

L’atteso ritorno di Joe Abercombie, nella terza e ultima storia stand-alone ambientata nell’universo della First Law Trilogy. È la storia di Shy che, assieme al patrigno, un northman codardo di nome Lamb, torna a casa per trovare la sua fattoria rasa al suolo e la sua famiglia rapita. Una rivisitazione in chiave fantasy dei topói del western in cui si assisterà al ritorno di uno dei protagonisti della First Law Trilogy.

Pare che in Red Country ci sia meno magia e world building e siano più i personaggi a mandare avanti la storia. E siccome Abercrombie spacca i culi ai passeri quando caratterizza un personaggio, questo libro dovrebbe essere alta priorità non solo nella mia lista letture, ma anche nella vostra.

BLOOD SONG di Ryan Anthony

No, dico, guardate la copertina. Ci vogliono zerodue secondi per capire che Blood Song di Ryan Anthony, high fantasy politico-teologico, è un romanzo autopubblicato. E allora che cacchio ci fa nella lista? Beh, in realtà sta ottenendo un sacco di recensioni positive. Sul serio, si fa fatica a trovare una stroncatura – e, credetemi, le ho cercate. Ryan Anthony potrebbe essere un astro nascente del fantasy? Nel dubbio io Blood Song l’ho comprato sul Kindle Store di Amazon. È stato il primo libro a cui ho tolto i DRM per cui ora siamo uniti da un legame speciale e imperituro, ok?

Se, invece, volete aspettare il passaggio di un editor professionista, l’anno prossimo il libro dovrebbe uscire pubblicato niente meno che dalla Penguin. Certo, non saranno più 2,49€…

GREAT NORTH ROAD di Peter F. Hamilton

E per finire Peter F. Hamilton. Lo so, lo so che quando ho recensito Pandora’s Star gli ho tirato dietro pesete e corna perché, perdio, è un logorroico di prima categoria. Però quando leggo di wormholes, colonizzazione spaziale, una famiglia ricca e potente composta interamente da cloni e un omicidio… eh, un po’ curioso lo sono.

Anche questo è un tomone di 1087 pagine. Maneggiare con cautela o apporre vicino alla porta nelle giornate ventose.

Finiti quelli apprezzati da pubblico e critica, passiamo ai romanzi apprezzati da moi.



AFTER THE FALL, BEFORE THE FALL, DURING THE FALL: A NOVEL
di Nancy Kress

Come il titolo lascia velatamente intendere, è la storia del crollo della civiltà terrestre e della razza umana narrata in tre differenti spazi temporali: prima, dopo e durante la caduta. Sembra interessante e Nancy Kress è un nome abbastanza quotato, per cui vale la pena dargli una chance.

REDSHIRTS di John Scalzi

Chiunque con un minimo di cultura pop sa cos’è una Redshirt e sa che indossare una uniforme rossa quando si è in missione con il capitano e il primo ufficiale su un pianeta alieno significa morte certa. La cosa si fa interessante quando è una Redshirt ad accorgersi delle strane contingenze che si verificano ogni qualvolta uno di loro è in missione con gli ufficiali di grado. E se ci fosse sotto qualcosa?

Classico libro in cui mi è bastato leggere la trama per esclamare: «Vogliolo!».

JACK GLASS di Adam Roberts

Giallo classico alla Agatha Christie in cui l’assassino è però noto sin dall’inizio e che è ambientato nel contesto della space opera. Un mix di generi senza dubbio interessante, che ha catturato la mia attenzione. E anche parecchie recensioni entusiaste, a quanto vedo.

KING OF THORNS di Mark Lawrence

Sequel di Prince of Thorns, vede l’antieroe protagonista, Jorg Ancarth, non più in cerca di vendetta ma nel pieno di una guerra. Sarà tradotto in italiano da Editrice Nord, come il precedente, e appropriatamente intitolato Il principe delle fragoline di bosco.

KILL BALL di Carlton Mellick III

Ultimissima fatica letteraria dell’autore weird più famoso dell’hinterland milanese, sta nella lista solo perché, cazzarola, è tutto basato su uno schifosissimo gioco di parole. Why not?

E per finire… il guilty pleasure.

THE CASUAL VACANCY di J.K. Rowling

Sì, proprio J.K. Rowling. E non è nemmeno un fantasy. Anche se il romanzo pare che non sia ‘sto gran capolavoro. A me Harry Potter è piaciuto parecchio, in una maniera che non avrei mai immaginato potesse piacermi un libro per giovani lettori. Non è questione di libro bello o libro brutto, io a J.K. Rowling il beneficio del dubbio glielo devo dare.

Perché non leggerò The Heroes (per ora)

Da più parti, anche in forma quasi ufficiale su Scrittevolmente, mi si domanda: “Recensirai The Heroes di Joe Abercrombie pubblicato in Italia da Gargoyle Books e recentemente uscito in tette le migliori librerie e store online?”. (Ok, la domanda potrebbe essere un po’ parafrasata però il senso è quello.)

La risposta è no.

E non perché sono uno spilorcio che non ha i soldi per comprarsi un romanzo – anche perché questi sono i miei acquisti librari del mese passato. Principalmente è no per due motivi.

Il primo è Best Served Cold.

Ultimata la trilogia della First Law (ormai se mi seguite lo sapete e ne avete a nausea), Joe Abercrombie si è detto: scriviamo tre romanzi a sé stanti. E così ha fatto. Tuttavia questi tre romanzi, Best Served Cold, The Heroes e Red Country, non solo sono successivi in ordine cronologico agli eventi della First Law Trilogy, ma alcuni ne rivelano anche il finale (e Red Country dà una risposta al cliffangerone che aveva chiuso Last Argument of Kings, leggo in giro.

A me piace il progetto della nuova Gargoyle, giuro, portare nel deprimente mercato fantasy italiano non solo romanzi di peso che non hanno mai trovato distribuzione e contemporaneamente ridistribuire romanzi di grandi autori che sono spariti dai cataloghi in favore di minchiate young adult per giovani lettrici teste di minchia. E nel contempo comprendo che pubblicare un’intera trilogia senza per lo meno sondare un po’ il terreno sia un rischio, da un punto di vista economico. Però io, lettore, non posso leggere romanzi a caso senza rispetto per la cronologia interna di un’opera.

Fosse stato Gemmell d’accordo, lui del resto scriveva romanzi a loro stanti e non seguiva una cronologia di pubblicazione precisa. Con Abercrombie il discorso è diverso, i libri hanno un ordine cronologico e, pertanto, per il sottoscritto leggere The Heroes prima di Best Served Cold è qualcosa di impensabile.

Il secondo motivo è Sopravvissuti di Richard K. Morgan.

Come dicevo poco sopra, il progetto della nuova Gargoyle mi piace. La realizzazione un po’ meno. Quest’estate, tutto felice e contento, ho comprato la mia bella copia di Sopravvissuti, la versione italiana di The Steel Remains di Richard K. Morgan. E sono rimasto bruciato.

La traduzione era così stridente che alcune parti veniva perfino difficile capirle. Deluso, ho abbandonato il libro prima della metà e reperito una versione in lingua originale.

Era da parecchio che non rinunciavo alla lettura di un libro per via della traduzione, da Stardust di Neil Gaiman. Alle volte faccio notare che certe cose potevano essere tradotte meglio, alle volte il traduttore di Joe Lansdale per Einaudi mi dice che io sono un pirla e che Lansdale stesso gli aveva dato il permesso di scrivere “santa polenta” e “pisquano” perché suonano così fottutamente texani. Però, ecco, sospendere la lettura a causa di una brutta traduzione per me è il colmo. Per cui, onde evitare altre bruciature, The Heroes della Gargoyle non lo leggo finché qualcuno del cui quoziente intellettivo mi fidi non lo legge prima di me e mi assicura sul valore della traduzione (e non voglio neanche roba perfetta, mi basta non essere costretto ad alzare la testa dal libro con negli occhi lo smarrimento da WTF am I reading?).

Gente con gli occhiali che parla di libri

Un po’ post generato dal senso di colpa per l’eccessivo silenzio estivo, un po’ mero spottone amykettistico.

È sul tubo il primo episodio di Booksclub – Quelli con gli occhiali, creato con la collaborazione degli hangouts di Google Plus (che mi dicono dalla regia essere una specie di social network, non so…) e modellato sul format del Vaginal Fantasy hangout di Felicia Day. Solo un po’ meno vaginal.

Il primo episodio è incentrato su Multiversum di Leonardo Patrignani. A dire la loro, tra gli altri, anche l’eminentissima ac reverendissima Queenseptienna di Scrittevolmente e Dazed di House of Books. Viene citata anche la mia reccy, che potete recuperare qui.

Enjoy.

Cito questo video anche perché, col tempo, ho avuto modo di ripensare al romanzo che viene recensito e, in effetti, devo ammettere che sono stato troppo buono ad assegnargli tre stelline. Alla fine della fiera di Multiversum mi è rimasta solo la sovracoperta cazzuta che copriva il 60% scarso della copertina e il fatto che la Mondadori mi ha inculato alla grande omettendo il fatto che il romanzo è solo il primo volume di una trilogia.

E fu subito amore (Hardcore Edition)

Scrivo questo rant, riprendendo l’omonimo titolo del post dedicato mesi fa a Licia Troisi, perché non so se riuscirò a finire il libro che sto leggendo e quindi a farne una recensione lunga e completa. Il motivo è presto detto: il libro che sto leggendo è la pila di merda fumante che si fregia del titolo di “fantasy italiano” più maleodorante in cui mi sia mai imbattuto. Peggio di Abel della Salvatori, peggio di Nashira della Troisi. Peggio del peggio.

Un po’ di contestualizzazione. Il romanzo in questione è del 2003 e Zweil lo definisce “uno dei capostipiti del fantatrash”. Appartiene all’era del baby boom del fantasy italiano, in cui editori beoti facevano a gara a pubblicare adolescenti senza arte né parte la cui massima conoscenza del genere era la trilogia (cinematografica, ovvio) del Signore degli Anelli.

Il romanzo in questione è Ethlinn la dea nascosta di Egle Rizzo, e fa piangere i coniglietti.

Dico questo dopo aver letto OTTO PARAGRAFI del primo capitolo. Sono stati più che sufficienti. Non ci credete? Volete delle prove?

Eccovele.

Quello che segue è il primo paragrafo, l’incipit del romanzo:

L’isola al centro del Lago di Wyriant era chiamata Isola degli Dei e bianchi erano i suoi templi, bianche le tuniche dei sacerdoti che la popolavano. Cinquecento re avevano governato sulle terre di Wyriant e adesso riposavano nei loro sepolcri, nell’isola dei morti; cinquecento monarchi si erano mutati in Dei dopo aver abbandonato le loro spoglie mortali, e come Dei erano venerati e riveriti. Cinquecento erano gli antichi re, l’ultimo sovrano era scomparso ormai secoli addietro, e nessun uomo vivente aveva più portato la corona del Regno. Tuttavia i cinquecento Dei continuavano ad esercitare il proprio potere, per bocca dei loro servitori vestiti di bianco, perché i sacerdoti non si limitavano a recitare preghiere e a distribuire oracoli, ma erano i guardiani delle leggi e da loro proveniva l’autorità dei nobili del Regno di Wyriant.

BOOM! WALL OF TEXT!

Parliamo un po’ di questo incipit. Parliamo di come faccia schifo perfino a me, che non giudico MAI un libro dal primo paragrafo. Parliamo di come scarica addosso al lettore un cumulo di informazioni che avrebbe potuto invece dosare con un briciolo di cervello nel testo. Parliamo di come riesca l’ascolto passivo a tenere il lettore incollato alla pagina. perché il mostrare è sopravvalutato, no?

Ciò non voleva dire che tutti fossero soddisfatti di una simile situazione, no di certo.

Acciderbolina, proprio no!

Ai margini della città di Wyriant sorgeva l’Accademia dei guaritori; e da quel punto il Lago era solo un trasparente riflesso che si perdeva nella distanza. L’Isola non si vedeva, ma pur celata alla vista non cessava di esistere, ed ai membri dell’Ordine dei guaritori non era dato di dimenticarlo: la stessa tunica dell’arte medica, nera per il colore, quanto al resto identica a quella dei sacerdoti, impediva loro di farlo. Anche i guaritori in teoria facevano parte del clero, e avevano un tempio sull’Isola del Lago, ma non erano legati ad alcun Dio in particolare e avrebbero volentieri fatto a meno di quel loro antico legame con i sacerdoti, che li vedeva eternamente subordinati agli uomini vestiti di bianco.

L’accademia dei guaritori è il luogo in cui incontreremo il nostro protagonista, quindi questo paragrafo serve a contestualizzare, già da subito, dove mi ritroverò e con chi avrò a che fare. Se non ne avessi già le palle piene.

“L’Isola non si vedeva, ma pur celata alla vista non cessava di esistere”, ma che cagata è? Cosa dovrebbe essere, un virtuosismo stilistico?

“[…] ed ai […]”, l’editing gentilmente offerto da un rom che passava di là per caso.

E, ovviamente, altro infodump che sarebbe stato IMPOSSIBILE inserire in maniera più armoniosa all’interno della storia.

Ma affrettiamoci a fare la conoscenza del protagonista:

Adrhyss era soltanto un semplice studente all’Accademia dei guaritori, eppure in quel giorno, con lo sguardo perso in direzione della città e del Lago, sentiva un cupo rancore scendere nei suoi occhi.

Questa frase è meravigliosa. Se ci fate caso, è composta da due periodi raccordati con una congiunzione avversativa. Perché “eppure” è una parola che ha un senso e uno scopo, non un modo figo per collegare due frasi. Forse l’autrice e il suo l’editor non lo sanno, ma una congiunzione avversativa, e cito da wikimerda, “introduce un’opposizione” tra i due periodi. Ora, qual è la relazione tra la frase “Adrhyss era soltanto un semplice studente all’Accademia dei guaritori” e “in quel giorno sentiva un cupo rancore scendere nei suoi occhi”? Adrhyss o come cavolo si chiama era uno studente MA era anche emo? Perché, il regolamento di NonHogwarts non prevede che le due cose possano sussistere? Si tengono lezioni compulsorie di felicità? Se questo è il caso, perché non dirlo? Non è che fino a ora l’incipit sia stato parco d’infodump, del resto…

Il paragrafo successivo:

Quel giorno di primavera d’altronde non era un giorno come un altro, ma la vigilia che precedeva l’inizio del nuovo anno e la scuola si era quasi svuotata in attesa della festa.

La vigilia che precedeva. Non dico altro, se non che questo libro, pubblicato dalla Dario Flaccovio, una casa editrice non a pagamento, non è stato né letto né editato da una persona competente o, se l’editing è stato fatto, chiunque se ne sia occupato andrebbe licenziato in tronco.

Adrhyss, immobile su di una delle tante terrazze della costruzione, sentiva un vago senso di nausea per una festività dettata dalle tuniche bianche, in cui i sacerdoti celebravano i loro Dei, e l’inserimento dei nuovi apprendisti all’interno dei vari templi. Perché solo chi era figlio di una tunica bianca poteva diventarlo a sua volta, e quanto avveniva sulla così detta Isola degli Dei non aveva niente a che vedere con la vita della gente comune. Agli occhi di Adrhyss non c’era proprio nulla da festeggiare.

È come se fossi all’interno della mente di Adhryss, come se potessi percepire la sua rabbia, anzi, meglio, come se le sue emozioni fossero anche un po’ mie. Non si sente affatto la mano dell’autrice che mi infila in ogni orifizio delle informazioni.

Poi il giovane sentì un rumore di passi, e una voce familiare che gli chiedeva il motivo della sua aria così grigia e depressa. Il ragazzo dal canto suo era più che disposto ad esporre le sue lamentele, ed era pronto a farlo adoperando frasi involute e termini magniloquenti.

La mia magniloquenza, invece, vacilla nell’adoperare frasi involute per riferire quanto faccia cagare a spruzzo questo paragrafo.

Ma Nyck, l’amico del giovane, con un’occhiata si era reso conto del cattivo umore dell’altro e dopo averlo ascoltato per pochi secondi già aveva compreso quale ne fosse la causa. Anche Nyck era uno studente della scuola dei guaritori, Adrhyss però sapeva che assai difficilmente quel ragazzo magro e abbronzato si lasciava prendere dalla tristezza, e nel vedere lo sguardo divertito dell’altro anche lui sorrise.

E dopo quest’altra perla di talento ho chiuso il libro (aka spento l’ereader).

Otto paragrafi e già ho la nausea. Nessun romanzo, neanche il più becero e imbecille, e ne ho letti tanti che rientrano in queste categorie, mi aveva suscitato una tale repulsione. Non manca solo il talento, mancano le minime conoscenze delle BASI della scrittura da parte dell’autrice, e dell’editing da parte dell’editore. Una scrittura così brutta, così sciapa, così inetta ha solo la capacità di risucchiare i miei poveri neuroni indolenziti in un buco nero di frustrazione. Non posso ignorare lo stile per concentrarmi sulla trama – che, ne sono certo, sarà una figata epica e innovativa, perché, dopotutto, questo è “il romanzo che segna il passaggio del fantasy italiano alla maturità”, parola di Valerio Evangelisti, cioè la risposta alla domanda “Quanto grande la può sparare, se gli infiliamo in tasca abbastanza soldi per una marchetta?”.

A differenza del post sulla Troisi, però, mi preme di far notare che qui l’autrice e la sua incapacità scrittoria c’entra ben poco. Di scrittori italiani incapaci ce ne sono a centinaia, a migliaia. La colpa, qui, è tutta dell’editore che, consapevolmente, pubblica merda e non si prende nemmeno la briga di leggere le schifezze che vomita sul mercato, a intasare le librerie.

Recensire schifezze piace perché è divertente, ma ho come l’impressione che continuare a leggere questa puttanata abbia solo l’effetto di farmi dimenticare come si scrive in italiano decente. E questa, mi spiace, è una cosa che non posso permettermi.