Game of Thrones 3×05 – Kissed by Fire & 3×06 – The Climb

Siccome in questi giorni sono stato contemporaneamente impegnato tra editing e traduzioni (e, udite udite, la scrittura di un racconto) e assalito da uno scazzo che anticipa l’arrivo della bella stagione, ho saltato la reccy dello scorso episodio di Game of Thrones. Per farmi perdonare, miei pucciosi lettori, eccovi un doppio recap. Così scrivo anche di meno. Forse.

L’episodio 3×05, Kissed by Fire, potrebbe anche essere reintitolato Ommioddio Robb è un Fottuto Idiota. Non che fosse mai stato un leader brillante – e il portarsi dietro quell’inutilità di sua madre di certo non lo ha mai aiutato – ma in questo episodio la sua idiozia è addirittura fosforescente.

Per vendicare la morte dei suoi figli, Lord Epic Beard (aka lord Rickard Karstark), uccide i due ragazzini Lannister che Edmure Tully aveva fatto prigionieri durante la sua eroica presa del mulino. Robb lo giudica un atto di tradimento e, contro il parere di tutti i suoi consiglieri (inclusa sua madre, ovvero Lady Non-ne-ho-fatta-una-giusta-dall-episodio-pilota) condanna il suo vassallo a morte, sapendo che la morte di lord Karstark equivale a dire addio a una parte consistente del proprio esercito.

Ma, ehi, a tutto c’è una soluzione, no? Sì, perché basta chiedere aiuto a lord Walder Frey. Esatto, lo stesso che Robb ha disonorato sposando al prima sgallettata di Essos che gli passava a tiro. Perché lord Frey non è uno che tiene all’onore della propria famiglia.

L’altro grande momento dell’episodio è quello di apertura, ovvero il duello ordalico tra Sandor Clegane e Berric Dondarrion. È stata probabilmente una delle migliori scene d’azione della stagione (anche se la palma, per ora, va a Dracays Motherfucker dell’episodio precedente).

Ma, a parte il duello e la decapitazione, questo episodio sembra quasi si sia preso un attimo di pausa per concentrarsi sugli sviluppi dei personaggi più che sulla storia in sé. Jon, Jaime, perfino Stannis, quasi tutti i protagonisti riescono a ritagliarsi un momento che vada al di là dell’azione, che li mostri allo spettatore per quello che sono e non per ciò che fanno.

E culi, culi a profusione. Per cui, invece di fare un recap basato sulla diversa localizzazione geografica dei protagonisti (che cosa sono, Wikipedia?), facciamone uno basato sui culi.

Culo #1: Ygritte (e controfigura di Jon, di sfuggita)

John finalmente rompe i suoi voti e ci dà dentro con la nostra selvaggia dalla perfetta igiene orale preferita. Ygritte deve usare gran parte del suo carisma per convincerlo: “Dovremmo farlo” “Penso di no” “Io penso di sì” “Ok, allora facciamolo”. Scopriamo inoltre che Jon almeno una cosa la sa – e che ha il coraggio di mettere la bocca lì dove l’igiene intima non deve essere il massimo. Di tutti, Jon è il personaggio che credo sia maturato di più nel corso della serie e questa scena si configura come uno dei momenti di passaggio obbligato nel suo percorso per diventare uomo – senza contare il fatto che, almeno secondo la legge dei bruti, ora lui e Ygritte sono definitivamente sposati.

Culo #2: Jaime

La perdita della mano è il punto di svolta della storia di Jaime, che comincia il suo percorso di redenzione. Prigioniero ad Harrenhall, lord Bolton gli concede una serie di benefici che rispecchiano il suo rango – per non indispettire ulteriormente i Lannister, che già ce l’avranno con i Bolton perché uno degli uomini di lord Roose ha tagliato la mano a Jaime –, tra cui quello di non avere sempre la faccia nel fango e di farsi un bagno.

Nella vasca, assieme a una timida Brienne, Jaime rivela di aver ucciso Arys il Folle perché la sua ossessione con l’Altofuoco lo aveva portato a un passo dal distruggere King’s Landing. Gesto che Jaime non ha mai rivelato a nessuno perché Ned Stark non gliel’ha mai chiesto.

Sorry, Jaime, ma nel mio arido cuore c’è posto per un solo cattivo patetico, e quel posto è già occupato da Theon.

Culo bonus: Brienne.

Culo #3: Paggio random/spia di Littlefinger

A King’s Landing il complottare vario ha raggiunto livelli indicibili. Nella scorsa puntata Varys e lady Olenna si erano accordati per combinare le nozze tra Sansa e Loras, così da avere il controllo sia su Joffrey tramite Margaery, sia sul Nord. Il piano però ha un anello debole, ossia Loras, a cui piace il cazzo. Parecchio.

Dopo aver fatto il vedovo affranto per Renly, Loras non solo si fionda tra le braccia (o si fa fiondare, a seconda delle interpretazioni) del primo paggio che passa a tiro, ma non manca di rivelargli del suo incombente matrimonio. Solo che, guarda caso, il paggio in questione è pure una spia di Littlefinger, che informa quindi i Lannister. E Tywin prende le dovute contromosse: in uno sconcertante colpo di scena (che semplifica alla grande in intreccio matrimoniale che nel libro era esagerato), decide che Sansa dovrà andare in sposa a Tyrion, mentre quella gallina vecchia di Cersei sposerà ser Loras.

Culo non pervenuto: Stannis, crazy Queen, Shireen e Davos.

Alla Roccia del Drago, Stannis è un po’ mogio dopo la partenza di Melly Sanders e decide di fare visita alla moglie, che vive rinchiusa in un’ala del castello. Tu sei lì a chiederti come mai, che storia si saranno mai inventati D&D per giustificare non solo l’assenza di Selyse Florent nella scorsa stagione (è bene ricordare che non solo Selyse è quella che ha sponsorizzato l’ingresso a corte di Melly Sanders – un po’ come la zarina di Russia sponsorizzò Rasputin – ma anche che, in seguito, la questione soldati del re vs soldati della regina avrà una qualche importanza nella storia) ma anche il fatto che ia, proverbialmente, rinchiusa nella torre. Non fai neanche in tempo a formulare un ipotesi. E poi vedi i feti sott’aceto. E ti dici wow, a Westeros non c’è una regina che sia sana di mente, vero?

Insieme a Selyse compare per la prima volta anche Shireen Baratheon, che è veramente la bambina più dolce del mondo (anche se canta canzoncine creepy) e, a dispetto della malattia che la sfigura, l’unico raggio di luce nella tristezza che è la Roccia del Drago governata da Stannis.

Dannazione, Google, questo non è il The Climb che stavo cercando!

Passiamo all’episodio più recente, The Climb, che è narrativamente più interessante non fosse altro per l’implicita contrapposizione tra la forza pervasiva del caos e il tentativo di trovare ordine. È un discorso un po’ alla Joker di The Dark Knight, per prendetelo come viene.

L’episodio è segnato, nel suo epilogo, da un confronto tra Varys e Littlefinger, i due grandi giocatori dietro le quinte del gioco dei troni. Mentre Varys si presenta come un uomo che agisce per il bene e il male, Littlefinger rigetta l’idea che bene e male esistano al di là della loro soggettività e si rivela come l’uomo in grado di usare il caos come una scala, manipolando gli altri da dietro le quinte per raggiungere i propri obiettivi. Bene e male sono un’illusione, dice Littlefinger. Solo il caos è reale, e io so come usarlo. A mio vantaggio, ovviamente.

E il caos, o se volete l’ingiustizia della sorte è un tema che attraversa orizzontalmente tutte le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. Per parafrasare Ramsay Snow (altra forza del caos, questa volta fine a sé stesso e non razionale come Littlefinger) “If you think this has a happy ending, you weren’t paying attention”.

Ma basta fare i filosofici. Perché se la precedente era la puntata dei culi, questa è ancora una volta la puntata del “Robb è stupido”. Ma tanto. Inoltre ci sono alcune divergenze dal libro che accorciano delle trame che avrebbero ulteriormente ingigantito il già corposo cast della serie, ed evitano che alcuni personaggi siano messi in panchina per poi ricomparire chissà quanto.

Per cui andiamo con ordine.

L’episodio si apre con Sam e Cassie a zonzo per le terre dei bruti. Sam si conferma il maschio beta per eccellenza e canta addirittura una canzone per Cassie. Eddai, per una volta che non si assiste a miseria e disperazione (ripensate a queste scene una volta visto il finale, la dissonanza sarà ancora maggiore). L’unica cosa è che non si è ancora visto Sam the Slayer. O meglio, Sam ha tirato fuori il pugnale di ossidiana, quello che aveva rinvenuto sul Pugno dei Primi Uomini assieme a Grenn e a Dolorous Edd, e la camera continuava a inquadrarli da lontano. Io quasi mi aspettavo che sbucasse fuori un Estraneo, invece ciccia.

Poco più a sud, sulla strada per la Barriera, Bran tenta di arbitrare un catfight tra Osha e Meera. Inoltre Jojen ha le convulsioni. Anche se nella scena non succede nulla di essenziale, l’ho menzionata lo stesso solo perché il modo in cui Meera si prende cura del fratello non è il modo ideale di trattare le convulsioni. In caso di attacco epilettico l’ideale sarebbe non mettere niente in bocca alla vittima e non tenerla a testa in su ma di lato.

Passiamo oltre, con la prima deviazione dal libro. Arya (intenta a tirare con arco e frecce e a fare foreshadowing) e Gendry sono ancora con la Fratellanza Senza Vessilli, presumo che siano sul punto di separarsi, specialmente dopo l’addio quasi straziante che si erano dati nell’episodio precedente, quando ecco che ti arriva Melly Sanders. Così, dal niente. Che cosa vorrà mai?

Ebbene, noi sappiamo che per fare un altro shadow baby, Melly Sanders ha bisogno del sangue di re. Solo che Stannis non ha più le energie sufficienti per impregnare la pretessa rossa. Nel libro c’era un personaggio, Edric Storm, che l’unico figlio bastardo riconosciuto di Robert Baratheon. Qui, invece, Melly, non si sa come, sa che Gendry è figlio di re Robert e lo “compra” dalla Fratellanza. È una scelta che non solo evita di mettere in panchina Gendry – che, a quel punto, nel libro, scompare – ma che semplifica anche il plot riducendo il numero di personaggi. Inoltre l’incontro tra Melly e Thoros getta una luce inquietante e nel contempo affascinante su R’hllor e sulla magia che da lui deriva.

E poi c’è il confronto tra Melly e Arya, che si conclude con le parole della pretessa: “We will meet again”. Ora, garantito che nel libro Arya e Melly non si incontrano mai, la nostra strega rossa sa qualcosa che noi non sappiamo? D&D hanno appena spoilerato The Winds of Winter? Speriamo che quel ciccione di Martin non muoia, così magari lo scopriremo.

Da qualche altra parte, Theon è ancora prigioniero di Barry. Ricordate nell’altro recap, quando dicevo di non essere del tutto convinto dal modo in cui Iwan Rheon interpretava lo psicopatico Ramsay? Ebbene, in questo episodio sono stato smentito. Iwar Rheon sembra davvero uno psicopatico e la scena della tortura è agghiacciante. Ho adorato ogni singolo minuto.

Back in King’s Landing, lo sapevate che Loras è gay? Sul serio, gli piace il cazzo, lo adora. Le vagine invece lo repellono. Perché è gay. Gay. GAAAAAAAAAAAAY.

Punto bonus perché Aidan Gillen.

Ok, torniamo in carreggiata: Loras è gay. Non c’è scena che non ce lo ricordi. E in questa puntata è più gay di Sex and the City e Glee. Ewww, deve sposarsi con una donna. E non solo con una donna qualsiasi, ma una donna con una VAGINA. Perché apparentemente gli sceneggiatori di Game of Thrones si sono dimenticati che Loras è anche uno dei migliori cavalieri dei Sette Regni e non solo un gigantesco finocchio avvolto in boa di pitone e con un dildo rosa in culo e uno in bocca. Sul serio. Era penoso con Pod e il suo magico pene della felicità, è ancora peggio con Loras. PLS STHAP.

Due personaggi che, grazi agli dei antichi e nuovi, sembrano non essersi dimenticati che in Loras c’è di più del semplice amore per il cazzo sono sua nonna Olenna e Tywin Lannister, che mercanteggiano sul destino della rispettiva progenie in quella che è senza dubbio la seconda migliore scena dell’episodio, che riesce a essere divertente senza scadere nello stupido e allo stesso tempo intrigante senza diventare macabra.

Ma avevo preannunciato che questa era la puntata del “Robb è stupido”. Ebbene.

A Riverrun, Robb, Catelyn, Edmure e Brynden ricevono due ambasciatori di Walder Frey che portano le condizioni di pace del loro signore: i Frey si uniranno all’esercito del Nord se Robb accetterà di dare loro Harrenhall e a sposare Edmure, erede di Riverrun, a Roslin Frey.

Edmure, che è il capo della sua fottuta dinastia, non vuole accettare un matrimonio combinato a scatola chiusa. E Robb e famiglia lo trattano come se fosse lo scemo del villaggio, come se la colpa di quello che è successo non sia innanzitutto di Robb stesso.

Sigh. Ancora tre episodi, suvvia…

Chiudiamo il cerchio tornando a parlare del caos. Se Olenna vs. Tywin era la seconda migliore scena dell’episodio, il monologo finale di Littlefinger non può che essere il primo. Per tre stagioni Petyr Baelish è stato un personaggio che sembrava considerarsi scaltro, ma che alla fine non lo era affatto. Costantemente sminuito, nell’ordine, da Ned Stark, Varys, Tyrion e Cersei, alle fine, di tutti, è proprio Littlefinger ad aver piegato gli eventi a proprio uso e consumo, agendo dietro le quinte, manovrando gli altri come pupazzi per ottenere quello che vuole. Per la prima volta, Littlefinger appare addirittura più potente di Varys, in quanto è riuscito non solo a eliminare uno degli “uccelletti” dell’eunuco ma, nel farlo, ha addirittura compiaciuto il re in persona.

Ros, personaggio nato per mostrare le tette mentre i personaggi le raccontavano le loro storie, e misteriosamente sopravvissuto ben oltre il termine della sua utilità, è finalmente morta, trafitta dalle frecce di Joffrey. In una scena che non ha mancato di far infuriare le inutili femministe su Tumblr.

Ci siamo levati Ros dalle palle. Inoltre, forse, ora Margaery realizzerà che, nonostante i suoi sforzi, c’è una parte oscura nel suo promesso sposo che nessuna mossa di pubbliche relazioni potrà mandare via.

E che la stagione dei matrimoni abbia inizio!

Game of Thrones 3×04 – And Now His Watch Is Ended

D’accordo, mettiamo da parte le manovre di palazzo nostrane (e comunque il Partito Democratico, almeno come conta dei morti, a GRRM gli fa un baffo), e dedichiamoci al recap di And Now His Watch Is Ended, episodio quattro della terza stagione di Game of Thrones.

Cominciata un po’ con calma, la stagione ci ha regalato per la prima volta un momento davvero FUCK YEAH – e se tutto va come si intuisce dal promo, la prossima puntata non sarà da meno.

Ma andiamo con ordine.

A King’s Landing, tra un set stupendo e un paesaggio incantevole, è tutto un intricarsi di complotti. A farla da padrone, come sempre, Varys il ragno tessitore, ma comincia anche a farsi sentire il peso, ingombrante per i Lannister, della famiglia Tyrell, con l’energica Olenna e la smaliziata Margaery in testa. Due grandi nodi al centro delle macchinazioni della corte: Sansa Stark, erede presunta del Nord, e re Joffrey, o meglio, chi lo manipolerà al posto di sua madre Cersei.

Capitolo Sansa. Da una parte c’è il piano di Littlefinger di portarla con sé nella Valle, da sua zia Sarah Palin, piano che però viene spifferato a Varys da Ros. E, per la cronaca, HBO, Ros che mostra a Varys l’inventario della nave di Littlefinger e Varys che le risponde “I’m missing something obvious you’re about to point out?”. Varys non si perde per strada i dettagli. Mai. (Ah, e basta con ‘sta cosa del pirillo di Pod, per piacere.)

Comunque, Littlefinger va fermato perché il suo vero piano è quello di controllare (anche usando il suo pene) Sansa Stark, che è l’erede presunta del regno del Nord. E quale modo migliore di farlo se non promettendola a Loras Tyrell (e, grazie a dio, semplificando uno dei più inutili triangoli amorosi della storia della letteratura ever)?

Sansa, che ha il peggiore gay radar di sempre, è contenta fin quasi alle lacrime quando la futura regina (e neo amyketta) Margaery glielo comunica. Ma i Tyrell pensano davvero di fare i conti senza i Lannister? Poveri illusi…

Dall’altra parte c’è Joffrey, sempre più manipolato da Margaery e sempre più lontano da Cersei. Questa volta, la futura regina, durante una visita al tempio di Baelor (ambientazione davvero spettacolare, vedere per credere) riesce perfino a farlo salutare la plebaglia. Segue rabbia di Cersei, perché non sia mai che il suo amorino diventi lo 0.01% meno merdina di quello che è. E, da brava Lannister, non le resta che andare a lagnarsi da papà Tywin. Che, sorpresa sorpresa, si dimostra ancora una volta l’unico Lannister con una parvenza di cervello (e va bene, c’è anche Tyrion), e sostanzialmente le ricorda che se Margaery ha un influsso positivo su Joffrey, forse tanto male non è.

Ma basta con gli intrighi (come se non fossero l’unica ragione per cui seguo la serie), e spostiamoci nel reparto action. Questa, direi, è stata una puntata ben bilanciata.

Partendo da titolo, che ovviamente fa riferimento a un confratello dei Guardiani della Notte che non è più. Durante la sosta da Craster, infatti, le cose vanno storte. E Torchwood e Confratello-di-cui-non-ricordo-il-nome #15 fanno una carneficina. Samwell riesce a salvarsi, portando pure in salvo Cassie di Skins e il neonato, mentre il Lord Comandante Mormont viene ucciso. Ma per lo meno ha una morte badass.

Un po’ di delusione, invece, per l’epilogo della fuga di Theon e Barry, che si conclude come tutti sospettavamo con Barry che riporta Theon nella sua prigione e lo accusa di aver ucciso le guardie. Ma non prima che Theon si sia pianto un attimino addosso ricordando quanto si stava bene con vice-papà Ned Stark (in più, ora un potenziale alfiere degli Stark sa che Bran e Rickon non sono morti come tutti credono). Delusione per tre motivi. Il primo è che, l’ho detto, è stato un po’ scontato e in qualche modo anticlimatico (non conta che già lo sapessi, un climax è un climax). Secondo, perché Barry ancora ufficialmente non è uscito allo scoperto come Ramsay Snow – e quindi ho sempre l’ansia che tirino fuori un’altra Talisa. Terzo, direttamente collegato al precedente, non sono molto sicuro che book-Ramsay si sarebbe comportato così come ha fatto show-Barry. Per quel poco che l’ho visto in A Dance With Dragons, Ramsay mi è sembrato uno psicopatico totale, incapace di provare empatia. Barry invece è puccipuccioso. I prossimi episodi mi smentiranno? Speriamo di sì.

E poi abbiamo il clou. Ovvero DRACARYS, MOTHERFUCKER.

Con un colpo di genio che anche mio cugino di cinque anni avrebbe potuto escogitare, Daenerys scambia il drago con l’intera legione degli Unsullied e poi ordina agli schiavi, ora sotto il suo indiscusso comando, di massacrare i loro ex padroni. E per tutta la scena non ho avuto che due pensieri: 1) il budget per gli effetti speciali si è effettivamente incrementato; 2) le lance non sono l’arma ideale per il corpo a corpo. Ah, e anche DATE UN EMMY A EMILIA CLARKE, possibilmente nella categoria Best Overacting With Facial Expressions.

Inquadratura finale con uno shot che promette mari e monti e che, invece, si rivelerà fuffa. Giusto per concludere il post in maniera ciclica, con un velato rimando al PD.

Noterella di colore locale. Ho cominciato a seguire Defiance. Se cercate fantascienza talmente trash da sublimare nell’eccelso, beh, l’avete trovata.

Game of Thrones 3×03 – Walk of Punishment

Che cosa ne facciamo di questo terzo episodio di Game of Thrones, intitolato Walk of Punishment, scritto da Benioff & Weiss e diretto da David Benioff per la prima volta dietro la macchina da presa? Lo definirei un episodio polarizzante, ma nel senso che o lo si è amato o lo si è odiato. È polarizzante prima di tutto con sé stesso, perché è un insieme di scene e scelte narrative che da una parte mi sono piaciute parecchio, e di altre che ho trovato non solo fuori posto ma anche in contrasto con il tono generale della serie.

Vediamole una a una.

L’episodio si apre a Riverrun, per la prima volta inclusa nei titoli di testa, con il funerale di Hoster Tully, padre di Catelyn. Al funerale facciamo conoscenza con Edmure Tully, che per tre volte manca di colpire la salma del padre con la freccia incendiata, e Brynden Tully, detto Blackfish, che prende l’arco di mano al nipote per supplire alle sue mancanze. Segue piccolo concilio di guerra in cui Robb, già messo alle strette da Rickard Kastark e Roose Bolton, si sfoga (BEST ACTING EVER da parte di Richard Madden) con lo zio colpevole di aver mandato a puttane un piano studiato ad arte per catturare Gregor Clegane solo per inseguire una facile vittoria e un po’ di gloria. Proprio come nei libri, Edmure Tully è un po’ un idiota.

Sempre a Riverrun c’è settimanale scena strappalacrime con Catelyn, che questa volta confida le sue angosce allo zio Brynden. Se la scena strappalacrime della settimana scorsa riguardava il piccolo Jon Snow ammalato che Catelyn lovvava al punto di volerlo perfino far riconoscere dal marito (CANON!), in questo episodio Catelyn ricorda suo padre e ripensa a Bran e Rickon, che lei crede morti. Michelle Firley, diamogliene atto, è una gran brava attrice, e quando il suo personaggio non è out of character rende ancora meglio. In più, il Pesce Nero si lascia scappare la prima frase veramente quotable della stagione (“It often comforts me to think that even in war’s darkest days, in most places in the world absolutely nothing is happening.”). Per cui Riverrun è promossa.

King’s Landing, invece, ne esce fuori così e così. Da una parte assistiamo al ritorno (era ora) di Varys nel primo concilio ristretto da quando Tywin Lannister ha assunto l’incarico di Hand of the King. Scena caratterizzata anche da un lungo silenzio e dal gioco di sedie, in cui Cersei sposta la sua sedia accanto al padre e Tyrion la allontana il più possibile. E anche dal… SIMBOLISMO! (I Lannister e Pycelle sono in ombra, mentre Varys e Littlefinger sono illuminati dalla luce che entra dalla finestra, casualità o rappresentazione simbolica dei giochi di potere e conoscenza su cui si regge Westeros?) Nel concilio apprendiamo anche che tutte le manovre di Littlefinger dalla stagione uno all’altroieri erano parte di un piano congegnato per ottenere un titolo nobiliare (lord di Harrenhall) abbastanza prestigioso per poter essere considerato un pretendente di Lysa Tully, che si trova nella posizione di vedova rimaritabile e di protettrice reggente dell’Est in luogo del figlio Robin.

Sono sotterfugi e macchinazioni del genere il motivo per cui Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, e relativa trasposizione telefilmica, mi sono sempre piaciute. E la parentesi di King’s Landing poteva chiudersi lì, per me, magari dando spazio alle millemila storie che avanzano a passo di lumaca (l’invasione di Mance Ryder, la fuga di Theon, Arya e la fratellanza senza vessilli, i piani di Stannis e Melly Sanders, il corvo a tre occhi, gli Estranei e le altri centorcicimiladiecicento fili della trama). Invece si è dovuto dare spazio ai nostri bro preferiti, Tyrion e Bronn, perché ora Peter Dinklage ha il top billing nei titoli di testa e deve essere presente per un tot di minuti a puntata – anche a scapito del tono della stessa. Allora Tyrion e Bronn, mentre recuperano i libri contabili di Littlefinger ora che Tyrion è stato nominato maestro del conio, pensano di sdebitarsi con Pod, che ha salvato la vita di Tyrion nella battaglia di Blackwater, noleggiandogli una tripletta di troie. Perché lol. In questo frangente mi preme di ricordare che, almeno stando al materiale originario, PODRICK PAYNE HA DODICI ANNI. È anche vero che nello show Pod è interpretato da un attore di ventuno anni, ma resta sempre uno scudiero, e quindi, se la storia non mi inganna, un giovane di quattordici/sedici anni. Comunque, visto che non sono una femminista di Tumblr, non è l’età il problema principale. Il problema principale è che Podrick è talmente bravo a letto che le tre troie rifiutano di essere pagate e Tyrion e Bronn ne sono molto meravigliati (“We’re going to need detail. Copious details.”). Ahahah che ridere.

No, sul serio, non ho nulla contro a qualche battuta qua e là, specie se serve a fare da contrappeso all’atmosfera generalmente cupa della serie, i battibecchi di Arya e Gendry e quelli degli stessi Tyrion e Bronn sono sempre ben accetti. Ma un’intera scenetta sulle prodezze sessuali di Podrick Payne? Sul serio? Voi direte: ma è poca cosa. Eh, sono comunque cinque minuti di screen time che potevamo trascorrere con Iwan Rheon, sapevate?

(Tra parentesi, ora sappiamo come si risolve il cliffhanger di A Feast for Crows, quando lady Stoneheart fa impiccare Brienne e Pod: Brienne è viva perché l’abbiamo reincontrata in A Dance with Dragons, Pod a ‘sto punto è sopravvissuto perché si è tenuto in equilibrio sul pisello.)

Andiamo dall’altra parte del Mare Stretto che è meglio, va’. Ad Astapor troviamo quella che secondo me è stata una Daenerys in perfetta forma. Mentre ser Jorah e ser Barristan se la litigano tra loro (Daenerys è la mia khaleesi, trovati una khaleesi tutta tua!), Dany comincia a fare un piccolo passo che la porterà a trasformarsi da miss I AM DAENERYS STORMBORN AND I WILL TAKE WHAT IS MINE WITH FAIAH AND BLUOOODH in una regina vera e propria. Una regina che entro la fine della quinta stagione tutti ameremo odiare, ma pur sempre una regina competente. Dany, dopo aver appreso di più sulla vita ad Astapor, ed essere rimasta moderatamente disgustata dallo schiavismo che lì va per la maggiore, decide di acquistare tutti gli Unsullied in città, pagandoli con uno dei suoi draghi. Mi ricordo quando lessi questa stessa scena in A Storm of Sword, ed ero oltraggiato. Non l’avessi fatto, vederla nella serie mi avrebbe fatto lo stesso effetto.

Ma la narrazione, nel caso di Daenerys, si spezza proprio prima che qualcosa di concreto possa avvenire. E la pretendente Targaryen è in buona compagnia. Perché in questa puntata la maggior parte delle storie è andata avanti per inerzia, senza approdare a nulla di concreto. Theon è stato liberato da quello che potrebbe essere Ramsay Snow (ma che più probabilmente si rivelerà essere Mordan di Norvos), viene riacciuffato dai suoi carcerieri, messo a chiappe all’aria per essere zumpato di forza e poi nuovamente salvato da Mordan che uccide gli inseguitori di Theon (incluso uno che lo chiama “bastardo”). Ora, so che Theon scompare per la bellezza di due libri e che tutto quello che gli succede è narrato, pur tra molte omissioni e impliciti, nei primi capitoli di Reek in A Dance with Dragons, ma a me pare che si stia procedendo un po’ lentamente con la grande e scioccante rivelazione. È quasi crudele. Ricordatevi che ogni secondo in cui non siamo certi che “boy” è in realtà Ramsay una fyccina perde le ali e muore. D’altra parte, Arya e Gendry dicono addio a Hot Pie, in una scena effettivamente più sentimentale di quanto fosse nel libro, ma che non posta di molto avanti la storia; Jon cammina tra la neve d’Islanda e poi Mance lo manda a scalare la Barriera assieme a Thormund Giantsbane; e infine Sam ritorna da Craster assieme ai corvi superstiti (e a uno che, giuro, è il tizio di Torchwood), giusto in tempo per vedere Gilly che partorisce. Insomma, non succede quasi niente.

L’unica eccezione a quanto sopra sono le avventure di Jaime e Brienne, catturati dagli uomini di Roose Bolton e diretti ad Harrenhall. Jaime fa presente a Brienne che probabilmente di notte sarà stuprata a ripetizione. E quando ciò avviene, Jaime riesce a salvarla intortando il boltoniano con vaghe prospettive di un riscatto da parte di Selwyn Tarth, padre di Brienne e lord di Tarth. Il boltoniano lo minaccia un po’ col coltello e poi, quando il momento sembra essere passato… ZAC, gli mozza la mano.

Un finale (per i non-lettori) brusco, inaspettato e scioccante, che risolleva quasi per intero una punt…

Che cazzo è questa musica? Che cazzo centra con Game of Thrones che, l’ultima volta che ho controllato, è un drama fantasy medievaleggiante?

Perché, Benioff? Perché?

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EDIT per segnalare che questo è il duecentesimo post del blog. UIIIIII

Game of Thrones 3×02 – Dark Wings, Dark Words

Dopo un primo episodio, per carità, caruccio, ma che definire esaltante equivarrebbe a spararla grossa, Game of Thrones ritorna in carreggiata con il secondo episodio della terza stagione, intitolato Dark Wings. Dark Words.

Presentando una narrativa frammentata, fisiologica derivazione di un cast immenso come quello di Game of Thrones, anche una puntata molto riuscita come questa avrà dei punti di forza e dei punti di debolezza. Nel caso di questo episodio, tuttavia, i punti di forza sono realmente forti, e quelli di debolezza trascurabili, il che fa decisamente pendere il bilancio in favore dei primi. Ragioniamo, quindi, per impatto delle singole scene, non a livello globale di narrazione.

Dark Wings, Dark Words funge da sorta di premiere parallela per quei personaggi che, per vincolo di tempo, di spazio o di coerenza narrativa, erano stati esclusi dall’episodio precedente, inoltre porta avanti di un passetto la storia di altri, come Robb e Catelyn, e ci regala scene “di corredo” in alcuni casi perfettamente riuscite (Joffrey e Margaery), in altri blande ed evitabili (Tyrion e Shae).

L’episodio si apre fin da subito con uno degli assenti della puntata precedente, Bran… e, gente, magari l’inverno sarà lento ad arrivare, ma la pubertà di certo no. Se Martin non si dà una mossa – o, cosa assai più verosimile, Isaac Hempsead Wright non la smette di crescere, diventando una sorta di bonsai umano – a quel povero ragazzo verranno inserite di straforo nel contratto scene zozze con Meera Reed.

E, a proposito dei Reed, nel sogno che apre l’episodio, Bran incontra un ragazzo che sembra saperla lunga. E non è solo un sogno, perché poco dopo, nel mondo reale, Bran and company si imbattono proprio nei fratelli Reed, che stavano cercando Bran perché apparentemente Bran è molto, molto importante. In tutta onestà, dell’inserimento dei Reed non poteva fregarmene di meno, visto che, a livello di show televisivo, la parte di Jojen poteva essere svolta benissimo da Osha, il che mi avrebbe dato anche l’occasione di ammirare la sempre brava Natalia Tena. Ma dopo aver visto Thomas Brodie-Sangster all’opera, sono contento che siano arrivati i Reed. E inoltre non avrebbe avuto senso per Osha essere contemporaneamente terrorizzata dalla magia e la mentore di Bran.

Poi incontriamo i nostri due amichetti viaggiatori preferiti, Jaime e Brienne. E devo dire che Jaime – che io odio – è dannatamente perfetto. Sono in assoluto le scene più divertenti dell’episodio, che ci regalano una battuta su Renly, pronunciata, ovviamente, da Jaime, che è da incorniciare: “It’s a shame the throne isn’t made out of cocks, they’d have never got him off it”. Ma non è tutto rose e fiori per i traveling buddies, perché Jaime riesce a liberarsi e ingaggia in un duello con Brienne. Ora, Jaime si suppone sia uno dei guerrieri più abili dei Sette Regni, ma è ammanettato. E Brienne è come Hulk, spacca. Finisce che Jaime Lannister è ben presto messo ko, se non fosse che i due vengono interrotti dagli uomini di Roose Bolton. Ops.

In questo episodio, però, le scene più interessanti avvengono a King’s Landing. Da una parte abbiamo Sansa invitata a prendere una torta con la futura regina Margaery e sua nonna. In questa scena facciamo – finalmente – la conoscenza con uno dei miei personaggi preferiti delle Cronache, ovvero Olenna Redwyne (nello show Olenna Tyrell, presumibilmente per fare meno confusione coi nomi), la regina di spine. Credo che Diana Rigg sia l’attrice perfetta per il ruolo, che è riuscita a rendere in maniera molto fedele a quanto appariva nei libri. E non solo, mi spingerò a dire che la sua performance mi ha ricordato – sarà per via del vestito, sarà per via del tono, sarà perché i due personaggi sono abbastanza simili – Caterina d’Aragona Eleonora d’Aquitania interpretata da Katharine Hepburn in Il leone d’inverno. Visto? Faccio paragoni con classici del cinema, poi non dite che non sono colto. Comunque, Margie e Olenna vogliono sapere da Sansa com’è realmente Joffrey. E già mi domando quale sia la necessità di chiederlo alla povera crista, quando basterebbe domandarlo a una persona a caso nella fortezza, chessò, a Ros – anche se è meglio una scena con Sansa che una con Ros. Insomma, che Joffrey sia una merdina psicopatica non è esattamente il terzo segreto di Fatima. Nonostante ciò, Sansa sa di essere un ostaggio e ancora teme di parlare male ad alta voce di suoi carcerieri. Qui, però, riesce finalmente a dire ciò che pensa, in un momento di sincerità paragonabile, anche se diametralmente opposto, alla reazione che aveva avuto alla notizia dello scioglimento del matrimonio combinato con Joff.

Ma la scena migliore in assoluto dell’episodio è quella che vede protagonisti Margaery e Joffrey. È una scena che non era presente nel libro – o, se lo era, a causa sella narrazione a POV limitati non è mai stata narrata al lettore – e che tuttavia è emblematica di quanto Game of Thrones possa arricchire la già variegata storia delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. La scena comincia come cominciano molte scene con Joffrey: il piccolo re sembra sul punto di fare qualcosa di estremamente doloroso alla persona con cui sta parlando. Solo che, in questo caso, il suo interlocutore è Margaery, e noi sappiamo che la futura regina è più esperta nel gioco dei troni di quanto non gliene si dia atto. Dopotutto è pur sempre la nipote di lady Olenna. Con maestria, Margie riesce a prendere la conversazione tra le mani ad assumerne il controllo, smorzando la minacciosità di Joff e intrigandolo. Si getta anche una luce sulla psicologia di Joffrey in maniera molto più subdola e efficace di quanto abbiano fatto finora le varie scene violente che lo vedevano protagonista. Natalie Dormer e Jack Gleeson sono per ora gli attori migliori della terza stagione.

E poi abbiamo “boy”. Scena: Theon è prigioniero da qualche parte a nord e sta venendo torturato in maniera molto grafica. A un certo punto un ragazzo, Iwan Rheon, dice a Theon che lo manda Yara/Asha e si offre di liberarlo (chi di voi ha gridato/pensato “Save me Barry!”?). Anyway, si rumoreggia che Iwan Rheon sia Ramsay Snow, il bastardo di Bolton. Si rumoreggia solo, perché in realtà nel cast figura come “boy”. E sapete chi altro figurava come “girl” nel cast? Oona Chaplin, che tutti abbiamo pensato essere Jeyne Westerlin salvo poi rivelarsi Talisa di Volantis. Per cui è probabile che Iwan Rheon non sia il bastardo di Bolton, ma sia in realtà Mordan di Norvos, ex schiavo di un rivale di Illyrio Mopatis fuggito dalla sua schiavitù ed emigrato a Westeros in cerca di libertà e affermazione personale. Con Game of Thrones, abbiamo visto, può valere sia l’una che l’altra.

Storyline non menzionate nel recap: Arya (è stato bello vederti, Gendry è un grande, la Brotherhood Without Banners spacca, ma sei rimandata alla prossima puntata con qualcosa di più succulento), Jon (finalmente non è più vestito come il cantante dei Twisted Sisters), Sam (Tarly, I forbid you to die), Tyrion (big NO NO NO), e Robb, Catelyn e Talisa (NO NO NO NO NO NO… just… NO). Assente giustificata Daenerys, che rivedremo nella prossima puntata.

Puntata senza tette, ma con Jack Gleeson senza maglietta. A ognuno il suo, immagino.

Game of Thrones 3×01 – Valar Dohaeris (quella vera)

Orbene, lunedì abbiamo riso e scherzato con il recap-burla (tristissimo, ma per lo meno non vi ho fatto credere che esistesse un titolo per il nuovo volume delle Cronache – not cool, Fantasy Magazine, not cool at all…), ma ora è arrivato il momento di fare più o meno sul serio. Il primo episodio della terza stagione di Game of Thrones, intitolato Valar Dohaeris.

Si comincia poco dopo il punto in cui la seconda stagione si era interrotta, con gli Others che attaccano i Guardiani della Notte, solo che la battaglia non si vede per i soliti motivi di budget (come la presa di Winterfell nella seconda stagione o la battaglia di Whispering Woods nella prima). Veniamo privati anche, contrariamente alla mia previsione, dell’unico momento eclatante nella vita di Samwell, ossia quello in cui fa fuori un Estraneo grazie al pugnale di ossidiana. Povero Sam.

Un po’ più a nord, Jon Snow viene portato al cospetto di Mance Ryder e… OMFG UN GIGANTE.

Ok, la scena che segue, in cui Mance chiede a Jon il motivo per cui vuole unirsi a lui e ai suoi uomini, mi è sinceramente piaciuta. Non solo perché Ciarán Hinds è un attore mostruoso, ma soprattutto perché sembra quasi che a Jon siano finalmente scesi i testicoli, e quindi non si comporta più da “ma io voglio unirmi a voi perché sì, uffa ce l’hanno tutti con me!” ma suona quasi come un adulto. Non so se è intenzionale o se a Kit Harrington sono veramente scesi i testicoli nel corso dell’anno passato, ma in ogni caso mi sta bene.

Meanwhile, a King’s Landing… TETTE! E poi abbiamo, in rapida sequenza, Tyrion che fa lo smargiasso con Cersei, anche se si vede che ormai ci crede poco perfino lui, Tyrion che fa il sagace con Bronn (padon, ser Bronn of the Blackwater) e Bronn che gli risponde in maniera altrettanto sagace (“If you want me to carry on protecting you, you’ll need to pay more.” “I thought we were friends.” “We are. But I’m a sellsword. I sell my sword. I don’t loan it to firends as a favor.”) e Tyrion che fa il sagace con suo padre Tywin ma ne riceve in cambio solo schiaffi morali, perché ormai è acclarato che Tywin Lannister ha il senso dell’umorismo di un manico di scopa.

Nei quartieri reali, invece, comincia ad assumere rilievo la famiglia Tyrell, con Margaery, futura sposa di Joffrey, che, con una mossa di pubbliche relazioni non indifferente, anziché arroccarsi nella fortezza come è costume dei Lannister, si reca in un orfanotrofio e distribuisce giocattoli ai bambini. E poi è ovvio che Cersei ce l’abbia con lei.

E poi abbiamo uno degli ultimi strascichi della battaglia di Blackwater, ovvero Davos che naufraga sullo scoglio e viene recuperato dagli uomini di Sallhador. Pare che dopo il season finale dell’anno scorso, l’interdipendenza tra Stannis e Melisandre sia addirittura peggiorata, tanto che, quando Davos riappare alla corte della Roccia del Drago e denuncia l’eccessiva influenza che la sacerdotessa ha sul re pretendente, Stannis – che appare insolitamente svuotato e privo di energia – lo fa arrestare e minaccia di bruciarlo vivo in sacrificio al dio del fuoco. Quella con Stannis, Davos e Melly è una scena molto intensa che riesce, per la prima volta dopo la glorificazione di Stannis nella battaglia di Blackwater, a mettere in luce tutti quegli aspetti che farebbero di Stannis un pessimo, pessimo re per i sette regni.

E, parlando di pretendenti, Daenerys raggiunge Astapor (uno spettacolo per gli occhi, specie se contrapposto alla cupezza di Westeros), dove comincia le contrattazioni per assicurarsi il supporto degli Unsullied nell’imminente invasione di Westeros. Sì, imminente. Con una dozzina di virgolette. C’è anche una scena di mutilazione capezzolare che mi ha raggelato il sangue nelle vene (e che quindi ripropongo a voi come immagine, you’re welcome). Al porto, un’emissaria bambina degli stregoni cerca di ucciderla, ma Dany viene salvata da… DUN DUN DUUUUN Obi-Wan Kenobi ser Barristan Selmy – che i più avranno di sicuro dimenticato, visto che appariva due volte nella prima stagione e poi ciccia – che, deluso da Joffrey e, presumibilmente, da Cersei, giura fedeltà all’erede dei Targaryen e fa voto di riportarla sul Trono di Spade.

Totalmente noioso Robb e il suo arrivo ad Harrenhal, con quella Talisa che è totalmente fuori posto e farebbe bene a rivelarsi come la figlia dei Westerling una volta per tutte. L’unico personaggio degno di nota è, al solito, Roose Bolton.

Ancora non pervenute le avventure dei lupetti Stark e di Jaime & Brienne a spasso per Westeros, per le quali bisognerà aspettare la settimana prossima. Ehi, ma in compenso c’era una scena con Ros!

Tutto sommato, come premiere non la definirei stellare, perché, sebbene da un punto di vista tecnico si presenti molto più spettacolare ed epico (si vede che c’è stato un aumento del budget), non ci sono sconvolgimenti, chiusure di cliffhanger, o colpi di scena. Però è un episodio in linea con l’essenza di Game of Thrones e delle Cronache in generale: cinquecento milioni di personaggi che mangiano, fottono e complottano (e indossano vestiti stupendi, tipo quello di Cersei durante la cena con Joffrey, Margaery e Loras). Per cui, un inizio di episodio in cui non succede quasi nulla, ma succede con molta classe. A me non è dispiaciuto.

Domenica prossima abbiamo Olenna Redwyne e i fratelli Reed, così la piantate di scassare il cazzo.

Nota collaterale, la HBO ha rinnovato la serie per una quarta stagione. Sorpresona, eh?

Game of Thrones 3×01 – Valar Dohaeris

E così, dame e cavalieri, dopo un anno di astinenza, è finalmente ritornato Game of Thrones. E, come un anno fa, riprendiamo i miei inutili recap.

Durante la scorsa stagione Benioff e Weiss, con il benestare di quel sadico ciccione bretellato di George R.R. Martin, avevano arrischiato alcuni cambiamenti nella narrativa della serie a discapito dell’aderenza al materiale originale. La mossa non era piaciuta ai fan dei libri più autistici, ma era stata premiata dalla critica, dal pubblico e da chi scarica la serie sul torrent che, per il secondo anno di fila, ha fatto di Game of Thrones la serie più piratata in assoluto.

Se l’episodio della scorsa stagione in cui il distacco tra la trama della serie tv e il materiale originale prendeva quasi vita propria è stato l’ultimo, Valar Morghulis, il primo episodio della terza stagione, intitolato appropriatamente Valar Dohaeris, avanza con un altro passo in questa direzione.

Un passo molto, molto deciso.

Questa volta Benioff, Weiss e il sadico ciccione bretellato hanno osato talmente tanto che a me viene quasi il dubbio che abbiano pisciato fuori dal vaso. Dire che ci sono stati dei cambiamenti è quasi un eufemismo, ed è una grande sorpresa che il tutto sia passato sotto silenzio e che non ci siano stati spoiler. Quasi. Già, perché a inizio settimana, Peter Dinklage era ospite da Jon Stewart e si era lasciato scappare un dettaglio sulla nuova stagione di Game of Thrones (questo). Da quel momento mezza internet è andata in paranoia lanciandosi nelle speculazioni più azzardate: solo una battuta o c’era qualcosa di più sotto? Ora che abbiamo visto la puntata, la risposta la conosciamo.

Ma andiamo con ordine.

Come sapete, la terza stagione è basata sulla prima metà di A Storm of Swords (e se non lo sapevate, vi dico solo che l’episodio 3×09 si intitola The Rains of Castamare, brace yourselves). La puntata si apre, come il romanzo, con l’attacco ai Guardiani della Notte da parte dei White Walker. Poca CGI e scene d’azione a effetto che ci regalano anche il primo momento badass della serie, ovvero Sam che fa fuori il non-morto con la daga d’ossidiana.

Nelle Riverlands assistiamo all’incontro tra Catelyn, Robb e la prima nuova faccia delle tante che andranno a rimpinguare il già numeroso cast in questa terza stagione, ossia Edmure Tully interpretato da Tobias Menzies. Niente Delta delle Acque, però, perché i set sono costosi e dobbiamo salvare il budget per i draghi, almeno per questa volta, però, perché Edmure porta con sé la notizia che Hoster Tully, suo padre, di Catelyn e di Lysa Arryn, è ormai prossimo alla morte. Ancora senza volto il Pesce Nero Brynden Tully, che dovremo finalmente vedere nella prossima puntata. Ma io mi accontento di Edmure, visto che la prima cosa che fa è cazziarla per aver lasciato libero Jaime.

A King’s Landing non ci resta che assistere ancora una volta impotenti alla parabola discendente di Tyrion Lannister, passato da Hand of the King a meno di niente e cominciata con il finale della scorsa stagione. Rimanendo più o meno fedele al libro, Tyrion propone un accordo a suo padre: lascerà Approdo del Re e darà carta bianca a Cersei se, in cambio, Tywin lo nominerà erede di Castel Granito – offerta che Tywin rifiuta con sdegno.

Intanto, la sempre mitica Margaery insinua in merdina-Jeoffrey il dubbio che nonno Tywin Lannister si stia arrogando troppo potere e Joffrey ribatte con uno stizzito “I am the King!”. Meanwhile, in un’altra ala del palazzo, Olenna Redwyne e Varys discutono – per sommi capi, eh – del destino del regno e di quanto Tommen sia un bambino dolce e sensibile in confronto al fratello re. Diana Rigg nei panni della regina di spine è esattamente come era lecito aspettarsi e il dialogo con Varys ricorda i fasti dei suoi battibecchi con Littlefinger.

John Snow viene portato al cospetto di Mance Ryder e riesce a convincerlo di essere un disertore dei Guardiani della Notte e l’autoproclamatosi Re oltre la Barriera gli annuncia che gli Others stanno spingendo i wildlings a sud e, presto o tardi, saranno costretti a superare la barriera, con o senza il beneplacito dei Guardiani. E poi c’è la questione del “marriage by capture”: in pratica dato che Jon ha fatto Ygritte sua prigioniera, per la legge dei selvaggi ora sono sposati. Oh, Jon Snow, è arrivato il momento di deliziarci con una miriade di faccine contrite.

E fino a qui le discrepanze con il libro sono state minime. Forse per amplificare ancora di più il punto di rottura, ovvero la storyline di Daenerys.

Avevamo lasciato la madreH di draghiH in fuga da Qarth, dopo essere sopravvissuta alla House of the Undying e alle sue visioni. Ora, Dany è diretta verso la Baia degli Schiavisti, dove intende comprare un esercito di mercenari con i quali intende marciare su Westeros al più presto possibile. E sappiamo tutti che andrà esattamente così, senza alcun intoppo.

Arrivata ad Astapor, Daenerys baratta uno dei suoi draghi per un’intera armata di Unsullied ai quali, subito dopo esserne nominata padrona, dà ordine di ribellarsi contro la gilda di mercanti che controlla la città. Così Dany diventa regina di Astapor, che non è esattamente come nel libro, ma quasi. La diramazione è dopo, nel cliffhanger finale.

Durante la notte, ad Astapor, Daenerys ha una visione. Si ritrova tutto d’un tratto in una città abbandonata. Una moderna città abbandonata. M-O-D-E-R-N-A. E una figura avvolta nell’ombra la osserva. Dany cerca di osservarla, ma la figura le sfugge. A quel punto la figura parla, ed è una voce che suona famigliare, ma a cui non si riesce ad associare un volto. Le dice che la vera partita non è quella per il Trono di Spade, ma quella contro gli Estranei, una guerra che potrà essere vinta solo se a combattere sarà Azor Ahai rinato, come dice la profezia di Asshai. La battaglia, specifica la figura, si sta combattendo non solo a Westeros, ma in diversi piani dell’esistenza e dimensioni. Daenerys e i suoi draghi sono chiamati ad abbandonare Westeros e combattere la minaccia degli estranei in un’altra dimensione, la nostra. O. MAI. GOD.

Infine, in chiusura di puntata, l’uomo fa un passo avanti verso la luce e rivela la sua vera identità… DUN DUN DUUN!! NED STARK DELL’ALTRA DIMENSIONE!

Mind=blown.

Con la nuova direzione che lo show ha preso, non può che essere un successo.

Game of Thrones 2×10 – Valar Morghulis

E dopo il glorioso episodio dedicato alla battaglia di Blackwater, recensito poco sott…. Come dite? Non l’ho recensito?

Davvero?

Beh, in realtà l’avevo recensito, ma siccome il mio computer è in un periodo un po’ così, ha deciso di freezare e portare via con sé nel buco nero del crash la recensione. Se ne è salvata metà, che starà nelle bozze non ultimate vita natural durante. Se volete la mia impressione sul climax della stagione, comunque, eccovela:

BEST… EPISODE… EVAH!!!!!

Ora che ci siamo tolti ‘sto peso di dosso, torniamo a focalizzarci sul finale di stagione, della lunghezza niente meno che di un’ora e cinque minuti. Vi ricordate lo scorso finale, che era stato farcito di monologhi straccia balle di Pycelle e dialoghi awesome Varys/Littlefinger giusto per occupare quei benedetti cinquanta minuti, giusto in tempo per l’epica nascita dei draghi di Daenerys? Ecco, in Valar Morghulis, invece, succedono tante di quelle cose che di riempitivi quasi non ce n’è bisogno.

Il rovescio della medaglia è che alcune storie sono state chiuse troppo di fretta e in maniera insoddisfacente, sia da un mero punto di vista narrativo che dall’ottica di uno che ha letto i libri.

Ma andiamo con ordine perché tra colpi di scena, morti e ritorni, Valar Morghulis è un episodio piuttosto ricco.

A King’s Landing, subito dopo la conclusione della battaglia, si snodano le sorti parallele dei due vincitori: da una parte Tyrion, ferito, privato del suo titolo di acting Hand of the King e confinato in un letto alla mercè di Pycelle, che non vede l’ora di rendergli la gentilezzadi qualche puntata fa; e dall’altra lord Tywin, sceso in battaglia all’ultimo minuto assieme all’esercito dei Tyrell, che si vede tributare onori e gloria (e un pizzico di foreshadowing).

Momento di onori e tributi anche per gli altri “salvatori” di Blackwater. Littlefinger, che ha reso possibile l’alleanza con i Tyrell, viene nominato lord di Harrenhall (a dispetto dell’accento di Aidan Gillen che secondo me ha acquisito vita propria), mentre Margaery Tyrell confessa il suo amore per Joffrey e gli chiede di prenderla in moglie.

Joffrey dopo un momento di titubanza, e senza dubbio spronato dal di lei decolté, accetta e Sansa, che ha osservato tutta la scena dal gineceo, vive il primo momento di pura gioia dal giorno che i Lannister l’hanno presa in ostaggio. Gioia che non dura poi molto perché Littlefinger comincia a fare il creepy pedo, in una dinamica che non ci abbandonerà per il resto della prossima stagione e di quelle a venire.

Tutto sommato l’epilogo delle vicende di King’s Landing non mi è dispiaciuto. Per alcuni personaggi la situazione è cambiata in peggio (cosa farà Tyrion ora che non è più protetto dal suo status di Primo Cavaliere, e Sansa che non è più protetta dalla promessa di matrimonio con Joffrey?), per altri, come Joffrey, Cersei e Tywin si è consolidata. Di sicuro, nella prossima stagione, Tyrion non sarà impegnato il 90% del tempo a fare il saccente con Lancel, e questo non può essere che un bene.

Spostiamoci un ciccino più a nord, alla Roccia del Drago, dove incontriamo Stannis che si mangia le mani dopo la disfatta di Blackwater. Durante la battaglia Stannis è stato epico, tanto che si era piazzato al numero uno della Top 10 personaggi dell’episodio di quell’articolo mai scritto. Il primo a scendere sul campo, il primo a salire le scalette durante l’assedio, l’ultimo a lasciare King’s Landing e solo perché l’hanno trascinato via con la forza – il tutto senza indossare elmo e scudo perché Stannis è il re dei badass motherfuckers. Ma ora il breve momento di gloria è finito e a Stannis non resta che prendersela con Melisandre, che gli aveva detto di aver visto nelle fiamme la sua vittoria e la sua incoronazione, una visione alla quale Stannis ha perfino sacrificato il sangue del suo sangue. Melisandre, però, riesce a rigirare la situazione a suo vantaggio e chiede a Stannis che sia lui stesso a guardare nelle fiamme e a vedere il suo futuro. Non si sa se per autoconvincimento o perché R’hllor gli abbia effettivamente mostrato il suo destino, Stannis ne esce convinto che sarà lui a prevalere nella guerra dei cinque re.

Stannis è stato forse la migliore aggiunta al cast di questa seconda stagione, merito della profondità che Stephen Dillane è riuscito a dare al personaggio, ma anche al contrappunto che Stannis stesso fa con Joffrey. Due re, due Baratheon, almeno sulla carta, uno è l’emblema di tutto ciò che è sbagliato nel potere, mentre l’altro, pur con le sue debolezze, si è più volte dimostrato il degno erede di Robert (il Robert della ribellione, non quello che abbiamo incontrato all’inizio della prima stagione). Tuttavia questo epilogo manca di chiusura: che Stannis si ritenesse il solo e unico legittimo erede dei Sette Regni lo sapevamo già, R’hllor o meno, mentre invece non si è fatta menzione di Davos, visto l’ultima volta durante la gloriosa scena dell’esplosione dell’altofuoco nella baia di Blackwater.

Ancora a nord, ma solo un pochino, Arya, Gendry e Hot Pie sono scappati da Harrenhall e stanno presumibilmente viaggiando in direzione di Riverrun, per raggiungere i Tully. Durante il viaggio incontrano per l’ultima volta Jaqen H’ghar e Arya non può fare a meno di dirgli di voler diventare come lui, salvo poi tornare sui suoi passi perché prima ha degli obblighi nei confronti della sua famiglia (tipo far sapere che è viva e che non è ostaggio dei Lannister, cose così…). Jaqen le offre una moneta e una parola – Valar Morghulis, che ho sempre pronunciato nel modo sbagliato, a quanto pare – dicendole che, un giorno, avrebbe potuto servirsene per raggiungere Braavos e diventare un’assassina cambia faccia come lui. E poi… taaaaaa-DAH!

Salutiamo Jaqen H’ghar, che ci ha dato tanti bei momenti in questa stagione, e salutiamo anche Arya, protagonista di molte delle migliori scene, sia con il già menzionato Jaqen, sia con Gendry, sia, soprattutto, con Tywin Lannister.

Da qualche parte nelle Riverlands, invece, Robb e NonJeyne si sposano a dispetto della promessa che legava il re del Nord alla nipote di lord Frey. Una scelta che, sono pronto a scommetterci, non avrà il benché minimo impatto nel futuro della serie.

In ogni caso, ho sempre trovato un po’ stonata la storia di Robb e Talisa, troppo “moderna” rispetto al contesto medievaleggiante in cui, se eri il promesso sposo di qualcuno che non avevi mai visto lo sposavi e basta, senza domande, perché era la mentalità del tempo a dire che si faceva così. Ciò non toglie che ho avuto di nuovo l’opportunità di vedere insultata Catelyn, il che mi ha soddisfatto.

Raggiungiamo sulle nere ali di un corvo Winterfell e vediamo come si è sviluppata la storia di Theon e dei lupetti Stark.

Da una parte Theon è fermamente deciso a resistere all’esercito del bastardo di Bolton – che non si vede ma si sente, armato com’è di vuvuzela – nonostante i consigli di Luwin di fuggire e unirsi ai Guardiani della Notte, dove i suoi crimini saranno perdonati. Non sembrano essere dello stesso avviso gli Ironborn che, dopo che il loro signorotto li ha intortati con un discorso epico, lo fanno secco consegnandolo agli uomini di Bolton. Anticlimaticità allo stato puro, ma lo vedremo in seguito.

Dall’altra parte, Brann e Rickon escono dalle catacombe di Winterfell per trovare la città distrutta e data alle fiamme. Nel parco degli dei incontrano un Luwin morente e gli dicono addio, prima di fuggire diretti verso nord.

Se da una parte la scena dell’addio a Luwin è veramente toccante e la visione di Winterfell in fiamme un vero e proprio colpo al cuore, non si può fare a meno di domandarsi perché la città sia stata distrutta e da chi. Eliminare il personaggio di Reek, complicato da adattare quanto volete, ma pur sempre necessario alla trama, lascia il lettore con un po’ troppe domante. E lo costringe anche ad assistere all’ingloriosa fine di Theon, un personaggio che in questa stagione ha veramente brillato e che, ancora una volta, è stato protagonista di una toccante scena di autoanalisi/vi-odio-tutti-perché-voi-odiate-me.

Lasciamo il potenziale sprecato della caduta di Winterfell, per raggiungere il potenziale sprecato oltre la Barriera. Jon è sempre prigioniero dei wildlings, Qhorin gli insulta la mamma e Jon lo uccide, i wildlings vedono che ha ucciso un Guardiano della Notte e lo invitano a unirsi a loro. The End. Peccato che nel libro ci fosse un ciccino più di pathos, che la serie tv non è stata neanche lontanamente in grado di trasmettere. Qui sembra quasi che abbia ucciso la leggenda vivente dei Guardiani in un impeto di rabbia, mentre nel libro è stata una decisione sofferta che ha torturato interiormente Jon per capitoli e capitoli.

In conclusione, Jon Snow è bocciato. Tutta la sua storia, dal primo episodio fino a ora, non c’è una sola parte che si salvi. Speriamo che faccia meglio alla corte di Mance Ryder nella prossima stagione.

Un cambiamento che non mi è affatto dispiaciuto rispetto al libro è, invece, la House of the Undying. Invece di avere tutte le cinquecentomila visioni di passato-presente-futuro-congiuntivo che erano descritte nel libro, la serie tv si limita a un paio, ma riesce a fare leva sulla loro emozionalità. Ma davvero. Non vediamo il foreshadowing del Red Wedding né Rhaegar con Aegon, ma abbiamo una visione di Daenerys che cammina nella sala del Trono di Spade in rovina e completamente coperta di neve (Stark? Il ghiaccio e il fuoco? Simbolismo?). Dany non fa in tempo neanche a posare la mano sul trono perché è distratta dalle grida dei suoi draghi che provengono dall’esterno, così decide di lasciare il Trono di Spade per seguire i draghi (simbolismo?). Una volta fuori, si ritrova nel Red Waste dove ad attenderla c’è una tenda. E dentro la tenda Khal Drogo con in braccio Rhaego. Magone e occhio lucido. Dany però non si fa ingannare dalla visione e abbandona suo marito e suo figlio. Esce dalla tenda e si ritrova di nuovo nella House of the Undying, finalmente al cospetto dei suoi draghi. Pyat Pree, però, la prende prigioniera. Dany pronuncia la parola “Dracarys” e, in un richiamo all’epilogo della prima stagione, che li aveva visti nascere, i draghetti sputano per la prima volta fuoco, incenerendo lo stregone e liberando la mammina.

Sebbene mi sarebbe piaciuto vedere Rhaegar e Aegon, e un po’ più di foreshadowing, devo dire che, per una volta, sono estremamente soddisfatto di come sono andate le scene di Daenerys. Il non riuscire a toccare il trono perché l’urgenza è correre dai suoi draghi può interpretarsi come un’anticipazione di ciò che succederà nel futuro della serie, e l’inserimento di Khal Drogo e del piccolo Rhaego è stato davvero apprezzato e commovente. Daenerys non farà molto nella prossima stagione e in quelle a venire (hanno anche tagliato di netto il sottoplot lesbo), per cui gioiamo per le piccole cose, va’…

Infine, una seconda stagione buona quanto la prima, con alti e bassi, deviazioni dal libro che si sarebbero potute evitare e deviazioni dal libro che hanno arricchito la storia. Le nuove aggiunte del cast sono state apprezzate, chi più (Stannis, Margaery), chi meno (Ygritte, Yara), e solo in un paio di casi ho storto il naso: Gregor Clegane #2 che non è affatto inquietante come il #1, e NonJeyne perché… non è Jeyne Westerling, che cacchio.

Ci sono stati alti e bassi anche per quanto riguarda le vicende, con Theon e Tyrion che fanno la parte del gigante e si beccano tutte le migliori scene, mentre Jon e Daenerys deludono parecchio. Si tratta però di alti e bassi che esistevano anche nel libro, e quindi più o meno fisiologici. La sorpresa è stata Arya che, con Gendry, Jaqen e Tywin, è stata trasformata da una piccola vittima delle circostanze in Little Miss Badass.

Giusto per dovere di cronaca, sono state annunciate le casting call per la terza stagione, che ci danno delle indicazioni sui personaggi che vedremo nel futuro di Game of Thrones. Avremo Mance Ryder, il Re oltre la Barriera, Daario Naharis, che farà scattare l’ormone adolescenziale a Daenerys, Jojen e Meera Reed, perché gli autistici dei libri avevano rotto troppo i coglioni, Edmure e Brynden Tully, il che significa che forse, finalmente, vedremo Riverrun, Selyse Florent e Shireen Baratheon, quest’ultima inserita dopo che Stannis aveva detto di non avere figli (e, no, non intendeva figli maschi che potessero ereditare, perché nei libri è stabilito che nei sette regni vige la primogenitura agnatica-cognatica e quindi una figlia femmina può ereditare il dominio del padre se non ci sono eredi maschi diretti), Thoros di Myr, Thormund Giantsbane, e stanno castando anche Beric Dondarrion, ma mi suona strano perché mi pareva di averlo già visto nella prima stagione. Ah, sì, e Olenna Redwyne, per la quale ho solo due parole: MAGGIE SMITH!

Orbene, anche questa è fatta. Non ci resta che aspettare i 300 e passa giorni che ci separano dalla stagione 3. Nel mentre, io recupero Breaking Bad.

Game of Thrones 2×08 – The Prince of Winterfell

Game of Thrones ha quella struttura particolare, tipica di anche altre serie della HBO, in cui il climax non avviene nell’episodio finale della stagione, ma nel penultimo. Se ricordate l’anno scorso, Ned Stark veniva decapitato nel penultimo episodio, e il finale di stagione era dedicato alle reazioni di Robb e Catelyn e Sansa, ed era condito con quel meraviglioso scambio di battute tra Varys e Littlefinger, oltre al monologo di Pycelle e alla gloriosa scena della nascita dei draghi di Daenerys. La seconda stagione non farà differenza. La battaglia di Blackwater sarà il fulcro del nono episodio e, se avete letto i romanzi, forse ricorderete che si trattava parimenti dell’evento clou di Lo scontro dei re.

Per questo motivo è lecito aspettarsi che questo The Prince of Winterfell sia un episodio di raccordo, un disporre le pedine in attesa della battaglia finale. E per certi versi lo è, specialmente nella porzione della storia che si svolge a King’s Landing. In realtà non è tutto qui, perché per lo meno altre tre delle trame che si intrecciano nell’enorme mosaico che è Game of Thrones sono destinate a cambiare per sempre. Con esiti disastrosi, in almeno un caso.

Ma partiamo dalle scene “preparatorie”.

Maria Giovanna Greyjoy arriva a Winterfell con un manipolo di uomini. Ben pochi rispetto a quelli che Theon le aveva chiesto di portare per aiutarlo a difendere l’ex dominio degli Stark dall’assedio degli uomini del nord. Theon ha sempre quell’espressione da ommioddio-che-cazzo-ho-fatto anche quando Maria Giovanna gli suggerisce di tornare alle Iron Islands anziché restare a morire da solo a Winterfell. Ormai anche a lei il fratello traditore, odiato in tutto il nord, sembra un caso senza speranza.

Oltre la Barriera, emo Jon Snow viene portato al cospetto di… Cubone? Oh, mi dicono dalla regia che è Rattleshirt. Insomma, assistiamo ancora un po’ di passeggiate per il – sempre spettacolare – paesaggio islandese, solo che questa volta emo Jon Snow è prigioniero, assieme a Qhorin Halfhand, in una o due scenette che non vanno da nessuna parte, ma fanno presagire che qualcosa sta per succedere. Inoltre, Kit Harrington ha un’altra occasione per fare una delle sue rinomate facce da ce-l’hanno-tutti-con-me-nessuno-mi-ama-sono-un-povero-cucciolo-incompreso. Adorabile.

Stessa cosa dicasi per Daenerys, che in questa puntata si limita a ventilare l’idea di andare nella House of the Undying, senza però muovere il culo per farlo. In una squisita anteprima di quella che sarà la sua storyline fino ad A Dance With Dragons. Enjoy.

Anche a King’s Landing ci si prepara per la battaglia, ma per lo meno è interessante. Merito di una scena a tre tra Tyrion, Bronn e Varys, a cui si aggiunge una seconda scena tra Varys e Tyrion. Per quanto mi riguarda potrebbero fare un programma intitolato “Tyrion e Varys parlano del più e del meno per un’ora” e non mi dispiacerebbe affatto. Infine abbiamo l’ennesimo tiro di Cersei ai danni di Tyrion. La situazione è che il Primo Cavaliere ad interim è intenzionato ad assecondare il desiderio del nipote Joffrey a guidare gli uomini in battaglia, sostenendo che ciò farà bene al morale delle truppe (io triplicherei il mio vigore se la bertuccia finisse trafitto da una lancia, ad esempio). Apriti cielo, Cersei cuore di mamma non ne vuole sentire parlare. Ma si dà il caso che l’insopportabile stronzetto sia anche re e quindi, in quanto tale, libero di fare come più gli aggrada. Joffrey decide quindi di combattere in prima linea e Cersei comunica a Tyrion di aver rapito “la sua puttana” e gli giura che ogni cosa che accadrà a Joffrey in battaglia accadrà anche a lei. Peccato che la puttana in questione sia Ros (ah, povera Ros – no, wait, non mi importa una cippa di lei) e non Shae.

Passiamo ora alle storie che in questo episodio si sono evolute scombussolando le carte in tavola. Iniziamo con Arya. Con sommo dispiacere, annuncio che la consueta scena tra Arya e Tywin non avrà più luogo perché i due si sono definitivamente detti addio. Tywin ha lasciato Harrenhall e Arya, pur di non rimanere da sola a fare la coppiera di Gregor Clegane 2.0, ha chiesto aiuto a Jaqen per fuggire una volta per tutte dal castello assieme a Gendry e a Hot Pie. Prego, osserviamo un minuto di silenzio.

Poi abbiamo il mio road trip preferito, Around Westeros with Jaime and Brienne. Un viaggio che finalmente renderà lo Sterminatore di Re un personaggio quantomeno gradevole (che a me sta ancora sul cazzo dopo ADWD, ma per lo meno non voglio più la sua testa su una picca ogni volta che c’è un capitolo che lo riguarda) e dovrebbe portare un po’ di LULZ negli episodi a venire – nella prossima stagione, per lo meno.

Infine, nell’accampamento del Re del Nord, Robb arriva in terza base con NonJeyneWesterling. Tutta la sequenza ha del surreale, invero. All’inizio Robb sta parlando della strategia da adoperare in guerra con Roose Bolton, poi arriva la donnaH emancipataH e chiede di parlare con Robb. Lord Bolton invece di ribattere: “IO SONO ROOSE FUCKING BOLTON, LORD DI FORTE TERRORE E PERSONA PIÙ CATTIVA DEI SETTE REGNI, CHI OSA INTERROMPERMI MENTRE PARLO CON IL RE? GUARDIE, SCUOIATE QUESTA FEMMINA IRRIVERENTE!”, prende congedo mogio mogio. Ora, io sono convinto che questo sia l’esatto momento in cui lord Bolton decide di prendere parte a un certo matrimonio di un certo colore. Segue dialogo tutto sommato stucchevole tra NonJeyneWesterling e Robb, con lei che gli racconta la storiella di come ha deciso di diventare dottoressaH emancipataH e lui che fa l’adolescente con le scalmane. Così Robb decide che, tutto sommato, non ha poi così tanta voglia di sposare Roslin Frey. E poi… DAT ASS

Insomma, mentre altre storie cominciano a procedere nella loro direzione, si dispongono sulla scacchiera i pezzi per Blackwater, che costituirà il climax della seconda stagione e che, tra l’altro, è l’episodio sceneggiato direttamente da George R.R. Martin. Per cui spero vivamente che Tyrion non venga messo ko da una mazza ancora prima di raggiungere il campo di battaglia.

A giudicare dal gustoso promo, non sembrerebbe. Cicciatevelo:

E ora, il momento che tutti stavate aspettando.

  • NUMERO 5 – Podrick Payne

Forse non lo sapete, ma Pod, l’imbranatissimo paggio di Tyrion, è uno dei miei personaggi preferiti dell’intera serie. E il fatto che, anche dopo ADWD, non ho idea se sia vivo o morto mi strugge di potenza. In questo episodio, Pod ottiene la sua prima inquadratura a fuoco (chiedete a Rickon Stark se non è un evento).

  • NUMERO 4 – Jaqen H’ghar

Perché è badass, talmente badass da far fuori le guardie che pattugliano l’uscita di Harrenhall senza che nessuno se ne accorga, e permettere la fuga di Arya. Si sentirà la sua mancanza.

  • NUMERO 3 – Stannis Baratheon

Perché la versione televisiva ha smussato gli angoli a un personaggio rigido ma nel contempo giusto. Un uomo che non è mai stato amato perché si è rifiutato di piegarsi quando le regole non gli piacevano o contraddicevano la sua visione del mondo, basata sulla giustizia e sulla retribuzione. Perché, ammettiamolo francamente, tra Joffrey, Balon, Robb e Daenerys, Stannis è il re che dovrebbe sedere sul Trono di Spade.

  • NUMERO 2 – Lord Rickard Kastark

Che Catelyn non mi sia mai piaciuta non è un mistero. Che la sua follia di liberare Jaime in cambio di Sansa e Arya sia la mossa più stupida di tutta la serie è chiaro come il cielo in una giornata di primavera. Per cui il momento in cui Rickard Kastark la mette in riga come la stupida femmina sconsiderata che è è stato uno dei miei preferiti dell’episodio.

  • NUMERO 1 – Varys

E chi se no? Diciamo solo che è un piacere sentirlo parlare e ogni singola scena che lo riguarda diventa istantaneamente la migliore dell’episodio. Se poi si conta che, in fin dei conti, è lui che manovra i fili di quasi tutti quelli che prendono parte al gioco del trono…