Ormai è chiaro che l’unico brivido di terrore dei libri horror moderni lo da il vedere due scaffali gremiti di letteratura vampiresca. Non c’è bisogno di comprare il libro: l’orrore sta già lì, in libreria. Ed è più spaventoso di qualsiasi imitazione di Edward Cullen, fidatevi.

Scena: oggi vado alle Feltrinelli di piazza Duomo a Milano per comprare qualcosa da leggere. Pensavo di comprare qualcosa di horror, magari un libro della Gargoyle Books, l’unica casa editrice italiana specializzata in romanzi horror e gotici che spesso pubblica anche italiani esordienti (un’altra sarebbe la XII Edizioni, che però pubblica anche noir, thriller e pulp). Invece entro nel negozio e mi trovo di fronte a dozzine di emuli della Meyer o della Harris. I tempi in cui era Anne Rice la regina incontrastata dei vampiri sono un pallido ricordo.

Storco il naso, inveisco contro i “maledetti vampiri teenager” e mi accingo a leggere comunque qualche trama. Magari in una pila di letame qualcosa di decente lo si trova. Tra un vampiro figo innamorato di un’innocente e tormentata mortale e l’altro, mi cade l’occhio su Il 18° vampiro di Claudio Vergnani. Un romanzo d’esordio, recensito molto bene e che parla, udite udite, non di un vampiro pedofilo e di una ragazza necrofila (perché di questo parla Twilight, di questo e di zoofilia) ma di un tizio che caccia i vampiri! Fico! Sento già il testosterone scorrere a fiumi!

Poi chino il capo e… L’orrore, l’orrore!

Cosa vedo? Tre libri: Cime Tempestose di Emily Brontë, Orgoglio e Pregiudizio di Miss Austen e Romeo e Giulietta di Will Shakespeare. Classici senza tempo, copertina con il disegno di un fiore su sfondo nero… cosa mi ricorda?

 

Emily Brontë, Jane Austen e William Shakespeare, i pilastri della letteratura horror. Perfino la mia Converse ne è terrorizzata.

 

Stavano lì, tra un vampiro e l’altro, come se non parlassero di turbamenti amorosi ma di violenza, macabro e sangue.

Alla fine ho capito: non erano i libri ad essere fuori posto, ero io. Io che amo un certo tipo di horror non ho nulla a che spartire con quello che, ora come ora il pubblico bovino considera horror. Il panorama della letteratura dell’orrore in Italia ora come ora è costituito da Heathcliff con le zanne. Per ora, l’horror è morto. Confido che prima o poi il tempo passerà e il cadavere tornerà a risorgere, come uno zombie in un libro di Max Brooks, ma fino ad allora – fino a quando le adolescenti coi bollori non si appassioneranno di un altro genere, chessò, del peplum –  mi chiamo fuori. In libreria ci andrò il meno possibile e, di sicuro, non comprerò più horror. Per questo c’è internet, facciamo. Meno coda, meno vampiri imbecilli.

Gli acquisti del giorno

 

Elisabetta Vernier, Clipart

 

Clipart di Elisabetta Vernier (Delos, 2009), un cyberpunk – genere che, per inciso, io amo – italiano vincitore del Premio Italia nel 2004. L’ho già iniziato e sono un po’ perplesso per i dialoghi. Ma per ora non mi esprimo.

 

Michael Ende, La storia infinita

 

La storia infinita di Michael Ende (TEA), un capolavoro del fantasy che ancora mi mancava da leggere. Mi dispiace solo che non sia l’edizione bicolore (in cui ciò che accade a Fantasia è narrato in verde e ciò che accade nel mondo degli uomini in rosso), ma 10 euro contro 21 sono una bella differenza.