La caduta del mio portafogli, Ken Follett, 2010

 

Premetto che a me Ken Follett piace. Lo considero il re dell’Ombrelloni-Thriller, uno di quegli autori che sanno come tenerti compagnia quando vuoi soltanto che il libro che hai appena comprato (e pagato) ti intrattenga.  Ho letto parecchi dei suoi thriller storici ambientati durante il secondo conflitto mondiale (da La cruna dell’ago a Il volo del calabrone, per intenderci) e mi sono piaciuti; viceversa trovo un po’ debolucci i thriller contemporanei, stile Il terzo gemello, con la sola eccezione di Nel bianco. Un capitolo a parte meriterebbe il discorso saghe, con gli infiniti e monumentali I pilastri della terra e Mondo senza fine.

Ora, il nuovo libro di Ken Follett si chiama La caduta dei giganti e vuole essere l’inizio di una nuova monumentale saga che ripercorre gli eventi del XX secolo attraverso gli occhi di cinque famiglie. Guerre mondiali, cambiamento sociale e progressi tecnologici e artistici con quella dose di thriller e suspense che in Follett è garantita sempre e comunque.

La trama, presa da ibs.it recita fedelmente:

I destini di cinque famiglie si intrecciano inesorabilmente attraverso due continenti sullo sfondo dei drammatici eventi scatenati dallo scoppio della Prima guerra mondiale e dalla Rivoluzione russa.
Tutto ha inizio nel 1911, il giorno dell’incoronazione di Giorgio V nell’abbazia di Westminster a Londra. Quello stesso 22 giugno ad Aberowen, in Galles, Billy Williams compie tredici anni e inizia a lavorare in miniera. La sua vita sembrerebbe segnata. Amore e inimicizia legano la sua famiglia agli aristocratici Fitzherbert, proprietari della miniera e tra le famiglie più ricche dInghilterra. Lady Maud Fitzherbert, appassionata e battagliera sostenitrice del diritto di voto alle donne, si innamora dell’affascinante Walter von Ulrich, spia tedesca all’ambasciata di Londra. Le loro strade incrociano quella di Gus Dewar, giovane assistente del presidente americano Wilson. Ed è proprio in America che due orfani russi, i fratelli Grigorij e Lev Pevkov, progettano di emigrare, ostacolati però dallo scoppio della guerra e della rivoluzione.
Dalle miniere di carbone ai candelabri scintillanti di palazzi sontuosi, dai corridoi della politica alle alcove dei potenti, da Washington a San Pietroburgo, da Londra a Parigi il racconto si muove incessantemente fra drammi nascosti e intrighi internazionali. Ne sono protagonisti ricchi aristocratici, poveri ambiziosi, donne coraggiose e volitive e sopra tutto e tutti le conseguenze della guerra per chi la fa e per chi resta a casa.

Pane per i miei denti, insomma. Interessatissimo, mi fiondo a controllare il prezzo.

Gelo totale.

25 €

Ma siamo pazzi? Ok, è un libro di mille e passa pagine, ma davvero vale 25€? E non sto parlando di valore artistico dell’opera, ma di puro e semplice common sense. Come è possibile far pagare così tanto un cazzo di libro, scusate?

Poi ci si lamenta che la gente non legge. Ti credo.

Poi ci si lamenta che la gente scarica gli stessi libri che la Mondadori ti fa pagare 25 sacchi gratis su Gigapedia.

Io, lettore paziente, aspetto: prima o poi La caduta dei giganti arriverà anche in edizione ipereconomica da 9€. Però da un editore blasonato come la Mondadori mi aspetterei come minimo un po’ più non dico di rispetto per i lettori, perché immagino che in casa Mondadori business is even more business, però almeno un po’ di senso pratico.