Sono venuto a sapere, grazie all’indispensabile forum del Writer’s Dream, dell’esistenza di un concorso letterario abbastanza sui generis, in cui non c’è nessun premio se non la soddisfazione di dire: ce l’ho fatta.

Si tratta di un progetto che si chiama National Novel Writing Month, per gli amici (e sono tanti, da praticamente tutto il mondo) NaNoWriMo. In cosa consiste? Nello scrivere un romanzo di almeno 50.000 parole. In un mese.

Mi viene spontaneo pensare ai miei due romanzi, quei simpatici aborti che mi riprometto di revisionare da parecchio tempo e che giacciono a prendere polvere nell’hard disk esterno. Il primo, un giallo classico all’inglese, ho cominciato a scriverlo nel 2001 e ho terminato la seconda stesura all’inizio dell’estate del 2010. Nove anni di gestazione per cosa? 67.000 parole da rivedere e correggere per una terza e ultima volta per qualcosa che nessun editore sano di mente vorrebbe mai pubblicare. Poi abbiamo quello un attimino più bellino, quella specie di distopia fantascientifica orwelliana (ma influenzata anche da Bachman) che ho scritto nel 2005. Anche lì, tra una revisione e l’altra, il progetto si è trascinato fino al 2010, ma almeno è finito. Più o meno. In ogni caso, quelle sono 53.000 parole.

Il succo del discorso è che sono terribilmente lento a scrivere. Ma davvero. Nove anni per 67.000 parole e cinque per 53.000. Va da sè che misurarsi con la scrittura di un romanzo di 50.000 parole in soli trenta giorni, perché è questo lo scopo del NaNoWriMo, è per me una sfida quasi impossibile.

(Senza contare che questo mese dovrei laurearmi, ma questa è un’altra storia.)

 

Io, mentre mi documento per un nuovo romanzo.

 

C’è del buono in questa frenesia: scrivendo cinquantamila parole in un mese è ovvio che quella che conta, alla fine, è la quantità e non la qualità. Fisiologicamente si produrrà un sacco di merda.

Infatti, sul sito ufficiale del contest, si legge:

You will be writing a lot of crap. And that’s a good thing. By forcing yourself to write so intensely, you are giving yourself permission to make mistakes. To forgo the endless tweaking and editing and just create. To build without tearing down.

E questa è una lezione che sarebbe utile imparare, almeno per quanto mi riguarda. Forzandomi a scrivere merda, devo, per forza di cosa, sospendere l’autocritica. Non starò più fermo a dire: che noia questo personaggio, e se lo riscrivessi? No, non c’è tempo per tutto questo. In un mese si scrive e basta, è l’apoteosi del mestiere di scrivere in contrasto con la presunta arte dello scrivere.

Inoltre, non bisogna dimenticare che, a volte, fare qualcosa che sembra al di sopra delle proprie possibilità, può essere divertente. E anche istruttivo, se si scopre di riuscire a valicarle.

Si comincia il primo Novembre e si prosegue fino a fine mese. A suon di caffè e ore di sonno perse, mi dicono.

Cosa scriverò? Sinceramente di idee ben definite non ne ho. Ho qualche immagine mentale e un vago sentore che sarà una storia fantascientifica, ma potrei cabiare idea ora di fine mese.

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