In vista della maratona scrittoria NaNoWriMo di Novembre, ho cominciato a fare qualcosa che prima d’ora non avevo mai sentito la necessità di imbastire per un romanzo: un’architettura di storia.

Di solito, infatti, prendo un’immagine, una manciata di protagonisti, li butto su carta e vedo che succede. È la storia che racconta sè stessa attraverso le mie maldestre mani, prende forme anche inaspettate, si sviluppa, chiede a gran voce che io corregga le “d” eufoniche, cose del genere. Questa volta, al NaNoWriMo, con soli 30 giorni a disposizione, è Andrea che pretenziosamente spreme il tubetto per far uscire se non una storia, per lo meno le 50.000 parole utili per la vittoria. Va da sè che tempo per chiedersi: ma se riscrivessi tutti i tredici capitoli precedenti inserendovi un nuovo personaggio figherrimo che mi aiuterebbe tantissimo nello sviluppo della trama? non ce n’è proprio. Niet.

Ci vuole un minimo di preparazione.

 

Preparazione. Ne basta un minimo.

 

E quindi non solo mi sono fatto uno schemino della trama (a proposito, sarà un fanta-horror-postapocalittico-non-so-bene-son-sempre-stato-pessimo-a-etichettare-la-roba-che-scrivo, non uno sci-fi), ma ho anche travalicato i limiti dell’umana conoscenza, che per me equivalgono al cancello di casa.

Ho creato le schede personaggio.

 

Una scheda personaggio. Non c'entra una fava con quelle che ho scritto io, ma era bello inserire quel tocco di nerdosità in più.

 

Che cosa ho fatto, in parole povere? Dunque, il rischio principale dello scrivere un romanzo in così poco tempo è quello che l’autore, cioè io, non riesca a legare emotivamente coi suoi personaggi, che sono difatto dei perfetti sconosciuti. E se non è l’autore a legare coi personaggi, come si può pretendere che l’eventuale lettore possa provare un minimo di collegamento emotivo con quelle che gli sembreranno immancabilmente delle macchiette caricaturali?

Mi serviva qualcosa che mi consentisse di conoscere i vari personaggi prima che il processo di scrittura cominciasse. Allora ho pensato di creare una scheda personggio un po’ sui generis. Non contiene quasi nessun dato anagrafico, a parte il nome e qualche occasionale riferimento a un dettaglio fisico caratterizzante. Ho semplicemente diviso un foglio in tre sezioni. Nella prima, piccola, ho scritto il nome e il cognome del personaggio. Nella seconda ho scritto a flusso di coscienza tutto quello che mi immaginavo del personaggio in questione. Nella terza sezione, infine, mi sono raccontato degli aneddoti sul personaggio, che fossero concordanti con l’abbozzo di personalità tracciato nella sezione precedente, però.

Faccio un esempio pratico riportando la scheda di uno dei villain della storia.

Seth Horton

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Viscido, pizzetto, capelli neri, indossa sempre camicia e cravatta, anche se le camicie sono sporche e le cravatte consunte, ha un atteggiamento ambiguo coi figli, li tratta in maniera differente: permissivo con Nick, intrusivo con Cate e menefreghista con Timmy

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Ha picchiato una sola volta sua moglie, con uno schiaffo, quando lei gli ha mancato di rispetto. Per la contrizione ha passato tutta la notte in bianco e la mattina seguente, insonne, ha vomitato.

Ama gli uccelli, il primo animale ad attaccarlo è stato Jonathan Livingstone, il suo pappagallo.

L’unico ricordo piacevole con la sua famiglia è stata una cena al ristorante con la moglie e i figli. Era il compleanno di Nick e Timmy era solo un bebè. Per regalo, Seth e Rachel gli avevano comprato qualcosa che desiderava da parecchio tempo e, per bilanciare la cosa, anche Cate aveva ricevuto un piccolo regalo, una bambola. La serata era stata perfetta e Seth la ricorda come uno dei pochissimi momenti felici con la famiglia.

Quando era ragazzo, si divertiva a distruggere le cassette delle lettere con un colpo ben assestato di mazza da baseball da una macchina in corsa. Fa parte di un Seth che non esiste più e che è stato rinnegato (ma che esiste ancora da qualche parte dentro di lui).

Ok, è scritto in slang da appunti e la formattazione fa pena, ma rendo il concetto? Il succo della scheda personaggio, per lo meno della mia scheda personaggio, è di permettermi di conoscere infretta il personaggio e di fissarli da qualche parte di modo che non vadano perse nel mare delle parole. Non mi interessa, come vorrebbe un charachter sheet canonico, che Seth sia alto 1.90 m, che pesi 89 kg, che abbia una laurea in legge, che sia nato in Connecticut nel 1953 e che il suo cibo preferito sia il filetto di trota salmonata al cartoccio. Non sono un impiegato del catasto, così non lo conoscerò mai. Che tipo è Seth?, mi sono chiesto. È il tipo d’uomo che schiaffeggia la moglie in uno scatto d’ira e poi sta male fino a vomitare, un verme inetto buono solo a parole, e probabilmente questo influirà sul suo essere cattivo. La cosa importante è questa: è il personaggio (Seth) che entra in un ruolo (main villain) e non viceversa. Penso sia un modo per far sì che un personaggio sia prima di tutto una persona e non un ruolo, perché la fretta non è una scusa valida per creare solo dei cliché stereotipati.

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