Avevo premesso che di Esbat di Lara Manni avevo sentito parlare solo bene e, per una volta, il grande gregge di internet aveva ragione.

La scheda del libro

Esbat di Lara Manni

Pubblicato da: Feltrinelli

Anno: 2009

Il primo volume di una trilogia composta da Sopdet e Tanit (che guarda caso sono i nomi che vorrei dare ai miei figli)

Esbat su laFeltrinelli.it e su IBS

La sensei e l’inutile Ivy

Poiché il risvolto di copertina dell’edizione Feltrinelli è ingarbugliato, dice senza dire nulla e, come sempre avviene con chi ha una concezione pretenziosa del libro e della lettura, più che parlare di trama blatera di metafisica, tenterò una breve sinossi dell’opera – e non sarà facile: io ho l’elefantiasi da racconto, non riesco a scrivere roba che sia corta e, nel contempo, esaustiva.

Si parte con la sensei, una mangaka nipponica che ha appena terminato la sua ultima serie di fumetti, ambientata in un mondo fantastico popolato da demoni, maghe, streghe, guerrieri, mezzi draghi e amenità varie da anime. Ma il trionfo della sensei per l’epocale conclusione del suo magnum opus è di breve durata. Hyoutsuki, bellissimo demone e main villain della storia, le piomba in casa e le chiede di cambiare il finale della storia, perché quello che per la sensei è disegno, per lui è reale.

La sensei, diventata una tredicenne in calore in meno di cinque secondi, si innamora di Hyoutsuki e temporeggia nello scrivere il finale per poterlo rivedere ancora e ancora. Piccolo particolare, il passaggio di Hyoutsuki dal mondo immaginario del manga a quello reale avviene attraverso un rituale che si chiama Esbat e che prevede che chi lo officia sacrifichi una parte di sè stesso durante la cerimonia. Le prime ad andare sono le dita, poi la sensei troverà un altro modo per portare da sè il meraviglioso demone frutto della sua fantasia.

Parallelamente a questa vicenda, la Manni racconta la storia di Ivy, ragazzina brutta grassa e stupida, che viene iniziata a una setta Wiccan deviata da alcune sue compagne di classe. Non ho molto da dire al riguardo, perché effettivamente si tratta di una storia inutile. Anzi, ho l’impressione che sia stata aggiunta di proposito per inserire qualche pizzico di Italia in una storia che poteva benissimo avvenire per intero in Giappone – e sarebbe stato meglio, per inciso.

Senza contare che, da un lato, le vicende che vive la sensei sono organiche e permeate di sense of wonder, mentre quelle di Ivy sono un pasticcio fatto di adolescenza e stregoneria demente. Sono collegate solo per un breve dettaglio, verso la fine. E spero vivamente che la Manni abbia inserito Ivy solo come cliffhanger in attesa di Sopdet, perché altrimenti sarebbe tragico.

 

Pa-tump. Come la sensei, nemmeno io ho mai usato questo suono in un articolo su un blog.

 

La scrittrice che leggeva Stephen King

Lo stile di Lara Manni mi piace, e mi spingerò anche a dire che è sopra la media per essere quello di un autore italiano. Scorre veloce, comunica tensione nei momenti giusti e, soprattutto, non è infarcito di pretenzioso lirismo. Eppure è a tratti melodioso.

A tratti invece no. L’unica cosa che può infastidire anche il lettore più temerario, infatti, è l’osessivo inserimento di citazioni, alcune proprio inopportune, come questa:

Cenere ovunque. Cenere che copre il piatto con un avanzo di tonno crudo che marcisce sotto lo zampettio di un paio di mosche. Cenere che galleggia in un recipiente di ramen istantaneo.  Cenere raggrumata in una tazza di tè. Cenere su un libro di poesia aperto a metà. Soffia via. Legge:

Tu che ti insinuasti come una lama

Nel mio cuore gemente; tu che forte

Come un branco di demoni venisti.

Baudelaire, I fiori del male. (pag. 199)

Che cavolo centra con la descrizione ansiogena del ritrovamento della sensei agonizzante? Perché Lara Manni non si è accorta di quanto spezzasse il ritmo?

E ancora:

Masada trattiene un conato di nausea, il pavimento ondeggia sotto i suoi piedi come se fosse su una nave in tempesta.

Sul veliero dell’albergo, sì.

Chiamatemi Ismaele. Sono sulla baleniera di Achab e il mare è in burrasca. Ma io devo catturare il mostro. Un passo ancora e un altro, e l’orrore tornerà negli abissi. (pag. 201)

Ora, passi che Masada è un uomo poetico e riflessivo, passi che si è appena riavuto da un momento di furia in cui per poco non ha ucciso la sua principessa, passi che è vittima dell’iperventilazione. Ma uno in quello stato, quando cavolo lo trova il tempo di pensare a Moby Dick?

A prescindere da queste obiezioni doverose, Lara Manni sa comunicare l’angoscia della suspense, e a mio avviso lo fa perché è una che ha letto Stephen King.

Debiti. Ne ho moltissimi. Non solo nei confronti di Stephen King, che ho apertamente e doverosamente omaggiato. (pag. 276, Ringraziamenti)

Si vede quando uno ha letto – ma letto sul serio – Stephen King. Per lo meno, io me ne accorgo, perché si intuisce dal modo di impostare una scena, dal modo di trattare e guardare a un personaggio nei momenti di tensione. Piccole cose che, sommate, creano belle pagine che non si leggono, semplicemente volano via.

E, a proposito di zio Steve, credo che dia il meglio di sè quando scrive di baseball, perché lui è uno che ama il baseball e i suoi dannati Red Sox. E anche Nick Hornby scrive bene di calcio e musica, perché è uno che ama il calcio e la musica ed è in grado di trasmettere questo amore anche a chi del calcio e della musica non frega niente. Lara Manni, invece, ama i manga. E si vede, cavoli se si vede. Io invece odio i manga, credo siano una cosa da nippomani sfigati (poi dopo l’orripilante esperienza con Battle Royale è un capitolo definitivamente chiuso per me), eppure ho amato la sensei e il suo universo immaginario. Questo per dire che è un libro scritto col cuore, nonostante i difetti, e che quindi è una buona lettura per tutti, non solo per gli otaku che scrivono fanfiction.

Voto finale: 3/5 (sarebbe stato un 4/5 senza Ivy e la sua esasperante inutilità)

Consiglio: Comprate questo libro, se vi aggrada. Capita di rado leggere qualcosa di urban fantasy scritto da un italiano che non si rifugi nei soliti stereotipi medievaleggianti.

E, se volete, passate pure a salutare Laura sul suo blog, aggiornato abbastanza frequentemente e non prolisso come il mio.

Box acquisti recenti. È arrivato, ordinato su IBS, La figlia del tempo di Josephine Tey, che è universalmente riconosciuto (anche su Plutone) come il miglior giallo della storia, ho acquistato anche il primo libro di Lansdale della serie Hap e Leonard, Una stagione selvaggia, Manuale per sopravvivere agli zombi di Max Brooks (che userò per documentarmi in vista del NaNoWriMo, anche se la mia storia non parla di zombie), e per la serie italian-fantasy che passione, Alice nel paese della vaporità di Francesco Dimitri.