Ahem, mi spiace dirlo, ma getto la spugna. Non perché non sappia cosa scrivere, non perché non abbia tempo per farlo (ok, forse un po’ per questo motivo), non perché il NaNo non faccia per me. Come si evince dal contaparole qua di lato sono molto, molto indietro con la consegna. A quest’ora dovrei avere superato le 20.000 parole e invece sono ancora a meno di 10.000.

Vabbè, l’importante è saper riconoscere i propri limiti, no? Senza contare che l’esperienza brevissima col NaNo mi ha lasciato due insegnamenti importanti.

1. Darsi degli obiettivi. Lì erano 1667 parole al giorno, un po’ tantine per me, se devo essere sincero, però scrivere sempre qualcosina, diciamo un migliaio di parole al giorno, non può che essere un bene.

2. Portare a termine quello che si finisce. Ok, lo so che sembra ironico, detto da uno che ha appena mollato un concorso, però è vero. Prima di cominciare il NaNo stavo scrivendo un racconto che è lievitato fino a diventare una novella. Ecco, è quella la storia che devo finire e che, in seguito, mi piacerebbe concretizzare in un mini e-book da scaricare aggratise su queste pagine.

Intanto, addio, NaNo, magari ci si vede l’anno prossimo.

Nota collaterale. Ho finito Il predatore di anime in fuga di Giampiero Possieri e presto pubblicherò la recensione. Attualmente sto leggendo Lo Hobbit di Tolkien, che credo sia quel genere di libro che non ha bisogno di essere analizzato in una recensione critica.