Finalmente sono entrato in possesso del nuovo libro di Stephen King, Notte buia, niente stelle (Full Dark, No Stars). Il libro è tradotto da Wu Ming 1, non so chi sia nè cosa faccia*, ma quasi tutta la blogsfera parla di lui più che del libro in sè per un motivo che mi è sinceramente oscuro, quindi mi adeguo alla pressione alla conformità sociale.

La MIA copia di NBNS

Ora, siccome Mr. King non aveva voglia, quest’anno, di sfornare il solito transatlantico da 1500 pagine, si è limitato a una raccolta di quattro novelle di sole 415 pagine che, per struttura e temi, ricorda molto quel capolavoro di Stagioni diverse. Anche in NBNS i racconti non sono horror ma puri e semplici “orrori reali”. Di là erano prigioni, amici in viaggio verso un cadavere e nazisti sotto falsa identità, qui ci sono uomini che uccidono la moglie, scrittrici stuprate e lasciate a morire, patti col diavolo e verità sepolte nel garage di casa.

Da leggere appena possibile. È pur sempre Stephen King, e io ancora mi emoziono quando mi chiama fedele lettore.

Aggiornamento della lista dei desideri

Luca Tarenzi, Il sentiero di legno e sangue

Apre gli occhi nel cuore di un’immensa conchiglia. Ha un corpo di legno articolato e ingranaggi, e il cadavere del suo costruttore giace accanto a lui. Non ha un nome, non ha memoria, ma appena nato ha già mostruosi nemici che lo braccano e una missione che non ha chiesto né desiderato: diventare umano. Attorno a lui c’è un mondo che un’antica catastrofe ha trasformato nel sogno delirante di un folle, alle sue calcagna due Incubi, la Maschera e la Bestia, e davanti a lui un sentiero costellato di mutazioni, tribù selvagge, divinità del caos e giganti marini che lo condurrà verso un destino molto più incerto di quanto i suoi creatori avessero mai potuto prevedere.

Lo voglio perché è di un italiano, perché è edito dall’Asengard, di cui mi hanno sempre parlato bene, e soprattutto perché questo Pinocchio weird fantasy mi alletta non poco.

Haruki Murakami, After Dark

Tokyo, un quartiere che inizia a vivere quando cala il buio, strade dove le insegne di bar e night club restano accese fino all’alba. Dalla mezzanotte alle sette del mattino, alcune persone sono casualmente coinvolte in una squallida vicenda di violenza. All’Alphaville, un love hotel gestito da Kaoru, un’ex campionessa di lotta libera, una giovane prostituta cinese viene picchiata da un cliente che poi fugge. In una caffetteria poco distante, Mari, una diciannovenne studentessa di cinese in cerca di solitudine, sta leggendo un libro; Takahashi, un giovane musicista jazz disinvolto e chiacchierone, vorrebbe attaccare discorso ma si scontra con la sua reticenza. Tuttavia, quando Kaoru cerca qualcuno che faccia da interprete alla prostituta ferita, Takahashi, che con il suo gruppo sta provando in uno scantinato vicino all’albergo, le suggerisce di rivolgersi alla giovane. Mari viene cosi a contatto con un ambiente a lei estraneo, ma paradossalmente riesce a comunicare con le persone che vi incontra in modo spontaneo e profondo: per la prima volta vince la riluttanza a parlare di Eri, la sorella maggiore, caduta in un letargo volontario dal quale non sembra volersi svegliare. L’immagine della bellissima ragazza che sta per essere inghiottita nel nulla attraverso lo schermo di un televisore apre un pericoloso spazio onirico nel quale rischia in ogni momento di scivolare la realtà.

Di Murakami ho da leggere La fine del mondo e il paese delle meraviglie, nei confronti del quale nutro un po’ di timore. Il mio unico contatto con la narrativa nipponica è stato Battle Royale di Takami, una schifezza al cubo. Però di Murakami dicono sia un genio. Anche se io diffido dei geni eletti a furor di popolo. Temo sia noioso. Con After Dark, in realtà questo timore viene meno, se non altro perché si parla di 200-250 pagine in meno della Fine del mondo. E poi, non neghiamolo, ho un debole per i romanzi corali.

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*In realtà so cosa fa, ma la frase fa più effetto così.