Come dicevo nel post precedente, ho dei seri pregiudizi nei confronti degli ebook. Ciò non toglie che ci siano alcuni romanzi, specialmente di scrittori emergenti italiani, che si possono leggere solo in quella forma. 1935 – Prometeo e la Guerra (da qui in poi solo 1935) di Alessandro Girola, conosciuto online anche con lo pseudonimo di Alex McNab (da non confondere con Andy McNab) è uno di questi.

La scheda del libro

1935 – Prometeo e la Guerra, di Alessandro Girola

Autopubblicato su lulu.com

Anno 2010

161 pagine (di cui una ventina di appendice)

Prima parte di una trilogia ucronica. Le altre sono 1936 e 1937.

1935 versione .pdf su Lulu, oppure in versione cartacea print on demand sempre su lulu

La storia

O meglio: l’altra storia. Come già detto, 1935 è un romanzo ucronico, ovvero racconta una storia alternativa a quella raccontata dai libri di scuola o da Wikipedia. In questa storia, nel 1918 la prima guerra mondiale è stata vinta dalla Germania e dall’Impero Austro-Ungarico grazie a un’arma segreta: i Prometei. Cosa sono i prometei? Avete presente il mostro di Frankenstein descritto da Mary Shelley nell’omonimo romanzo? Beh, ecco, viene furi che Mary Shelley non si era proprio inventata tutto di sana pianta. Anzi, Guido von Frankenstein assieme al fido Aigor, nipote del barone Victor, al soldo degli austriaci, è davvero riuscito a creare gli assemblati da pezzi di cadaveri di altri soldati. Con questi supermostri fortissimi e imbattibili, l’Austria è riuscita ad avere la meglio su Francia e Inghilterra.

Nel 1935, data eponima, il criminologo lombrosiano Enrico Raddavero è chiamato a Milano (capitale del Lombardo-Veneto, sotto la dominazione austriaca) per risolvere il delitto di un membro di un partito irrendetista e populista. Il colpevole sembra essere proprio un assemblato e questo ovviamente avrebbe ripercussioni politiche internazionali che potrebbero addirittura comprometere le relazioni tra Germania e Austria.

In un romanzo ucronico è essenziale che lo scenario sociopolitico sia descritto in maniera coerente e sensata, e quello di 1935 lo è. Si capisce subito che McNab ha svolto un lavoro di ricerca accurato e ha creato il tutto con passione. La verosimiglianza è tale da rendere il tutto anche probabile. Senza contare l’attenta analisi delle implicazioni sociopolitiche dell’esistenza Prometei assemblati e il modo in cui vengono visti sostto i diversi punti di vista (come armi, come bestie da sopprimere, come blasfemità che insultano Dio)

Contribuiscono a creare un’ambientazione credibile anche quei piccoli riferimenti all’attualità della “realtà reale”, come:

Su un grosso cartellone pubblicitario spiccava un poster che raffigurava un sorridente Otto d’Asburgo-Lorena, vestito nell’uniforme di gala. La didascalia diceva: “Expo 1937 a Milano: il Lombardo-Veneto al centro del mondo per merito di casa Asburgo”. (p. 50)

O anche:

[Elucubrazioni di Enrico:] A quel punto c’era da temere che un domani un attore o un giornalista avrebbe potuto ambire alla guida di un paese, o magari anche di una superpotenza.

 

Spiegazione illustrata della frase precedente per i digiuni di storia

Dal punto di vista della trama, 1935 non è niente male. Anzi, è estremamente interessante, come tutte le ucronie ben documentate.

I problemi, però, nascono quando si parla dello stile.

Lo stile

Innanzi tutto è bene precisare che questo è un romanzo autoprodotto e autopubblicato su quel grande calderone di print on demand che è Lulu. Il che significa da una parte che McNab ha avuto la libertà di scrivere tutto quello che desiderava senza l’ansia di dirsi ogni tre per due “oddio, ma che sbocchi commerciali ha il mio lavoro?”. Ma, d’altra parte, un romanzo autoprodotto non è dotato di editing.

E in alcuni punti servirebbe. Ci sono alcuni refusi di troppo e, per tutto il libro, McNab scrive « [spazio] Frase tra virgolette [spazio] », quando invece lo spazio non ci andrebbe.

Ma non starò a lamentarmi dell’editing, giuro. Viene difficile, per uno scrittore che conosce a memoria il suo lavoro non essersi “assuefatto” alla propria scrittura e quindi essere in grado di notare errori e refusi. Quindi i vari errorini di battitura o di concordanza che ho incrociato non concorrono nel giudizio finale dell’opera. Giurin giurella.

Ripetizioni Ripetizioni

Anche senza considerare l’assenza di editing, che, lo ripeto, non è grave perché almeno questo libro non è stato pubblicato da una Grande Casa Editrice che paga l’editor per svolgere un lavoro che a volte non fa, ci sono comunque alcuni problemi stilistici che rendono a tratti la lettura stridente.

Intanto ho riscontrato parecchie ripetizioni non solo nell’arco di uno o due paragrafi, ma anche nel corso del testo.

Ad esempio:

[Enrico e Clelia sono a cena.] Un cameriere arrivò, servendo a entrambi un delicato risotto agli asparagi. (p. 32)

[La cena prosegue.] Nel mentre arrivò il secondo: insalatina mischiata a rucola in accompagnamento a delicati filetti cotti al sangue. (p. 34)

Insomma, al ristorante dell’albergo il risotto è delicato, il filetto è delicato, tutto è delicato. Un altro aggettivo no?

Ad esempio:

Clelia fece una deviazione deviò verso la periferia occidentale del quartiere, avvicinandosi così a una serie di casermoni disposti a formare un’enorme U, tale da formare un grande cortile interno […] (p.39)

Anche qui il doppio “formare” nella stessa riga sta male, molto male.

Ad esempio:

Non tutti [i Prometei] erano muscolosi o possenti eppure Enrico sapeva che anche il più magro aveva una forza erculea. Eppure ce n’erano alcuni che, almeno nelle dimensioni, sembravano novelli achei, alti però come colossi scandinavi. (p. 39)

 

Un colosso scandinavo. In versione gnokko shirtless per attirare più visite al blog.

Ad esempio:

Visto che la giornata era soleggiata, ben più che tiepida, l’oste aveva apparecchiato alcuni tavoli nel cortile interno, da dove si potevano scorgere le lunghe file di platani che fiancheggiavano il viale fino in fondo, dove si ricongiungeva alla strada per la Villa di Monza. (p. 50)

Una frasona che andrebbe per la verità spezzata.

Ma quello che mi ha colpito di più, in tema di ripetizioni, è che per tutto il romanzo, da pagina 1 a pagina 150, il distintivo di Clelia non viene chiamato “distintivo” ma “patacca”. Sempre.

Altre magagne stilistiche in ordine sparso

Qui vado veloce, perché non mi piace fare il maestrino dalla penna rossa. Però altri errori ci sono e, visto che li ho appuntati, li evidenzio.

Ci sono un po’ troppe frasi fatte. Pagina 58 ne è zeppa:

Alcioni diventò rosso come un pomodoro […].

Il vecchio sbollì pian piano. Enrico ne osservò i movimenti, le espressioni: stava cercando un modo pratico per togliere le castagne dal fuoco. […]

Oramai [Enrico] aveva capito che la sua partner gli raccontava poco alla volta, a spizzichi e bocconi.

Ci sono poi alcuni problemi con le descrizioni. Show, don’t tell, baby. È la regola: mostrare, non raccontare. 1935 è un romanzo molto breve, e forse per risparmiare tempo McNab ha infarcito le descrizioni di verbosità astratte. Una brutta è quella di Hartig a pagina 22:

Dimostrava i suoi cinquantasette anni, ma aveva un aspetto marziale, che incuteva rispetto.

Intanto il “ma”. A che pro? Un uomo che dimostra 57 anni non incute più rispetto? Al massimo presento a McNab la mia vecchia prof di matematica. Ma poi, i cinquantasette anni sono così importanti? Non c’era un modo più bello per descrivere un uomo in là con l’età? Chessò, il volto rugoso. E lo stesso dicasi per “aspetto marziale”. Significa postura eretta? Pancia in dentro petto in fuori? E allora perché non scriverlo?

Anche i personaggi sono monodimensionali e, alla fine della fiera, senza una personalità ben delineata. Questo a causa anche della scelta di usare il narratore onniscente.

Alle volte, per di più, si ha l’impressione di trovarsi di fronte a un canovaccio per una storia più lunga. I due seguiti, il già pubblicato 1936 e quello in dirittura d’arrivo 1937, non a caso, sono più lunghi.

As you know, Bob…

Un altro elemento che mi ha fatto storcere il naso (l’ultimo, lo giuro) è quello che in gergo si chiama “As you Know, Bob…”. Che cos’è l’As you know, Bob…? Facciamo che copioincollo la definizione di Gamberetta:

“As you know, Bob…” indica un tipo di errore che spesso gli autori inesperti compiono nei dialoghi. L’autore cerca di comunicare al lettore informazioni che considera importanti per la comprensione della storia, ma lo fa in maniera sbagliata, mettendo in bocca ai personaggi battute che non pronuncerebbero. Esempio:

«Come ben sai, Michele, tua nonna, la nonna che è stata in Cina negli anni ’30, che ti regalava sempre macchinine a Natale, è dovuta partire ieri sera per Roma, la città eterna, secondo la leggenda fondata da Romolo e Remo, e non tornerà prima di Ferragosto, che forse ricorderai cade il 15 agosto.»

Personaggi che parlano in questa maniera così innaturale sono ridicoli.

(link)

Ora, io posso capire che McNab abbia creato un mondo alternativo che rasentala perfezione, ma certe volte l’infodump salta fuori nei dialoghi, e il tutto è un po’ difficile da farsi piacere. Specialmente quando si spezza il ritmo.

[In una delle scene finali, i due protagonisti stanno inseguendo il Cattivo nei sotterranei del ghetto dei Prometei.]

«Dove portano queste grate?» chiese Enrico, illuminandole con una torcia elettrica trovata sugli scaffali della dispensa.

«Secondo me fanno parte del nuovo sistema fognario. Se non sbaglio è stato ampliato nel 1924, col nuovo progetto dell’ingegner Poggi. Se è così, questi vecchi passaggi che un tempo si raccordavano a vecchi collettori locali, ora sono raccordati coi condotti cittadini

(p. 129)

Ma che cazz…? Nessuno parla così, nemmeno nel 1935. Questo è infodump puro, scarico di informazioni che non va fatto nei dialoghi, e sopratutto non durante le scene finali, specie se sono parte di un concitato inseguimento.

Conclusioni

Non dirò che 1935 è un brutto libro, perché non lo è. Non dirò nemmeno che non mi è piaciuto, perchè l’ho divorato in due tre giorni, e non è poco, se si conta che ho letto il pdf sullo schermo del computer. La storia ha dietro di sè passione e un buon lavoro di ricerca. E questo è bene. Ma ci sono molte imprecisioni stilistiche. E questo è male.

Leggerò i seguiti? Credo proprio di sì (sono gratis, e io sono tirchio). Però non comprerò il cartaceo perché, in tutta franchezza, i 10€ non li vale.

Voto finale 2/5

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