Ho colpevolmente trascurato il blog per dedicarmi a tesi, studio, scrittura e trovare un rimpiazzo per la mia ex. Ah, e sono anche stato schiavizzato dal Writer’s Dream. Me ne dolgo e mi cospargo il capo di cenere.

La cosa positiva è che ho letto uno dei libri che avevo segnalato nel post sugli acquisti del 2011, cioè Zona infetta di Giustina Gnasso, e ne ho fatto una recensione.

Non è dettagliata come le precedenti, e me ne scuso in anticipo, però, insomma, devo ammettere a me stesso che del tutto schifo non fa.

La scheda del libro

Zona infetta di Giustina Gnasso

Pubblicato da 0111

Anno 2010

82 pagine

Zona infetta su Il club dei lettori e su Ibs

La trama

In una Milano del futuro, ma non così lontana alla metropoli lombarda dei giorni nostri, si intrecciano le storie di Jacopo, Andy, Sghio, Chris, Luca, Maria, Clara, Valentina e Giovi. Tutti più o meno trentenni, impegnati a sopravvivere tra i problemi quotidiani del lavoro, vita sentimentale e famiglia. Detto così può sembrare il classico drammone sulla crisi generazionale dei giovani italiani, ma non è così. Infatti, nella stessa Milano in cui sono ambientate le loro vicende, un’industria dolciaria (probabilmente seza scrupoli) ha messo in commercio un conservante per alimenti, il K222, che ha lo spiacevole effetto collaterale di tramutare in morti viventi le persone a esso intolleranti.

Ovviamente qualcuno ha già fiutato l’affare: un’azienda di derattizzazione con poca attenzione per l’etica, la Zeta Group, deicde di reinventarsi e apre un nuovo reparto dedito all’eliminazione degli infetti. E difatti Jacopo, Andy, Chris, Luca, Clara e Maria sono Executor, ossia cacciatori di infetti. Un lavoro pericoloso, sfruttato, sottopagato e che espone ad alti rischi di morte – un lavoro, insomma, che ha anche inquietanti parallelismi con altri mestieri della vita contemporanea.

Not another survival zombie novel

Zona infetta è una storia di zombie. E ci sono due modi di scrivere una storia di zombie: o si resta nel canone e si scrive qualcosa alla Notte dei morti viventi, oppure ci si inventa qualcosa di gustosamente diverso. Giustina Gnasso rientra in questo secondo gruppo e, pur partendo da una premessa semplice, dà vita a una storia veloce e divertente.
La scrittura è adeguata all’universo dei giovani milanesi descritti. La “parlata” del narratore e i dialoghi sono credibili e, di tanto in tanto, se ne esce fuori con qualche cosa di davvero divertente (come la scena tra Valentina e sua nonna in cui vengono nominate le suore cieche di clausura del Cuore Sacro e Pio di Maria Vergine delle Ande e che mi ha fatto letteralmente cappottare dalle risate). Insomma, la goliardia e lo sguardo cinico che parla sì di zombie, ma anche un po’ della società contemporanea non mancano. E c’è anche l’abilità di creare un’atmosfera tesa e di scrivere scene d’azione che tengano il lettore incollato alla pagine. Il che è notevole per un’esordiente.

Nelle sue a malapena 80 pagine, Zona infetta riesce a divertire il lettore e a fargli passare qualche ora di svago. E non era una missione facile.
Prima di tutto perché Giustina Gnasso ha scelto di scrivere un racconto lungo non incentrato su un singolo personaggio, ma una storia corale. Il rischio era di non riuscire a presentare in poco spazio tutti i protagonisti di modo che connettessero emotivamente con il lettore, per lo meno quel tanto che basta per avere a cuore le loro sorti nel momento del fatidico incontro con un’orda di infetti in una stazione della metropolitana.

Certo, nella brevità di Zona infetta risiede anche il suo più grande limite. Non mi voglio dilungare in questa sede a polemizzare sull’opportunità della 0111 di mettere in commercio un libro di “appena” 82 pagine a 11€, perché preferisco occuparmi di libri piuttosto che di politiche editoriali.
Il problema è che, per rendere interessanti i personaggi, al lettore vengono mostrati mentre compiono azioni abbastanza sui generis. Già nel primissimo capitolo, ad esempio, ci viene detto che Jacopo nasconde in casa la fidanzata ormai infettata dal K222 e la nutre con pezzi di cadavere che lui stesso si procura. E non è l’unico personaggio ad avere scheletri nell’armadio.
Tuttavia queste sottotrame non hanno una vera e propria conclusione, rimangono soltanto un modo per caratterizzare i personaggi e far sì che il lettore si ricordi di loro. Eppure se tutte si fossero risolte a dovere, il romanzo sarebbe stato di 180 pagine e non di 80.

Conclusioni

In conclusione, il giudizio sull’esordio letterario di Giustina Gnasso è positivo. Si tratta di un libriccino divertente e che si legge tutto d’un fiato. Ci sono ancora alcuni elementi che, come tutti gli esordienti, l’autrice deve affinare, ma il risultato finale è più che soddisfacente.
Personalmente spero di sentire ancora parlare di Giustina Gnasso, visto che il talento non le manca. E l’aspetto al varco con un romanzo più lungo.

Voto finale 4/5 per le due orette spensierate.