[Nota: questa recensione è stata modificata dopo la sua pubblicazione. Pare che avessi ricevuto una copia non corretta del racconto in questione e che quindi ci fossi andato più pesante del dovuto.]

Ci sono diversi gradi di delusione che mi prendono quando termino la lettura di un libro. Prendiamo ad esempio il tristemente famoso Abel di Claudia Salvatori. È un libro osceno e non lo si potrebbe trovare accettabile neanche riscrivendolo completamente, perché ci sono gravissimi problemi di stile. Lì non c’è solo la delusione, c’è anche la voglia irrefrenabile di dar fuoco a qualcosa e far scoppiare i palloncini a elio a forma di Pikachu ai bambini in Piazza Duomo. Per quel genere di libri l’unica cosa da fare è evitarli come se si trattasse di una malattia infettiva o del tizio che ti chiede l’offerta di un Euro davanti all’entrata dell’università.

Poi ci sono altri romanzi che, pur lasciandoti con l’amaro in bocca, con qualche piccola aggiustatina qua e là e qualche riscrittura qua e là potrebbero migliorare notevolmente.

Uno di questi romanzi è Gli scorridori infernali di Luca Rocchi.

La scheda del libro

Gli scorridori infernali di Luca Rocchi

Pubblicato da Tabula Fati

Anno 2010

48 pagine

Gli scorridori infernali sul sito dell’editore e su Ibs

La trama

Gli scorridori infernali è un giallo ambientato nelle campagne bergamasche nell’anno 1475, nella cornice del conflitto tra Venezia e Milano. Gasparo Barbarigo, il narratore, è un diplomatico veneziano inviato per far luce su alcuni fatti di sangue particolarmente cruenti avvenuti, si dice, a opera di demoni presso il castello di Malpaga, dimora dell’anziano Bartolomeo Colleoni. Tuttavia Barbarigo non è il solo “investigatore” presente a Malpaga. Colleoni, infatti, ha chiamato a sé un vecchio amico, il frate Costanzo da Gandino, per far luce sui misteri che agitano le sue terre.

Ma la scia di sangue, ovviamente,  non si arresta ed è proprio il feudatario a lasciarci la pelle. E, dopo una breve indagine, sarà proprio il frate a presentare l’identità dell’assassino.

Ecco, sulla storia in sé io non ho nulla da eccepire. Si tratta di un giallo che segue lo schema del giallo classico.

Forse uno dei problemi è che dedica più spazio alla presentazione dei personaggi che non all’indagine. E, dirò poi, questo è male, perché l’eccessiva prolissità da una parte causa il non rivelare elementi importanti nella parte finale. Ma tutto sommato la trama non è malvagia.

Il problema è che gli Scorridori infernali non rispetta le regole.

Le regole del giallo

Nel 1929, in piena età dell’oro del romanzo giallo, Ronald Knox scrisse le 10 regole da seguire nella scrittura di un racconto del mistero. E la maggior parte di esse non solo sono valide ancora adesso, ma nondimeno non possono venire ignorate da chiunque si cimenti con questo genere letterario e abbia un po’ di rispetto per i suoi lettori.

Le dieci regole d’oro sono:

  1. Il criminale deve essere menzionato nelle parti iniziali della storia, ma il lettore non deve essere messo a conoscenza dei suoi pensieri
  2. La soluzione del mistero non deve coinvolgere forze soprannaturali
  3. Non è consentito usare più di un passaggio segreto/camera segreta
  4. Non è consentito utilizzare veleni sconosciuti, né altri strumenti che richiedano una lunga spiegazione scientifica alla fine
  5. Nessun cinese [questa può sembrare vagamente razzista, ma tenete conto che la lista è del 1929, e in quel tempo la figura del cinesissimo Fu Manchu era l’archetipo del genio del male]
  6. Il detective non deve giungere alla soluzione per caso, né deve avere un’intuizione che si rivelerà giusta per pura fortuna
  7. Il detective non deve essere l’assassino
  8. Il detective è obbligato a dichiarare al lettore ogni indizio di cui entra in possesso nel corso dell’indagine
  9. L’assistente del detective, il suo Watson, non deve nascondere nessuno dei suoi pensieri al lettore, per quanto la sua intelligenza debba essere leggermente al di sotto di quella del lettore medio
  10. Non devono spuntare dal nulla fratelli gemelli o doppie identità

Quelli che ho evidenziato sono i due punti che Luca Rocchi ha bellamente ignorato nella stesura del suo racconto.

A un certo punto della sua indagine – e qui, mi dispiace, non posso entrare nel dettaglio come vorrei, perché potrei spoilerare il finale – Costanzo si reca in sopralluogo nella casa dei contadini dove è avvenuto il primo omicidio degli “scorridori infernali” e scopre… non ci è dato saperlo fino allo spiegone finale. Ma perché?

Il lettore deve avere tutti gli elementi di cui dispone l’investigatore in un giallo, questa è la regola e non è campata per aria. Difatti lo scopo di una storia del mistero è arrivare alla risoluzione del mistero assieme all’investigatore – o in competizione con lui/lei – e se gli nascondi dei dettagli tanto importanti da essere menzionati nella spiegazione finale, come può il distratto lettore dei romanzi gialli “giocare” con te? Avrà solo la sensazione di aver perso tempo, alla fine.

Come fa la cara vecchia zia Agatha (Christie, per i profani), gli indizi vanno nascosti, sì, ma in piena vista.

E segnalo anche un’ultima cosa, sempre sulla linea di confine dello spoiler: Costanzo arriva alla risoluzione dell’enigma non grazie alla deduzione logica, ma grazie a un topos letterario che gli antichi latini chiamavano… botta di culo. Esatto, arriva il momento dello spiegone finale, Costazo dice “Sei stato tu!!!!!” e l’assassino lo ammette candidamente, senza che ci fosse una singola prova a incastrarlo. L’assassino più deficiente della storia.

Ma io dico, basta guardare una puntata della Signora in giallo per sapere che la prima cosa che un assassino dirà al suo accusatore è: “Bella storia, signora Fletcher, peccato che sia tutto frutto della sua fantasia”.

Conclusioni

Mi sono trovato davanti a giallo che partiva quasi come un thriller soprannaturale e poi rientrava nei canoni, purtroppo in maniera deludente. Eppure non mi sento di dire che tutto è perduto. Certo, ormai il libro (libriccino) è edito e what has been seen cannot be unseen però posso sempre sperare in una seconda edizione riveduta e corretta, no? Sì, lo so che realisticamente non posso, però mi piace sognare un mondo perfetto con coniglietti rosa, cuoricini glitterati e unicorni gay. Il racconto non è terribile, per dirne una, non mi viene voglia di dar fuoco alla mia copia (implicherebbe ardere anche il mio lettore e-book) e di inseguire l’autore fino in capo al mondo per vendicarmi su di lui della frustrazione causatami dalla sua opera. Tra l’altro, l’autore vive a Bergamo e ci metterei un’ora e mezza più o meno a raggiungerlo… No, non era una minaccia, Luca Rocchi, tranquillo.😄

In realtà questo libro non fa schifo. Ok, il testo che ho letto era scarso, ma salvabile. Si potrebbero, ad esempio, correggere gli orrori che ho sottolineato nella risoluzione finale aggiungendo qualche paginetta in più.

Ma in generale questo libro non merita la distruzione e l’oblio.

Merita il voto di 2/5 in compenso.