Ricordate l’adolescenza? Quel fantastico periodo della vostra vita in cui sembrava che tutti ce l’avessero con voi e volessero ostacolare il vostro sviluppo come essere umano? Io me la ricordo, perché non è passato tantissimo tempo da quando avevo diciassette anni. La mia nemesi era la prof di italiano e latino, una persona talmente ignorante da riassumere in sè tutti i motivi per cui il sistema scolastico italiano è allo sfascio. Bella seccatura, eh?

Niente in confronto a quello che passa Marcus, il protagonista di X (Little Brothers) di Cory Doctorow. La nemesi di Marcus è infatti il governo degli Stati Uniti e il suo braccio armato, il Dipartimento dell’Homeland Security (DHS). Mica cazzi.

 

La scheda del libro

X di Cory Doctorow

Pubblicato in Italia da Newton e Compton

Anno 2009

384 pagine

Scaricabile gratuitamente in inglese a questa pagina o su eMule se lo volete in italiano (qui la segnalazione di Gamberi Fantasy). Normalmente metterei il link a Ibs o ad Amazon, ma la filosofia di Doctorow è pubblicare i suoi libri sotto licenza Creative Commons, e chi sono io per obbligarvi a comprare qualcosa che l’autore vuole che sia distribuita gratuitamente?

La trama

Marcus è un giovane nerd che viene arrestato in seguito a un attentato terroristico. Non perché sia coinvolto nel terrorismo – Marcus è un diciassettenne il cui unico difetto, al massimo, è quello di essere estremamente saccente – ma solo perché potrebbe esserlo. Sopporta le umiliazioni a cui è sottoposto dal Department of Homeland Secuirity ma, quando scopre che il suo migliore amico Daryl, che era stato arrestato assieme a lui e necessitava di cure mediche, è ancora nelle mani del governo, nascosto chissà dove, Marcus decide che il nuovo regime di polizia instaurato nella sua città non gli va tanto a genio. Sceglie di combattere il DHS con la sola arma che conosce: la sua nerdosità. Lo stringente sistema di sorveglianza dei cittadini messo in atto dal governo, infatti, è tutto computerizzato. E Marcus è un piccolo genio dell’informatica, quindi per lui è facilissimo radunare un gruppo di “dissidenti” che, come lui, vogliono riprendersi la libertà sottratta loro in nome dell’antiterrorismo.

Piccola parentesi politica

Mi sono laureato con una tesi sul terrorismo islamico e le strategie politche di antiterrorismo e quindi mi so orientare abbastanza bene nell’argomento. Il concetto su cui si basa X, cioè che il terrorismo sembra avere effetti negativi sul livello di liberalismo di uno stato trova sostanzialmente conferma anche negli studi specialistici sull’argomento (un libro che consiglio in proposito anche a chi non ha voglia di sciropparsi la letteratura accademica è Terrorismo e antiterrorismo nel XXI secolo di Domenico Tosini). Il punto è che politiche di repressione del terrorismo come quelle messe in atto nel libro – che rimangono, comunque, irrealistiche nella società moderna – sono tristemente il male minore per uno stato che non si dota di altri tipi di politiche preventive.

Personalmente ho trovato irritante il modo in cui Doctorow abbia posto come un dato di fatto la sua visione politica del mondo (la sua, non quella di Marcus, che della storia era il narratore, badate bene). L’ho trovata una retorica troppo facilotta e sinceramente molti pezzi li ho saltati in calce, ad esempio quello – fantastico – in cui la brava insegnante liberal di educazione civica viene licenziata per aver permesso lo svolgersi di un dibattito in classe e al suo posto si presenta una specie di giovane Dolores Umbridge.

Roba del tipo:

La signora Andersen [la evil conservative, n.d.r.] si voltò e scrisse: “La vita, la libertà e la ricerca della felicità”.

«Siamo un po’ in anticipo con il corso, ma a quanto pare siete una classe avanzata». A questa battuta, gli altri risero nervosamente. «Il ruolo del governo è quello di garantire ai cittadini il diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità. In questo ordine. È come un filtro. Se il governo vuole fare qualcosa che ci rende scontenti, o ci priva di alcune libertà, non è un male, a patto che lo faccia per proteggere le nostre vite. Ecco perché la polizia può rinchiudervi se vi ritiene un pericolo per voi stessi o per gli altri. Si è privati della libertà e della felicità per proteggere la vita. Se c’è la vita, poi ci possono essere libertà e felicità».

Qualcuno alzò la mano. «Ma allora non significa che possono fare quello che vogliono, se dicono di farlo per impedire ad altri di farci del male in futuro?»

«Già», disse un altro ragazzo. «Sembra quasi che lei dica che la sicurezza nazionale è più importante della Costituzione».

In quel momento mi sentii veramente fiero dei miei compagni. «Come possono proteggere la libertà sospendendo la Carta dei Diritti?», dissi.

Scosse la testa come se fossimo un mucchio di stupidi. «I padri fondatori “rivoluzionari” fucilarono traditori e spie. Non credevano nella libertà assoluta, non quando minacciava la Repubblica. Per esempio, questi tizi di Xnet…».

Feci uno sforzo per non irrigidirmi.

«…questi cosiddetti disturbatori di cui parlavano oggi nei notiziari. Dopo che questa città è stata attaccata da gente che ha dichiarato guerra al nostro paese, si sono messi a sabotare le misure di sicurezza create per catturare i criminali e impedire nuovi attentati. E lo hanno fatto minacciando l’incolumità e la quiete dei loro concittadini…».

«Lo hanno fatto per dimostrare che i nostri diritti venivano cancellati in nome della loro stessa difesa!», dissi. Cioè, gridai. Dio, mi aveva fatto talmente imbestialire. «Lo hanno fatto perché il governo stava trattando tutti come sospetti terroristi».

«Così per dimostrare che non dovevano trattarci tutti come terroristi», gridò Charles di rimando «si sono comportati loro da terroristi? Hanno commesso atti terroristici?».

Sbottai.

«Oh per l’amor di Dio! Commesso atti terroristici? Hanno fatto vedere a tutti che la sorveglianza universale è più pericolosa del terrorismo. Guarda cos’è successo al parco lo scorso fine settimana. Quella gente stava ballando e ascoltando musica. Come fai a chiamarlo terrorismo?».

La professoressa attraversò l’aula e si fermò davanti a me, minacciosa, finché non mi azzittii. «Marcus, a quanto pare pensi che in questo paese non sia cambiato nulla. Devi capire che invece l’attentato a Bay Bridge ha cambiato tutto. Migliaia di nostri parenti e amici giacciono morti sul fondo della Baia. In questo momento la nazione deve restare unita, con il tremendo colpo che ha patito…».

Mi alzai. Ero stufo di tutte quelle stronzate su “è cambiato tutto”. «Unita? Il valore più grande dell’America è che siamo la nazione dove il dissenso è bene accetto. Siamo un paese di dissidenti e combattenti e laureati mancati e sostenitori della libertà di parola».

Ovviamente si tratta di un punto di vista soggettivo, eh…

Non fidarti di nessuno sopra i 25

Sbrodolamenti politici a parte, X è veramente un buon libro. Perché è scritto col cuore, è verosimile, vivage, ansiogeno quanto si addice ai temi che affronta, ma soprattutto perché è sincero quando parla di adolescenza.

Forse in questo senso, più che come una sorta di Piccolo Fratello (un rimando al Big Brother di Orwell, citato nel titolo originale, arbitrariamente tradotto in X dalla Newton & Compton), va letto il romanzo di Doctorow.

L’adolescenza è quel periodo dello sviluppo fisico ed emotivo in cui, da una parte, il mondo degli adulti è visto come ostile e scarsamente in grado di comprendere, da qui la necessità di non fidarsi di nessuno sopra i venticinque anni. Ma c’è anche l’opposto: l’irrobustirsi dei legami di fiducia e dipendenza con il gruppo di pari, gli altri “ragazzi”. Tutto questo viene raccontato sia attraverso le esperienze “private” della vita di Marcus, non da ultimo il primo vero amore e la perdita della verginità, e anche, in senso metaforico, attraverso la trama principale, cioè la distopia del Patriot Act II.

Alla fine è questo che rimane, più che l’azione in sè (che si risolve, per inciso, grazie all’intervento ben camuffato di un provvidenziale deus ex machina): l’onestà con cui è descritta una parte importante della vita di chiunque. Come se fosse un promemoria, per gli infidi ultra-venticinquenni, che le cose, a suo tempo, sono andate così per davvero.

Conclusioni

Libro divertente, che scorre e si fa leggere con piacere. Ogni tanto si incappa in un po’ troppo infodump tecnico e, ancora peggio, politico. Però è una storia onesta, verosimile e che cattura il lettore.

Giudizio finale 3/5