Giusto ieri mi facevo beffe di chi non era al corrente dell’uscita dei prossimi due libri di Stephen King. Vivevano su Tatooine, dicevo. Bene, tempo qualche ora dalla pubblicazione del post precedente, e ho scoperto che anch’io mi trovavo non a casa mia sul pianeta Terra, ma in un confortevole igloo di sabbia nei pressi di Mos Eisley. Già perché ho scoperto una cosa che credevo fosse la notizia più sensazionale del mese. E poi mi sono reso conto che ero l’unico a non saperne niente.

In breve, la notizia è questa: è uscito il primo numero della versione italiana di Weird Tales.

Ora, nella sua versione originale, Weird Tales statunitense è quanto di più simile a una bibbia formato rivista per maniaci dell’horror e del fantastico. Pubblicata per la prima volta nel marzo del 1923, nell’ottobre di quello stesso anno pubblicò un racconto di un tizio che si chiamava Howard Phillips Lovecraft. Così, tanto per dire. Tra i nomi dei contributors figuravano anche Richard Matheson, Ray Bradbury. Tra gli autori scoperti da Weird Tales USA figurano Robert Bloch (sapete, l’autore di Psycho) e il drammaturgo Tennessee Williams (A Streetcar Named Desire).

L’edizione italiana attualmente in edicola (ma è più facile trovarla sul web) contiene racconti inediti di Tanith Lee, Michael Bishop, Michael Moorcock e Richard Howard, più una cosa che chiamano “recensione fantasma” e che io non ho ben capito cosa sia, ad opera di Valero Evangelisti, unico italiano presente nel primo numero.


Appena letta la notizia mi sono detto: devo averla. E così ho fatto una breve ricerca su internet. Pare che, dai commenti che leggo, la rivista sia quasi introvabile nelle edicole. Dato che è una vita che non vado in edicola, non mi sono posto il problema e l’ho ordinata online. Ottanta pagine spillate con cover a colori formato 20×27 per un totale di 6,90€ con un euro in più di spese di spedizione e passa la paura.

Ovviamente mi aspetto molto da questa edizione italiana di Weird Tales. Sin da quando ero ragazzino e ho cominciato a scoprire Lovecraft mi sono ripetuto come sarebbe stato bello vivere in un mondo in cui esistevano riviste che pubblicavano racconti di scrittori strafighi e a cui un esordiente poteva inviare i suoi lavori ed essere perfino pagato! Ora, io non mi aspetto che WT Italia diventi un fenomeno di massa, ci mancherebbe. Però mi aspetto che faccia in piccolo quello che WT USA ha fatto per la narrativa fantastica in America. Parliamoci chiaro: da più punti sento dire che la produzione fantastica italana è ben oltre il livello dell’osceno. E, avendo in parte toccato con mano, posso dire di essere d’accordo. Tolta Lara Manni e qualche autore di Edizioni XII, di salvabile c’è ben poco. Ben venga, quindi, una rivista che parli – ma che lo faccia seriamente, eh – di Weid e che possa magari, visto il nome imponente che si porta dietro, creare un think-tank di autori che riescano a dare una scossa allo stato vegetativo in cui versa il fantastico in Italia.

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