Avete presente quando leggete un libro non necessariamente brutto, ma sicuramente non bello, e l’unica cosa che vi viene da pensare è: “Devo scriverci una recensione”? No? Capita solo a me?

Beh, è capitato. Il libro in questione è il primo volume de La Spada della Verità di Terry Goodkind. Che ovviamente devo ancora finire di leggere. Però sto già lavorando alla recensione. Perché sono multitaking.

Va bene, volevo solo spolverare un po’ il caro vecchio blog. Per farmi perdonare, beccatevi una recensione che avevo promesso e che poi non ho più scritto, per lo meno non qui. Si tratta della recensione del primo numero di Weird Tales Italia, pubblicata su Scrittevolmente (blog che torno a consigliare), che mi ero ripromesso di postare anche qui – non fosse altro che l’avevo annunciata nel post qui sotto. Ma, che ci volete fare, sono pigro.

Dopo il salto, la recensione.

Vi svelerò un piccolo segreto sulla redazione di Scrittevolmente. Ogni due-tre giorni, la depravatissima ac reverendissima webmistress Queenseptienna viene da me, coccoloso e indifeso pennivendolo e mi grida: “HAI SCRITTO IL NUOVO ARTICOLO PER SCRITTEVOLMENTE?”. Io di solito la guardo terrorizzato, poi guardo il mio foglio elettronico candido come le mutande di un angelo, e faccio quello che ogni persona con un briciolo di cervello farebbe al mio posto: accampo una scusa. Di solito do la colpa all’università – anche perché, diciamocelo, non è che sia molto credibile dire che il cane si è mangiato il netbook.

A volte tento di fare lo spiritoso. “Non ho idee, al momento,” le dico, mentre osservo i libri di testo per l’esame incombente. “Ma se vuoi posso scrivere un pezzo sul ruolo della vittima del crimine nel procedimento penale all’interno sistema giudiziario giapponese.”

Pausa drammatica in cui mi vedo passare davanti tutti i momenti felici della mia vita, poi mi risponde: “Ok, fallo.”

Il succo è che, ogni tanto, pur di pubblicare, si accettano anche articoli che non sono lo stato dell’arte. Vedasi il mio aborto sui 5 YA che vale la pena leggere.

Ecco, è la sensazione che ho provato leggendo il primo numero di Weird Tales.

Ma partiamo dal principio, che sennò sembra di stare in un film di David Lynch. Nel settembre del 2010 viene annunicata, tramite newsletter, l’incombente espansione della popolarissima rivista di racconti statunitense anche sul mercato italiano. Qualche mese dopo arriva l’annuncio: ad aprile esce il primo numero di Weird Tales Italia. E il qui presente Ewan lo acquista.

Lo stato dell'horror in Italia

In precedenza avevo scritto che dall’edizione italiana di WT mi aspettavo molto.

Ben venga, quindi, una rivista che parli – ma che lo faccia seriamente, eh – di Weid e che possa magari, visto il nome imponente che si porta dietro, creare un think-tank di autori che riescano a dare una scossa allo stato vegetativo in cui versa il fantastico in Italia.

E questa mia fissazione viene riecheggiata anche nell’editoriale di Luigi Boccia, che scrive:

Accanto ai contemporanei maestri della narrativa weird americana, inoltre, il nostro obiettivo è coinvolgere dai prossimi numeri anche i tantissimi autori italiani per creare un nuovo fermento, una nuova scuola, un nuovo laboratorio letterario. Vogliamo che questo sia l’inizio di una nuova era per l’horror in Italia.

Benissimo. E allora cosa fai tu, direttore di Weird Tales? Pubblichi un numero uno che definire deludente è fargli un complimento. Ma è ancora un embrione, diamogli del tempo, dice una voce nella mia testa. Col cavolo, ribatte pronta un’altra. Se pubblichi, ad esempio, un romanzo con una Grande Casa Editrice e non te lo compra nemmeno tua nonna, col cavolo che ne pubblichi un altro con la stessa GCE. Se mandi in onda un pilot di una serie televisiva che fa sanguinare gli occhi e piangere i coniglietti, col cavolo che il network ti ordina gli altri 12 episodi.

Io non voglio rompere le uova nel paniere di nessuno. Io voglio solo… di più.

Devo dire la verità, non si tratta dei racconti proposti – anche se quello di Tanith Lee non mi ha impressionato per niente, gusti personali. Forse posso avere qualche riserva sul lavoro dei traduttori, stridente, ripetitivo, a volte addirittura sgrammaticato. (“Gli aveva rifiniti il vento d’inverno…” Ragazzi, alle elementari mi avrebbero fatto scrivere dieci volte tutta la frase. Ma nessuno ha riletto la bozza di traduzione? Sul serio, se volete dal numero 2 ve lo faccio io. Aggratise.) Ma a parte questo, chi ha scelto i racconti non ha colpe, sul serio, non ce l’ho con te, Dario Maria Gulli.

Ce l’ho con chi ha dato il benestare agli articoli non narrativi. Chiunque tu sia, sappi che ti depreco!

L'aspetto che Neil Gaiman doveva avere ai tempi dell'intervista di Weird Tales

No, sul serio, passi l’intervista con Joe R. Lansdale, attuale e interessante, ma perché riproporre una vecchia intervista a Neil Gaiman in cui parla di un personaggio, Sandman, la cui serie è stata pubblicata in Italia dal 1991 al 1997, cioè, la bellezza di quattordici anni fa? Perché non riproporre un intervista al Duca di Wellington sulle tattiche che userà nella battaglia di Waterloo, allora?

Ma poi dico, e qui mi parte veramente la ciabatta, ma l’articolo “Gli 85 autori più weird degli ultimi anni” che accicaspita di senso ha? Perché 85? Perché non 10, 20, 50 o 10.639? Vi sto parlando di un articolo che occupa da pagina 15 a pagina 33. Volete sapere come la chiamo io una roba del genere? Un RIEMPITIVO, proprio come l’articolo di Scrittevolmente sui 5 romanzi young adult che vale la pena leggere.

Dunque, scrittevolissimi lettori, che cosa dire per tirare le somme su questa nuova pubblicazione? Che, proprio come me in quinta elementare, ha le potenzialità ma non si applica. Potrebbe dare di più. Potrebbe evitarsi gli articoli-riempitivo e pubblicare un racconto in più, ad esempio.

Gli autori. Boccia lo ha anticipato e io lo prendo come una promessa. Quando comprerò il numero due di Weird Tales Italia esigo di vederci per lo meno un autore italiano. In Italia di autori weird che sanno il fatto loro ce ne sono parecchi, signori cari. Daniele Bonfanti, Strumm, Samuel Marolla, Luca Tarenzi, Adriano Barone, giusto per citarne alcuni. Vogliamo metterci anche Lara Manni per le quote rosa? Mettiamoci Lara Manni. Poi ci sono un fottio di esordienti che si taglierebbero gli alluci e i lobi delle orecchie per essere pubblicati su Weird Tales (o su un qualsiasi altro supporto cartaceo, a essere franchi). Lo so che gli esordienti non tirano, ma sbaglio o nel numero 1 avete pubblicato “Una macabra musica d’atmosfera” di Richard Howard (che, tra l’altro, è il migliore dei quattro racconti proposti, assolutamente suggestivo e assolutamente weird), che è esordiente quanto me – non crediate che non l’abbia notato, eh?

Se sono acido è perché voglio che gli editori di WTItalia mantengano fede a quelli che sono i loro obiettivi, così come li hanno enunciati nell’editoriale del primo numero. Lo voglio davvero perché amo l’horror e il fantastico e purtroppo sono costretto, come di certo una buona fascia di mercato, a doversi barcamenare tra vampiri dementi e angeli decaduti con il six pack. Tutta colpa tua, Kikkettina Ribellina96!(1)
Poi, un’altra cosa. I consigli letterari. Datene di più, per diamine! Che vi costa consigliare cinque libri in uscita anziché uno solo?

In conclusione: tengo d’occhio WTItalia e comprerò sicuramente il secondo numero (e probabilmente anche il terzo e il quarto e il quinto…). Però voglio vedere dei miglioramenti non tanto sul versante storie – quelle per forza di cosa non mancano – ma degli articoli di contorno che dovrebbero fare della rivista una rivista vera e propria e non un copia-incola amatoriale della versione americana. Non voglio una traduzione, non voglio nemmeno “il meglio di”. Voglio Weird Tales Italia, e che cacchio!

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(1) Per chi non se lo ricordasse, Kikkettina Ribellina96 è l’autrice non vincitrice del Premio Pulitzer di “Il sogno d’amore del vampiro di Molino Dorino” e dello struggente (nel senso che sa di strutto) “La liceale che sfida le convenzioni sociali innamorandosi di un vampiro rockstar”.