Ci siamo, è arrivata la recensione anche del terzo volume dell’epica saga Lame Fantasy La Spada della Verità, scritta dal solo e unico Profeta dell’Oggettivismo Terry Goodkind.

La cosa particolare di questo libro è che, stando a ciò che si legge su internet, non è piaciuto molto nemmeno ai fan della saga. Molti, ad esempio, lo hanno accusato di essere semplicemente una storia di connessione tra il secondo e il quarto libro. Per cui, permettetemi di riassumere, questo libro non è piaciuto nemmeno a chi sostiene che i kattivi stupratori del secondo volume fossero una gredevole aggiunta all’arco narrativo. In sostanza è il Jar Jar Binks della serie La Spada della Verità.

Le premesse ci sono tutte per una lettura che mi condurrà alla morte per sanguinamento degli occhi, vero?

La scheda del libro

La Stirpe dei Fedeli/L’Ordine Imperiale (La spada della verità volume 3) di Terry Goodkind

Pubblicato in Italia da Fanucci

Anno 1996

612 pagine

Il libro sul sito dell’editore e su Amazon

Ma basta cincischiare! Che la tanto attesa recensione di La spada della verità volume 3 abbia inizio!

La trama

Il libro comincia ancora una volta, dove il precedente era terminato, rendendo i primi tre volumi della saga una sorta di lunghissimo racconto a puntate. Nei primissimi capitoli ci viene presentato il cattivo #1 e ritroviamo Richard dove l’avevamo lasciato, cioè ad Aydindril a… comprare delle focacce da una simpatica vecchina e da sua nipote.

Subito Goodkind ci regala due enormi sconvolgimenti. No, non muore nessuno, Goodkind non è mica quel genere di scrittore. Sapete, quello capace di scrivere. Però a suo modo è un bel regalo, e devo ammettere che persino io, che ho odiato con tutto me stesso il libro precedente e il suo autore, ne sono stato colpito.

Durante la presentazione del cattivo #1 (questo libro di antagonisti ne ha ben due, forse per sopperire alla loro totale assenza nel volume precedente), il generale Tobias Brogan, che comanda la Stirpe dei Fedeli, la cui missione è quella di sradicare la magia dal mondo, Goodkind ci dona un po’ di backstory del personaggio e scopriamo che… il cattivo #1 ha delle motivazioni! Semplicemente incredibile. Dopo Cattivik Rahl, tessera 00015 del Sindacato dei Cattivi, e i kattivi stupratori letti in precedenza, avevo perso ogni speranza, ma Tobias Brogan, del quale non farò nemmeno notare la stupidità del nome in un mondo dove la gente si chiama Zeddicus, Kahlan e Ulicia, ha delle vere e proprie motivazioni! Sì, sono delle motivazioni un po’ pigre, odia la magia perché ha avuto un’infanzia difficile in sostanza, ma ciò non toglie che le sue azioni non rispondono soltanto alla necessità della trama di avere un conflitto tra l’eroe e l’antagonista. Tobias Brogan crede veramente di essere nel giusto, cazzarola, a un certo punto ci dice anche che il Creatore in persona gli è apparso in sogno per legittimare il suo operato. Vai così, Goodkind, al libro 7 sono sicuro che riuscirai a creare un antagonista con una personalità sfaccettata e complessa!

La seconda sorpresa ce la porta Richard. Ricordate l’eroe arrogante e lamentoso che piagiucolava ogni volta che poteva nei due libri precedenti? Beh, forse – e dico forse – si è redento. O meglio, Richard è ancora un idiota arrogante, ma in questo libro comincia ad accorgersi di ESSERE un idiota arrogante. Acciprugna, a pagina 80 desidera perfino di “non essere stato così irriverente”. Non so voi, ma per me questo potrebbe essere sintomo di maturazione del personaggio (o del suo autore). Verrà dimenticato quattrocento pagine più avanti? I miei sensi di critico dicono di sì.

Ma torniamo alla storia. Presentato il primo villain (che ha tra l’altro la simpatica abitudine di collezionare i capezzoli delle sue vittime… perché a Goodkind piacciono le cose fetish), e rilevato che l’Ordine Imperiale non è stato affatto sconfitto, nonostante gli sforzi di Kahlan e dei BAMBINI di Galea, focalizziamoci su Richard, che si trova ad Aydindril dopo la finta morte della Madre Depositaria. A lui si aggiungono tre Mord-Sith con l’incarico di proteggerlo. Una è Cara, che ricorderete dal libro precedente (compariva verso la fine), le altre sono Raina, abbastanza ininfluente, e Berdine, che è l’unica ad azzardarsi a trattare il suo padrone con arroganza (per cui tenetela bene a mente, ci sarà utile in seguito). Cara ricorda a Richard che, morto Cattivik Rahl, ora è lui il nuovo Maestro del D’hara. Piccolo problema: Richard deve convincere il capo delle forze armate del D’hara di stanza ad Aydindril. Si tratta soltanto di una derivazione inutile del plot – che nelle prime 120 pagine è consistente come le tette di mia nonna – per cui vi basti sapere che Richard convince il generale Reibisch grazie al potere della Spada della Verità e viene acclamato signore del D’hara.

Ma il vero nemico di Richard resta l’Ordine Imperiale. Che poi sarebbe un’allegoria per indicare i totalitarismi. Essendo il libro stato scritto nel 1996, Goodkind si riferisce o in ritardo all’URSS o alle teocrazie islamiche post 1979 (e ce l’ho con te, Iran).

In quanto nuovo Lord Rahl, Richard indice un comizio a cui sono caldamente invitati a partecipare tutti gli ambasciatori dei regni delle Terre Centrali. Dopo un discorso politico avvincente tanto quanto un’interrogazione parlamentare sulla protezione del mercato interno della mozzarella di bufala campana, Richard annuncia lo scioglimento delle Terre Centrali, ormai succubi dell’Ordine Imperiale. Con quale potere? Sa Dio.

Con il potere del Cuore!!!

Per cui come combatte il saggio Richard un regime autoritario? Ma creandone un altro tutto suo, con black jack e squillo di lusso, riunendo sotto un unico vessillo (e nelle sue mani) il D’hara e i regni delle Terre Centrali. Ovvio, no?

Per rinforzre la genialità di questo piano, troviamo anche un grosso Fuck You alla Svizzera:

«Siete liberi di scegliere: con noi o contro di noi. Se siete con noi allora dovrete aiutarci. Pensateci attentamente prima di deci¬dere di andare via poiché, se lo farete e dopo qualche tempo penserete che le leggi dell’Ordine sono troppo ferree per voi, allora dovrete pagare il doppio delle tasse per dieci anni al fine di riguadagnarvi il ritorno.»
La folla sulle balconate sussultò. Una donna quasi in prima fila parlò con voce turbata.
«E se non scegliessimo nessuna delle due opportunità? Combattere va contro i nostri principi. Noi vogliamo essere lasciati in pace. Cosa succede se decidiamo di non combattere e andare semplicemente per la nostra strada?»
«Siete così arrogante da credere che noi vogliamo combattere e che voi siete migliori di noi perché non lo volete fare? Potreste godervi la libertà di vivere sotto gli stessi principi che vi rifiutate di aiutarci a difendere?
«Potrete contribuire in altri modi senza dover prendere in mano una spada, ma dovrete contribuire. Potrete aiutare a curare i feriti, potrete aiutare le famiglie dei soldati in guerra, potrete aiutare nella costruzione e nella manutenzione delle strade per portare i rifornimenti: ci sono un mucchio di modi per aiutare e voi lo farete. Pagherete le tasse come tutti gli altri. Non ci sarà nessuno neutrale. […]»

Sì! Giusto! Dannati neutrali!

Per cui è abbastanza chiaro che la visione del mondo di Goodkind è “o con noi o contro di noi”. E stop, non ci sono vie di mezzo. Ma aspettate un momento, vi ricordate la prima regola del mago, intorno a cui Goodkind ci ha fatto la morale nel primo libro? Che cosa diceva?

Le persone sono stupide: date loro una motivazione appropriata e quasi tutti crederanno a quasi tutto ciò che direte loro. Proprio perché le persone sono stupide, esse crederanno ad una menzogna perché lo vogliono, o perché hanno paura che possa essere vera. La testa delle persone è piena di fatti, notizie e credenze che nella maggior parte dei casi sono false, tuttavia continuano a crederci.

E la seconda regola del mago?

La gentilezza e le buone intenzioni possono essere un sentiero insidioso verso la distruzione. A volte fare ciò che ci sembra giusto è sbagliato e può provocare dei danni. L’unico modo per contrastarla è la conoscenza, la saggezza, la capacità di pensare al futuro e la comprensione della Prima Regola. Le buone azioni, l’essere gentili può incoraggiare le menti pigre e malleabili a diventare indolenti. Più dai loro aiuto e più ne hanno bisogno. Finché la tua gentilezza sarà senza fine, essi non guadagneranno mai disciplina, dignità o stima di sé. La tua gentilezza impoverisce la loro umanità.

In sostanza, le prime due regole del mago dicono che, nonostante possano derivarne conseguenze, le persone sono libere di scegliere il loro destino se sono convinti che sia la cosa giusta. Mentre ora Richard dice l’opposto: il mondo è in bianco e nero, io possiedo la Verità e voi siete liberi solo di fare quello che vi dico di fare o ne pagherete le conseguenze. La morale costruita nei primi due libri è smantellata ancora una volta per fare di Richard il Grande Eroe Illuminato che è sempre nel giusto. Ottimo lavoro.

Ma torniamo a ciò che resta della trama. Finito il comizio, Richard ha un breve colloquio con il generale Tobias Brogan, che sembra interessato alla Madre Depositaria, ancora protetta dall’incantesimo di Zedd. Sento odore di rapimento e possibile stupro per Kahlan, yeah!

Allontanato Brogan, e temendo per la sorte dell’amata, Richard fa chiamare Kahlan e Zedd ad Aydindril, cosicché lui possa più efficacemente proteggere la Madre Depositaria. Perché lui è l’Eletto, no? Inoltre Zedd lo aiuterà a dominare i suoi poteri magici (perché lui è anche un mago guerriero, no?) e quindi a consolidare la sua pretesa di potere sulle Terre Centrali.

Richard discute di ciò che intende fare con il suo entourage quando Cara gli fa notare una cosa che in effetti mi stavo domandando anch’io:

«Desiderano distruggere la magia tuttavia la usano essi stessi? La cosa non ha senso, lord Rahl» lo schernì Cara.

Zitta, donna! Non attirare l’attenzione sui plot hole di questo romanzo, o non si finisce più.

Quindi, in buona sostanza, il piano di Richard è di riunire le nazioni delle Terre Centrali in un’unica confederazione di stati liberi di autogovernarsi ma sottoposti alle leggi e al controllo di un governo centralizzato guidato da un leader carismatico eletto da dei Grandi Elettori rappresentanti ognuno il proprio territorio di provenienza. Una federazione di stati uniti che rappresenterebbe tutto ciò che è buono e di valore.

Mi sa che comincio a intuire dove si vuole andare a parare…

Ah e ovviamente a capo di questi Stati Uniti di… Mondo-Senza-Nome-In-Cui-Si-Svolgono-Le-Storie ci sarà niente meno che Richard. Sì, ora lui fa il finto modesto, ma lo sappiamo tutti benissimo che alla fine scoprirà di essere l’unico degno per governare il D’hara e le Terre Centrali.

Però pensate a una cosa. Noi conosciamo Richard da due libri, sappiamo ormai come ragiona. E allora perché mai sarebbe lui la persona adatta a guidare un potentissimo regno? È emotivamente instabile, vulnerabile, viziato, con la tendenza a essere uno stalker inquietante, ha quasi ucciso una bambina spaccandole la mandibola, è responsabile di parecchie altre morti per le quali non mostra di provare il minimo rimorso, risolve guerre millenarie senza curarsi delle motivazioni delle parti coinvolte, non ascolta i consigli di chi è più esperto di lui e ha la tendenza a non voler credere a cose che sono davanti agli occhi di tutti solo perché non si accordano con la sua visione del mondo.

Beh, per lo meno non si è alleato con Borghezio.

Ma Richard deve affrontare anche un altro problema. Kahlan è ormai lontana da molto tempo, e lui all’improvviso si ricorda di essere un morto di f***. Tutto sembra andare per il verso giusto quando il nostro eroe (ormai in piena pubertà, si direbbe) trova una nuova damsel in distress di cui tessere le lodi nella duchessa Cathryn Lumholtz, regina reggente del Kelton dopo la morte del marito. Piccolo problema: lei fa il doppio gioco per Tobias Brogan.

Segue imbarazzante scena con Cathryn che seduce Richard mangiando un cosciotto d’agnello, delle uova e leccando del sugo. Indubbiamente sexy. Se sei Giuliano Ferrara.

E per quanto la scena possa essrre goffa e bizzarra, da come Goodkind descrive le sensazioni di Richard, sembra che il ragazzo stia sperimentando la sua prima erezione. Anzi, se Richard non avesse consumato con Kahlan alla fine del libro precedente, questa sarebbe, allo stato attuale, una delle scene più erotiche della saga. Il che la dice lunga.

Intanto, al Palazzo dei Profeti, Sorella Verna è stata proclamata Priora (io le avrei dato anche il Nobel per la pace, per aver retto da sola Richard per metà del libro precedente), ma la sua gioia dura poco perché, tra scartoffie e conti da pagare spunta anche una nuova profezia che (forse) la riguarda.

Quando la Priora e il Profeta torneranno alla Luce nel rito sacro, le fiamme faranno ribollire un calderone pieno d’inganni e la falsa Priora che regnerà sulla fine del Palazzo dei Profeti salirà al potere. A nord, colui che è legato alla lama, l’abbandonerà per la sliph, poiché egli la farà tornare in vita ed essa lo consegnerà nelle mani del male.

Prima di lasciare Verna scopriamo anche che l’Ordine Imperiale, per mezzo del suo sovrano e comandante Jagang (che ancora non abbiamo incontato, ma aspettiamoci delle belle), controlla le menti dei suoi sudditi grazie a un gioco che si chiama Ja’La e che è una sorta di football americano ma più violento e per veri uomini. Rugby, in sostanza. Si tratta di un’idea estremamante ingenua, specie se si considera che una delle regole del gioco prevede che la squadra perdente sia frustata fino quasi alla morte (e i membri del team personale di Jagang vengono decapitati dopo ogni sconfitta, un po’ come sarebbe dovuto accadere all’Italia dopo i mondiali del 2010, insomma). Un filino brutale, eppure nessuno sembra accorgersene. Ma siccome la “gente comune” nei romanzi di Goodkind sono due libri che è priva di cervello o di senso pratico, posso anche passarci sopra.

Grazie alle Sorelle dell’Oscurità superstiti del romanzo precedente, ci viene introdotto Jagang in persona e viene fatta luce sulle sue motivazioni. Che sono, che l’avrebbe mai detto, quelle dell’Evil Overlord Fantasy 2.0. Anzi, Jagang è la quintessenza dei cattivi ridicoli di Goodkind. Ricordate gli stupratori dei libri precedenti? Ecco, in confronto a lui sono dei bambini che giocano al dottore.

Non solo viene ignorata l’ipocrisia di fondo del personaggio, che aspira a eliminare la magia e per farlo non esita a usare la magia, perché questo è un libro di Goodkind e ci sono delle regole per far parte del club dei cattivoni. E la prima e più importante è quella di non mostrare il minimo rispetto per le donne e, se si presenta l’occasione, di usare loro violenza. Ecco, Jagang qui dà il meglio di sé, costringendo le Sorelle dell’Oscurità non solo a diventare sue schiave, ma anche e soprattutto a venire stuprate dai suoi soldati per quattro ore ogni gliorno. Sì, lo so che lo stupro non è divertente, ma LOL!

Uno pensa che Goodkind si sia finalmente redento e invece ecco che ricade nello stesso pozzo di idiozia di sempre. A cosa è servita la scena in cui Jagang consegna le Sorelle dell’Oscurità ai marinai affinché le violentino? Non a farle andare a genio al lettore, perché lui è già stato informato che il loro scopo è sempre e comunque quello di servire il Guardiano eliminando Richard. Ma non illustra nemmeno la personalità di Jagang, perché è un personaggio così palese nelle sue motivazioni, che non potrebbe essere più cattivo nemmeno se ogni tre parole buttasse lì una risata malvagia con rombo di tuoni in sottofondo.

I am the Evil Overlord! I kill puppies! MUAHAHAHAHAHA!!!

Comunque, tra un’allegro stupro e l’altro, Jagang ci spiega che il suo scopo è di ridurre l’influenza del Creatore (il dio del bene) e del Guardiano (il dio del caos) eliminando la fonte da cui traggono la loro forza, ossia la magia. Piccolo problema: Jagang stesso ha un potere magico e non si fa remore a usarlo. Un potere abbastanza inusuale, in effetti. È il Guardiano dei Sogni e può entrare nelle menti di chiunque dorma, tranne che in quelle della dinastia dei Rahl e di tutti coloro che hanno giurato fedeltà al Maestro del D’hara, perché sono protetti da una plot convenience un potente incantesimo.

Però aspetta un momento, non conosciamo qualcuno che riceve indicazioni direttamente dal Creatore nei suoi sogni? Ma allora vuoi vedere che Tobias…

Di nuovo ad Aydindril, Richard finalmente cede alle avances di Cathryn. Mi è piaciuta quella parte, perché ho trovato la relazione tra i due più sincera e credibile di quella che c’è tra Richard e Kahlan. Nessuno mi ha imposto di bermi il desiderio sessuale di Richard, anzi, Cathryn ha dovuto sudare sette poppute camicie per riuscire a infilarsi nel letto di Richard. Putroppo però, nel momento clou, Cathryn tenta di assassinare Richard, ma viene a sua volta eliminata da un mriswith deus ex machina che salva la vita a Richard. Un momento, però, il mriswith passava di lì per caso o stava facendo il guardone fuori dalla finestra? Io fossi in Richard farei montare delle veneziane, per lo meno… E comunque dove sono le infallibili guardie d’hariane e le tenaci Mord-Sith in tutto questo? Non avevano giurato di proteggere Richard a costo della loro stessa vita? Sono fuori dalla porta e non si sono accorti di niente? Ottima sorveglianza, gente.

C’è poi una scena in cui Richard esamina le poppe del cadavere di Cathryn (che grida necrofilia a perdifiato). Ah, e ovviamente Richard, ci comunica Goodkind, non è mai stato realmente attratto da Cathryn, era solo vittima di un sortilegio lanciato da Lunetta, la sorella di Tobias, perché non sia mai che un personaggio di questa saga abbia una psicologia complessa!

Pochi secondi dopo Berdine, la Mord-Sith che è sempre stata scontrosa e arrogante, ovviamente si rivela come cattiva e tenta di uccidere Richard. Che sagace e inaspettato colpo di scena. Richard riesce a salvarsi usando un po’ di psicologia letta su Cosmopolitan e risparmia la vita di Berdine perché – ricordate? – lui è l’eroe e tratta con rispetto e onore anche chi ha cercato di fargli del male. Certo, se trascuriamo la figlia della regina Milena nel primo libro, che ha quasi ucciso con un calcio alla mandibola.

Intanto, al Palazzo dei Profeti, Verna scopre non solo che la Priora Annalina e il Profeta Nathan sono ancora vivi, ma che può anche comunicare con loro tramite una specie di agenda-chat. Annalina ha così l’opportunità di spiegarle i veri motivi per cui, vent’anni prima, l’ha allontanata per mettersi alla ricerca Richard. Non era perché la considerava sacrificabile, ma perché era certa della sua lealtà al Creatore e sapeva senza dubbio che Verna non poteva essere una Sorella dell’Oscurità. Prooooontooooo? Ma le altre due compagne di viaggio di Verna erano proprio Sorelle dell’Oscurità infiltrate appositamente per andare in cerca di Richard, me lo ricordo bene. Quindi Annalina su tre persone di assoluta fiducia scelte, ne ha mal giudicate due. Una leader competente, non c’è che dire.

Annalina e Nathan, intanto, hanno raggiunto Aydindril, dove si imbattono per caso nella vecchietta delle focaccine, la stessa con cui si era soffermato a parlare Richard all’inizio del romanzo. Annalina acquista una focaccina e subito si sente male. Sarà il colpo della strega? No, è stata avvelenata! E qui c’è un colpo di scena tanto improbabile quanto gustoso. La vecchietta delle focaccine, infatti, altri non è che una ex Sorella della Luce espulsa dal Palazzo dei Profeti e condannata a invecchiare come una persona comune. Al di là delle incongruenze (del tipo: la vecchietta delle focaccine porta sempre con sè una focaccina avvelenata nel caso incontrasse la Priora che l’ha espulsa dalla sorellanza?), è divertente vedere un personaggio innocuo e marginale trasformarsi in uno spietato cattivo.

Inchinatevi al cospetto della Temibile Vecchietta delle Focaccine!!

Per cui la vecchietta delle focaccine (che tra l’altro è il nome più epico con cui abbia mai chiamato un cattivo) sta per uccidere Annalina. Intanto Zedd sta facendo ritorno ad Aydindril, dopo aver lasciato Kahaln e Adie all’Autogrill, quando viene attaccato da uno sciame di mriswith e per poco non ci lascia la pelle. Holly, la nipote della Temibile Vecchietta delle Focaccine, in un’altra delle Celebri Coincidenze Goodkindiane (dal 1994), lo trae in salvo, ma la Temibile Vecchietta delle Focaccine decide di ucciderlo lo stesso. Non se ne capisce il motivo, ma immagino che sia perché è un pago, perché trova irritante il suo intercalare “Balle!” e, ah, sì… perché la trama dice così. Comunque, arriva Nathan e salva la giornata. Addio Vecchietta delle Focaccine, la tua malvagità e i tuoi prodotti da forno vivranno per sempre nei nostri cuori.

Mentre succedeva questa cosa spassosa, Tobias incontrava Kahlan e riusciva a spezzare l’incantesimo di morte che la avvolgeva semplicemente pronunicando il suo nome, la catturava assieme ad Adie e la portava da Jagang al Palazzo dei Profeti. È divertente perché Kahlan viene rapita per la trecentosessantesima volta, però a noi di Kahlan non importa, vogliamo ancora la Vecchietta delle Focaccine, forza! Goodkind, se sei una persona seria la fai resuscitare e fai di lei il main villain per il resto della saga.

Di nuovo nella Malvagia Casa del Tormento e delle Focaccine al Rosmarino, Zedd scopre che Annalina altri non è che la Priora delle Sorelle della Luce e dà di matto. Ora, capisco che tra i maghi e le Sorelle non corra buon sangue, ma questa gente non sa proprio focalizzarsi sulle cose importanti, tipo, chessò, salvare Richard o imperdire che le Terre Centrali siano distrutte dall’avanzata dell’Ordine Imperiale. Ora capisco perché Richard è così insopportabile, la persona che doveva fargli da mentore, più che un saggio Obi Wan Kenobi, è un bambino intrappolato nel corpo di un anziano e potente mago!

Intanto ci sono problemi anche al Palazzo dei Profeti, dove Verna è tenuta prigioniera e accusata di essere una Sorella dell’Oscurità… dalle stesse Sorelle dell’Oscurità che erano figgite alla fine del secondo libro e che sono ora schiave di Jagang. Apparentemente le consorelle le hanno accolte a braccia aperte e hanno accettato di buon grado l’impeachment della Priora. A processo avvenuto (un processo che noi lettori non vedremo mai e di cui conosceremo solo il verdetto, già scontato, ovviamente), Verna viene sottoposta ad atroci torture perché… il sadomaso è divertente! E SOLO ALLORA alcune Sorelle ribelli si svegliano dal letargo e la liberano, dopo aver passivamente accettato il processo farsa e la condanna della loro Priora. Ottimo tempismo, branco di frescone.

Di nuovo ad Aydindril, Richard viene a sapere di Kahlan, supera un lungo momento di angst e pippe mentali, torna al Mastio del Mago ed evoca la sliph della profezia che in sostanza è una donna-metropolitana magica e l’unica in grado di condurlo in fretta da Kahlan. Adoro quando tutto fila così comodamente, voi no?

Segue incontro con le Sorelle dell’Oscurità che, in cambio di Kahlan, vogliono giurare fedeltà a Richard per liberarsi dal controllo mentale che Jagang esercita su di loro, ma nel contempo continuare a servire il Guardiano. Richard fa notare che il ragionamento non ha molto senso, ma Ulicia gli ribatte:

Tutte le persona che si sono schierate dalla tua parte la pensano come te?

Occhio, sorella Ulicia, non è una buona argomentazione con bullo-Richard. Perché in effetti schierarsi contro il suo volere (e lo si è visto all’incontro dei popoli ad Aydindril) implica l’essere destinati a una terribile vendetta.

Un po' come la religione cristiana: sei libero di scegliere ciò che vuoi, ma se scegli male BRUCERAI NELLE FIAMME DELL'INFERNOOOOO!!!!

In sostanza, dopo un altro paio di puttanate oggettiviste, Richard accetta questa assurdità. Perchè Kahlan ha le poppe, immagino.

Ultimo atto: mentre Jagang continua a non fare una beata fava, Tobias scopre di possedere a sua volta il dono. Poco importa perché tanto ormai è pazzo e viene ucciso da Lunetta, a sua volta uccisa in seguito. Kahlan e Adie ora sono libere e, finalmente, Richard e Kahlan possono riunirsi. Non appena ciò accade, i due perdono ogni tratto distintivo di personalità e tornano a essere quell’orribile e melensa coppietta da romanzo rosa che sono sempre stati. Quella donna è veleno.

Il finale è brutto. Nonostante le battaglie e gli scontri è un epilogo noioso e sembra anche arrabattato in fretta. La prematura morte di Tobias e il fatto che Jagang non si faccia mai vedere rovinano completamente quello che avrebbe dovuto essere il climax.

In conclusione

Ancora una volta non ci siamo, anche se, a onore del merito, qualche miglioramento rispetto al primo e, soprattutto, al secondo libro comincia a vedersi.

La trama è strutturata un po’ meglio attorno a un conflitto credibile e che abbia senso per chi lo legge e non solo sulla base dei soliti cliché del fantasy. E il fatto che non si tratti solo di una serie di quest secondarie buttate a caso come nel secondo libro, rende la storia più armonica e coerente.

Ho apprezzato il tentativo di dotare gli antagonisti di motivazioni che non suonassero assurde o buttate lì a caso, in particolare la storia di Tobias Brogan e di sua sorella Lunetta. Goodkind ha anche tentato di dare a Richard quella maturazione che a noi lettori era stata promessa sin dal primo libro e che ancora stenta ad arrivare. Il fatto è che Richard quando è da solo (nelle scene ad Aydindril) è un personaggio la cui psicologia è più o meno accettabile, mentre quando è appaiato a Kahlan The Personality Eater ritorna a essere il bamboccio spesso quanto una sagoma di cartone che ha francamente annoiato col suo piattume.

Mi è piaciuto l’umorismo (voluto) che di tanto in tanto spuntava fuori, e la Vecchietta delle Focaccine è semplicemente epica.

Cosa non mi è piaciuto? Tutto il resto, e cioè la maggior parte del romanzo. Al di là di Tobias Brogan, il resto dei personaggi è tratteggiato male e, soprattutto per quanto riguarda Jagang, non è in grado di convincere un lettore che si accontenta del tanto è fantasy che ciò che lo spinge ad agire sia sensato. La violenza gratuita che non serve alla trama o a caratterizzare i personaggi è buttata in faccia al lettore e, in sostanza, trasforma il romanzo in qualcosa di un po’ meno infimo di un torture porn.

Il tentativo di dare al Nuovo Mondo una connotazione politica un po’ più precisa l’ho apprezzato, ma credo che Goodkind abbia ancora le idee molto confuse proprio sul mondo che lui stesso ha creato. Del resto questa è la mappa che compare a inizio libro:

Che mi sembra un filino approssimativa – ma giusto un filino, eh. Questo libro è molto più politico dei precedenti (e la cosa mi piace, perfino), e allora perché non indicare sulla mappa il Kelton, Nicobarese, il Lifany, la Galea, la Sendaria e le altre nazioni menzionate?

Poi c’è anche il costante tentativo da parte dell’autore di moralizzare i lettori. Irritante e anche contraddittorio, se si analizza bene cosa dice la morale della storia. Inutile ed evitabile, in buona sostanza.

Comunque, tiriamo le somme. Goodkind ci prova a fare di meglio, e visto che col libro precedente aveva toccato il fondo (ma parecchio), raggiungere un risultato dignitoso gli riesce. O meglio, il terzo libro è un risultato dignitoso rispetto al secondo, mentre rispetto a qualsiasi altro romanzo (incluso il libro non nominato al Premio Pulitzer per la Fiction “Il sogno d’amore del vampiro di Molino Dorino” di Kikkettina Rybellina96) è semplicemente una ciofeca.

Quindi, che dire? Provaci ancora Goodkind, che magari col quarto ti riesce qualcosa di decente.

Voto finale