Oggi mi è arrivata per posta l’antologia Carnevale edita da Edizioni XII e curata da Daniele Bonfanti e David Riva, che un po’ come la precedente raccolta Archetipi, contiene dodici racconti scritti da altrettanti nomi del panorama letterario del fantastico e dell’horror italiano uniti da un tema comune, quello delle maschere, che prende la forma di una storia a puntate che intervalla ogni racconto scritta da Ian Delacroix e Mario Cella. Tra gli autori, David Riva, Gabriele Lattanzio e uno dei miei preferiti, Samuel Marolla. Menzione speciale, le dodici stupende tavole a colori disegnate da Diramazioni, che da sempre curano le copertine dei romanzi di Edizioni XII.

Ora, la domanda sorge spontanea: come ne sono entrato in possesso? Con il sudore della fronte, è ovvio! E con questo non intendo che ho lavorato per guadagnare i soldi usati per comprarlo, per chi mi avete preso, per uno che non è pigro?

Nossignori, l’ho vinto scrivendo.

Forse non lo sapete (e in questo caso: disonore sulla vostra mucca) ma il sito la Tela Nera organizza ogni genere di concorso letterario a tema rigorosamente horror, noir e fantastico. Il più famoso e longevo è senza dubbio il NeroPremio: quattro edizioni all’anno, trentacinque racconti per edizione, libri di Edizioni XII ai vincitori, partecipazione completamente gratuita. Una figata, in sostanza. Ho partecipato all’edizione numero 42 con un racconto intitolato La visitatrice, un racconto che, in tutta onestà, a me piaceva e piace ancora oggi – cosa che non sempre succede – e mi è capitato di vincere.

Ma questo l’avevo già raccontato nella scheda “Cosa faccio” qua in alto (anche perché era più carino scrivere qualcosa del genere che non lasciare la pagina bianca, anche se sarebbe stato sen’altro più fedele alla realtà). Lo confesso, questo post è una schifosa scusa. Già, perché al di là del consiglio letterario implicito (comprate e leggete Carnevale, comprate e leggete Carnevale, comprate e leggete Carnevale, comprate e leggete Carnevale), me ne servirò per fare dell’autoreferenzialismo.

Visto che La visitatrice è piaciuto anche a qualcuno che non sia me stesso o la mia mucca di peluche, ho pensato: perché non metterlo sul blogghino e renderlo disponibile per il download? Beh, perché non ne ho mai avuta l’occasione, quindi ora che ce l’ho, eccovelo qua:

La visitatrice (PDF)

Però consentitemi anche di paracularmi e mettere le mani avanti. Questo racconto è pieno di show don’t tell, non perché io sia un imbecille o perché me ne infischi delle regole (cioè, non muoio se per una o due volte racconto anziché mostrare e non faccio una tragedia se leggo “Ubalda si sentiva inquieta” anziché un’accurata descrizione delle azioni che lasciano trasparire il suo stato d’animo), ma perché in buona sostanza la storia è un “racconto” nel vero senso della parola. Un monologo, quasi. E secondo me è really fucking creepy, modestamente.