Questo post è un rant. Poi non dite che non ve l’avevo detto.

Cercherò di essere breve e conciso. E contenere gli improperi. Sto leggendo il primo volume della nuova saga di Licia Troisi, Il sogno di Talitha. Lo sto leggendo perché è un libro appena uscito, perché la Troisi è un’autrice italiana abbastanza prolifica che però non avevo mai letto e perché, viva dio, non ho dovuto sborsare un solo centesimo per procurarmene una copia.

Volevo scrivere una recensione lunga, come quelle dei libri di Goodkind e di Twilight. L’idea era che fosse l’ultima dell’anno.

Ma santo iddio che fatica. Sono arrivato a pagina 80 e la sola idea di proseguire nella lettura mi dà il voltastomaco. È un libro di merda, con una storia di merda, scritto di merda e pieno di merdosi plot hole. E scusate il francesismo.

Mi rivolgo a te, Licia Troisi, come un qualsiasi lettore occasionale dei tuoi lavori. Non sei un’esordiente. Hai alle spalle quattordici romanzi e sette anni di carriera come scrittrice. Dovresti essere maturata. Dovresti aver imparato dai tuoi errori. Dopo quattordici romanzi e sette anni di carriera – non di gavetta, di lettere di rifiuto, di porte sbattute in faccia, no, sette anni di successo e di riconoscimento – non è possibile che tu scriva ancora in questo modo osceno e imbarazzante. Non è possibile che un’autrice affermata sia in grado di produrre un romanzo scritto talmente male che sembra il rigurgito di una scrittrice di fan fiction tredicenne. È offensivo nei confronti in primis del lettore. Non del fan che si strappa le vesti ogni volta che dai alle stampe un nuovo romanzo, ma del lettore in generale. Quello che pretende che un autore con quattordici libri alle spalle sappia per lo meno come cazzo si gestisce un conflitto senza rendersi ridicoli.

Non sto parlando della forza che serve a tendere un fottuto arco o delle armature che coprono a malapena le tette della protagonista. Di quelle cose non me ne frega niente, perché sono disposto a fidarmi dello scrittore e a sospendere l’incredulità. Se lo scrittore non mi prende per il culo. E tu, Licia Troisi, mi stai prendendo per il culo non con dettagli campati per aria, ma con una storia campata per aria.

Perché con Il sogno di Talitha non siamo più nemmeno ai livelli del chissenefrega, tanto è fantasy. Siamo oltre: siamo al chissenefrega, tanto il lettore è un coglione.

E questo non solo è disonesto da parte tua (e di chiunque altro se ne fotta del proprio lettore propinandogli una storia su cui si vede lontano un miglio non è stato speso un briciolo di cervello) come professionista. È anche imbarazzante per tutta la categoria.

Ti prego, ti supplico, ti scongiuro, smettila di scrivere puttanate come Il sogno di Talitha. È una vergogna che libri del genere esistano e vengano pubblicati dalla più importante casa editrice italiana. Mettici il cervello, impegnati e, soprattutto, non prendere per il culo chi ti legge.

Ecco, ciò detto mi sono un po’ sfogato e posso riprendere la lettura, sperando di concentrare qui tutto il rancore che provo per questa porcata di romanzo e fare in modo che la reccy sia più leggera e divertente da leggere (e da scrivere).

Il rant è finito, andate in pace.