Quest’anno ho letto un sacco di brutti libri. E avrebbero potuto essere di più, se impegni di vario tipo non mi avessero impedito di proseguire lo Sparkling Vampires Month fino alla sua naturale conclusione.

Ci sono diversi tipi di libri brutti, in ogni caso. C’è il libro brutto che però è involontariamente comico, tipo quelli di Terry Goodkind o Twilight, e c’è il libro brutto che ti esaspera perché fa semplicemente schifo e non ha una sola qualità che possa redimerlo. Sono di recente giunto alla conclusione che gli scrittori miei connazionali si siano specializzati in questa seconda categoria. Sarà per via di qualcosa che c’è nell’acqua, non lo so.

La presente lista è la mia personale classifica dei cinque libri italiani più brutti pubblicati e letti nel corso del 2011. Tenete conto del fatto che si tratta di gusti soggettivi, e che io sono una persona orribile.

Infiliamoci stivali di gomma e mascherina e cominciamo a scavare in questa pila di… letteratura.

5) Nessun futuro di Luigi Milani


Questo libro non è nella lista perché è scritto male. In realtà Milani è dotato di una prosa chiara e anche piacevole. Il problema è che è scorretto.

Non so di chi sia stata l’idea, se dell’autore o della casa editrice, fattostà che il libro è presentato come un thriller soprannaturale. E non è affatto un thriller soprannaturale. Né un thriller e basta.

Inoltre è piagato da Katy Lexmark, la protagonista più irritante della storia della letteratura da quando Patricia Cornwell ha deciso di mandare in menopausa Kay Scarpetta. Sul serio, sono cinquecento pagine di questa tipa che si lagna, fa la morale, intavola discorsi banali ed irritanti che vorrebbero essere filosofici, il tutto intervallato da tempi morti e scene inutili, cosicché il numero delle pagine sembra triplicare tanto è noioso.

Una palla. Anzi, peggio, una palla irritante.

4) Il fiume a Nord di Carlotta De Melas


Come ho detto nella recensione, è un libro che nasconde i suoi enormi problemi dietro al più classico dei “tanto è un romanzo per bambini”. Piccolo problema: bambini non significa deficienti. Trama sciapa e priva di fantasia, conflitto inesistente, personaggi senza personalità ed elementi steampunk buttati lì a caso senza ragione d’essere.

Non è orribile, ma con un minimo di riflessione in più avrebbe potuto essere salvabile e risultare anche un buon libro per bambini. Così come è venuto fuori…meh. Il packaging di Casini Editore, comunque, è bello.

3) Il sogno di Talitha. I regni di Nashira 1 di Licia Troisi


Qui siamo in presenza semplicemente di un libro che scatena i miei istinti più beceri. È tutto ciò che un romanzo fantasy non dovrebbe essere. Trasuda plot hole, incongruenze e cliché, è scritto malissimo e senza cura, come se alla Troisi non fregasse più niente di preservare le sinapsi dei suoi lettori. È un libro che, se lo leggi, ti abbassa il quoziente intellettivo e la cosa è resa ancora più grave dal fatto che proviene da un’autrice con un ben quattordici libri alle spalle.

Una schifezza a 360 gradi che ho recensito qui e che mi ha già fatto abbastanza schiumare di rabbia, per cui passiamo oltre.

2) L’omissione di Dante di A.L. Ronin


Si tratta di un libro di cui probabilmente nessuno ha sentito parlare. E ciò è bene, perché è un romanzo stupido e diseducativo quasi ai limiti della pericolosità. Eccovene un sunto: parla di un poliziotto che indaga sul caso di un serial killer di pedofili che, a metà indagine, non solo scopre l’identità del serial killer e non lo denuncia, ma copre anche le sue tracce e, di fatto, ne diventa complice. Ha il nostro poliziotto qualche riserva morale per aver violato i suoi doveri e di fatto essere diventato uguale al male che cerca di sconfiggere? Cazzo, no!

È un libro stupido perché tratta un tema serissimo come l’abuso sessuale su minori senza sapere NIENTE sull’argomento che non sia preso pari pari da Pomeriggio Cinque. È un libro diseducativo perché anche la morale sembra presa pari pari da una puntata di Pomeriggio Cinque. Giuro, raramente mi sono sentito così insultato da un romanzo.

L’omissione di Dante è davvero il peggio del peggio. Meglio che rimanga nel dimenticatoio.

Ora, prima di scoprire chi c’è al numero uno della classifica vorrei fare ammenda. Quest’anno ho recensito negativamente un libro che, a posteriori, forse non meritava tutto l’astio che gli ho riversato addosso. I misteri di Black Port di Fabrizio Fortino era sì un romanzo dallo stile sgangherato, ma col senno di poi è stato sicuramente una lettura migliore degli obbrobri che popolano questa lista. Non un buon libro – ancora mi va il sangue al cervello quando penso ai POV sgangherati che, ommioddio, non si capiva niente – ma comunque non meritava la recensione-cazziatone. O non la meritava al 100%.

Ora che ci siamo occupati di questa dolorosa (per me) incombenza, siamo arrivati al momento clou della classifica, ossia il libro italiano più brutto dell’anno, che è…

1) Sopdet di Lara Manni


Lara Manni era partita bene con Esbat, che non era altro che una fanfiction riadattata per essere pubblicata da una casa editrice senza incappare in seccanti problemi di violazione del copyright. La storia era interessante nella sua semplicità, i personaggi (quasi tutti) avevano un senso e lo stile era onestamente sopra la media.

Poi la tragedia. All’inizio dell’anno è uscito il seguito di Esbat, Sopdet, e tutti lo dipingevano come un libro fantastico scritto da una grande autrice. Mentivano.

Sopdet è una storiella pretenziosa che cerca disperatamente di essere qualcosa “di più” di un urban fantasy e fallisce sotto ogni aspetto. I personaggi sono snaturati, le situazioni inverosimili quando non completamente buttate a caso e la trama è fallata da uno o due plot hole. E c’è la Mary Sue! Yeeee! Era riuscita ad evitarla nel primo fycciromanzo, ma in questo la Manni non ci fa mancare niente.

Sopdet non è un libro intrinsecamente sbagliato come quello che occupa la posizione precedente, ma tra tutti i libri italiani letti quest’anno è stato quello che mi ha punto più nel vivo. Leggendo quelle trecento pagine ho assistito impotente al declino di una promettente scrittrice italiana che aveva esordito più che bene neanche un paio di anni prima.

Per tutto il fastidio e la desolazione che la lettura di Sopdet mi ha provocato, l’opera seconda di Lara Manni si guadagna a pieno merito il titolo di peggior romanzo italiano del 2011.

Oh, a proposito…

Il 29 dicembre su Scrittevolmente sarà pubblicato un mio articolo in cui, tanto per cambiare un po’ la solfa, parlo dei migliori libri letti nel 2011. E, sì, ci sono ben due autori italiani in lista. Perché sarò sì una persona orribile, ma so anche essere meraviglioso…