Quando ho comprato (rigorosamente in versione cartacea) I ragni zingari non mi è subito venuto in mente dove avevo già incontrato Nicola Lombardi, per il semplice motivo che la prima volta che ho letto qualcosa di suo, il suo nome non era in copertina, bensì ben nascosto nella prefazione. Qualcosa si è acceso quando, nella bio in quarta di copertina, ho letto:

[…] a Roma si lega al movimento letterario NeoNoir

E il NeoNoir per me significa soprattutto Dario Argento. Ora, dite quello che volete della qualità dei suoi ultimi lavori, ma io adoro e venero Dario Argento. E lo adoravo e veneravo ancora di più quando ero piccolo, tanto che quando mi sono imbattuto – probabilmente da qualche parte nel reparto libri dell’Ipercoop – in un’antologia che si intitolava Terrore Profondo (Newton Compton) e che conteneva la novellizzazione di alcune delle storie più famose del Maestro, mi sono fiondato a comprarla chiedere i soldi a mia nonna per comprarla. Nell’antologia, Nicola Lombardi è l’autore niente meno che di Suspiria e, per questi ed altri motivi, è da considerarsi un veterano dell’horror.

Ora, un’altra piccola premessa perché mi piace una cifra dilungarmi. Quest’anno ancora non ho letto un libro che mi piacesse al 100%. Ti credo, direte, sei partito con Goodkind e poi hai letto quella monata di zombie Twilight. Beh, avete ragione, ho anche letto dell’altro, comunque non si può dire che in parte non me la sia cercata. Sta di fatto che volevo disperatamente leggere qualcosa non di accettabile o bello ma di OMFG QUESTO LIBRO È FANTASTIKOOOOO!!!!!1one

I ragni zingari di Nicola Lombardi poteva essere il libro giusto. Lo è stato? No, ma non è nemmeno un brutto romanzo, a dirla tutta. Anzi, diciamola tutta per davvero e vediamo che cosa mi è piaciuto e che cosa mi ha deluso.

La scheda del libro

I ragni zingari di Nicola Lombardi
Pubblicato da Edizioni XII
Anno 2010
145 pagine
Il libro su Amazon

I ragni palindromi

L’ho notato solo grazie a un commento su aNobii, e penso dobbiate saperlo anche voi: il titolo del libro è palindromo. Leggendo I ragni zingari al contrario si ottiene esattamente la stessa frase. E a suo modo è geniale perché questo racconto parla di specchi e riflessi. E di ragni zingari.

Ma non è per i ragni che, dal catalogo online di Edizioni XII ho scelto di acquistare questo libro anziché uno dei suoi tanti validissimi compagni. Ciò che mi ha convinto innanzitutto è stata la trama.

I ragni zingari parla di un giovanissimo soldato di nome Michele che, dopo l’armistizio del 1943 ritorna al paese natale per scoprire che suo fratello Marco è scomparso senza lasciare traccia e la ragione di tale scomparsa potrebbe non essere dovuta a cause naturali o razionalmente spiegabili e accettabili.

Ora, detto così non è molto, però, fidatevi, l’attacco della storia è azzeccato, stimola la curiosità e la voglia di andare avanti nella lettura.

Purtroppo non posso dire altrettanto per il finale. Che non vi svelerò. Sappiate che, a conti fatti, l’ho trovato del tutto deludente e anticlimatico. Ripeto, non voglio anticipare niente, però ok il tema dell’orrore soprannaturale che si mescola all’orrore della natura umana, ma in un romanzo horror con una premessa del genere? Sul serio? Lo so che dovrei sentirmi affascinato per l’intelligenza con cui Lombardi ha costruito un ponte tra questi due temi, ma in realtà mi sento solo defraudato di una storia che avrebbe potuto essere eccellente.

Lo stile

Stiamo parlando di un veterano, per cui non vale nemmeno la pena di dilungarsi troppo: è ovvio che lo stile sia buono, anzi, ottimo. Anzi, lo stile è il motivo per cui vi consiglierei di leggere questo romanzo.

Lombardi è dotato di una prosa densa e tuttavia non troppo pomposa da soffocarti. Io l’ho capito nel secondo capitolo, leggendo la scena in cui Michele ritorna a casa dall’Albania e si ricongiunge con la famiglia. Lì mi sono detto: “Ecco uno che sa come si scrive”.

Se devo muovere una critica – e lo farò perché sono una persona orribile – devo far notare che, a causa della lunghezza veramente stringata del romanzo, la caratterizzazione dei personaggi ne risente parecchio. Non Michele, che è il protagonista, ma di sicuro i membri della sua famiglia sono monodimensionali e, soprattutto nel caso della madre, più piatti cliché che personaggi a tuttotondo. Con un romanzo di 145 pagine bisogna essere stringati, ed è un peccato che a farne le spese sia la caratterizzazione.

In conclusione

Vi trovate di fronte a una di quelle recensioni che è positiva ma non entusiasta. I ragni zingari è un buon libro, specialmente se considerato nel desolante panorama della narrativa di genere italiana. Però per ogni qualità positiva c’è un “ma”.

La trama è affascinante MA il finale è deludente.

È scritto bene MA troppe cose sono solo abbozzate.

Insomma, poteva essere un ottimo romanzo MA è solo accettabile.

Voto finale