Partiamo con un paio di confessioni. Numero uno: non mi è mai piaciuto Buffy the Vampire Slayer. Lo so, lo so, è uno di quei telefilm cult che tutti devono guardare/amare/venerare/far vedere ai propri figli, ma con me non ha mai fatto presa. Numero due: non mi è mai nemmeno piaciuto Joss Whedon. Sì, so anche questo. Whedon sarà anche un genio, ma per me rimane sempre l’autore del peggior film di Alien che non vede al suo interno un predator.

Bene, ora che mi sono levato questi due pesi dallo stomaco – e perso il 97% dei miei lettori – vediamo all’Epic Movie of Awesomeness che ho deciso di recensire. Signore e signori, Serenity.

Nel 2002 la Fox mandò in onda un nuovo progetto di Whedon, la sua terza serie televisiva e la prima a non essere collegata al Buffyverse, una serie sci-fi di nome Firefly, che mischiava in maniera alquanto curiosa la fantascienza con il western. In breve, Firefly seguiva la storia dell’equipaggio di “banditi spaziali” dell’astronave Serenity, impegnati a sopravvivere nel nuovo sistema planetario scelto dagli esseri umani dopo l’abbandono della Terra. Non ho visto la serie tv, per cui se ci sono inesattezze non rompete, ho cercato di restare sul vago il più possibile.

Pur avendo un rating impressionante su IMDb e godendo dello status di cult, Firefly fu un fallimento e la Fox la cancellò dopo soli 14 episodi, alcuni dei quali mai andati in onda. Perché lo sappiamo tutti che la Fox cancella solo serie tv che fanno schifo.

Così l’esistenza di un film basato su una serie tv flop uscito non un fantastiliardo di anni dopo per effetto nostalgia, ma quasi subito dopo la conclusione di Firefly, mi lascia abbastanza stupito. Di solito non funziona così, altrimenti a quest’ora avremmo il dannato film di Veronica Mars o quello di Arrested Development (lo so che è in cantiere, ma finché non lo vedo non ci credo). Il motivo è semplice: Firefly più di qualsiasi serie flop è riuscita a catturare un grandissimo supporto dei fan, il che poteva garantire un qualche ritorno economico per un eventuale film. Va precisato che di solito gli executive delle compagnie di produzione non ragionano così, quindi l’esistenza di Serenity per me resta un mistero.

In ogni caso, con sette anni di ritardo, ho finalmente dato un’occhiata a quello che molti – e non solo fanboy whedoniani – considerano uno dei migliori film di fantascienza di sempre.

Ed è una figata.

Il primo problema che temevo di incontrare con Serenity era che non avevo mai visto la serie tv da cui si originava. In realtà il film, pur non essendo del tutto scollegato alla serie, è perfettamente comprensibile anche ai non fanboy whedoniani. C’è un simpatico spiegone visivo iniziale e, una volta poste le basi per l’azione, Whedon si prende cinque minuti di tempo per introdurre uno alla volta in un piano sequenza spettacolare l’equipaggio della Serenity. Whedon, che qui è sceneggiatore e regista, ha un gran talento nel creare personaggi e nel farli subito legare con il pubblico.

Un’altra cosa che ho molto apprezzato, e che si lega ai personaggi, è la sovversione degli stereotipi di genere. L’equipaggio della Serenity è composto, in buona sostanza, da banditi spaziali. Lo so che non è ‘sta grande innovazione, ma nell’era dei kolossal fantascientifici hollywoodiani tutta CGI e niente arrosto, vedere un film in cui la linea di demarcazione tra ciò che è buono e ciò che non lo è non è tirata col righello è senz’altro una boccata d’aria fresca. Tanto per dirne una, Mal, il capitano della Serenity uccide a sangue freddo un uomo in pericolo anziché salvargli la vita. Inara, il love interest, è una prostituta (non viene sbattuto in faccia al pubblico, ma si capisce). O ancora, nella scena in cui Inara chiede a Mal di raggiungerla sul suo pianeta per aiutarla, Mal capisce subito che è una trappola e non ci casca a pesce, con buona pace dell’ammiraglio Ackbar. Sono piccole cose che, discostandosi un po’ da quello che ormai ci siamo abituati a vedere, sembrano grandi novità.

L’unico personaggio che si attiene perfettamente allo stereotipo è Shepherd Book, ma nel suo caso va bene. Shepherd è un personaggio preso dalla serie televisiva il cui inserimento nel film è apparso a molti fan un po’ forzato. Io, che non ho visto la serie, l’ho invece inquadrato subito nel momento in cui è comparso in scena: è un Obi-Wan, un mentore, una figura simil-paterna. E lo sappiamo tutti che fine fanno gli Obi-Wan, no? Ecco, appunto.

Visto che siamo ancora nella parte della reccy in cui tesso le lodi del film, lasciatemi enfatizzare quanto siano emozionanti e ben fatte le sequenze d’azione. Ogni. Singola. Sequenza. D’azione. Merito ancora una volta della regia e della sceneggiatura, ma anche del fatto che gran parte delle scene non sono state girate davanti a uno schermo verde, ma direttamente in location. Un’altra piccola cosa che nell’era dei blockbuster hollywoodiani suona quasi epica.

Ma ora passiamo a quello che non mi è piaciuto. E lasciatemi ribadire che Serenity è un film stupendo ed entusiasmante che tutti gli amanti del genere (e non solo) dovrebbero guardare. Ma, si sa, io sono una brutta persona.

Per prima cosa, non mi è piaciuta River. E lo so che è il motore della storia e il personaggio preferito di tutti, Joss Whedon incluso. E non è che non mi sia piaciuta perché è una teenager che spacca culi a suon di calci, no, quello ci sta anche, del resto c’era da aspettarsi qualcosa di diverso dal creatore di Buffy e Dollhouse? Il problema che ho con River è che è una palla al piede per tutto il film, poi nella sequenza finale decide di diventare il deus ex machina e risolvere la situazione. Per quanto il combattimento di River contro i Reaver fosse ben coreografato e diretto, devo dire che mi ha un po’ smorzato l’entusiasmo.

Ma perché fermarci alle azioni di River nel finale? Diciamolo: tutto il finale, rispetto a quelle che erano le premesse e il tono del film, è una delusione. Non cocente, ma comunque fa perdere punti a tutto il resto. Voglio dire, Serenity più che un film è un miracolo vivente, che proviene da una serie televisiva fallita e che probabilmente non avrà mai un sequel, e allora perché inserirci a forza un lieto fine? Perché Joss Whedon si è ricordato all’improvviso che lavorava per Hollywood? Tanto i fan di Firefly non rivedranno mai più Mal e compagnia, per cui tanto valeva finire col botto. I fanboy possono sempre ambientare le loro fanfiction in una timeline alternativa.

Ok, lasciate perdere quella specie di anziano cagacazzi che si è impossessato degli ultimi due paragrafi. Serenity, nonostante i piccoli difetti, è un film magnifico, che si fa guardare tutto d’un fiato e che tiene incollati alla poltrona (o al letto, nel mio caso). Non lasciatevi scoraggiare dal fatto che è collegato a una serie televisiva che, come quasi chiunque, non avete visto: ci si riesce a raccapezzare piuttosto bene. Anzi, sapete che vi dico, fate come ho fatto io e recuperate pure Firefly, che se è buona quanto il film, sicuramente uno sguardo lo merita.