Chiudere un libro con il sorriso sulle labbra non è una cosa che ho fatto spesso, quest’anno. Ma per fortuna ogni tanto è capitato, come nel caso del romanzo in questione.

Sette mesi fa recensivo The Blade Itself di Joe Abercrombie, definendolo uno di quei fantasy “che piacciono a me”, ossia violenti, cinici, con moralità grigia, senza eroi creati con lo stampino, e permeato da una sottile vena di awesome. Ma The Blade Itself è solo il primo volume che compone la trilogia della Prima Legge (The First Law Trilogy), e poi ci sono due romanzi stand-alone, di cui uno (su cui ci sono aggiornamenti costanti sul sito personale dell’autore, www.joeabercrombie.com) sarà pubblicato alla fine di quest’anno, sempre ambientati nell’universo della First Law, e poi ancora, stando al contratto che Abercombie ha firmato con la Gollancz, tre romanzi, probabilmente una trilogia. Ricapitolando avremmo:

  • Trilogia della First Law
  1. The Blade Itself (2006)
  2. Before They Are Hanged (2007)
  3. Last Argument of Kings (2008)
  • Romanzi stand-alone
  1. Best Served Cold (2009)
  2. The Heroes (2011)
  3. Red Country (2012)

E sappiate che non sto divagando solo per allungare la recensione o per inserire una lista dei libri che compongono la serie (anche se è una cosa utile), ma era solo per dire che, sebbene The Blade Itself mi fosse piaciuto, c’era sempre il rischio che il secondo romanzo deludesse le mie aspettative, che erano piuttosto altine. Del resto quante volte mi è già successo? …coughLaraMannicough

Il risultato? Everything went better than expected.

La scheda del libro

Before They Are Hanged di Joe Abercrombie
Pubblicato da Gollancz
Anno 2007
570 pagine
Il libro su Amazon

Riusciranno i nostri eroi…?

The Blade Itself, in quello che ho giudicato e giudico tutt’ora un brillante sconvolgimento delle regole del fantasy eroico “classico” (post-tolkeniano, se vogliamo), dedicava ampio spazio alla presentazione dei personaggi principali, annunciava vagamente che c’era una Quest da portare a termine e, senza troppe cerimonie, si concludeva.

Nel secondo volume della trilogia, Before They Are Hanged, le cose si movimentano un po’ e la trama effettivamente avanza – ma neanche troppo, perché chi scrive è pur sempre Joe Abercrombie, e Joe Abercrombie se ne impippa delle regole del fantasy.

Il libro comincia con l’Unione sotto attacco da più fronti: a Nord incombe la minaccia di Bethod, autoproclamatosi King of the Northmen, mentre a Sud è l’Impero a destare più di una preoccupazione.

West, fresco di promozione e inviato a Nord, si ritrova suo malgrado a fare da balia al principe Ladisla anziché partecipare attivamente alla guerra contro Bethod. Similmente, l’Inquisitore Glokta è stato inviato dal Consiglio a Dagoska, con il doppio incarico di risolvere la cospirazione che sta dietro la scomparsa (e il probabile omicidio) del suo predecessore, Davoust, e di organizzare le difese della città in vista dell’assedio a cui si stanno preparando le legioni imperiali.

Ma il troncone principale della storia è quello dedicato alla compagnia di unlikely heroes mutuata dal libro precedente. Guidato da Bayaz, il Primo dei Magi, il gruppo di (anti)eroi composto dal barbaro Logen Ninefingers, il giovane e viziato guerrieriero unionista Jezal Dan Luthar e l’ex schiava dell’Impero assetata di vendetta Ferro Maljinn, è in missione verso un luogo non precisato per fare una non precisata… cosa. Che però è di vitale importanza. Altrimenti non sarebbe il fulcro di un romanzo fantasy, no?

Esatto, anche qui assistiamo allo spettacolo di Abercrombie che gioca con i canoni del fantasy. Bayaz, che di tutti i personaggi è l’unico che ha la cognizione di ciò che sta succedendo e quindi della minaccia che incombe sul mondo, non è il classico stregone prodigo di infodump, proprio per niente. Vi basti sapere che per quasi tre quarti del romanzo il lettore non sa nulla di nulla della ragione del viaggio (è come se i questgiver in un qualsiasi RPG consegnassero al giocatore dei quest log in bianco e ti dicessero tutti sorridenti: “Toh, ciapa e va’”.), e anche dopo che Bayaz fornisce un po’ di informazioni – anche lì solo dietro minaccia da parte di Ferro – in realtà il lettore non ha chiaro al 100% che cosa sta succedendo. Ma va bene così.

Va bene così perché, in ultima analisi, Before They Are Hanged non è un romanzo che parla di una Quest. Se, difatti, The Blade Itself ruotava attorno alla presentazione dei personaggi, questo libro ci parla dell’evoluzione psicologica dei sopracitati Logen, Luthar, Ferro, Glokta e West. In particolare i primi tre, diversissimi tra loro eppure costretti a viaggiare insieme, partono con il disprezzarsi a vicenda e finiscono per conoscersi, comprendersi e, perché no, anche ad accettarsi. Questo è ciò che Joe Abercrombie sa fare meglio: creare personaggi reali, vividi, con il quale il lettore possa legare non in virtù del ruolo che ricoprono (non sono eroi senza macchia e senza paura), ma piuttosto per ciò che essi sentono, per come reagiscono a determinate situazioni, per come parlano o si comportano, per come vedono il mondo, per come maturano.

Also, battaglie a più non posso. Se nel primo romanzo avevamo solo il duello di Luthar, qui siamo in guerra, e quindi le sanguinose scene di schermaglia si sprecano. Come sempre, lo stile di Abercrombie resta impeccabile non solo quando si tratta di caratterizzare un personaggio, ma anche quando c’è da estrarre la spada e combattere.

Diversamente da molti “volume 2”, Before They Are Hanged non è un semplice riempitivo in attesa del gran finale. C’è tutto ciò che mi è piaciuto del romanzo che lo precede, in più la storia comincia a formarsi sotto gli occhi del lettore e i personaggi, che si ritrovano tutti in situazioni diverse rispetto a quelle narrate in The Blade Itself, sono costretti a maturare per adattarsi all’ambiente che li circonda. Condite il tutto con una prosa più che eccellente, carica di sarcasmo, ironia e cinismo, e troverete facilmente uno dei migliori romanzi fantasy del decennio. Sul serio.

E per finire, una nota sull’edizione italiana

Fregati, non c’è un’edizione italiana. O meglio, non ancora.

Il punto è che, prima di scrivere la recensione, avevo in mente di scrivere un minirant sull’editoria italiana e sul fatto che i romanzi di Abercrombie fossero ignorati, mentre ci si sbracciasse per portare qua da noi porcate del calibro di Warm Bodies o Switched (per i motivi descritti egregiamente dal Duca nel suo post). In realtà, poi, a volte capita che mi documenti su ciò che sto per scrivere (neanche troppo spesso, comunque, sono pur sempre uno scrittore esordiente italiano), ad esempio ho scoperto che Joe Abercombie sarà pubblicato in Italia dalla Gargoyle.

Un’ottima notizia, direte voi. E invece non troppo.

Lo so che sembro il solito whiner che blogga di tutto ciò che non gli piace anziché elogiare gli sforzi di un piccolo editore di a) uscire dal suo target abituale e b) portare in italia FINALMENTE un autore che merita, perché lamentarsi è tanto divertente e invece alle critiche costruttive ci puzzano i piedi. Però cercate di ascoltarmi.

Il libro di Abercrombie che la Gargoyle pubblicherà in Italia è The Heroes che, se guardate la lista all’inizio dell’articolo (visto che era utile?) è l’ultimo dato alle stampe, l’anno scorso. E vabbè, direte ancora una volta voi, da qualche parte bisognerà pur cominciare, senza contare che The Heroes sta nell’elenco dei romanzi stand-alone, per cui si può anche leggere senza aver letto la trilogia. Mica tanto. Perché The Heroes è ambientato durante una battaglia di tre giorni (lo so, una figata) che contrappone le forze dell’Unione a quelle dei Northmen e spoilera allegramente la fine della First Law Trilogy. Dafuq?

Per cui, mi rivolgo lo stesso a voi, Editrice Nord, Fanucci, Newton Compton, e anche a te, editore che pubblica epic fantasy e che non ho menzionato. Per piacere piacerino, puoi portare in Italia la trilogia della First Law di Joe Abercrombie? Non per me che l’ho quasi letta tutta, ma per gli altri lettori che non leggono in inglese o perché non conoscono la lingua, o perché non se la sentono di sobbarcarsi migliaia di pagine in una lingua a cui non sono abituati. Ne vale la pena non solo perché sono romanzi di alta qualità, ma anche, dal punto di vista del becero marketing, perché potete pubblicizzarlo come “Il Martin della nuova generazione” o “La saga fantasy più realistica dai tempi delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” o “Questo tizio qui la Troisi se la mangia a colazione con il pane imburrato e il succo d’ananas”.

Perché, ok, sono contento che Abercrombie arrivi finalmente in Italia, ma perché partire con il romanzo sbagliato, dai…

Voto finale