In questo secondo episodio, per la prima volta, mi sono trovato a fare quella cosa che i fanboy fanno quando guardano gli adattamenti delle loro serie preferite. Ho stretto gli occhi, storto un po’ la testa verso destra e sussurrato: “Ma nel libro non era così che andava”.

Sì, ci sono state delle modifiche anche nella stagione precedente, ma si trattava per lo più di omissioni dovute a motivi di budget – le battaglie del tutto assenti, le dimensioni meta-lupi, cosa in seguito corretta grazie a Santa CGI da Pietralcina – oppure, immagino, a precise scelte di “sfoltire” il cast di un’opera letteraria che ha una cinquantina di personaggi principali – in questo senso si veda l’assenza di Brynden Tully nella prima e nella seconda stagione della serie tv.

In The Night Lands ci sono alcune discrepanze minori con il romanzo di Martin, ma che forse, espanse nell’ottica della serie tv, potrebbero avere delle ripercussioni. Il che non è necessariamente un male. Martin stesso è coinvolto nella produzione e a volte anche nella sceneggiatura di Game of Thrones e quindi è logico pensare che abbia avuto per lo meno voce in capitolo riguardo i cambiamenti, quando non ne sia stato lui stesso motore. Significa anche che la serie sta cominciando a camminare sulle proprie gambe. Del resto, nel caso si verificasse lo scenario peggiore per i lettori che aspettano con ansia The Winds of Winter e A Dream of Spring (posto che questi siano i due volumi conclusivi, cosa non certa al 100%), ossia che Martin tiri le cuoia, non sono previste mosse alla Jordan, in cui la vedova Martin sceglie uno scrittore per completare le Cronache, ma la storia proseguirà e si concluderà solo con la serie tv. David Benioff e D.B Weiss, pertanto, sanno come andrà a finire. Il che è un po’ come conoscere il terzo segreto di Fatima versione 2.0.

Ma veniamo all’episodio. Ancora una volta, non siamo di fronte a un classico episodio in tre atti ma a una narrativa corale che riprende le situazioni mostrate nell’episodio precedente.

Tyrion, ormai il leading man della serie, è ad Approdo del Re per cercare di rimediare all’inettitudine di sua sorella e suo nipote, che si sono indispettiti in un colpo solo metà della popolazione di Westeros e la maggioranza degli abitanti di Approdo del Re. Spettacolari i suoi scambi di battute con Varys e con Janos Slynt, responsabile del “massacro dei figli bastardi” che ha chiuso lo scorso episodio. In quella scena c’è pure la prima deviazione dalla trama del romanzo: anziché il ben più anonimo Jacelyn Bywater, Tyrion nomina successore di Slynt alla Guardia Cittadina il caro vecchio Bronn.

Meanwhile, Theon – che, sapevatelo, è il mio personaggio preferito – arriva a Pyke, si sottopone a una simpatica riunione di famiglia (la primissima scena con Asha/Yara/Maria Adelaide Greyjoy mi aveva fatto scompisciare già ai tempi del libro) e sottopone al padre la proposta di Robb. Già nelle due scene in cui è protagonista, comincia a emergere il Theon che tutti detestano a morte e che a me piace, in particolare durante il suo sbarco, da lui atteso come “il ritorno dell’erede di Lord Greyjoy”, e rivelatosi invece l’arrivo senza cerimonie di un ragazzo qualunque. Also, SEXPOSITION! Oh, Theon ha ancora in serbo un sacco di cose per noi questa stagione…

Poi abbiamo Arya/Arry, in fuga assieme alle “nuove reclute” destinate alla Barriera, che rivela la sua vera identità a Gendry. Segue scena divertente, anche se non mi sembrava che le cose andassero proprio così nel libro. Ma la vera gemma delle scene con la carovana verso la Barriera è Yoren, che in questo episodio si è meritato il mio personale Seal of Badassery.

Del canto suo, Daenerys è ancora dispersa nel deserto. Momento shock della sua storyline, Rakharo muore. Uscita di scena causata dagli impegni di Elyes Gabel, si dice. Ancora una volta, nel libro non succedeva così, eppure questi scostamenti alla fine non mi dispiacciono. Danno modo anche a chi si è letto tutti i libri di avere qualcosa di nuovo da scoprire guardando la serie tv.

Stannis continua a non piacere a nessuno tranne che a Melisandre e in questa puntata, nella discrepanza che forse mi ha infastidito più di tutte, si scopre che sua figlia Shireen non esiste nell’universo in cui è ambientata la serie tv. Un peccato, perché Shireen Baratheon, in quanto principessa sfigurata dalla malattia, si prospettava un personaggio per lo meno curioso. Ma in quest’ottica per lo meno capisco perché, in A Dance with Dragons, c’è stata quella mezza profezia che la riguardava.

E infine John Snow, ancora alla barriera, ancora con il simpatico Craster (e Hannah Murray che, non importa come la vesti o in che contesto la piazzi, a me sembrerà sempre Cassie di Skins), tutto preso a svelare il mistero di che fine fanno i figli maschi dell’uomo che sposa le sue figlie. La risposta è… CLIFFHANGER!

Concludo con il momento LOL della puntata, la scena con Davos e Salladhor Saan, splendidamente interpretato da Lucian Msamati. Brilla anche Davos, che nei libri mi è sempre risultato se non indigesto per lo meno indifferente. Liam Cunningham è riuscito a rendermi gradevole il personaggio, un po’ come aveva fatto John Bradley con Samwell Tarly nella stagione uno.