In genere non ho un bel rapporto con quelli che vengono definiti “i Classici della Letteratura Fantasy” – e, in realtà, non ho un buon rapporto con i Grandi Classici in generale.

Qualche annetto fa ho letto Lo Hobbit di Tolkien e mi ha dato più o meno la stessa sensazione della carta vetrata sulle palle. Poi c’è stato Il mago di Earthsea di Ursula K. LeGuin che mi ha dato parecchia noia e Elric di Melniboné di Michael Moorcock, che secondo me è scritto veramente male. Perfino I colori della magia di Terry Pratchett, che mi era stato descritto come la versione fantasy della Guida Galattica, mi ha lasciato del tutto indifferente.

Forse mi aspetto troppo. Più probabilmente sono io che sono un terribile cagacazzi.

La leggenda dei Drenai di David Gemmel rientra a pieno titolo tra i Grandi Classici del fantasy. Non sarà Il Signore degli Anelli o Le Cronache di Narnia, ma è comunque un opera molto apprezzata di un autore universalmente stimato. Sulla carta aveva tutto in regola per piacermi, del resto parlava di un assedio e quindi di sangue che scorre a fiumi e violenza a go go. Per cui mi sono detto: ma sì, perché non sfidiamo le statistiche e ci imbarchiamo nella lettura di un altro classico del fantasy?

Vediamo come è andata.

La scheda del libro

La leggenda dei Drenai di David Gemmell
Titolo originale: Legend
Pubblicato in Italia da Fanucci
Anno 1984
384 pagine
Attualmente fuori catalogo, lo si reperisce con facilità sul Mulo

Cosa succede

La leggenda dei Drenai (in inglese semplicemente Legend) è il primo romanzo di David Gemmell e il primo della Saga dei Drenai. La Saga è composta da undici romanzi pubblicati nell’arco di vent’anni a partire dal 1984. Non è una saga alla Goodkind, una che segue gli stessi personaggi in un periodo di tempo limitato: per dare respiro più ampio e quindi epico alla sua saga, Gemmell ha scelto di raccontare le vicende di numerosi eroi del popolo Drenai in un arco di tempo di centinaia e centinaia d’anni. L’ordine di pubblicazione non segue quello cronologico ma non è un problema, perché, come detto, tra un evento e l’altro possono intercorrere anche secoli e quasi tutte sono storie autoconclusive. In ordine di pubblicazione, i romanzi che compongono la saga sono:

  1. La leggenda dei Drenai (1984)
  2. Le spade dei Drenai (1985)
  3. Waylander dei Drenai (1986)
  4. L’ultimo eroe dei Drenai (1990)
  5. Il lupo dei Drenai (1992)
  6. La leggenda di Druss (1993)
  7. L’impeto dei Drenai (1996)
  8. Guerrieri d’inverno (1996)
  9. L’eroe nell’ombra (2000)
  10. Il lupo bianco (2003)
  11. Le spade del giorno e della notte (2004)

Ora che la parte nozionistica è terminata, scambiatevi un segno di pace veniamo al romanzo di cui volevo parlare, Legend.

La storia ruota attorno all’assedio della fortezza di Dros Delnoch da parte delle legioni di Ulric delle Teste di Lupo, signore delle tribù Nadir. A difesa della fortezza c’è un ridottissimo contingente dell’impero Drenai che, a discapito dello svantaggio, deve resistere il più a lungo possibile per dar modo al resto dell’impero di organizzare le successive linee di difesa a contrasto dell’avanzata Nadir.

L’armata di Dros Delnoch è comandata da gan Orrin, un ufficiale che definire incapace è fargli un complimento. Il conte Delnar, che è il Guardiano del Nord, risolve allora che le truppe hanno bisogno di qualcosa che dia loro la speranza che l’impresa possa avere successo. Chiama pertanto a sé i monaci-guerrieri-maghi dell’ordine dei Trenta e Druss la Morte che Cammina, una vera e propria leggenda vivente allo scopo di innalzare il morale dei suoi uomini e contemporaneamente abbattere quello dei Nadir. Il compito di convocare i Trenta è affidato a Virae, la figlia del conte, che nel suo viaggio si imbatte in Rek, un ex guerriero che ogni tanto va in berserk e che, sentito dell’imminente invasione Nadir, è intento ad allontanarsi il più possibile dalle zone di guerra. Ma, si sa, da cosa nasce cosa e alla… virtù di una donzella non si comanda, e Rek si trova a essere uno dei difensori di Dros Delnoch.

Che cosa ne penso

Gemmell scrisse la prima stesura di Legend quando temeva di avere un cancro e quindi tutta la vicenda dell’assedio è leggibile come la lotta disperata di un corpo malato di resistere all’invasione della malattia. Ma poi viene fuori che Gemmell non aveva il cancro (il che, purtroppo, non gli ha risparmiato una morte prematura) e il progetto rimane lì a fare la muffa fino a quando qualcuno non gli dice che c’è del potenziale e di riprendere a lavorarci su. Piccola nota di colore: tra la stesura del romanzo e il giorno in cui lo stesso è stato accettato da un editore sono passati SEI ANNI. Stampatelo bene in testa tu, sì, proprio tu, che scrivi un romanzo tra giugno e agosto e a settembre rompi i coglioni affinché sia pubblicato.

Torniamo sui binari. Dicevo, nonostante la genesi particolare, Legend non è un romanzo “metaforico”. È esattamente quello che c’è scritto sulla pagina, non appesta il lettore con diecimila significati reconditi e critiche alla società contemporanea. Un buon romanzo è una buona storia, non un sandwich imbottito di metafore e maionese. Legend è una storia che parla di eroismo e coraggio, orgoglio e disperazione, il cui punto di forza, più che nel world building, risiede nella caratterizzazione dei personaggi e nell’atmosfera che si respira a Dros Delnoch.

Le sensazioni di angoscia, claustrofobia, flebile speranza e ineluttabilità che permeano le giornate degli uomini e le donne all’interno della fortezza, impegnati in un’impresa che, sin dall’inizio, si sa essere destinata a fallire, sono molto ben rese. D’aiuto, a tal proposito – ed è una cosa che non mi capita di apprezzare spesso – è il continuo spostamento del punto di vista da un personaggio all’altro anche a distanza di pochi paragrafi. Come a dire: i protagonisti non sono solo Druss la Leggenda e Rek, ma anche tutti i soldati che hanno scelto di sacrificare la loro vita per il bene ultimo dell’impero. È giusto che il lettore sappia che il soldato senza nome che si prende una lancia al posto di Druss ha lasciato dietro di sé una famiglia e per essa combatte, così come che il lettore sappia anche che il guerriero Nadir che sta cercando di uccidere Druss è un essere umano che ha appena visto morire il suo migliore amico.

Per questo posso capire come mai La leggenda dei Drenai sia considerato un capolavoro.

Ciò detto, per me non lo è affatto. Con questo non voglio dire che sia un brutto libro, per carità, tutt’altro: è una lettura che consiglio alla grande. Ma restano comunque molte cose che mi hanno fatto storcere il naso e, alla fine, mi hanno lasciato l’amaro in bocca.

Per dire, la storia d’amore tra Rek e Virae è quasi più implausibile di quella tra Richard e Kahlan nel primo romanzo di Goodkind. Suona posticcia, imposta dall’alto. Rek ci viene presentato come uno sciupafemmine e in due giorni si innamora perdutamente di questa ragazza arrivata dal nulla? Capisco farci sesso, ma giurarle eterno amore? Mi è sembrato davvero un modo molto forzato per distogliere Rek dai suoi piani di fuga e indirizzarlo verso Dros Delnoch.

Poi il finale. Il finale è una tragedia. Deus ex machina, anticlimax, happy ending forzato, non manca proprio nulla. Non è il finale di Mass Effect 3, ma poco c’è mancato che mandasse in vacca un libro che, in effetti non è niente male.

In conclusione

Vale la pena di leggersi La leggenda dei Drenai e ho anche come l’impressione che i successivi lavori di Gemmell siano di gran lunga migliori. Non che questo sia male, è solo che alterna momenti quasi perfetti ad altri di cui si sarebbe fatto volentieri a meno. La storia ha comunque il suo perché e i combattimenti spaccano il culo ai passeri. In più Druss la Leggenda è il personaggio più dannatamente AWESOME che mi sia capitato di leggere da parecchio tempo.

Sensazioni miste, ma le positive prevalgono.

Voto finale