Prima di cominciare, è giunta l’ora di svelare un mistero che, ne sono certo, vi attanagliava giorno e notte spesso levandovi il sonno: come reperisco i libri da recensire?

Essendo, per citare Zweil (e la realtà dei fatti) un povero squattrinato anche un po’ tirchio, molti li scarico dal mulo. Oh, sì, sono un bambino cattivo. Però quando si tratta di romanzi italiani, la soluzione è più semplice: li cerco e li compro su Amazon sfogliando il catalogo dei romanzi di speculative fiction. Poi, se vedo qualcosa che mi interessa, mi leggo le recensioni su aNobii. Con il dovuto distacco, giacché è noto che gli anobiani siano soliti assegnare cinque stelline come se piovesse.

Multiversum di Leonardo Patrignani l’ho trovato così. Non ho seguito l’hype che, mi dicono, si è generato sui social network, non ho letto preview e, men che meno, recensioni in anteprima sui blog letterari. Perché mi ha colpito proprio questo titolo? Dunno, forse per la copertina particolarmente colorata (sì, ho lo span di attenzione di una cocorita), forse perché, sì, è un romanzo tendenzialmente young adult, ma non sembrano esserci vampiri – il che, oggigiorno, è una cosa buona. Also, dimensioni parallele. Le dimensioni parallele sono fighe. Ok, lo compro, tenga il resto. Anzi, no, il resto me lo dia.

La scheda del libro

Multiversum di Leonardo Patrignani
Pubblicato da Mondadori
Anno 2012
342 pagine
Il libro su Amazon


Cosa succede

Protagonista del romanzo è Alex, un ragazzo di Milano, che ogni tanto ha dei momenti di vuoto cosmico in cui sviene e riesce a comunicare con una ragazza di nome Jenny. La Jenny in questione abita a Melburne e soffre anche lei degli stessi svenimenti/momenti di incoscienza di cui è vittima Alex. Un giorno Alex ha un colpo di testa e, per cercare di mantenere un minimo di sanità mentale, si decide ad andare a trovare Jenny in Australia, salvo scoprire qualcosa di sconvolgente che sto per spoiler are. Se non volete saperlo, beh, mi dispiace per voi, non è una di quelle recensioni spoiler-free. Jenny è morta da bambina. Eppure la Jenny con cui Alex è in contatto è un’adolescente viva e vegeta.

Il fatto è che Alex e Jenny si trovano in due universi paralleli. Entrambi sembrano avere, sin da piccoli, la capacità di spostarsi, dapprima col pensiero, poi anche fisicamente, tra le molteplici dimensioni del multiverso.

Ma non è finita qui, perché le realtà parallele sembra siano fuori controllo, mentre qualcuno cerca decisamente di mettere i bastoni tra le ruote ad Alex e Jenny e un enorme asteroide minaccia di distruggere la Terra. Condite il tutto con po’ di romance e daddy issues, ed ecco Multiversum.

Che cosa ne penso

La storia non è male. Parte col piede giusto ed è sostenuta da uno stile asciutto, diretto e senza troppi fronzoli. Per tutta la prima parte è un susseguirsi di domande che sono state in grado di suscitare il mio interesse, anche se, va detto, non mancano i buchi logici. Dai più banali, tipo come fa Alex a viaggiare in aereo se è minorenne, perché i suoi genitori non lo tampinano al cellulare dopo che è scappato e perché hanno aspettato due giorni per chiamare la polizia, a quelli un attimino più seri, del tipo Marco, l’amico nerd di Alex, che ha sviluppato un programma di ricerca migliore di quello di Google, ma che non ha pensato di usarlo per ricercare informazioni su Jenny e anche la storia dell’asteroide tenuto segreto dal governo. L’astronomia non funziona così.

Che poi, se ci si pensa un attimo, tutta la trama di Multiversum è risolvibile in più o meno due minuti. State a vedere.

ALEX: Ehi, ragazza che mi appare durante i vuoti cosmici, come ti chiami?
JENNY: Jenny Graver
ALEX: Ok, ti ho aggiunto su Facebook, quando sei online mandami un PM con il tuo contatto su Skype così ci chiamiamo.

Visto? È quello che io avrei fatto fossi stato in Alex, e mi è parso estremamente strano che non ci abbia pensato lui stesso, dato che, sì, nel libro si fa menzione del fatto che è digiuno di informatica e tecnologia, ma Facebook lo sa usare perfino mia nonna. Per questo sono convinto che Multiversum avrebbe dovuto essere ambientato negli anni ’90 o addirittura ’80, quando la diffusione dei computer era minore rispetto a oggi e la comunicazione non era così globalizzata. In quel periodo non sarebbe sembrato strano, per non dire ingenuo, che un ragazzo in contatto con una ragazza che sta all’altro capo del mondo non vada per prima cosa a chiederle l’amicizia su Facebook.

Ho innalzato spesso il vessillo della sospensione dell’incredulità, ma la storia di Facebook mi ha lasciato perplesso e parecchio.

Rispetto alla prima, la seconda parte del romanzo si presenta molto più confusa. Accade un sorprendente quantitativo di eventi provenienti dal reame del WTF che personalmente mi hanno spiazzato. Quando ho visto che, a poche pagine dal finale, veniva messa ancora carne al fuoco e venivano sollevati altri interrogativi, ho cominciato a sentire puzza di bruciato.

A libro finito ho realizzato che Multiversum è il primo volume di una serie, come mi ha confermato lo stesso Patrignani su Twitter. E mi è partita la ciabatta. Non perché sono uno di quelli che “ah, ma è una delle solite trilogie, buuuuu, zero stelline!”, frega niente, anzi, le serie non mi dispiacciono. Ma ditelo, per lo meno, accipuffa!

Ho comprato il romanzo sulla fiducia, basandomi sulla sinossi di Amazon e uno sguardo veloce alla copertina. Ora, per amor di cagacazzismo, controlliamo la scheda di Multiversum e confrontiamola con quella di Il sogno di Talitha di Licia Troisi. Sono pubblicati dallo stesso editore, nella stessa collana, e sono entrambi il primo volume di una trilogia. Ma allora perché di uno lo si vede chiaramente e dell’altro no?

Qui non è colpa dell’autore, è proprio l’editore che è un paraculo industriale e che ha messo in secondo piano la cosa. Cos’è, le trilogie non vendono? La Troisi ha floppato? Quest’ultima sarebbe una bella notizia, ma, da lettore, non posso che rivolgere alla Mondadori un sentito vaffanculo (che ritirerò e negherò di aver mai pronunciato nel momento in cui mi pubblicheranno, per inciso). Perché se so di stare leggendo una trilogia, mi aspetto che alcune cose vengano risolte nei volumi successivi, se invece mi si lascia intendere che il romanzo sia stand-alone, il frame mentale con cui lo affronto è nettamente diverso, non so se mi spiego.

In conclusione

A parte la storia della trilogia non dichiarata – che imputo all’editore e non all’autore o al romanzo – Multiversum è stata una lettura piacevole. Patrignani è un autore da tenere d’occhio. Al di là di Multiversum, che può piacere come può non piacere, dopotutto è un romanzo per ragazzi, penso che sia dotato di una buona prosa. È stato un po’ come un ottovolante: alla fine ne sono uscito un po’ rintronato e confuso, ma con la sensazione di essermi divertito durante il viaggio. Il libro ha alcuni problemi, primo fra tutti quello di ignorare il potenziale dei mezzi di comunicazione nel periodo in cui è ambientato (che è il 2014, ma a conti fatti poco è cambiato rispetto a oggi), ma si fa leggere, intrattiene e a tratti è divertente. Non è un grande capolavoro che rivoluzionerà per sempre il modo in cui guardate alla fantascienza o alla letteratura di genere italiana, ma a me è piaciuto.

Voto finale


Una postilla

Multiversum mette in scena alcune situazioni, dimensioni oniriche/parallele, un segreto dimenticato nell’infanzia del protagonista, che sono molto simili a quelle presenti in un mio manoscritto. La cosa mi ha un po’ depresso, perché io di quel romanzo ho scritto 41.500 parole e poi l’ho lasciato a fare muffa cibernetica dentro l’hard disk esterno, mentre Patrignani ha pubblicato con e non con la Sperindio Editore, ma con Mondadori.

Poi mi sono ricordato che nel mio romanzo c’è un serial killer e in quello di Patrignani no, e quindi il mio è migliore, pappappero. Mi sono sentito meglio all’istante.

Che vi serva da lezione, giovini scrittori emergenti: quando siete nel dubbio, un serial killer è la soluzione che porta alla felicità.