Siamo giunti a metà della seconda stagione e, come era lecito aspettarsi, la trama ha finalmente iniziato a progredire. Se ci sono voluti cinque episodi per entrare nel mood della guerra dei quattro re (sto contando Joffrey Baratheon, Stannis Baratheon, Renly Baratheon e Robb Stark, perché Daenerys Targaryen non è mai stata parte attiva nella guerra, anche se a questo punto potrei aggiungere lei, assieme a Balon Greyjoy e Mance Ryder), con questo episodio, finalmente, le carte in tavola cominciano a mischiarsi.

Ma prima le cose importanti. RICKON!! HANNO INQUADRATO RICKON!! Fuori fuoco, ma c’è.

E ora torniamo alle quisquilie. Renly viene ucciso dal figlio dell’ombra di suo fratello Stannis partorito da Melisandre nello scioccante finale dell’episodio precedente. Ops, spoiler. Dell’omicidio vengono subito accusate Brienne e Catelyn, costrette per questo alla fuga. In seguito ser Loras fa due più due e capisce che c’è la mano di Stannis dietro tutto questo, ma non prima che metà dei lord alfieri di Renly sia passata dalla parte del fratello e abbia a lui giurato fedeltà. Questo apre la strada a una scena tra Loras e Margaery Tyrell e Ditocorto che non è presente nei libri ma che mi è piaciuta per due motivi: uno, rende palese quelle che saranno le motivazioni dei Tyrell negli eventi futuri della storia; due, mi da la possibilità di ammirare ancora una volta Natalie Dormer e quanto fantastico è il personaggio che interpreta rispetto alla blanda versione dello stesso che emerge dai libri (non è colpa di Margaery in sé o di GRRM, il fatto è che la sua immagine è filtrata attraverso il POV di Cersei, che è il più inaffidabile dei narratori). Unica pecca della scena, Margaery vestita a metà tra un burrito e un Turian di Mass Effect. L’ho capito, è simbolico: i Tyrell sono fissati con i fiori, il loro simbolo araldico è una rosa e il loro motto è Growing strong, quindi il vestito di lei dovrebbe rappresentare un vaso… ma per me è solo un WTF.

Meanwhile, anche Approdo del Re si prepara per la guerra. Oh dei, il subplot dell’altofuoco. Era inutilmente lungo nel libro e spero che la serie tv si limiti alla scena con il maestro della gilda degli alchimisti. Per il resto, Tyrion è Tyrion: dissemina battute acute ed è sempre bello vedere i suoi scambi con Bronn. Funzionano e piacciono, ma, se posso essere la voce fuori dal coro, ormai sono un po’ ripetitivi. Nemmeno la scoperta che il popolo lo considera il burattinaio dietro Joffrey e quindi il responsabile dello stato in cui versa la città riesce a intaccare l’arguzia del Folletto. Tyrion Lannister è un ottimo personaggio, come ho detto nella reccy dello scorso episodio, è la gallina dalle uova d’oro di Game of Thrones post Sean Bean: tenetevelo stretto, ma non trasformatelo nella parodia di sé stesso solo per fare fan service.

Ma la protagonista indiscussa di questo episodio è la piccola ma cazzutissima Arya Stark. Finita catturata, ma non smascherata, dagli uomini Lannister, viene deportata ad Harrenhall dove, per un crudele gioco del destino (qualcosa a cui ormai siamo abituati, nella serie, no?), si ritrova a essere la coppiera proprio dell’acerrimo nemico della sua nobile Casa, Twyn Lannister. Ho trovato semplicemente memorabile lo scambio di battute tra i due. «What do they say of Robb Stark in the North?». «They call him the Young Wolf, they say he rides into battle on the back of a giant direwolf, they say he can turn himself into a wolf when he wants. The say he can’t be killed». «And do you believe them?». «No, my lord. Anyone can be killed». Seguito da questo sguardo. Brrr.

In seguito Arya si imbatte di nuovo nel misterioso Jaqen H’ghar, l’uomo prigioniero dei Guardiani della Notte che Yoren stava portando alla Barriera e a cui lei ha salvato la vita durante l’attacco dei Lannister. Jaqen le propone un patto: poiché Arya ha salvato la sua vita assieme a quella di altri due uomini, ora lui è debitore di tre vite al dio R’hllor e quindi Arya ha la possibilità di scegliere tre nomi da “sacrificargli”. Lei sceglie Tickler, l’uomo incaricato di torturare i prigionieri di Harrenhall e, bum, gli capita un brutto incidente che lo lascia con la testa girata di 180°. In seguito Jaqen fa questa faccia. Uh, yeah.

E, sì, la conclusione della vicenda ha implicato uno scostamento non indifferente da quello che sarà lo sviluppo di A Storm of Swords, di fatto privando Arya di un momento che definirà la sua personalità. Probabilmente GRRM e Benioff & Weiss hanno in mente qualcosa per stupire sia i lettori che i non lettori (e trollare ancora un po’ gli autistici che la-serie-deve-essere-fedele-al-libro). Staremo a vedere.

In realtà, torno a ribadire che cambiare le cose rispetto al libro non è sempre il male. Ma c’è una cosa su cui non sono disposto a scendere a compromessi: gli abiti femminili di Qarth lasciano scoperto un seno. E allora cos’è quella roba lì, Daenerys? Buuuuu, niente tette qarthiane a ogni angolo, zero stelline.

Libertà artistiche che infangano il puro valore letterario dell’opera originale (e cameo di Lady Gaga) a parte, Dany è sempre alla ricerca di un esercito con cui varcare il mare stretto e raggiungere i Sette Regni. Un’offerta inaspettata le arriva da Xaro Xhohanzh Daxhdagshagjfkhuq: le darà navi e uomini, a patto che lei accetti di sposarlo. E, come c’era da aspettarsi, Jorah Mormont non la prende affatto bene.

Infine, da qualche parte nella puntata c’è anche Theon che parte alla volta del Nord con gli uomini di ferro, ma a nessuno importa di emo Theon. Per ora. E l’altro emo della serie, Jon Snow, è sempre oltre la barriera, a congelarsi le chiappe nel pur stupendo paesaggio circostante (tutte le scene sono filmate in location in Islanda, quindi il freddo era vero al 100%), in attesa di… beh, qualcuno che gli ricordi che lui “non sa niente”.

Da rimarcare, cosa più unica che rara, la totale assenza di nudità gratuita, bilanciata però da questa inquadratura di Gendry, a beneficio delle signorine telespettatrici. E la faccia che fa Arya… (“I’m totally not looking”) è semplicemente da morir dal ridere. E vogliamo parlare di Drogon che soffia le sue prime fiamme?

Tutto considerato, The Ghost of Harrenhall se la gioca con What Is Dead May Never Die come miglior episodio della seconda stagione fino ad ora. Sorretto da buone interpretazioni (Brienne è l’unica un po’ legnosa nelle due scene di cui è protagonista, ma ne esce comunque a testa alta), momenti intensi e qualcuno più rilassato e anche divertente, è la dimostrazione che Game of Thrones sa essere una serie innovativa e coinvolgente senza per forza dover ricorrere alle scene sadiche a cui abbiamo assistito nello scorso episodio. Io personalmente rinuncerei alla montagna di tette che di sicuro ci aspetta per avere molti più episodi simili a questo.

E ora veniamo alla nuova rubrichetta…

(Lo so, il banner è trashissimo, abbiate pietà di me…)

  • NUMERO 5 – Brienne di Tarth

Perché ci regala l’unica scena d’azione dell’episiodio e la scena in cui giura fedeltà a Catelyn è stata abbastanza potente.

  • NUMERO 4 – Margaery Tyrell

Perché mi piace sempre di più ogni episodio che passa.

Lo stregone membro dei Tredici che Dany incontra a Qarth e che è il primo a menzionare la Casa degli Eterni. Nella lista perché è dannatamente creepy.

  • NUMERO 2 – Arya Stark

Perché questo è stato il suo episodio, si è beccata la scena più intensa e quella più divertente, e Maisie Williams è davvero in gamba, per essere così giovane.

  • NUMERO 1 – Jaqen H’ghar

Serve davvero spiegare perché? Subdolo, letale e con una dizione perfetta, non poteva essere altrimenti.