Mentre i Fedeli Lettori poco famigliari con la lingua inglese aspettano con trepidazione i comodi della Sperling & Kupfer, che dovrebbe far uscire – FORSE – il libro a fine anno, il sottoscritto si è comprato The Wind Through the Keyhole, il nuovissimo romanzo di Stephen King, direttamente in lingua originale per leggerselo il prima possibile.

Devo premettere che avevo già letto King in inglese, e non mi era risultata una lettura complessa. Con The Wind Through the Keyhole, però il discorso è diverso. Non essendo famigliare con la terminologia originale della serie, mi ci è voluto un po’ per adattarmi (finché mi trovo davanti a Path of the Beam = sentiero del Vettore, d’accordo, ma ci sono altre cosine la cui traduzione non è altrettanto immediata). Inoltre il Medio-Mondo di Roland e compagnia Ka-tet è caratterizzato da una parlata gergale molto incisiva, fatta di contrazioni strascicate ed espressioni inconsuete, che non sempre emerge dalla traduzione italiana. Ok, questo per dire: nonostante siano 330 pagine scarse, mi ha impegnato di più delle mille e passa di A Dance With Dragons.

Ora che mi sono paraculato a sufficienza, si cominci con la reccy, che sennò si fa tardi!

La scheda del libro

The Wind Through the Keyhole (The Dark Tower #8) di Stephen King
Pubblicato dalla Scribner (anche se la mia edizione, quella inglese, è edita dalla Hodder & Stoughton)
Anno 2012
335 pagine
Il libro su Amazon

Che cosa succede

Il romanzo si compone essenzialmente di due storie brevi, inanellate l’una nell’altra. Durante il cammino sul sentiero del Vettore, poco dopo essersi lasciati alle spalle la Città di Smeraldo, Roland e gli altri devono cercare rifugio da un’improvvisa e violentissima tempesta chiamata starkblast. Durante l’attesa, Jake, che evidentemente dopo la storia di Susan Delgado ci ha preso gusto, chiede a Roland di raccontare un altro episodio del suo passato.

Roland allora inizia a narrare di quando, poco dopo le vicende della Baronia di Mejis, si è ritrovato, in compagnia di Jamie DeCurry, su uno skin-man, un mutaforma che terrorizza gli abitanti della città di Debaria.

Le indagini, di cui ovviamente non anticipo nulla, lo portano a fare la conoscenza di un ragazzino che, proprio come Jake, chiede a Roland di raccontargli una storia. Roland sceglie una favola che, a sua volta, gli raccontava sempre sua madre, e chiamata proprio Il vento attraverso la serratura (che però in italiano si chiamerà La leggenda del vento perché uuuuuuuuh, suona maggggico).

Il vento attraverso la serratura è la storia di Tim, un bambino orfano di padre, che incontra un uomo misterioso, chiamato the Covenant Man… coughRandallFlaggcough…, e affronta le sue paure durante un viaggio il cui scopo è salvare sua madre dalla cecità. Di più non anticipo, sorry.

Che cosa ne penso

La mia prima impressione, a libro ultimato, è stata che Stephen King si è limitato allo stretto necessario. Ok, si sapeva in anticipo che questa era solo una “storia del Medio-Mondo”, un’avventura che non avrebbe, logicamente, potuto cambiare nulla di quanto accade in I lupi del Calla, La canzone di Susannah o La Torre Nera. Però, boh, mettici un po’ più d’impegno, Stephen King!

Mentre leggevo le storie che si intrecciavano non potevao fare a meno di pensare che, se questo romanzo gli fosse venuto in mente negli anni Ottanta, lo Stephen King di allora ne avrebbe tratto una raccolta di quattro novelle ambientate nel passato di Roland e del Medio-Mondo intitolata “Storie di prima che il mondo andasse avanti”. E sa il cielo quando avrei AMATO una cosa del genere.

Con questo non voglio dire che sia un brutto libro. Stephen King rimane sempre uno scrittore dannatamente bravo anche quando ci mette un quinto dell’impegno che ci aveva messo con il romanzo precedente (22/11/’63, ricordate? Quello che si era cicciato 5 stelline su 5?), e va anche detto che, ora che la saga si è conclusa, un romanzo “in flashback” non stona più nel contesto generale come, ai tempi, strideva La sfera del buio, durante la lettura del quale chiunque sano di mente almeno un “muoviti, Roland, continua a camminare” deve averlo pensato.

In conclusione

The Wind Through the Keyhole resta un libro leggibilissimo, più per l’ambientazione che per le storie in sè, ma anche quelle non sono da buttare, suvvia. Eppure da Stephen King ritengo sia lecito aspettarsi qualcosa di più.

Voto finale

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