Game of Thrones ha quella struttura particolare, tipica di anche altre serie della HBO, in cui il climax non avviene nell’episodio finale della stagione, ma nel penultimo. Se ricordate l’anno scorso, Ned Stark veniva decapitato nel penultimo episodio, e il finale di stagione era dedicato alle reazioni di Robb e Catelyn e Sansa, ed era condito con quel meraviglioso scambio di battute tra Varys e Littlefinger, oltre al monologo di Pycelle e alla gloriosa scena della nascita dei draghi di Daenerys. La seconda stagione non farà differenza. La battaglia di Blackwater sarà il fulcro del nono episodio e, se avete letto i romanzi, forse ricorderete che si trattava parimenti dell’evento clou di Lo scontro dei re.

Per questo motivo è lecito aspettarsi che questo The Prince of Winterfell sia un episodio di raccordo, un disporre le pedine in attesa della battaglia finale. E per certi versi lo è, specialmente nella porzione della storia che si svolge a King’s Landing. In realtà non è tutto qui, perché per lo meno altre tre delle trame che si intrecciano nell’enorme mosaico che è Game of Thrones sono destinate a cambiare per sempre. Con esiti disastrosi, in almeno un caso.

Ma partiamo dalle scene “preparatorie”.

Maria Giovanna Greyjoy arriva a Winterfell con un manipolo di uomini. Ben pochi rispetto a quelli che Theon le aveva chiesto di portare per aiutarlo a difendere l’ex dominio degli Stark dall’assedio degli uomini del nord. Theon ha sempre quell’espressione da ommioddio-che-cazzo-ho-fatto anche quando Maria Giovanna gli suggerisce di tornare alle Iron Islands anziché restare a morire da solo a Winterfell. Ormai anche a lei il fratello traditore, odiato in tutto il nord, sembra un caso senza speranza.

Oltre la Barriera, emo Jon Snow viene portato al cospetto di… Cubone? Oh, mi dicono dalla regia che è Rattleshirt. Insomma, assistiamo ancora un po’ di passeggiate per il – sempre spettacolare – paesaggio islandese, solo che questa volta emo Jon Snow è prigioniero, assieme a Qhorin Halfhand, in una o due scenette che non vanno da nessuna parte, ma fanno presagire che qualcosa sta per succedere. Inoltre, Kit Harrington ha un’altra occasione per fare una delle sue rinomate facce da ce-l’hanno-tutti-con-me-nessuno-mi-ama-sono-un-povero-cucciolo-incompreso. Adorabile.

Stessa cosa dicasi per Daenerys, che in questa puntata si limita a ventilare l’idea di andare nella House of the Undying, senza però muovere il culo per farlo. In una squisita anteprima di quella che sarà la sua storyline fino ad A Dance With Dragons. Enjoy.

Anche a King’s Landing ci si prepara per la battaglia, ma per lo meno è interessante. Merito di una scena a tre tra Tyrion, Bronn e Varys, a cui si aggiunge una seconda scena tra Varys e Tyrion. Per quanto mi riguarda potrebbero fare un programma intitolato “Tyrion e Varys parlano del più e del meno per un’ora” e non mi dispiacerebbe affatto. Infine abbiamo l’ennesimo tiro di Cersei ai danni di Tyrion. La situazione è che il Primo Cavaliere ad interim è intenzionato ad assecondare il desiderio del nipote Joffrey a guidare gli uomini in battaglia, sostenendo che ciò farà bene al morale delle truppe (io triplicherei il mio vigore se la bertuccia finisse trafitto da una lancia, ad esempio). Apriti cielo, Cersei cuore di mamma non ne vuole sentire parlare. Ma si dà il caso che l’insopportabile stronzetto sia anche re e quindi, in quanto tale, libero di fare come più gli aggrada. Joffrey decide quindi di combattere in prima linea e Cersei comunica a Tyrion di aver rapito “la sua puttana” e gli giura che ogni cosa che accadrà a Joffrey in battaglia accadrà anche a lei. Peccato che la puttana in questione sia Ros (ah, povera Ros – no, wait, non mi importa una cippa di lei) e non Shae.

Passiamo ora alle storie che in questo episodio si sono evolute scombussolando le carte in tavola. Iniziamo con Arya. Con sommo dispiacere, annuncio che la consueta scena tra Arya e Tywin non avrà più luogo perché i due si sono definitivamente detti addio. Tywin ha lasciato Harrenhall e Arya, pur di non rimanere da sola a fare la coppiera di Gregor Clegane 2.0, ha chiesto aiuto a Jaqen per fuggire una volta per tutte dal castello assieme a Gendry e a Hot Pie. Prego, osserviamo un minuto di silenzio.

Poi abbiamo il mio road trip preferito, Around Westeros with Jaime and Brienne. Un viaggio che finalmente renderà lo Sterminatore di Re un personaggio quantomeno gradevole (che a me sta ancora sul cazzo dopo ADWD, ma per lo meno non voglio più la sua testa su una picca ogni volta che c’è un capitolo che lo riguarda) e dovrebbe portare un po’ di LULZ negli episodi a venire – nella prossima stagione, per lo meno.

Infine, nell’accampamento del Re del Nord, Robb arriva in terza base con NonJeyneWesterling. Tutta la sequenza ha del surreale, invero. All’inizio Robb sta parlando della strategia da adoperare in guerra con Roose Bolton, poi arriva la donnaH emancipataH e chiede di parlare con Robb. Lord Bolton invece di ribattere: “IO SONO ROOSE FUCKING BOLTON, LORD DI FORTE TERRORE E PERSONA PIÙ CATTIVA DEI SETTE REGNI, CHI OSA INTERROMPERMI MENTRE PARLO CON IL RE? GUARDIE, SCUOIATE QUESTA FEMMINA IRRIVERENTE!”, prende congedo mogio mogio. Ora, io sono convinto che questo sia l’esatto momento in cui lord Bolton decide di prendere parte a un certo matrimonio di un certo colore. Segue dialogo tutto sommato stucchevole tra NonJeyneWesterling e Robb, con lei che gli racconta la storiella di come ha deciso di diventare dottoressaH emancipataH e lui che fa l’adolescente con le scalmane. Così Robb decide che, tutto sommato, non ha poi così tanta voglia di sposare Roslin Frey. E poi… DAT ASS

Insomma, mentre altre storie cominciano a procedere nella loro direzione, si dispongono sulla scacchiera i pezzi per Blackwater, che costituirà il climax della seconda stagione e che, tra l’altro, è l’episodio sceneggiato direttamente da George R.R. Martin. Per cui spero vivamente che Tyrion non venga messo ko da una mazza ancora prima di raggiungere il campo di battaglia.

A giudicare dal gustoso promo, non sembrerebbe. Cicciatevelo:

E ora, il momento che tutti stavate aspettando.

  • NUMERO 5 – Podrick Payne

Forse non lo sapete, ma Pod, l’imbranatissimo paggio di Tyrion, è uno dei miei personaggi preferiti dell’intera serie. E il fatto che, anche dopo ADWD, non ho idea se sia vivo o morto mi strugge di potenza. In questo episodio, Pod ottiene la sua prima inquadratura a fuoco (chiedete a Rickon Stark se non è un evento).

  • NUMERO 4 – Jaqen H’ghar

Perché è badass, talmente badass da far fuori le guardie che pattugliano l’uscita di Harrenhall senza che nessuno se ne accorga, e permettere la fuga di Arya. Si sentirà la sua mancanza.

  • NUMERO 3 – Stannis Baratheon

Perché la versione televisiva ha smussato gli angoli a un personaggio rigido ma nel contempo giusto. Un uomo che non è mai stato amato perché si è rifiutato di piegarsi quando le regole non gli piacevano o contraddicevano la sua visione del mondo, basata sulla giustizia e sulla retribuzione. Perché, ammettiamolo francamente, tra Joffrey, Balon, Robb e Daenerys, Stannis è il re che dovrebbe sedere sul Trono di Spade.

  • NUMERO 2 – Lord Rickard Kastark

Che Catelyn non mi sia mai piaciuta non è un mistero. Che la sua follia di liberare Jaime in cambio di Sansa e Arya sia la mossa più stupida di tutta la serie è chiaro come il cielo in una giornata di primavera. Per cui il momento in cui Rickard Kastark la mette in riga come la stupida femmina sconsiderata che è è stato uno dei miei preferiti dell’episodio.

  • NUMERO 1 – Varys

E chi se no? Diciamo solo che è un piacere sentirlo parlare e ogni singola scena che lo riguarda diventa istantaneamente la migliore dell’episodio. Se poi si conta che, in fin dei conti, è lui che manovra i fili di quasi tutti quelli che prendono parte al gioco del trono…