Parliamo di come reagisce la gente alle recensioni negative. L’altro giorno scorrevo l’ultimo, pantagruelico post del Duca e mi imbattevo in cose oscene. Non mi è mai particolarmente piaciuta Gamberetta e il suo modo quadrato di vedere le regole della scrittura-che-se-non-lo-segui-sei-scemo-e-ti-puzzano-i-piedi, ma quando ho letto che, a causa del suo blog, ha ricevuto anche delle vere e proprie minacce, ho perso un po’ di fiducia nel genere umano. Tra l’altro, se si fa tutto sto casino quando si parla di letteratura fantasy, ringrazio dio di non aver mai aperto un blog a tema calcistico.

In linea di massima, la reazione più comune di un generico lettore di fronte a una recensione negativa è: ‘sticazzi.

Davvero. Credete realmente che qualcuno compri i libri sulla base delle recensioni che si leggono, chessò, su aNobii?

Io non ho l’illusione di influenzare le scelte di un consumatore o, a seconda, dello scaricatore di ebook pirata, difatti, copiando spudoratamente da assieme a tanti altri blogger, ho deciso di scrivere recensioni negative for teh lulz, perché il lulz regna sovrano ed è il fine ultimo di internet (se escludiamo il porno). Ciò non toglie che nelle mie recensioni vi sia comunque qualcosina da prendere sul serio: Goodkind è veramente un inetto, la Troisi per davvero non ci sta nemmeno più provando ed è vero che sono convinto che l’Alice di Dimitri non sia così orribile come viene descritto da mezzo web.

Un caso particolare sono i fan di un determinato libro o autore, che si dividono in due tipi: quelli che dicono “Lisa Lisa Verdi e il ciondolo elfico di M.P. Black è il mio romanzo preferito, ma comunque la tua recensione negativa mi ha fatto ridere”, e quelli che dicono “Lisa Verdi e il ciondolo elfico di M.P. Black è il mio romanzo preferito, per cui vedi di andare a morire ammazzato da una zoccolata di cavallo che non ha apprezzato il modo in cui gli stavi stimolando la prostata”. (Per la cronaca, non ho letto Lisa Verdi, l’ho citato solo perché ha un titolo che suona buffo.) Del resto i fan, specie quelli del secondo tipo, sono già connotati dalla loro caratteristica intrinseca di essere fanatici, e quindi entusiasti a proposito, in questo caso, del libro che si sta recensendo. Si potrebbe biasimarli per la loro assenza di spirito critico, ma a che pro?

E ora passiamo a persone che, a tutti gli effetti, sono personalmente legati a ciò che viene letto e recensito. Gli scrittori leggono le recensioni dei loro romanzi, non neghiamo l’evidenza e, beh, se sono negative mi pare anche normale che ci rimangano un po’ così. A nessuno piace ricevere stroncature per qualcosa che credeva essere buono, no?

Paragrafo in cui parlo di me. Ho sempre pensato, da scrittore, che le recensioni e i feedback dei lettori siano importantissimi e che chiunque si prenda la briga di leggermi meriti il mio ringraziamento. Ringraziamento, però, non vuol dire considerazione. Io non ho scritto molto, e ho fatto leggere ancora meno, però ho sempre pensato che non tutti i consigli ricevuti, per quanto in buona fede, vadano ascoltati. Alla fine della fiera, se uno ha un minimo di cervello, è in grado da sé di distinguere un commento fondato da uno che non lo è – e sto parlando in entrambi i casi di critiche costruttive. Faccio un esempio. Ho scritto un racconto per un concorso. Era buono, ma non eccezionale, lo riconosco. Nonostante ciò, e con mia grande sorpresa, è stato selezionato per entrare a far parte dell’antologia e, in virtù di ciò, qualche anima pia dell’associazione culturale che organizzava il concorso si è preso la briga di farci le pulci. Ho ricevuto via mail il file editato e devo ammettere che, delle quattro o cinque cose che mi venivano segnalate, solo un paio mi sembravano azzeccate, le restanti derivavano, probabilmente, da una diversa visione del testo rispetto a quella che avevo io, o dal non aver appieno recepito i sottintesi che avevo infilato nel racconto (il che non significa affatto che l’editor è stupido, ma essendo io l’autore è ovvio che certe cose che possono sfuggire ad altri io le noto: le ho scritte io). Morale della favola, ho ricevuto annotazioni e critiche costruttive, ma ho scelto di dare retta solo a parte di esse. Ed è quello che penso dovrebbero fare tutti gli autori quando si trovano di fronte a una recensione del loro lavoro. Fine del paragrafo egocentrico.

Poi, ovviamente, ci sono i GL, gli scrittori che io-so’-io-e-voi-nun-siete-un-cazzo, quelli che come minimo devi avere una laurea in filologia comparata e una in lettere moderne per azzardarti anche solo a commentare i loro capolavori. Quelli sono i clown della letteratura, e prenderli per il culo è cosa buona e giusta e fortemente incoraggiata da nove medici su dieci™.

E veniamo all’ultimo tassello del puzzle, ovvero chi i libri che vengono recensiti li pubblica. Ladies and gentlemen, gli editori. In genere si suppone che gli editori siano vincolati da una cosa che si chiama professionalità e che quindi preferiscano non intromettersi nelle recensioni, positive o negative, di ciò che pubblicano. Solo una volta mi è capitato di avere un contatto diretto con un editore, ed è stato quando mi sono permesso di dire che 11€ per un libro di 82 pagine erano un po’ troppi, ma la casa editrice in questione era la 0111, famosa per sguinzagliare cani rabici contro chiunque osi mettere in questione le sue politiche editoriali, per cui c’è ben poco da stupirsi.

Io pensavo, ingenuo che non sono altro, che l’unica risposta che una casa editrice potesse dare a una recensione negativa fosse un dantesco non ti curar di lor ma guarda e passa. Almeno fino a ieri sera, quando, seguendo linkini sui social network, non mi sono imbattuto in un post su Facebook di Linee Infinite Edizioni (gli editori della Ivengral Saga, per capirci).

Non amiamo molto fare polemiche, ma riteniamo che alcune cose vadano dette senza mezzi termini. Scrivere una recensione dopo aver letto un libro è una cosa seria. prima di scriverla bisognerebbe pensare che ogni parola detta potrebbe ledere gravemente l’immagine di una persona. Ora, riteniamo che alcuni utenti di Amazon che comprano gli e-book e poi scrivono recensioni dovrebbero solo vergoganrsi. Ragazzini senza ritegno, o gente solo invidiosa e che magari non sa nemmeno quello che dice. Stiamo parlando di DESTINO, romanzo della nostra autrice Sabrina Rizzo. Il più venduto tra i nostri e-book e se lo abbiamo valutato e scelto tra centinaia di manoscritti è perché noi il nostro lavoro, a differenza di alcuni pseudo lettori, lo sappiamo fare molto bene. Una persona può esprimere un giudizio negativo su un libro che non gli è piaciuto, ma sparare sentenze e cattiverie gratuite no! Inoltre parlare di 89 centesimi e voler essere rimborsati bisogna essere dei veri pezzenti!!

Tutto ciò è estremamente LOL. Lo so che Amazon, così come Ibs, non è il posto più affidabile per avere recensioni che abbiano una parvenza di rilevanza. È facilissimo scrivere “Questo libro fa cagare a spruzzo e spero che l’autore si suicidi per evitarmi di dover un alto dei suoi aborti mancati che qualcuno ha il coraggio di definire libri”, e quindi chissà che genere di recensione è riuscita a far incazzare a tal punto l’editore.

Siamo fortunati, perché la recensione in questione è riportata nella seconda parte del commento:

Ci riferiamo a questa recensione stupida: Siete pregati di commentarla. Grazie.
Recensione:
Non amo scrivere recensioni negative, ma per questo libro non potevo farne a meno. Un romanzo che mi ha annoiato gia’ dal secondo capitolo. Ogni paragrafo che leggevo non potevo non pensare a twilight con l’unica differenza che il protagonista maschile non e’ un vampiro, ma un elfo. La scrittrice ha spudoratamente copiazzato la famosa saga, cambiando un po’ qua e un po’ la. Lo stile narrativo e’ quello di una ragazza delle medie che scrive un tema; scorrevole si, ma anche poco intrigante per via della scelta di parole molto banali. Ho solo letto i primi 6/7 capitoli, e ho dovuto abbandonare. E’ un libro per teenagers, ma da evitare a tutti i costi per gli appassionati del vero genere fantastico. Dare 1 stella mi sembra anche molto generoso. Purtroppo non posso essere risarcito dei 0,89 centesimi spesi, ma almeno so che sono serviti per tenermi alla larga da questa scrittrice in futuro. ( Da un certo Daveprp)

(link)

O gesù che cosa orribile! Ma come ha osato “un certo Daveprp” a dire cose del tipo “È un libro per teenagers, ma da evitare a tutti i costi per gli appassionati del vero genere fantastico”? Cioè, ci rendiamo conto? Dove andremo a finire, di questo passo? Che mondo è quello in cui i consumatori si sentono autorizzati a esprimere un’opinione su un prodotto che hanno pagato soldi per acquistare?

Ok, non facciamo falsi moralismi o facili ironie. È stato uno stupido passo falso da parte di un editore che ha, solo per un attimo, mi auguro, dimenticato il significato della parola professionalità. Fortunatamente non accade spesso che un editore insulti un lettore pagante, altrimenti saremmo al ridicolo.

(Update delle 14:10, Simone Draghetti ha appena cercato, un po’ goffamente, a dire il vero, di mettere una pietra sopra su tutta la faccenda, cosa apprezzabile, ma che non cancella la gaffe.)

(Update delle 14:20, lo status è stato cancellato, perché LOL. Come se non mi fossi premurato di fare uno screenshot.)

Però a questo punto non posso fare a meno di notare che si ripropone l’ennesima, stupidissima, domanda: chi è autorizzato a recensire un romanzo?

Qualche settimana fa, su Scrittevolmente, mi è stato detto che, non avendo mai pubblicato niente, non avevo i titoli necessari per dire che i libri di Goodkind fanno piangere i coniglietti. La riposta, servita sul proverbiale piatto d’argento, è stata che chi mi contestava ciò, non avendo mai pubblicato niente a sua volta, non aveva i titoli necessari per dire che i libri di Goodkind fossero belli. Direi che non fa una piega: se meritocrazia deve essere, che lo sia da entrambi i lati.

Quella era una facile, ma non sono solo i ragazzini che girano per il web dopo la scuola a pensarla così. Purtroppo. Gli intellettuali sostengono che solo i loro pari possano fregiarsi del titolo di “critico”, in un comportamento tipico del sinistronzo al caviale. Altri, la maggioranza, sostengono che abbia il diritto di recensire chiunque sia in grado di mantenersi oggettivo. Per me sbagliano pure loro.

Il “privilegio” di recensione è un po’ come il diritto di voto: è ad appannaggio di tutti quanti, da semiologo con quarantasei lauree alla testa di cazzo. Che poi la ratio dei primi rispetto ai secondi sia di 1:100 è secondario. Chiunque abbia letto un libro può arrogarsi il privilegio di recensirlo. Che poi la recensione parli di quanto il libro in questione si attenga al Manuale Crostaceo della Scrittura Uniforme Che Se Non Lo Segui Ti Puzzano I Piedi o si limiti a dire che il libro è noioso perché non c’erano abbastanza vampiri luccicanti (o abbastanza critica sociale), è secondario.

Viviamo in un’epoca in cui siamo immersi in una sovrabbondanza di informazioni, per qualsiasi cosa. Internet è pieno di merda e tra i suoi utenti si celano innumerevoli coprofaghi. Questo si applica anche alle recensioni letterarie. Per ogni libro ci sono un mare di recensioni, caratterizzate da un diverso livello di dignità, ma comunque scritte da persone che avevano tutto il diritto di scriverle.

Dire “non hai il diritto di recensire se…” è fascista. Punto. Ed è anche una cosa da culopesi. Perché devi essere tu a trovare, nel mare di merda, lo scoglio a cui ancorarti, non dev’essere lo scoglio a venire da te. Chiunque tu sia, editore, scrittore, fan, lettore occasionale, non hai il diritto di dire che qualcuno non può esprimere un’opinione. Puoi, ed è questo il punto, ignorare la sopracitata opinione in virtù del fatto che non percepisci come autorevole chi ne è l’autore. Sei legittimato a fare, a scegliere, ma nulla ti autorizza ad arrogarti il diritto di dire a qualcun altro di non esprimere la propria opinione.

Questa è la storia. Nella sovrabbondanza di informazioni che ci circonda, dobbiamo essere noi a decidere e non pretendere che siano gli altri ad astenersi dall’offrirci una scelta.

Chiudo aggiungendo una perla di saggezza suggerita dall’eminentissima ac reverendissima Queenseptienna, perché mi sembra che caschi a fagiolo.