Da quando una certa scribacchina a servizio di una certa testata giornalistica ha scritto un editoriale su quanto gli ebook le facciano cagare a spruzzo, pare che il microcosmo dei blog letterari italiani non abbia smesso di parlarne un secondo.

Al di là del fatto che l’articolo in questione è sul serio un cumulo di strafalcioni e disinformazione – del resto la disinformazione è l’unica cosa che è lecito aspettarsi da Il Fatto Quotidiano – è tutto un proliferare di “il profumo della carta”, “l’italiano medio è scemo”, “la gente è disinformata”.

Il problema è un altro, ed è che, come al solito, la gente sceglie di guardare il dito anziché la luna.

La cosa che mi irrita, infatti, non è l’articolo in sé. La pietra dello scandalo è, infatti, un breve editoriale – ironicamente pubblicato su un blog digitale – scritto da una sinistronza radical-chic che fa quello che al sinistronzo radical-chic riesce meglio: accusare di snobismo il resto del mondo ignorando lo snobismo che egli stesso irradia a quintalate. Ma non è affatto questo il problema. Margherita Loy, la disinformata signora di cui sopra, ha probabilmente ricevuto mandato dal suo editore di scrivere una qualche stronzata che trollasse un po’ di gente per ravvivare il suo blogghino (date un’occhiata al numero di commenti degli altri suoi post – e fatelo da soli, non ho intenzione di linkare quella puttanata di sito), e i paladini della pari dignità letteraria degli ebook ci si sono buttati a pesce. Ne parlano ancora adesso, a distanza di quasi due settimane. Direi mission accomplished. A proposito, restate sincronizzati per la mia nuova rubrica: “Negri, froci, ebrei, donne e altre categorie di persone che mi stanno sul cazzo”.

Ovviamente, tutta la questione digitale vs. cartaceo è il dito. Un falso problema da cui scaturisce una diatriba pretestuosa che tuttavia viene terribilmente facile adottare come propria. È facile fare i paladini del digitale (o quantomeno della pari dignità) contro chi sostiene che l’unica forma accettabile per un libro sia quella cartacea. È facile perché l’ebook è una realtà e la sua diffusione un dato di fatto. Professare il proprio amore solo ed esclusivamente per la carta è solo resistere a un cambiamento che sta avvenendo ed è inarrestabile. È come tentare di mandare indietro la marea con un cucchiaio da tè.

Il vero problema non è il formato. Il vero problema è che, digitale, cartaceo, scolpito su tavolette di pietra o tatuato sui seni di una modella giapponese, in qualunque modo scegliate di acquistare un romanzo, c’è un buon 90% di probabilità che sia un cumulo di merda.

Che senso ha scannarsi sul formato quando, indipendentemente da questo, il prodotto in sé è di scarso valore?

Tu, possessore di un blog letterario, sì, proprio tu, con le dita nel naso, stammi a sentire. Semplicemente in virtù della tua fetta privata di internet sei stato investito di una funzione educativa. Ebbene sì. Devi educare un popolo di gente in cui viene considerato “lettore forte” chi legge dieci libri nell’arco di un anno, un popolo i cui miti letterari sono Fabio Volo e Licia Troisi, un popolo la cui capacità critica è stata distrutta da editori incapaci e critici accondiscendenti.

Tu, possessore di un blog letterario, fammi il favore di scegliere bene la tua missione. Hai l’incarico di educare una popolazione quasi senza speranza, non farlo crogiolandoti nell’autocompiacimento che le discussioni sul profumo della carta ti causano.

Smettiamola – mi ci metto anch’io nel girone, perché, in effetti, faccio parte della categoria – di dare corda a troll radical-chic e rimbocchiamoci le maniche. È la luna che dobbiamo guardare, non il fottuto dito.