Mentre il resto dell’universo si sta godendo il tripudio trash che è The Expendables 2 (a proposito, se vogliono veramente farne una versione femminile, è meglio per loro che nel cast ci sia Cynthia Rothrock AKA la donna più badass dell’universo), io, che sono uno schifoso snob, mi sono guardato The Raid: Redemption (titolo originale Serbun maut), un film d’azione indonesiano diretto dal regista gallese Gareth Evans.

Già visto (e premiato) al Sundance Film Festival e al Toronto International Film Festival, il film è stato un successo di critica e attualmente detiene un 84% Certified Fresh su RottenTomatoes e uno score di 73/100 su Metacritic. Nonché un quoziente di testosterone pari al 309% della razione giornaliera raccomandata.

The Raid: Redemption è un film di arti marziali – pencak silat, per la precisione – e contiene le scene d’azione migliori che vedrete al cinema quest’anno. Sempre ammesso e non concesso che il film esca in Italia. Ciò detto, in un mondo in cui i film d’azione sono “americanate” e il massimo dell’adrenalina è Hulk che sbatacchia a terra un Loki incomprensibilmente out of charachter, The Raid: Redemption è su un altro pianeta. I film d’azione hollywoodiani in genere hanno un budget cospicuo e gli studios che li producono in questo budget devono rientrarci, il che significa che tanta gente deve andare a vedere il film, il che significa che il film in questione deve essere appetibile per un vasto campione demografico, il che significa che la violenza viene edulcorata, relegata off-camera, nascosta dalla macchina da presa sempre in movimento. Un caso su tutti The Hunger Games, che parla proprio di gente che si uccide eppure la violenza è nascosta e quasi mai mostrata direttamente allo spettatore. In The Raid: Redemption la violenza è lì davanti allo spettatore, spettacolare, senza nessun filtro. Va detto che i due film hanno un target e degli obiettivi molto diversi, ma tant’è.

Ristrettezza di mezzi significa anche che in The Raid: Redemption non c’è traccia delle murene volanti interdimensionali o dell’aereo-portaerei di Nick Fury (che resta comunque una figata orgasmica). C’è una sola location, un condominio, dei fucili, delle pistole, dei machete, dei coltelli e i cari e vecchi pugni.

Come forse avete notato, non mi soffermo molto sulla trama perché, come è il caso per quasi tutti i film d’azione, di trama ce n’è ben poca. Si tratta più di un pretesto per far finire i protagonisti, una squadra della SWAT indonesiana, all’interno del compound di Jakarta in cui si nasconde il signore del crimine Tama Riyadi. La missione è lineare eppure tutt’altro che semplice: con il favore dell’alba, gli uomini guidati dal sergente Jaka e il tenente Wahyu, dovranno raggiungere il piano più alto del condominio, catturare Tama e, possibilmente, riportare a casa la pellaccia. Il tutto visto attraverso gli occhi di Rama, un membro del team con un segreto (dun dun duuuuuun!). Come dicevo, una trama lineare, quasi da first person shooter più che da film, e in effetti più volte mentre prendevo fiato tra una scena d’azione e l’altra mi sono ritrovato a pensare che wow, questo film farebbe un fantastico videogame.

Ma bisogna guardare le cose all’interno del loro contesto, film inclusi. Chissenefrega se c’è poco sviluppo psicologico dei personaggi, qualche plot hole di troppo, dialoghi che neanche George Lucas, è un film d’azione e da un film d’azione mi aspetto una sola cosa: crostate al mirtillo scene d’azione.

Quando poco sopra dicevo che The Raid: Redemption è il miglior film d’azione che vedrete nel 2012 lo dicevo alla luce delle scene d’azione. Mentre guardavo il film, ieri sera, ero come impnotizzato, incapace di distogliere lo sguardo, le dita letteralmente avvinghiate ai braccioli della poltrona. Sì, sono davvero così ben fatte. Non solo le coreografie sono rapidissime e spettacolari, ma il contesto in cui i combattimenti avvengono (pochi uomini quasi disarmati in spazi ristrettissimi contro dozzine e dozzine di scagnozzi disposti a tutto) massimizza la tensione e quindi l’effetto angosciante.

Non ho trovato la scena che mi è rimasta più impressa su Youtube – quella in cui Rama affronta da solo e armato solo di coltello da caccia un corridoio gremito di tirapiedi per portare in salvo un compagno ferito – ma vi propongo quest’altra che, pur essendo un po’ più all’acqua di rose, rimane pur sempre una figata. Rama vs. cinque tizi col machete.

Insomma, il mio consiglio finale è: se vi piacciono i film d’azione e i pop-corn movie hollywoodiani (che, per carità, sono lo stesso estremamente godevoli) non soddisfano la vostra bramosia di violenza e brutalità, date un’occhiata a The Raid: Redemption.