In questi giorni sto preparando un listone di libri fantasy/sci-fi che intendo uppare qui sul blog come spunto per letture future mie e di chiunque voglia servirsene (e magari anche per intavolare una discussione sui migliori romanzi di genere – ma questo lo si vedrà in seguito). Sono inoltre un po’ preso con il nuovo lavoro, forse l’avete notato dall’assottigliarsi dei miei aggiornamenti. Non che mi lamenti, visto che ho fatto l’inoccupato per fin troppo tempo. Oh, ho anche ripreso a scribacchiare. Niente di catartico, ma sempre meglio che un dito in culo alle sei del mattino. Credo.

Il succo di questo preambolo è che, visto che la mia quota articoli è sempre più sparuta – e inversamente proporzionale alla coda di recensioni che devo scrivere, per inciso – ecco a voi un articolo riempitivo!

Contenete il testosterone, non mi metterò a fare uno di quegli articoli riempitivi sulle muse, se volete delle poppe avete tutto il resto di internet dove cercare.

No, in questo caso parliamo di maestri di scrittura. Lo facciamo riprendendo il meme nato, mi pare di aver capito, su Plutonia Experiment e passato su dozzinaia di blog letterari prima di questo. Perché io sono sempre l’ultimo a sapere le cose. Ma torniamo al maestro di scrittura: per prima cosa è necessario chiedersi che cosa sia questa figura misteriosa e cosa comporti tale ruolo.

C’è un episodio dei Simpson, The Wizard of Evergreen Terrace, in cui Homer decide, a causa di una crisi di mezza età, di diventare un inventore e seguire le orme di Thomas Edison. Verso la fine dell’episodio, proprio quando Homer realizza che non potrà mai essere grande quanto il suo eroe, viene fuori che Edison teneva, nel suo studio, un poster di Leonardo Da Vinci, il suo eroe e ispirazione.

Ecco, per me un maestro di scrittura è qualcosa di simile. Un volto su un poster che va metaforicamente appeso alla parete accanto alla macchina da scrivere – ok, al notebook. Un volto da guardare con il rispetto e la rassegnazione dell’impossibilità di fare meglio, ma grazie al quale continuare a migliorarsi. Insomma, un maestro di scrittura è, per prima cosa, un’ispirazione e subito dopo una motivazione. Deve anche essere un bravo scrittore, va da sé. E uno che è un piacere leggere.

A questo punto, se seguite da un po’ questo blog, una seppur vaga idea su quali possano essere i miei “maestri” dovreste avercela. Ma magari no, visto che io cambio idea ogni quindici minuti.

5) China Miéville

Ok, questo è un po’ una sorpresa anche per me, considerando che di suoi libri ne ho letti uno e mezzo. Perché China Miéville si trova in questa lista? Perché è un fottuto genio. Potete anche non apprezzare il suo stile – che in realtà non è male, quando non è completamente stuprato da una traduzione indegna come, ad esempio, nel caso di The City & The City – però non si può negare che nelle sue storie ci sia una discreta genialità.

Un maestro deve insegnare al proprio discepolo a prendere un limite e spingerlo in avanti, a non accontentarsi degli schemi che già esistono. Per me è questa la grande dote di Miéville, nei suoi libri c’è quella capacità di spostare il confine un po’ più in là, di osare ingegnosamente. E solo per questo merita. E poi è pure un fratello sociologo (anche se è laureato in antropologia sociale – è più o meno la stessa menata, si finisce comunque da McDonalds).

4) Cormac McCarthy

Lasciamo perdere che ci ho messo due anni per scrivere mezzo romanzo da 100.000 parole, io ho la tendenza a essere prolisso. Scrivo troppo, entro in dettagli inutili, riempio le frasi di incisi, di subordinate e altre cose barocche che forse fanno tanto corso di scrittura creativa ma che di rado rendono una storia migliore. Sono umano, ho i miei limiti.

Qui viene in mio aiuto Cormac McCarthy, che con la sua prosa diretta, priva di fronzoli, minuzie e infiocchettamenti (per non parlare dei due punti, dannati due punti), ogni volta riesce a mostrarmi la luce. Si può scrivere bene anche senza sbrodolare. Qualcosa che ogni tanto anche i migliori dimenticano.

3) George R.R. Martin

Perché tette. E spade. E intrighi. E storpi. E bastardi. E cose spezzate. E le ho già menzionate le tettole?

2) Joe R. Lansdale

Se ho l’avventatezza di considerarmi uno scrittore, di certo non sono così spudorato da definirmi un Artista. La scrittura non è Arte, nemmeno se la si infarcisce di metafore, allegorie e simbolismi. La scrittura è principalmente intrattenimento, e l’intrattenimento deve anche saper essere un po’ cazzone.

Joe R. Lansdale lo adoro perché è uno scrittore cazzone. Riesce a sviluppare una storia con Elvis, John F. Kennedy nero e una mummia, una con zombie nel far west e un’altra con una foca senziente che combatte contro un’invasione di marziani, e lo fa scrivendo di pari passo romanzi più “impegnati” in cui si affrontano temi come il razzismo e la segregazione. Il tutto senza perdere uno stile magistrale e inavvicinabile.

Come ti usa le similitudini Lansdale, c’è solo Lansdale. Lo stesso dicasi per le scene d’azione, per i dialoghi, per le descrizioni. La sua è una prosa da invidiare, e io cazzo se la invidio.

1) Stephen King

Beh, chi altro vi aspettavate, la fatina dei denti?

Stephen King è uno scrittore unico e ho speso così tante parole per tentare di spiegare il perché che a momenti mi annoio da solo. È uno dei pochi, pochissimi in grado di portarti dall’inquietudine alla commozione, dall’angoscia alla gioia. I suoi non sono personaggi, sono vecchi amici. Non scrive storie, scrive ricordi.

Stephen King è tutto quello che io vorrei essere come scrittore e che, a conti fatti, probabilmente non sarò mai.