Quesito: indicare se il seguente testo è stato scritto da un rinomato autore più e più volte proposto per il premio Nobel o da mio cugino di undici anni.

– Ma cosa ti succede? Non è che hai avuto un attacco? – chiese Komatsu.
– Non è niente di grave. Una sorta di giramento di testa, solo più forte, – disse Tengo.
[…]
– Certo, se ti capitasse mentre stai guidando la macchina, potrebbe essere pericoloso, – disse Komatsu, guardando Tengo negli occhi.
– Non guido.
– Fai bene. Un mio conoscente, che soffre di allergia al polline del cedro, ha avuto un attacco di starnuti così violento che è andato a sbattere con l’auto contro un palo della luce. E nel tuo caso la crisi va ben oltre gli starnuti. La prima volta sono rimasto davvero scioccato. Ora che la vedo per la seconda volta, comincio a farci l’abitudine.
– Mi dispiace.
Tengo afferrò la tazza di caffè e ne bevve un sorso. Nessun sapore. Sentì solo un liquido tiepido che gli scorreva in gola.
– Faccio portare ancora dell’acqua? – chiese Komatsu.
Tengo scosse la testa. – No, adesso sto bene. È passato.
[…]
– Allora, di cosa stavamo parlando? – chiese Tengo. Era tempo di tornare alla normalità, e in fretta.
– Allora, vediamo, cosa stavamo dicendo… – disse Komatsu, lo sguardo nel vuoto, riflettendo per qualche istante. O forse faceva solo finta di riflettere. Difficile, per Tengo, esserne sicuro. Nei gesti e nel modo di parlare di Komatsu c’era un elemento non trascurabile di recitazione. – Ah, sì, ecco. Stavamo giusto parlando di quella ragazza che si chiama Fukaeri. E della Crisalide d’aria.
Tengo annuì. Sì, la questione di Fukaeri e della Crisalide d’aria. Ne stava parlando con Komatsu, quando era sopraggiunto l’attacco e il discorso si era interrotto. Tengo tirò fuori dalla borsa un pacco di fogli, la copia del manoscritto, e lo mise sul tavolo. Quindi vi posò sopra la mano, quasi a verificarne la consistenza.
– Come le ho accennato brevemente al telefono, il pregio maggiore è che la Crisalide d’aria non tenta di copiare nessuno. Cosa rarissima per l’opera di un’esordiente, è completamente priva di quella tendenza, tipica dei nuovi scrittori, a mettersi nella scia di qualcun altro, – disse Tengo, scegliendo con cura le parole. – Lo stile, certamente, è grezzo, e anche la scelta delle parole è infantile. A giudicare dal titolo, l’autrice confonde «crisalide» con «bozzolo». Volendo, si potrebbero elencare molti altri difetti. Ma se non altro in questa storia c’è qualcosa capace di coinvolgere il lettore. Sebbene la trama sia nell’insieme fantastica, le descrizioni dei dettagli sono estremamente realistiche. L’equilibrio fra questi due aspetti è eccellente. Non so se parole come «originalità» e «necessità» siano appropriate. Qualcuno potrebbe obiettare che non arriviamo a questo livello, e magari avrebbe anche ragione. Ma quando, superando un po’ di difficoltà, si finisce di leggere, l’effetto è sconvolgente. Anche se lascia una strana sensazione, difficile da spiegare o addirittura sgradevole.
[…]
Tengo continuò:
– Non volevo che a causa di uno stile immaturo questo testo venisse escluso dalla selezione troppo in fretta. Negli ultimi anni, per lavoro, ho letto una montagna di manoscritti candidati al premio. Più che letto, gli ho dato una rapida scorsa. C’erano cose scritte abbastanza bene, e altre del tutto insalvabili, naturalmente con una predominanza schiacciante delle seconde. Ma pur avendo passato in rassegna un numero così elevato di opere, è stato solo leggendo La crisalide d’aria che ho provato per la prima volta una sorta di reazione. Ed è stata anche la prima volta che, dopo aver finito, ho provato il desiderio di rileggere tutto dall’inizio.
– Hmm, – fece Komatsu.
[…]
– Anch’io l’ho letto, – disse Komatsu, dopo qualche istante di silenzio. – In seguito alla tua telefonata, l’ho letto subito. Però è scritto spaventosamente male. L’uso delle preposizioni è tutto sbagliato, e ci sono addirittura delle parti in cui non si capisce cosa voglia dire. Prima di scrivere un romanzo, l’autrice dovrebbe rimettersi a studiare la sintassi, partendo dalle basi.
– Però l’ha letto fino alla fine. O sbaglio?
Komatsu fece un sorriso che sembrava essere stato tirato fuori dal fondo di un cassetto che si apre di rado. – Beh, questo è vero. Hai indovinato. L’ho letto fino alla fine, cosa che ha stupito persino me. Prima di tutto non succede mai che io arrivi a leggere sino in fondo le opere candidate al premio per nuovi scrittori. E per giunta me ne sono anche riletto alcune parti. Quando succede, è come l’allineamento dei pianeti. Ammettiamolo pure.

Bene, la risposta esatta è la prima. E, no, mio cugino di undici anni non si chiama Haruki Murakami.

Ora, mettiamo in ordine le idee.

1Q84 Libro 1 e 2 Aprile-Settembre è la prima parte dell’edizione italiana del romanzo 1Q84 di Haruki Murakami pubblicato originariamente in Giappone in tre volumi nel 2009-2010 e arrivato in Italia per Einaudi nel 2011 (mentre la seconda parte esce oggi in libreria). Cosa strana l’edizone italiana spezzettata, specialmente visto che la Knopf ha pubblicato l’edizione statunitense in un unico volume già a ottobre 2011. Sa dio, sarà questione di diritti. Gli è comunque andata meglio che ad altri scrittori, tipo quelli ciccioni con bretelle, barba e cappello.

Ciò detto, questo dialogo fa schifo. Fa ribrezzo. Fa vomitare. Fa piangere i coniglietti. Mettetela come volete, ma è l’esatto opposto di come dovrebbe essere scritto un discorso tra due persone. Leggete le frasi in neretto. Alcune sono frasi che anche io uso nella sezione “in conclusione” delle mie recensioni. Ma si tratta di frasi scritte e che esistono per essere lette, non pronunciate. Immaginatevi di mettere in bocca a qualcuno una qualsiasi mia recensione – intendo metaforicamente, eh – e vedrete che c’è qualcosa che non funziona. Semplicemente detto, la gente non parla così.

Un errore grossolano, soprattutto visto che si trova in un libro di così alto prestigio. E, a questo punto, chi possiamo biasimare?

Di solito, quando il libro scritto male non è italiano, il dito lo punto in direzione del traduttore. Prendete un qualsiasi libro di Lansdale tradotto da Einaudi e preparatevi ai conati di vomito. Tra i “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco” di Costanza Prinetti, i texanissimi “santa polenta” e “pisquano” di Luca Conti, gli “uomo” usato al posto dell’intercalare “man” di Vittorio Curtoni e le altre varie schifezze di Stefano Massaron, tra i romanzi di Lansdale pubblicati da Einaudi che ho letto, non se ne salva neanche uno. Meglio quelli della Fanucci. Fanucci che, d’altro canto, è riuscita a uccidermi La città e la città di China Miéville con gli “intersezionati” di Maurizio Nati – ed è riuscita anche a farmi accorgere che un libro di Goodkind, il sesto, era tradotto peggio addirittura di quanto non fosse originariamente scritto. Per non parlare della già leggendaria traduzione di Sopravvissuti di Richard K. Morgan a opera di Maria Antonietta Struzziero per Gargoyle Books (sul serio, prendetevi una qualsiasi recensione su aNobii e… beh, lollate).

Il traduttore italiano di 1Q84 è Giorgio Amitrano che ha già tradotto, sempre di Murakami, Kafka sulla spiaggia, La ragazza dello Sputnik, Dance Dance Dance, Tutti i figli di dio danzano, Norwegian Wood (ma non quella mezza ciofeca di La fine del mondo e il paese delle meraviglie o After Dark). Inoltre è il traduttore di Banana Yoshimoto. Il che mi porta a pensare che non sia il primo tizio che passa per strada a cui un editore ha affidato da tradurre il proprio romanzo perché si faceva pagare meno del prezzo di mercato – che poi sarebbe una pratica anche abbastanza diffusa.

Però dall’altra parte, a scrivere, abbiamo Haruki Murakami. Che nemmeno lui è il primo pirla che passa per strada. Considerato uno dei più grandi scrittori contemporanei e quest’anno aveva addirittura il 50% di probabilità di vincere il premio Nobel. Che poi non è andato a lui ma a un autore un ciccino più struggente e che io non leggerei mai neanche con una pistola puntata alla tempia. Insomma, la prassi. E tanto io tifavo per Fabio Volo.

Per cui, lecitamente, mi domando: chi dei due è impazzito? Lo scrittore mancato premio Nobel, che magari ha deciso di non provarci nemmeno più o magari ha preso una svista, o il traduttore che dello scrittore mancato premio Nobel conosce la voce quasi come fosse la propria? O magari è colpa del giapponese, che forse è una lingua sintatticamente diversa e di cui alcune espressioni sono difficili da rendere in modo fluente in italiano. Giuro, non ne ho idea. Sta di fatto che nessuna delle parti coinvolte ci fa una bella figura, perché l’impressione che ho avuto stamattina mentre leggevo è che, appunto, il dialogo fosse stato scritto da mio cugino di undici anni.

Ciò detto, a me Murakami non fa impazzire. Di lui ho letto solo La fine del mondo e il paese delle meraviglie e l’ho trovato uno spreco di idea geniale. Di 1Q84 ho letto novantasette pagine. E fin’ora sono stati presentati solo i personaggi principali. Vorrei recensirlo per bene, ma sinceramente, boh.