Da più parti, anche in forma quasi ufficiale su Scrittevolmente, mi si domanda: “Recensirai The Heroes di Joe Abercrombie pubblicato in Italia da Gargoyle Books e recentemente uscito in tette le migliori librerie e store online?”. (Ok, la domanda potrebbe essere un po’ parafrasata però il senso è quello.)

La risposta è no.

E non perché sono uno spilorcio che non ha i soldi per comprarsi un romanzo – anche perché questi sono i miei acquisti librari del mese passato. Principalmente è no per due motivi.

Il primo è Best Served Cold.

Ultimata la trilogia della First Law (ormai se mi seguite lo sapete e ne avete a nausea), Joe Abercrombie si è detto: scriviamo tre romanzi a sé stanti. E così ha fatto. Tuttavia questi tre romanzi, Best Served Cold, The Heroes e Red Country, non solo sono successivi in ordine cronologico agli eventi della First Law Trilogy, ma alcuni ne rivelano anche il finale (e Red Country dà una risposta al cliffangerone che aveva chiuso Last Argument of Kings, leggo in giro.

A me piace il progetto della nuova Gargoyle, giuro, portare nel deprimente mercato fantasy italiano non solo romanzi di peso che non hanno mai trovato distribuzione e contemporaneamente ridistribuire romanzi di grandi autori che sono spariti dai cataloghi in favore di minchiate young adult per giovani lettrici teste di minchia. E nel contempo comprendo che pubblicare un’intera trilogia senza per lo meno sondare un po’ il terreno sia un rischio, da un punto di vista economico. Però io, lettore, non posso leggere romanzi a caso senza rispetto per la cronologia interna di un’opera.

Fosse stato Gemmell d’accordo, lui del resto scriveva romanzi a loro stanti e non seguiva una cronologia di pubblicazione precisa. Con Abercrombie il discorso è diverso, i libri hanno un ordine cronologico e, pertanto, per il sottoscritto leggere The Heroes prima di Best Served Cold è qualcosa di impensabile.

Il secondo motivo è Sopravvissuti di Richard K. Morgan.

Come dicevo poco sopra, il progetto della nuova Gargoyle mi piace. La realizzazione un po’ meno. Quest’estate, tutto felice e contento, ho comprato la mia bella copia di Sopravvissuti, la versione italiana di The Steel Remains di Richard K. Morgan. E sono rimasto bruciato.

La traduzione era così stridente che alcune parti veniva perfino difficile capirle. Deluso, ho abbandonato il libro prima della metà e reperito una versione in lingua originale.

Era da parecchio che non rinunciavo alla lettura di un libro per via della traduzione, da Stardust di Neil Gaiman. Alle volte faccio notare che certe cose potevano essere tradotte meglio, alle volte il traduttore di Joe Lansdale per Einaudi mi dice che io sono un pirla e che Lansdale stesso gli aveva dato il permesso di scrivere “santa polenta” e “pisquano” perché suonano così fottutamente texani. Però, ecco, sospendere la lettura a causa di una brutta traduzione per me è il colmo. Per cui, onde evitare altre bruciature, The Heroes della Gargoyle non lo leggo finché qualcuno del cui quoziente intellettivo mi fidi non lo legge prima di me e mi assicura sul valore della traduzione (e non voglio neanche roba perfetta, mi basta non essere costretto ad alzare la testa dal libro con negli occhi lo smarrimento da WTF am I reading?).