China Miéville è indiscutibilmente uno dei più quotati autori fantasy della nuova generazione. Da qualche anno a questa parte, ogni volta che pubblica qualcosa – & il tizio ha l’invidiabile media di un romanzo all’anno – fioccano premi letterari & riconoscimenti di pubblico e critica.

Miéville scrive principalmente new weird (la trilogia di Bas-Lag) e urban fantasy per young adult (Un Lun Dun e King Rat), anche se, a mio avviso, i suoi due romanzi fondamentali appartengono al genere fantascientifico & sono The City & the City & il capolavoro Embassytown.

Di Embassytown, storia delle relazioni tra i coloni umani & una razza aliena che comunica con un linguaggio molto particolare, mi sono proprio innamorato. Ho trovato eccezionale la cura nel creare il mondo alieno & i suoi abitanti, gli Ospiti, & molto ingegnosa tutta la parte relativa al Linguaggio alieno & alle differenze semantiche & simboliche rispetto al nostro. È come se Miéville avesse preso il meglio dal corso di sociologia dei processi culturali che ho seguito all’università & ci avesse scritto un romanzo. Giuro, non riuscivo a smettere di pensare e ripensare a quanto fisse figo tutto ciò.

Mi ero anche ripromesso di scriverci una recensione, che sarebbe stata una recensione a cinque stelline, ma poi i mesi si sono accumulati & il progetto è stato accantonato. Finirà, assieme alla recensione di Blackwater, nella lista della migliori reccy che non ho mai scritto.

Tutto questo preambolo per dire che oggi parliamo di Railsea, l’ultima fatica in ordine cronologico di China Miéville. Che è un romanzo un po’ sui generis visto all’interno della sua bibliografia.

Innanzitutto è uno young adult, almeno così lo marketizza l’editore – io ho i miei dubbi al riguardo, ma lo vedremo in seguito. Il protagonista, di cui non viene mai specificata l’età, è verosimilmente un ragazzo di quindici-diciotto anni (viene chiamato “young man”) & la storia è inframezzata da disegni realizzati dallo stesso Miéville. Roba da young adult, no?

Poi, il genere. Non è un urban fantasy come gli altri YA, King Rat e Un Lun Dun, né uno sci-fi. È invece un’avventura fantasy/new weird con qualche momento steampunk. Una versione meno profana della trilogia di Bas Lag, adatta ai lettori più giovani & a tutte le fighette che hanno i conati di vomito quando leggono una scena di sesso tra un uomo & una donna dalla testa di insetto.

La scheda del libro

Railsea di China Miéville
Pubblicato da Del Rey Books
Anno 2012
424 pagine
Prezzo di copertina (hardcover) 18.00$
Il libro su Amazon

Che cosa succede

Non ho mai letto Moby Dick ma quando penso al romanzo di Herman Melville ho ben in testa un’immagine: Moby, che è un pronipote dell’autore & ha voluto che il suo nome d’arte riecheggiasse l’opera più famosa dell’antenato.

No, wait… volevo dire la balena bianca.

Dai, il capitano Ahab con l’arpione in mano che fronteggia una cazzutissima balena che giganteggia a pelo d’acqua.

Insomma, avete presente Moby Dick.

Railsea è una sorta di rivisitazione del mito di Moby Dick, un retelling che va ben al di là di molti altri esperimenti del genere (tipo Orgoglio pregiudizio & zombie o le rivisitazioni con scene di sesso bonus dei classici della letteratura “romantica” ispirate da Cinquanta sfumature di grigio – ebbene sì, esistono & c’ho le prove). È Moby Dick, ma al posto del mare c’è un’infinita distesa di binari ferroviari, al posto delle navi ci sono i treni diesel & al posto della balena c’è una gigantesca talpa gialla. Fuck yeah.

Ho tentato di spiegare il plot a Queenseptienna & la reazione che ho ottenuto è stata la seguente:

Il protagonista del racconto è Sham ap Soorap, giovane assistente medico che si trova a bordo della Medes, la nave del capitano Naphi, donna spietata con un braccio meccanico – STEAMPUNK! – la cui “filosofia” (o destino) è quella di trovare & uccidere la gigantesca talpa gialla Mocker-Jack.

Un giorno, di ritorno da una caccia infruttuosa, la Medes incrocia il relitto di un vecchio treno. Sham, assieme a un manipolo di marinai, scende in esplorazione & trova una scheda di memoria che il suo capitano provvede subito a sequestrare, in barba alla regola del “chi trova se lo tiene”. Sham non si perde d’animo & riesce comunque a scoprire che cosa contiene la scheda: delle foto scattate con buona probabilità da degli esploratori del Railsea. Tutto curioso, ma pur sempre normale – il mare di binari è immenso & esplorare è pur sempre nella natura umana – fino a che non posa gli occhi sull’ultima foto, un’immagine che potrebbe cambiare la concezione del Railsea così come Sham & tutti gli altri lo conoscono.

Che cosa ne penso

Railsea è un romanzo d’avventura molto valido. Sham ap Soorap è un protagonista che risulta simpatico fina dalle prime pagine & per cui è facilissimo tifare – a tratti sembra il main charachter dei film di animazione della Dreamworks – & il world building, pur essendo basato su una premessa che richiede un minimo di sospensione dell’incredulità, è coerente e ben strutturato.

Il romanzo alterna scene d’azione frenetiche a capitoli più tranquilli, quando non veri e propri capitoli-infodump. Tuttavia, la lunghezza media di ciascuno degli ottantasei capitoli che compongono il romanzo è di circa due paginette – una facciata per i capitoli d’infodump, per i quali la voce narrante è molto poco solenne & non pesano quindi sul ritmo di lettura. Ritmo che rimane piuttosto serrato, soprattutto nella prima parte e durante il climax finale.

Di contrario, ci sono due cose che non mi sono andate molto a genio.

Una è senza dubbio che la caratterizzazione del resto dei coprimari è piuttosto scarsa. Solo uno dei compagni d’equipaggio di Sham ha due scene in cui viene definita la sua personalità, ma si tratta più che altro di una comparsa, che rimane sullo sfondo durante tutte le scene fondamentali. Gli altri personaggi secondari, i fratelli Shroak, il capitano Naphi e il pirata Robalson, sono più che altro abbozzati, eppure occupano una buona fetta della seconda parte del libro, quando capita che debbano gestire la trama senza l’assistenza di Sham, che è impegnato su altri fronti, & per i quali il lettore non sente lo stesso attaccamento che prova per Sham.

La seconda magagna è che il finale è un po’ troppo prevedibile. Nel senso che parte del finale consiste nello svelare cosa si cela alla fine del Railsea, il che presuppone scoprire quali siano le sue origini. Il problema è che le origini del mare di binari sono spiegate, anche se come se fossero una antica leggenda, in uno dei capitoli-infodump. Questo rende l’epilogo del romanzo in parte anticlimatico.

Poi abbiamo Miéville che è pur sempre Miéville, e quindi scrive compiaciuto. Sia chiaro che questa non è una critica allo stile o al romanzo, ma da lettore non madrelingua inglese ho trovato il vocabolario usato in Railsea eccessivamente arzigogolato, non per la quantità di aggettivi o per la costruzione contorta dei periodi, ma proprio per la ricercatezza dei termini. Mi è rimasto impresso quell’“animale tellurico” in luogo di treno. & le congiunzioni scritte in quel modo strano mi hanno un po’ distratto, anche se poi vengono spiegate. Insomma, se il vostro livello di inglese non è sopra la media, armatevi di vocabolario o aspettate un’edizione in italiano – la cui traduzione sarà senza dubbio massacrata come è stato per The City and the City.

Voto finale