In cima alla recente lista dei migliori libri fantasy dell’anno in corso che ancora non avevo letto, spiccava il romanzo Sharps di K.J. Parker.

Erroneamente lo definivo low fantasy. Nello scrivere questa recensione mi sono documentato approfonditamente – ben 0,5 secondi su Wikipedia – e sono ora costretto a correggermi. Per low fantasy, infatti, non si intende un sottogenere del fantasy che si contrappone all’high fantasy per l’assenza dell’elemento magico, sia che esso si palesi sotto forma di magia o di creature meravigliose quali draghi, elfi, goblin o politici del centrosinistra. Il low fantasy propriamente detto è quel sottogenere del fantasy in cui l’elemento magico è presente ma collocato in un universo affine al nostro, l’irrazionale che entra in un contesto razionale. In sostanza, il low fantasy propriamente detto si colloca a pochissima distanza dal realismo magico di Murakami.

Beh, ciò non toglie che Sharps, così come molti altri romanzi della Parker, sia ambientato in un contesto fantasy che risulta essere privo, tuttavia, dell’elemento magico. Come la mettiamo? Eh, sapientoni? Non c’è un nome per questo sottogenere?

Allora me l’invento io.

Visto che i romanzi fantasy con draghi, maghi, battaglie, elfi, hobbit e spade magiche si chiamano Epic Fantasy, i romanzi che pur essendo fantasy non presentano questi elementi da oggi in poi si chiameranno Ordinary Fantasy. Ora non mi resta che scrivere il manifesto dell’Ordinary Fantasy, reclutare un circolo di amyketti accondiscendenti e il mondo sarà mio… MUAHAHAHAHAHA!

Ehm.

Dicevo, K.J. Parker. Scrittrice misteriosa, vero nome e provenienza da sempre avvolti nel più assoluto riserbo (per questo è probabile che sia pure lei Loredana Lipperini), il suo marchio di fabbrica è l’Ordinary Fantasy. Già autrice della Fencer Trilogy, della Scavenger Trilogy e dell’Engineer Trilogy – di queste solo la prima è stata tradotta in italiano, dalla Nord, in quel periodo roseo in cui la Nord pubblicava ancora fantasy – ultimamente si è data ai romanzi stand-alone, che sono spesso indicati come i suoi lavori migliori, e Sharps è l’ultimo in ordine cronologico.

Vediamolo un po’

La scheda del libro

Sharps di K.J. Parker
Pubblicato da Orbit Books
Anno 2012
450 pagine
Prezzo di copertina (paperback) £8.99
Il libro su Amazon

Che cosa succede

La storia segue una squadra di schermidori provenienti dalla nazione di Scheria che viene invitata nella confinante Permia per disputare un torneo che celebri la tregua che le due nazioni sono riuscite a stipulare con difficoltà dopo una sanguinosa guerra durata oltre quarant’anni.

Si tratta però di un torneo più politico che sportivo, tanto è vero che ben pochi degli schermidori partecipanti possono definirsi volontari. Suidas è un ex campione di fioretto che ha servito in prima linea durante la guerra; Giraut ha accidentalmente ucciso un politico e la partecipazione al torneo è l’alternativa che gli è stata proposta al posto della condanna; Iseutz è una donna di nobili natali e dal passato misterioso; Addo è il figlio del generale Carnufex che, con la spudorata e ingegnosa mossa di deviare il corso di un fiume e inondare una delle maggiori città di Permia, ha di fatto permesso a Scheria di vincere la guerra. Perfino l’allenatore, Phrantzes, è stato costretto a unirsi alla squadra per evitare una condanna per blasfemia fabbricata ad arte. Ad accompagnarli, un misterioso “emissario” politico che pare abbia il potere di svanire nel nulla quando c’è bisogno di lui.

Ma è chiaro fin dall’inizio del tour che le cose per la squadra di schermidori sono destinate a non andare per il verso giusto. Mano a mano che proseguono nel loro viaggio a Permia, vengono stretti sempre più in una ragnatela di intrighi, macchinazioni e inganni, perché la pace stipulata tra Scheria e Permia pare non vada a genio proprio a tutti – e perfino tra i nostri malcapitati schermidori potrebbe celarsi un traditore.

Che cosa ne penso

Sharps è un romanzo più simile alle saghe familiari di Ken Follett che ai fantasy di Joe Abercrombie, George R.R. Martin, Patrick Rothfuss o – che iddio ce ne scampi – Terry Goodkind. Non è solo per l’assenza dell’elemento soprannaturale che ho già menzionato nel preambolo, si tratta proprio del modo in cui il romanzo è costruito: un susseguirsi di intrighi che, mano a mano si fanno sempre più fitti e impenetrabili e entro il quale i protagonisti devono fare tutto il possibile per sopravvivere.

Non fosse stato ambientato in un universo che, palesemente, non è il nostro, avrei classificato Sharps come un romanzo storico e non un fantasy. Ma la differenza tra il mondo alternativo del romanzo e quello in cui noi viviamo si sente ed è una parte fondamentale della storia. Per non dire la migliore.

Di sicuro il world building è uno dei punti di forza di questo romanzo. Non c’è niente di particolarmente eclatante nella società permiana o scheriana – se non l’eccessiva fissazione per la scherma – ma si tratta comunque di due realtà che rimangono impresse, anche a romanzo terminato.

Altro punto di forza del romanzo è la fitta coltre di intrighi che avvolge i protagonisti. Ogni due pagine le carte in tavola vengono mischiate, e perfino il lettore finisce a trovarsi nell’angosciante situazione di non sapere più a chi credere.

La Parker si è tenuta lontana dai cliché – non ha tentato di ribaltarli o di reinventarli, molto più semplicemente se ne è del tutto discostata. La moralità dei personaggi – di tutti i personaggi, nessuno escluso – è a gradazioni di grigio (non quelle finto-BDSM). Fino all’ultimo non si capisce chi è cattivo e chi buono e, una volta che lo si è scoperto, l’eroe non è eroico e l’antagonista non è malvagio. I buoni sono i cattivi, i cattivi sono i buoni, i cattivi sono simpatici e i buoni antipatici. Insomma, un bel casino, ma pur sempre un casino che suona realistico.

E infine merita di essere annoverata tra i punti di forza del romanzo la scherma. Deve essere una disciplina in cui la Parker è piuttosto fissata, perché la precedente Fencer Trilogy era basata sull’idea di un universo in cui le dispute legali si risolvevano tramite duello e gli avvocati sono tutti schermidori provetti. In Sharps la scherma c’è ma non è invadente, inoltre è alla portata di tutti, anche di chi, come me, ne sapeva poco e niente. (Tra parentesi il titolo del romanzo fa riferimento alle lame affilate che usano gli schermidori di Permia in contrapposizione al fioretto classico usato a Scheria).

A fare da contrappeso al world-building, agli intrighi e alla sempre presente ma non invadente scherma, ci sono i personaggi. Che non sono affatto male, badate bene, ma faticano a rimanere impressi. Tanto è vero che io, che ho finito il libro da neanche dieci giorni, nello scrivere la recensione che state leggendo sono dovuto andare a riprendere il libro per menzionarne i personaggi principali. Non rimangono molto impressi nonostante la caratterizzazione sia più che soddisfacente e le storie che ognuno dei protagonisti ha alle spalle siano ben descritte e interessanti. Io so bene che Giraut è quello che ha ucciso un tizio in autodifesa e Addo è il figlio dell’eroe di guerra, ma a volte queste due conoscenze si mischiano.

In conclusione

Per tirare le somme, Sharps è un romanzo molto buono, specialmente per un annata sofferente per il fantasy come questa, che trova la sua forza in un mondo alternativo decisamente fantastico in cui tuttavia non sono presenti elementi magici o comunque soprannaturali, e in una trama intricata in cui a farla da padrone sono intrighi politici e giochi di potere ben congegnati che anche il lettore non può fare a meno di guardare con sospetto i personaggi, perfino quelli principali, che “conosce” grazie a un POV in terza persona focalizzata.

I personaggi, per quanto dotati di un passato e di personalità ben distinte, non sono memorabili e c’è il rischio che, a causa di ciò, il ritmo di lettura ne risenta.

Se amate i paranormal romance, questo non è il libro che fa per voi (e inoltre: cosa ci fate sul mio blog? masochismo?), se vi aspettate battaglie campali con elfi a cavallo di elefanti e nani in sella a draghi steampunk, beh, ciccia. Sharps è un libro molto ordinary, più simile a un thriller storico che a un fantasy propriamente detto. Ma è comunque una lettura che consiglio di intraprendere.

Voto finale