Inutili considerazioni di fine anno, perché è da un po’ che su questi  schermi tutto tace – anche se ho scritto qualche articolo per Scrittevolmente in questi giorni, uno anche abbastanza succoso sui peggiori libri che ho letto quest’anno – e un po’ perché la prassi impone di trarre un bilancio riassuntivo dell’anno che va a concludersi. Ed è comunque meglio che stare a sentire Napolitano.

Partiamo con le cose semplici: come va la vita, bastardo di un sociopatico? Abbastanza bene, oserei dire. Il 2012 ha segnato il mio addio definitivo all’università e il mio ingresso nel magico mondo del lavoro e ci sono buone prospettive che entro il primo trimestre del prossimo anno io riesca finalmente a trasferirmi in un appartamento tutto per me. Il che d’altra parte significa che ho dedicato negli ultimi tempi poco  tempo a questo blog, una situazione che potrebbe protrarsi definitivamente nel futuro. Non che di mio scrivessi molto, eh. Ci sono blogger, là fuori, che pubblicano uno anche perfino due post al giorno con un rigidissimo palinsesto settimanale – che, da una parte, mi tiene compagnia la mattina quando controllo Google Reader, ma dal’altra si presta non di rado alla pubblicazione di post evitabili e messi lì solo per riempire la giornata. Io ho sempre preferito scrivere poco (perché sono pigro), ma essere convinto di ciò che pubblico. E a tute’ora non rimpiango nessuno dei post che ho scritto in questo blog e su Scritty. Forse dovrei, specialmente le prime recensioni, quelle decisamente acerbe, però… LOL NOPE!

Il 2012 è stato un buon anno anche per il blog, visto che sono aumentati visite, commenti e feedback da parte dei lettori. Nei dodici mesi passati ho recensito 21 romanzi (includendo la trollata di 1Q84 di quel jappo malefico di Murakami), molto al di sopra del mio minimo sindacale di una reccy al mese e molto al di sotto del mio obiettivo ideale di una reccy a settimana. Nel 2013 penso che il numero di recensioni si assesterà si nuovo attorno alle venti, forse meno, dipende dal tempo e dalla voglia di vivere di cui disporrò. Continuerò anche a recensire Game of Thrones, la cui terza stagione comincia il 30 marzo – e sto già ipersalivando -, e film “di nicchia” all’interno della rubrica Al cinematografo con Ewan, ma solo perché mi piace il titolo. E, ovviamente, continuerò a rantare come se non ci fosse un domani anche l’anno prossimo.

Ma veniamo alla domanda che già vedo formarsi sulle vostre labbra leporine. Il cosiddetto elephant in the room. Dunque, sommando le recensioni scritte quest’anno e negli anni precedenti, mi è saltato all’occhio che siamo arrivati all’iconica cifra di 49. E lo sapete cosa c’è di più iconico di 49 recensioni? 50 recensioni! Così ho deciso che la cinquantesima recensione del Sociopatico sarà… IL SESTO VOLUME DELLA SPADA DELLA FUFFOSITÀ DEL NOSTRO AMATO TERESINO GOODKIND! Così finalmente la smetterete di chiedermela, cominciando a chiedermi la reccy del settimo.

E questo è niente, la recensione numero 100 sarà la Bibbia…

Comunque, ci sto già lavorando e sarà su questi schermi entro gennaio.

“I came here to drink milk and write shitty fantasy, and I’ve just finished my milk.”

Parellelamente al mio blog personale, nel 2012 ho continuato la mia collaborazione con Scrittevolmente, che è addirittura sfociata nella creazione di un marchio editoriale, ST-Books, che ha pubblicato le antologie dei concorsi del sito e un fottio di racconti aggratis, e che ha svariata altra roba in cantiere per il 2013. Anche roba mia, che man mano andrò ad aggiungere alla barra degli ebook qui di lato.

La collaborazione con Scrittevolmente mi ha anche portato a guardare più da vicino il magico mondo fatato dell’editoria italiana. Ora, se siete miei lettori abituali – e se state leggendo questo post di riepilogo è probabile che lo siate – sapete già cosa ne pensavo a giudicare ciò che appariva in superficie. Ecco, visto dall’interno è ancora peggio. Non si salva nessuno. I grandi editori fanno i grandi editori e perpetuano logiche commerciali, i piccoli editori fanno tanto i virtuosi ma di virtù non ne possiedono affatto, sono spesso gestiti da incompetenti, non sarebbero in grado di accorgersi di un buon romanzo neanche se quello gli stesse facendo un pompino e, quando falliscono (perché non è neanche questione di “se”, il fallimento è una matematica certezza) si rifugiano dietro all’enorme balla che non sono stati capiti dal pubblico e che sono stati stritolati da una competizione ingiusta con le big. Tutte stronzate, ma si sa, la volpe che non riesce a raggiungere l’uva dice che la colpa è di Mondadori… o qualcosa del genere, non sono un grande esperto di Esopo.

La soluzione alo cancro terminale che sta uccidendo l’editoria italiana, mi sono reso conto, non sono i piccoli editori, che pure lor valgono poco e niente in termini di qualità, ma – e di questo mi sono convinto solo recentemente – l’autopubblicazione in formato digitale. Pure lei, poveretta, presenta parecchi problemi (uno su tutti, gli autori scemi che sono convinti che siccome ho scritto qualcosa, questo qualcosa va anche letto e distribuito) ma se non altro gode di maggiore libertà rispetto al mercato editoriale tradizionale. In virtù di ciò, per il 2013 aspettatevi un maggiore focus sui romanzi autopubblicati e una minore attenzione, da parte mia, al mercato in cancrena della puccola editoria italiana. Perché la verità è che se scrivi che la Troisi scrive merda, alla Troisi non fa né caldi né freddo e al massimo irriti qualche bimbaminkia deficiente che si può rimettere in riga in zero due secondi e pure ricavarne un discreto intrattenimento, se dici che il romanzo pubblicato dal picolo editore tal dei tali fa cagare, invece, all’improvviso diventi un talebano invidioso, va’ a sapere perché.

Ma restiamo positivi. Ecco a voi dei coniglietti batuffolosi.

Parliamo anche un po’ delle cose che quest’anno mi sono piaciute, a cominciare dai libri. A inizio anno ho letto Hunger Games, mi aspettavo una trashata tipo Twilight per ragazzine sceme (e le loro inquietanti madri), e invece si è rivelato uno young adult distopico abbastanza intelligente e decisamente d’intrattenimento, molto meglio di quanto mi aspettassi. Non ho ancora avuto il coraggio di leggere i sequel, però. Un altro libro che ho letto e che mi è piaciuto assai è Finzioni di Borges. Richiede parecchia attenzione a dispetto delle sue poco più di cento pagine, questo sì, però ne vale la pena, fidatevi – e se non l’avete ancora letto fateci un pensierino.

Due altri romanzi, che ai tempi non ho di certo incensato nelle rispettive recensioni, mi sono tuttavia rimasti impressi. Uno è Il nome del vento di Patrick Rothfuss, di cui consiglio la lettura perché, grazie a una prosa semplice ma nel contempo evocativa ed efficace, riesce a rendere gradevole un libro che ha come protagonista il re dei Gary Stu. L’altro è La leggenda dei Drenai di David Gemmell. Non si tratta di un romanzo perfetto, badate, ma è riuscito a impressionarmi a tal punto che quando leggo di un assedio non posso fare a meno di paragonarlo a quello raccontato nel libro d’esordio di Gemmell. E questo a casa mia significa essere memorabili.

Ma la palma del libro migliore letto quest’anno va a Embassytown di China Miéville, non c’è partita. Embassytown è l’esempio di come un romanzo possa essere semplice e, nello stesso tempo, farti esplodere il cervello con un world building magistrale e intelligentissimo. Probabilmente non lo recensirò mai, perché per rendergli giustizia dovrei documentarmi su cento milioni di cose e ne verrebbe fuori più un saggio breve che un post, per cui fidatevi della mia parola: leggete Embassytown. E non aspettate che esca in italiano, con una traduzione che lo stupri come quella di La città e la città, leggetelo in lingua originale, perché è parte della sua bellezza. E se non sapete l’inglese, è l’occasione buona per impararlo, fidatevi.

Videogame. Io ho un pc del menga e quindi le mie possibilità videoludiche sono assai limitate. Non ho, ad esempio, giocato a Dishonored, anche se prima o poi sarà mio. In compenso quest’anno mi sino rincoglionito all’inverosimile con Crusader Kings II della Paradox, un gioco di strategia medievale che incorpora elementi di warfare alla Age of Empires e altri elementi politici come in Civilization. Il più grande momento d’orgoglio è stato quando, nei panni di Federico d’Este, duca di Lombardia e Valencia, sono stato eletto Sacro Romano Imperatore (e poco importa che per raggiungere detto traguardo abbia dovuto uccidere il mio predecessore sulo trono imperiale, dettagli). La modding community è molto attiva ed è riuscita a realizzare una mod che ambienta il gioco non più nell’Europa di Guglielmo il Conquistatore, ma all’interno di Westeros, nientemeno. Con molto più incesto e figli bastardi rispetto al gioco originale.

Quest’anno ho anche apprezzato Mass Effect 3 (rant obbligatorio sul finale fatto a culo a parte) e recuperato Fallout 3 e Fallout New Vegas e ora voglio convincere Queenseptienna a scrivere un’edizione post olocausto nucleare retrofuturista del survival blog (usando Darkroom, che graficamente assomiglia ai terminali presenti nek gioco).

Per quanto riguarda i film migliori e peggiori del 2012… beh, dovrete aspettare. Finché non vedo Django, Lincoln, Zero Dark Thirty e Oogieloves fare una classifica del meglio e del peggio cinematografico non ha senso. Passate di qua prima della fine della stagione degli awards e avrete le vostre classifiche, parola di lupetto.

Dunque, c’è altro?

Oh, sì, scrivere.

Nel 2012 ho scritto abbastanza. Non tantissimo, non tutti giorni, ma non ho nemmno scritto stronzate, e questo è un passo avanti rispetto al 2011. Ho partecipato al concorso Storie di confine indetto da Terre di confine, il mio racconto è piaciuto (immagino) e dovrebbe vedere la luce l’anno prossimo all’interno dell’antologia pubblicata da Wild Boar. Con la copertina di Diramazioni, che è pheega.

Il mio romanzo ha passato la boa delle centomila parole, e scusate se mi sento un po’come Samwise Gamgee al limitare della Contea. Del mio romanzo non parlo molto pubblicamente – ho fatto leggere solo una preview sempre alla solita Queenseptienna, e solo perché, un giorno, farà il beta reading ricevendo un compenso in crema di carciofi tonnata – quindi questa è un’occasione un po’ speciale.

È un fantasy (duh) brutto, sporco e cattivo (duh) influenzato dalla Torre Nera di Stephen King (duh), da ASOIAF di Giorgino Martin (duh) e un po’ pure da Dragon Age, con vistosi elementi politici (duh) e personaggi dalla moralità discutibile (duh). In pratica sto scrivendo qualcosa che io leggerei, non ho la pretesa di rivoluzionare il genere o di aggiungere qualcosa di nuovo. Voglio solo scrivere un’avventure figa.

Quando sarà finito non so dirvi, perché scrivo a velocità bradipo morto e sono spesso e volentieri ipercritico, ma nel 2012 ho fatto quelli che giudico essere grandi passi avanti nella costruzione dell’ambientazione e nella caratterizzazione di personaggi, ho scritto delle scene che mi hanno convinto assai e ho perfino deciso il titolo! Insomma, va a rilento ma non poso lamentarmi.

Cosa scriverò nel 2013? Beh, continueró il fantasy, poco ma sicuro, e poi ho una mezza idea di scrivere qualche novelletta da pubblicare con ST-Books, ma per ora sta tutto nella mia testa, eh…

E questo è quanto, il discorso di fine anno del presidente del blog è concluso, andate in pace, amatevi l’un l’altro come io ho amato voi (cioè poco) e non fate cose che io non farei (cioè uscire di casa). E, come dicono gli spiritosoni, ci vediamo l’anno prossimo!