Sono quasi sicuro che Myke Cole sia lo scrittore più muscoloso che abbia mai visto in foto. E già questo dovrebbe essere un motivo sufficiente per leggere una suo libro. Del resto ho letto Il nome del vento solo dopo aver visto Rothfuss in cosplay da gnomo da giardino – e immagino questo la dica lunga sui miei criteri di scelta.

Con un passato da mercenario (giuro) Cole si è fatto tre tour in Iraq occupandosi tra l’altro di antiterrorismo. Solo per questo si merita il Seal of Badassery (suvvia, è talmente badass che la I nel suo nome è diventata una Y). In più è anche un geek con la passione per Dungeons & Dragons e il fantasy in generale.

Logicamente, Myke Cole scrive urban fantasy con marcati elementi militareschi. Control Point è il primo volume della serie Shadow Ops, ambientata in un universo in cui il genere umano ha inspiegabilmente acquisito superpoteri non sempre facili da controllare visto dagli occhi di un ufficiale dell’esercito che scopre, suo malgrado, di essere in grado di aprire portali nello spaziotempo.

Dopo il romanzo breve che è stata la recensione di Goodkind, torniamo a un formato più condensato e andiamo a vedere cosa ne penso di Control Point.

La scheda del libro

Control Point (Shadow Ops #1) di Myke Cole
Pubblicato da Ace, inedito in Italia
Anno 2012
389 pagine
Prezzo di copertina 10,30€
Prezzo ebook 4,32€
Il libro su Amazon, anche in formato digitale

Che cosa succede

A seguito di un evento improvviso e mai del tutto spiegato nel romanzo, gli uomini cominciano a manifestare poteri magici, non tutti sono in grado di controllarli e alcuni di questi poteri sono molto, molto pericolosi. Oscar Britton è un membro della Supernatural Operation Corps, una divisione dell’esercito americano il cui compito è quello di catturare e assicurare alla giustizia i cosiddetti Selfers, persone che manifestano improvvisamente (e spesso violentemente) i propri poteri magici, o che sono dotati di poteri magici afferenti a un’arte proibita, ad esempio negromanzia, piromanzia e portalmanzia, e rifiutano di consegnarsi spontaneamente alla giustizia.

Ironia della sorte, dopo aver consegnato alla “giustizia” una piromante in fuga, Britton manifesta lui stesso poteri magici, scoprendo di essere in grado di aprire portali verso una sorta di dimensione parallela chiamata “The Source”, che si suppone sia la fonte da cui proviene tutta la magia (e i goblin). Catturato dalla SOC, e con una bomba impiantata all’interno del cuore, Britton viene spedito proprio all’interno della Fonte, dove si trova una base militare segreta in cui i Selfers vengono addestrati all’utilizzo della loro magia come arma e in seguito utilizzati come mercenari-ombra dall’esercito americano.

Control Point sembra la novellizzazione di un con Vin Diesel. Si tratta di un romanzo dal ritmo serrato, in cui le scene d’azione si susseguono senza quasi pause per tirare il fiato, e che si legge in una manciata di ore.

È un po’ un condensato di tutti i topói relativi all’esercito possibili e immaginabili, dall’ufficiale gentiluomo al sergente maggiore Hartman. Devo ammettere, però, che questo pescare a piene mani nella tipicità di un genere, che in effetti riflette l’inesperienza di un autore che è pur sempre all’inizio della sua carriera di scrittore, non mi ha infastidito più di tanto. Forse perché non conosco i cliché e gli stereotipi della narrativa militaresca come conosco quelli dell’high fantasy, in ogni caso ho trovato interessanti, anche se a volte appena abbozzati, alcuni personaggi secondari, nella fattispecie Scylla, il main villain.

Ci sono anche alcuni momenti più “riflessivi” all’interno della storia, in cui Britton si prende del tempo per esaminare la situazione in cui si trova e si pone le classiche domande relative all’identità e al valore individuale in un’organizzazione che per sua natura è anti-individualistica come l’esercito, dilemma esemplificato in una frase in particolare che Britton si sente rivolgere dal suo superiore: “You’re paid to be a weapon, not a hero”. Si tratta senza dubbio dei medesimi interrogativi che deve essersi posto anche Myke Cole, durante la sua carriera da contractor. Tuttavia invece di essere un punto di forza e far apparire Britton come un personaggio multidimensionale e in perenne conflitto con la sua identità, i brevi momenti di autoanalisi esistenziale sortiscono l’effetto opposto, ossia di far sembrare il protagonista un eterno indeciso e pure un po’ amante del dramma.

Che cosa ne penso

Al di là dell’eccessivo ricorso agli elementi tipici del genere militaresco e alla caratterizzazione che avrebbe potuto andare un po’ più nell’intimo dei personaggi secondari, ho poco di cui lamentarmi per quanto riguarda questo romanzo.

Control Point dà al lettore esattamente quello che la cover promette: militari, palle di fuoco e tanta, tanta azione. In più ho trovato interessante il world building, sia per quanto riguarda la società umana che all’improvviso deve fare i conti con il risveglio della magia, sia per quanto riguarda la Fonte, con i goblin e chissà quali altre creature magiche. L’ho trovato uno scenario promettente e spero verrà ampliato nei sequel.

In ultima analisi, Control Point mi ha offerto qualche ora di intrattenimento e svago, che già di per sé è una buona cosa da trovare in un romanzo.

Il secondo volume, Fortress Frontier, dovrebbe uscire tra una settimana, dieci giorni al massimo, affiancherà a Oscar Britton un secondo protagonista, Adam Bookbinder, colonnello burocrate che, dopo aver manifestato poteri magici in scuole proibite, viene posto al comando di un avamposto situato in una dimensione parallela (dalla sinossi non è chiaro se si tratti della Fonte o meno) e circondato da mostri.

Voto finale

DISCLAIMER Nessun goblin ha subito maltrattamenti durante la stesura di questa recensione.