Consentitemi per un attimo di fare quello che ha appena scoperto l’acqua calda.

Da neanche un mesetto sono proprietario di un Samsung tablet che ora è mio figlio. Dal punto di vista del blogger è comodissimo: la recensione dell’ultimo romanzo di Goodkind, ad esempio, è stata scritta interamente da tablet (ed è per questo che è zeppa di refusi, ebbene sì, ho le dita grosse e i tastini sono piccoli) sui mezzi pubblici milanesi. Inoltre, il tablet ha mandato in pensione il vecchio ereader e da dicembre ho letto in pratica solo libri digitali piratati o, non di rado, con mia grande sorpresa, acquistati legalmente su Amazon o altri store online.

La comodità è impressionante. Il livello qualitativo dell’esperienza di lettura idem. In effetti confesso che solo ora comincio a capire sul serio chi parlava di rivoluzione digitale e degli ebook che manderanno in pensione i libri cartacei.

Il futuro dell’editoria è digitale.

Piccolo problema: il futuro dell’editoria, pur avviandosi verso una crescente digitalizzazione, resta ancora nelle mani di quei figuri ingombranti chiamati editori.

L’editore per sua natura è conservatore e quindi resistente al cambiamento. L’ebook è un nuovo, vastissimo mercato e l’editore conservatore, che cerca di mantenere la sua nicchia di mercato cartaceo che si è creato pubblicando paranormal romance per minus habens o harmony finti BDSM per casalinghe disperate, sulla falsariga di quelli che, ahimè, sono i più recenti casi letterari, difficilmente cercherà di innovare. Davanti a una nuova realtà di mercato tenderà – e tende, come possiamo osservare, banalmente, facendo un giro su Amazon – a conservare e riproporre le vecchie logiche dell’editoria cartacea.

Solo che il digitale non è la carta. L’ebook non è il romanzo. Cosa che alla quasi totalità degli editori italiani sfugge.

Ad esempio si veda l’annosa questione dei prezzi. L’ebook non è un oggetto fisico, è un file – o, nella più deprecabile delle sue forme, una licenza per utilizzare un file – per cui va da sé che il prezzo dell’ebook-bene-di-consumo si calcola diversamente rispetto a quello di un libro cartaceo. Non bisognerà, ad esempio, pagare tipografia e legatoria, né la carta e i costi di trasporto e logistica. In un mondo che risponde alla logica della teoria economica, i soldi se li dovrebbero spartire l’autore, l’editor, chi ha impaginato l’ebook, l’illustratore, l’eventuale traduttore e l’editore – perché qui non siamo dei sozzi comunisti e crediamo nel valore economico dell’imprenditorialità.

Invece come ragiona una casa editrice italiana quando si tratta di convertire il proprio catalogo in formato digitale? Cito dal blog della Fanucci:

dopo la recente fiera di Francoforte in cui ho dialogato con i principali agenti letterari che rappresentano il 90% dei nostri autori sulle questioni relative alla pubblicazione dei nostri titoli in formato e-book, possiamo finalmente rispondere a quanti di voi ci chiedevano aggiornamenti.
Circa i tempi di pubblicazione in formato e-book delle varie novità rispetto alla pubblicazione in formato libro, ci sono diverse situazioni; c’è chi ha acconsentito alla pubblicazione simultanea (pochissimi), chi dopo un periodo minimo di sei mesi (la maggioranza), e chi oltre sei mesi. Quindi procederemo alla realizzazione immediata degli e-book attenendoci alla volontà dell’autrice/autore. Circa i titoli di catalogo, li stiamo lavorando e, man mano che saranno pronte le versioni e-book, li metteremo in vendita. Per quanto riguarda il prezzo invece, tutti sono d’accordo nell’applicare una riduzione del 30% sul prezzo dell’edizione più economica in commercio

Il che significa che, ad esempio, Londra tra le fiamme di Joe R. Lansdale, prezzo di listino 9,90 €, in versione digitale verrebbe a costare poco più di 6 €. Che non sono moltissimi, ma per un ebook sono già troppi. Pensate poi a una nuova uscita che costa magari 21 €, il prezzo digitale si assesterebbe intorno alla mitica cifra dei 14,90 €, che è proprio una presa per il culo, scusate la brutalità. Tra poco esce un libro che mi interessa parecchio e che si chiama A Natural History of Dragons (già l’ho menzionato nel post sui libri da tenere d’occhio nel 2013), ma su Amazon il prezzo di listino dell’edizione digitale è 14,43 € e quindi potete scordarvi che lo compri per vie legali.

Come rivela il post della Fanucci, la responsabilità di questa magagna è un po’ dell’editore, un po’ del publisher internazionale, un po’ dell’agente letterario. Insomma, del sistema che circonda il libro.

Ma soprattutto si cerca di traslare logiche obsolete in un mercato a cui non appartengono. E, no, non è un discorso di prezzi. Sto parlando anche del libro digitale in quanto tale.

Per il mercato editoriale esiste una corrispondenza biunivoca tra ebook e libro e questi due oggetti non si legano a null’altro. L’ebook è solo la forma digitalizzata di un romanzo.

Ebbene, non è così. L’ebook è un file, qualcosa che, sì, da un lato si presta a molte critiche per il suo essere intangibile, ma dall’altro può fare di questa sua intangibilità la sua forza. Per esempio puoi sceglierlo, comprarlo e cominciare a leggerlo in meno di un minuto. Puoi evidenziarlo, appiccicarci segnalibri virtuali e scriverci su note senza per questo rischiare di essere gettato nel pozzo senza fondo dell’angoscia e del tormento a cui sono destinati tutti coloro che spiegazzano o rovinano in qualsiasi altro modo un libro cartaceo. Puoi autopubblicarlo con agilità (a volte, a dire il vero, un po’ troppa agilità) e venderlo a 90 centesimi.

L’ebook consente una libertà che non era prevista nel vecchio mercato incentrato sul libro cartaceo. Si possono sperimentare nuove forme di narrazione, di scrittura, di pubblicazione. Basta quel minimo di coraggio che le case editrici non hanno ancora mostrato di possedere, ma che già molti scrittori, per lo più indipendenti, hanno già saputo trovare.

Un esempio di questa maggiore “libertà digitale” che trovo personalmente stimolante deriva, pensate un po’, dal passato remoto della letteratura. Nel senso che era già vecchiotto ai tempi di Charles Dickens, ma che ora, grazie agli ebook, potrebbe (me lo auguro) rinascere in modalità simili ma rinnovate.

Sto parlando, udite udite, della narrativa serializzata a episodi.

Non si tratta di un concetto nuovo. Tralasciando Sherlock Holmes, Rocambole e i romanzi di appendice dell’Ottocento, la strada della narrativa episodica era stata intrapresa anche in tempi più recenti. Era il 2000 quando Stephen King (scrittore da sempre amante delle sperimentazioni in digitale – e ricco abbastanza da potersele permettere) scriveva, auto pubblicava sul suo sito web e vendeva a 1$ gli episodi della sua novella epistolare The Plant. Nei progetti dell’autore, questa “nuova” forma di editoria sarebbe diventata l’incubo incubo delle grandi case editrici. I tempi però non erano ancora maturi, come si dice, le vendite decrebbero, i profitti crollarono e la novella rimase incompiuta. Se lo zio Steve avesse aspettato una decina d’anni, magari a quest’ora il romanzo sarebbe stato completato.

Ci sono stati dei casi più recenti, e su tre di essi vorrei puntare un attimo il riflettore – era l’idea alla base di questo articolo ma, come sempre, ho divagato.

Il primo è The Human Division di John Scalzi.

John Scalzi, per chi non lo conosce – e in Italia non avremmo motivo di farlo, visto che di suo è stato tradotto solo Old Man’s War per la Gargoyle e poi penso sia finito nel dimenticatoio – è uno scrittore statunitense e presidente della Science Fiction and Fantasy Writers Association of America. inoltre blogga con costanza dal 1998 e ama fare foto con facce strane.

Il suo ultimo lavoro è la serie di tredici ebook a puntate The Human Division, ambientata all’interno dell’universo di Old Man’s War, che viene pubblicata con regolarità ogni martedì sui principali negozi online a 0,76 € per episodio. Si tratta di racconti autoconclusivi che, presi nel loro insieme, raccontano una storia comune. Personalmente ho letto il primo, mi è piaciuto, e ho acquistato il secondo.

The Human Division, pur essendo l’esempio che la pubblicazione digitale episodica interessa ancora i grandi autori e non solo i piccoli scrittori indipendenti, presenta un grande limite: è una storia già scritta, già conclusa, e che sta solo venendo pubblicata a pezzi come un racconto di Lovecraft su Weird Tales.

Per me, invece, il vero punto di forza di un romanzo episodico pubblicato nell’era di internet è il feedback immediato che l’autore può avere con il lettore. Un po’ come per le serie televisive statunitensi che, diversamente da quelle trashate senza speranza e cervello che prendono il nome di fiction italiana, vengono prodotte un tot di episodi alla volta e modificate per integrare nella storia le reazioni del pubblico. Ad esempio, in Breaking Bad (che se non avete visto, FATELO NAU), Jesse Pinkman doveva venire ucciso nel climax della terza stagione. Il problema è che Jesse è uno dei personaggi preferiti dell’intera serie e il rapporto che lo lega a Walter è, per i fan, più importante di un climax sconcertante. Allora gli autori di Breaking Bad hanno deciso di tenere in vita Jesse e tutti sono stati contenti.

E se i puritani della Scrittura come Unica forma d’Arte che riflette l’Io e l’Intimità dell’Autore che dell’Opera è il Padrone Assoluto in questo momento stanno avendo dei conati di vomito alla sola idea che un Autore debba modificare la sua Opera Perfetta per assecondare gli inutili plebei che hanno speso soldi per leggerla… beh, lo sapete come la penso. Il pubblico in molti casi avrà delle opinioni su ciò che legge, e in gran parte dei casi queste opinioni saranno più intelligenti di gran parte delle recensioni su aNobii. A volte, perfino, il lettore riesce a vedere qualcosa in una storia che all’autore, ormai abituato alla sua voce di narratore, può essere sfuggito. Ad esempio, il personaggio X che per l’autore è un ribelle, al lettore suona solo come un cafone lamentoso. Oppure il personaggio minore Y è molto più interessante del protagonista. Oppure ancora se il personaggio Z avesse una relazione con Gina anziché con Bernarda la storia non solo più interessante, ma anche psicologicamente plausibile. Tutte cose che possono capitare. Magari l’autore ama a tal punto X da non rendersi conto di quanto suoni arrogante anziché anticonformista, magari Y è stato creato per puro caso e l’autore non ha realizzato di avere tra le mani un piccolo tesoro, magari Z ama Bernarda perché l’autore ha deciso così e ha dato in seguito per scontata tale decisione.

Il feedback immediato del pubblico e anche della critica può essere molto utile per creare una storia migliore. Certo, stando ben attenti a non snaturalizzare la storia per compiacere i propri lettori.

Attualmente sto seguendo due serie di romanzi episodici autopubblicati di autori italiani che, a differenza di The Human Division, non sono già belli che terminati e aspettano solo di essere caricati su Amazon e che quindi, potenzialmente, rientrano nella categoria di quelle opere che potrebbero essere influenzate dal feedback dei lettori.

Si tratta di Canti di sangue e amore di Gianni Falconieri e Deserto rosso di Carla Monticelli.

Di Canti di sangue e amore è disponibile da qualche mese su Amazon a 0,89€ il primo volume, intitolato Alba di guerra. Si tratta di un fantasy di quelli che piacciono a me, molto tetri e violenti e poco eroici. Devo ammettere in tutta onestà che avrebbe potuto essere meglio, specialmente per una cura non proprio impeccabile nel reparto editing (d eufoniche, d eufoniche everywhere) e un tentativo un po’ impacciato di forzare il world building nel primo dei tre capitoli che si è trasformato, come era logico immaginare, in una buona dose di infodump. E, elephant in the room, il progetto grafico di copertina è ad andar bene questionabile. Ripeto, in tutta onestà non si avvicina neanche lontanamente a essere perfetto, tuttavia, sarà forse per il genere che è anche il mio preferito, sarà perché ha destato la mia curiosità, penso che la storia abbia delle potenzialità e, dopo averne avuto un assaggio, sono interessato a continuare nella lettura.

Gianni Falconieri è il proprietario di fantasy-italiano.com e scrive per Finzioni. Alba di guerra – Canti di sangue e amore #1 è uscito nel dicembre 2012. Non ho idea se il resto sia già stato scritto o se si tratti di un work in progress.

Deserto Rosso di Carla Monticelli, invece non è, al contrario di quanto il titolo possa far supporre, un romanzo che parla del Partito Democratico, ma uno sci-fa che narra le vicende dell’equipaggio della seconda missione spaziale umana su Marte che, dopo un incidente, attende che dalla Terra si sbrighino a riportarli a casa. Sono stati pubblicati due dei quattro episodi che compongono la serie, uno, Punto di non ritorno, a giugno 2012 e l’altro, Abitanti di Marte, a novembre sempre del 2012, mentre un terzo è previsto per la primavera di quest’anno. La ragione per cui ci sono circa cinque mesi di distanza tra una puntata e l’altra è che le quattro parti che compongono Deserto Rosso sono lunghe, in entrambi i casi si va oltre le 20.000 parole. A 0,89 €. e con cliffhanger di fine episodio.

Punto di non ritorno è stato il primo romanzo autopubblicato che ho acquistato attraverso transazioni economiche legali e riconosciute dal commercio internazionale e dalle normative UE. Prima ero convinto che tutti i romanzi autopubblicati fossero spazzatura. Ora, dopo averlo letto, penso che solo l’80% dei romanzi autopubblicati siano spazzatura. E Deserto Rosso in questo 80% decisamente non ci rientra. Come ho già avuto modo di twittare all’autrice (perché mi piace far sapere che apprezzo il lavoro di chi se lo merita) Punto di non ritorno è come penso debba essere ogni romanzo indipendente: curato nella forma e nello stile, buona trama, eccellente caratterizzazione, prezzo competitivo.

Ciò detto, per la questione del feedback, che dovrebbe essere il punto focale di questo articolo, c’è da notare che, con solo quattro episodi (anche se quattro corposi episodi), forse Deserto Rosso non si presta a essere modificato a seconda della risposta del pubblico. Tuttavia leggo sul sito della Monticelli

Le quattro puntate saranno poi riunite e riorganizzate in un unico romanzo, che sarà disponibile anche in versione cartacea e che potrebbe in parte differire dalle novelle originali, in base al feedback degli stessi lettori.

Commento che trovo decisamente incoraggiante.

Per cui, rivoluzione digitale. Cominciamo un po’ a pensare al di fuori degli schemi triti, ritriti e putrefatti dell’editoria tradizionale, ok?

E, certo, rimane sempre il problema dei lettori, che in Italia non solo leggono pochi ebook (perché il profumo della carta rulla sovrano – e perché, seriamente, l’editoria tradizionale sta facendo tutto il possibile per uccidere un mercato che comunque e in ogni caso è in crescita inarrestabile) ma sono anche per natura diffidenti nei confronti delle nuove forme di pubblicazione. Che poi tanto nuove non sono, perché anche Arthur Conan Doyle fu costretto a “modificare” la storia di Sherlock Holmes a seguito del feedback dei lettori. Ma siamo già a 2.500 parole, ed è sabato mattina. Direi che questa è un’altra storia, per un altro giorno.