Affrontato il gelido inverno per recarmi al seggio e sbrogliati i miei doveri da elettore, posso finalmente dedicarmi alla recensione di Fortress Frontier, il nuovo romanzo del nerboruto Myke Cole e sequel del già recensito Control Point.

Per cui, mentre aspettiamo di sapere quale pagliaccio governerà l’Italia per i prossimi due anni e mezzo su cinque di legislatura, cogliamo l’occasione per rifugiarci in un universo fantasy in cui la magia è reale e l’esercito la adopera, di nascosto dalla popolazione, a proprio uso e consumo – insomma, un universo politicamente meno ridicolo di quello in cui ci troviamo a vivere.

 

La scheda del libro

Fortress Frontier (Shadow Ops #2) di Myke Cole
Pubblicato da Ace, inedito in Italia
Anno 2013
368 pagine
Prezzo di copertina 9,53€
Prezzo ebook 4,22€
Il libro su Amazon, anche in formato digitale

Che cosa succede

Fortress Frontier non si apre quando finisce il volume precedente, ossia con [spoiler, duh!] la fuga di Oscar Britton e la chiusura del portale che unisce la Fonte alla nostra dimensione, ma svariati mesi prima. Qui incontriamo Adam Bookbinder, un ufficiale dell’esercito che ha fatto carriera dietro a una scrivania anziché in un campo di battaglia. All’improvviso, proprio come era capitato a Oscar in Control Point, la magia si risveglia in Bookbinder e il colonnello diventa Latente. Eppure, diversamente da Oscar, Bookbinder, che non fugge ma si consegna, da bravo burocrate, ai Supernatural Operation Corps, non sembra eccellere in nessuna delle discipline sino a quel momento conosciute e, anzi, la sua “specializzazione magica” resta un mistero.

Bookbinder viene promosso e spedito alla Forward Operating Base all’interno della Fonte con la quale abbiamo familiarizzato nel romanzo precedente. Lì, nonostante la situazione radicalmente mutata, Bookbinder si ritrova a svolgere lo stesso incarico che svolgeva in precedenza, il passacarte, solo in un’altra dimensione.

E proprio quando Bookbinder sembra venire a patti con il suo non contare niente in qualsiasi dimensione si ritrovi, ecco che le due storyline, questa e quella di Control Point, vengono a collimare: la Forward Operating Base viene separata in maniera definitiva dalla Terra e i soldati sono posti sotto il costante attacco dei Goblin che vivono nella Fonte. Bookbinder si ritrova ben presto al comando della base e l’unico barlume di speranza si trova al termine di un viaggio di centinaia di miglia, attraverso territori della Fonte inesplorati e pericolosi. In più, potrebbe esserci bisogno di allearsi con Oscar Britton, ora nemico pubblico numero uno.

Che cosa ne penso

Control Point era un romanzo che di sicuro non avrebbe cambiato il modo di scrivere speculative fiction, ma era un urban fantasy piacevole e di intrattenimento. Non era perfetto, certo. Come avevo detto ai tempi della reccy, il punto debole del romanzo era di sicuro il suo protagonista, Oscar Britton, troppo cliché, troppo idealista e troppo lamentoso.

La mossa vincente che Myke Cole ha azzardato in Fortress Frontier è stata prendere Oscar Britton e relegarlo a un ruolo di coprimario, affidando il peso della storia alle spalle di un nuovo protagonista, Adam Bookbinder, che di certo è meglio caratterizzato e più piacevole da seguire – non si ha più, nel bene o nel male, quella sensazione di stare leggendo la novellizzazione di un film con Vin Diesel, ad esempio.

Inoltre, come mi auguravo nella reccy precedente, Fortress Frontier allarga ed espande l’universo di Control Point, mostrandoci, ad esempio, la controparte indiana della Forward Operating Base statunitense e i naga. Fun fact: per documentarsi sulla cultura e l’esercito indiano, Myke Cole ha chiesto aiuto a Mihir Wanchoo, blogger e redattore di Fantasy Book Critic, uno dei book blog di speculative fiction più influenti d’oltreoceano. Il che significa che la prossima volte che, diciamo, Luca Tarenzi scriverà un libro su un sociologo, pretendo di essere contattato.

In ogni caso, lo stile di Myke Cole è ancora un po’ acerbo. Ad esempio c’è qualche ripetizione di troppo qua e là, come nel capitolo in cui Bookbinder arriva alla Forward Operating Base e riconosce di sentirsi “overwhelmed” per tre volte in tre pagine. Ci sono comunque, mi sembra, ampi margini di miglioramento.

Insomma, Fortress Frontier è un sequel migliore di Control Point, che comunque resta una buona storia, agile e divertente. È un romanzo di puro intrattenimento che però lascia la porta aperta per future disamine sociopolitiche in cui la premessa da cui partiva il primo volume viene espansa e valorizzata. Se con Control Point mi ero detto “devo leggere il secondo”, con Fortress Frontier non posso fare a meno di dirmi “devo continuare a seguire la serie”.

E, ovviamente, ve lo consiglio. È leggibile anche in inglese, proprio in virtù della prosa semplice e diretta di Cole. Se cercate azione, avventura e magia, dateci una chance.

Voto finale