Alle volte l’unica cosa da fare è guardare fisso Amazon e sibilare un “vaffanculo” carico di disappunto. Perché sa essere proprio rincoglionito. Tipo quando ti propone cose del genere:

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Un Euro e poco più di differenza tra romanzo rilegato e romanzo digitale è qualcosa che va al di là del cretino. Soprattutto perché, a parità di prezzi, mi costringe a comprare il cartaceo. E un ebook a quel prezzo lì è una truffa bella e buona, punto.

Non tutto il male viene per nuocere, visto che ne ho approfittato per mettere le mani anche su Bestiario di Julio Cortázar, perché a noi il fantastico ci piace impegnato. Lasciamo però in pace l’amico Julio, parcheggiato in libreria accanto a Borges, e concentriamoci sull’altro libro, A Natural History of Dragons di Marie Brennan, romanzo, peraltro, inserito nel listone di quelli da tenere d’occhio per il 2013.

La scheda del libro

A Natural History of Dragons. A Memoir by Lady Trent di Marie Brennan
Pubblicato da Tor Books, inedito in Italia
Anno 2013
334 pagine
Prezzo di copertina 25.99$
Prezzo ebook 14.08€
Il libro su Amazon, anche in formato digitale

Che cosa succede

Lady Isabella Trent è un’attempata nobildonna di stampo molto vittoriano che, nel corso della sua lunga e produttiva vita è stata una stimata studiosa e ricercatrice nel campo della storia naturale, in particolare specializzandosi nello studio dei draghi (e ti credo, potendo scegliere tra, chessò, cavalli, mucche e draghi chi non sceglierebbe i draghi?). In questo primo volume, lady Trent ci narra della sua infanzia e della sua prima spedizione scientifica.

La prima parte del romanzo è dedicata all’infanzia e alla gioventù della protagonista che da subito coltiva non solo una smodata passione per i draghi, ma anche e soprattutto per il metodo scientifico che le consente uno studio puntuale della materia. Tuttavia il suo interesse, nonostante sia capito e anche, di nascosto, accettato dal padre, è ben presto smorzato dalla madre, il cui primo obiettivo è che la figlia, logicamente, trovi un buon marito.

Solo dopo il matrimonio con Jacob Camherst, che trova in lei una compagna intellettuale e non solo una moglie trofeo, in Isabella si riaccende la passione per i draghi, ed è a quel punto che comincia ad adoperarsi per fare qualcosa che nessuna nobildonna prima di lei aveva mai fatto: partecipare ad una vera spedizione scientifica.

La conoscenza con l’anticonformista lord Hilford sembra fare al caso suo, perché il nobiluomo sta preparando proprio una spedizione di ricerca tra le gelide montagne di Vystrana – spedizione, con tutte le avventure e gli intrighi del caso, whodunit incluso, alla quale è dedicato il resto del libro.

Che cosa ne penso

Va da sé che in A Natural Histry of Dragons, essendo un memoriale, la voce della protagonista/narratrice Isabella Trent si impone su quella di tutti gli altri personaggi, visto che, dopotutto, la storia è vista attraverso i suoi occhi. Ciò detto, mi sembra opportuno sottolineare che, nel libro, ci sono non meno di due lady Trent, ossia la giovane Isabella di cui seguiamo le avventure in Vystrana, e la ben più matura e celebre lady Trent che delle avventure è la voce narrante.

Ora, che io abbia un debole per le argute nobildonne inglesi è risaputo, visto che sono cresciuto a pane e Agatha Christie e un annetto e mezzo fa mi sono letteralmente divorato Downton Abbey, e la lady Trent narratrice rientra precisamente in questa categoria, per cui non ho nulla di cui lamentarmi. La giovane lady Trent, invece, è un personaggio ancora un po’ acerbo, vuoi perché non è ancora passata attraverso le avventure che la trasformeranno nella Isabella Trent narratrice, vuoi perché il romanzo stesso è mandato avanti più dal susseguirsi di avvenimenti che dallo studio del personaggio.

Ma Marie Brennan almeno un merito nella caratterizzazione della protagonista ce l’ha. Lady Trent, donna in una società maschilista e fallocentrica (cit.), è, per forza di cosa, un’anticonformista. Ma è anche una donna in una società profondamente conservatrice, con tutte le implicazioni del caso. Ora, un’autrice meno in gamba avrebbe fatto di lady Trent una dozzinale teenager ribelle ante litteram, una che “Io voglio studiare i draghi e tu non puoi impedirmelo!!!!11one!”. Marie Brennan, invece, pare ben conscia del periodo storico in cui è ambientata la sua storia e della mentalità che da esso, fisiologicamente, deriva. Lady Trent è sì un’anticonformista, ma è anche e prima di tutto una giovane donna di buoni natali e, in quanto tale, sa qual è il suo destino e conosce i margini entro i quali è appropriato che vada a muoversi. Solo una volta, da bambina, rompe decisamente con i limiti che il suo genere le impone, e in quel caso si tratta di un episodio pivotale per la formazione del suo carattere. Per il resto, lady Trent ha ben chiaro quale sia il suo posto nel mondo, e quindi accetta, seppure con un minimo di rassegnazione, di diventare una “moglie di” e di poter vivere la sua passione solo attraverso il marito (certezza che, come è facile intuire, sarà ribaltata in fretta). Il fatto che lady Trent non sia una generica rybellina antikonformista ma una giovane donna che accetta e fa proprie le aspettative e le norme della società in cui vive la rende in automatico un personaggio molto più genuino e credibile di tanti altri.

Al di là della azzeccata caratterizzazione della protagonista, che, a mio avviso, è l’elemento più riuscito del romanzo, A Natural History of Dragons presenta purtroppo alcune magagne che, pur non guastando il romanzo in sé, alla fin della fiera, hanno un po’ fatto a pugni con le aspettative medio-alte che per esso nutrivo.

Intanto la storia ci viene presentata come A Memoir by Lady Trent, ma ci viene narrato solo un episodio della vita di un personaggio che, senza dubbio, ne ha fatte e viste di ogni genere. Anche perché, alla fine del libro, Isabella non è ancora lady Trent, ma solo Mrs. Camherst, il che significa che di storie da raccontare ce ne sono ancora parecchie. Il che da una parte è un po’ una delusione – non voletemene, speravo in un romanzo autoconclusivo una volta tanto e non nell’ennesimo inizio di saga – ma dall’altra è un bene perché sull’argomento draghi c’è ancora molto da dire.

Anche perché in questo primo romanzo di draghi veri e propri non se ne vedono molti, seconda delusione. Ma, volendo spezzare una lancia in favore di lady Trent e del suo memoriale, le (pur poche) parti relative allo studio vero e proprio dei draghi sono ben fatte e non mi dispiacerebbe venissero riprese e approfondite negli inevitabili seguiti.

Un altro aspetto del romanzo che non dico non mi sia piaciuto ma mi ha dato per lo meno qualche grattacapo è il world building. Per tutta la reccy ho genericamente parlato di “periodo vittoriano” che, lo sapete, fa riferimento al regno della regina Vittoria. In realtà A Natural History of Dragons non solo non è ambientato nel periodo vittoriano, ma nemmeno nel nostro mondo. Non so esattamente perché, ma Marie Brennan ha ritenuto di dover ambientare il romanzo in un mondo alternativo di nome Anthiope in cui Scirland, la patria di lady Trent, è identica all’Inghilterra vittoriana e Vystana è la Russia imperiale. Inoltre c’è un personaggio che si chiama Gaetano Rossi e che, no, non proviene dal regno Sabaudo né dalle Due Sicilie.

Insomma, l’unica cosa che sembra esserci di diverso, rispetto al nostro mondo, è la presenza dei draghi – non come creature mitologiche, ma come vera e propria specie animale. Ma a questo punto io dovrei prendere per buono che la società di un intero continente si sia evoluta in maniera identica alla nostra, con gli stessi tempi e la stessa continuità, di modo da ricalcare alla perfezione il nostro Ottocento? E questo senza contare l’elemento di differenza, i draghi, che, apparentemente, non hanno avuto nessuna ripercussione sullo sviluppo della società in cui il romanzo è ambientato.

In conclusione

A Natural History of Dragons è qualcosa di diverso all’interno del panorama del fantasy degli ultimi anni. Non è decisamente né un high né un urban fantasy, pur essendo ambientato nel periodo vittoriano non vi è traccia di ingranaggi e vapore, ci sono dei draghi ma non parlano o interagiscono in altro modo che non sia proprio delle bestie, c’è una storia d’amore ma non è né forzata né il centro focale del romanzo (tutt’altro).

Certo, non basta essere speciale per essere migliore – e questo, purtroppo, il romanzo non lo è – ma alla Brennan va dato atto di aver scritto un buon romanzo con una protagonista ben caratterizzata e con la quale, tutto sommato, è piacevole trascorrere un po’ di tempo, e che ha buone prospettive per gli inevitabili seguiti. Con, si spera, più draghi e più scienza.

In aggiunta, le illustrazioni di Todd Lockwood sono davvero notevoli e la copertina è una delle più belle di sempre.

Voto finale