Ok, momento della confessione. Mamma, papà, generici lettori del blog con le dita nel naso, è da tanto tempo che mi tengo questo peso sulla coscienza e sento che ora è il momento di aprire a voi il mio cuore… L’anno scorso ho scritto una fanfiction. Su Harry Potter. O meglio, quattro capitoli di una fanfiction su Harry Potter, non più di ottomila parole.

Ma lasciatemi spiegare.

A gennaio avevo finito di leggere, uno in fila all’altro, tutti e sette i libri della serie della Rowling e mi erano piaciuti davvero un sacco. Dite quello che volete, tanto avete torto. Difenderò Harry Potter con le unghie e con i denti. Mi era piaciuto talmente tanto che mi veniva difficile separarmi dalla serie dopo averci passato assieme un lungo mese. Così mi ero messo a scrivere una storia ambientata subito dopo la fine di I doni della morte con l’arrivo a Hogwarts della nuova generazione. C’erano anche un mago che rubava i ricordi alle persone e li lasciava catatonici e un kraken nel laghetto di Hogwarts.

È stato un momento di debolezza.

E il punto della questione è che, comunque, le fanfiction le peggiore manifestazione letteraria possibile immaginabile. Prive di qualsivoglia dignità. L’equivalente narrativo della muffa che si forma sulla carne della settimana precedente dimenticata in frigo.

Io disprezzo con tutto me stesso le fanfiction, sia come concetto in sé che come – iddio ce ne scampi –genere letterario.

E non sto parlando solo delle slash fiction, quelle storielle deviate in cui due personaggi di romanzi/film/telefilm/qualsiasi cosa vengono spogliati delle loro personalità e diventano macchine da sesso. No, no. Includo nel ragionamento anche le fanfiction più articolate, quelle che non servono a dare sfogo alle fantasie masturbatorie dell’autrice, ma presentano aspetti più letterari rispetto al mero mettere su carta gli scompensi ormonali di chi le scrive.

Il motivo del mio astio nei confronti del “genere” (termine, in questo caso, da prendere con le pinze che a loro volta reggono un paio di pinze) fanfiction non è relativo a questioni di gusto. Potrei giocarmi la carta facile del “mi fa senso leggere di Harry Potter che si scopa Draco Malfoy facendo battute allusive sul fatto che la sua serpe non sia affatto verde”. Non nel senso che trovi esecrabile la descrizione di intercorsi omosessuali: è la vita e la gente scopa da un’entrata come dall’altra. Nel senso che i personaggi sono proprietà intellettuale di un autore che ha perso il suo tempo a caratterizzarli a volte con molta cura e attenzione e prenderli e farli fottere così tanto per è un insulto al lavoro dell’autore originale – un autore che, ironicamente, l’autrice di fanfiction dovrebbe ammirare.

Ecco, usare una motivazione del genere per sdoganare il “genere” fanfiction, a mio avviso, denota per lo meno una scarsa conoscenza dell’argomento. Intanto perché le fanfiction ormai, specialmente dopo la chiusura di Splinder, si postano direttamente in archivi come EFP, e su siti del genere ci sono centinaia di migliaia di label e warning. Quindi se vai a leggerti una fanfiction in cui Kirk fista Spock su un soffice tappeto di triboli (che, a loro volta, si riproducono selvaggiamente) e ti lamenti del fatto che, oddei, è un filino scopereccia, sei stupido perché hai ignorato i warning.

(Posto che, in ogni caso, le fanfiction coi maschi incinti sono da malate e deviate mentali e le autrici di sopracitati abomini andrebbero internate al più presto.)

No, la mia obiezione al concetto stesso della vera e propria infestazione di fanfiction che da sempre prolifera nel web è un’altra. Più concettuale, se vogliamo. Una volta avevo letto da qualche parte che le fanfiction le scrive chiunque, dalla bimbaminkia di dodici anni la cui cultura letteraria parte con Twilight e finisce con Breaking Dawn, al pensionato con la passione dei gialli che scrive nuove avventure per, chessò, l’ispettore Lynley di Elizabeth George o fratello Cadfael di Ellis Peters. Premesso che, delle due ipotetiche produzioni fyccinare una ha, palesemente, più dignità dell’altra, la mia opinione è che nessuna delle due debba essere esposta alla pubblica visione.

Ok, ora facciamo un piccolo salto in avanti. Viene fuori che per diventare bravi scrittori non basta, come sento dire da più parti, leggere tanto. Per diventare bravi scrittori ci vuole esercizio. Un bel post su Popular Soda rimanda alla regola delle diecimila ore di Malcolm Gladwell che, parafrasata, dice che bisogna esercitarsi su un’attività per diecimila ore almeno prima di potersi considerare dei professionisti. Vale anche per la scrittura. Diecimila ore sono tante, eh, quasi un anno e due mesi passati ininterrottamente a scrivere. Tutto quello che si scrive prima dello scoccare della fine delle diecimila ore di training sarà, per la maggior parte, spazzatura. Ma spazzatura che avrà il valore di esercizio che insegnerà, quindi, a essere scrittori migliori.

Resta il fatto, ed è un discorso che la quasi totalità degli scrittori emergenti (e non solo degli autori di fanfiction) dovrebbe stamparsi bene in testa, che non tutto quello che uno scrive debba per forza essere letto. Perché il più delle volte sarà spazzatura. O meglio, esercizio.

Le fanfiction, come qualsiasi altra forma di scrittura, sono esercizio. Questo non si può negarlo. Ad esempio, ritorniamo al nostro pensionato amante del giallo, scrivendo “Fratello Cadfael e la reliquia di Santa Redegonda”, potrà imparare a utilizzare un personaggio già creato dalla penna di qualcun altro e quindi con una propria personalità, e questo gli insegnerà che cos’è la caratterizzazione del personaggio e come si rendono i tratti della personalità all’interno di una storia. Si passa cioè dal pensierino delle elementari “Michele è simpatico” al mostrare la simpatia di Michele nel testo. Ed è un’attività tremendamente utile per chi deve farsi le ossa imparando gli elementi dello stile.

Un’attività che con una stupida fanfiction scopereccia non è possibile svolgere, peraltro.

Ma anche nel caso di “Fratello Cadfael e la reliquia di Santa Redegonda” resta pur sempre il fatto che di esercizio si tratta. E l’esercizio è personale, salvo rari casi non va condiviso col pubblico. Il che rende gli archivi di fanfiction qualcosa di simile a grandi discariche a cielo aperto (e ingresso gratuito) in cui vengono gettati a badilate rifiuti letterari che altrimenti, in una società non informatizzata come la nostra, rimarrebbero inevitabilmente chiusi in qualche cassetto. E mi preme rimarcare che fanfiction del tipo “Fratello Cadfael e la reliquia di Santa Redegonda” sono un’assoluta minoranza, uno zerovirgola percento. La maggior parte delle fanfiction vedrà Spock fistato da Kirk sopra un soffice tappeto di triboli e sarà immancabilmente attorniata da commenti-barra-pompini-metaforici del tipo “OMG sei bravixxxxima” “Non riuscivo a staccare gli occhi dal testo” scritti da persone che, al pari dell’autrice, hanno la capacità critica di un legume, mandando in vacca il concetto di critica costruttiva che farebbe dell’esercizio di stile qualcosa di utile (e quindi, di riflesso, mandando in vacca l’esercizio stesso).

La mia posizione è pertanto questa: scrivete pure tutte le fanfiction che volete. Ma, proprio come ho fatto io con la mia incompleta Harry Potter new generation, tenetela per voi, nascosta in un cassetto o nei meandri dell’hard disk.

Perché c’è gente che le fanfiction le pubblica. E il risultato si è visto.

E ora scusatemi, vado a fare una doccia per togliermi dalla mente l’immagine di Kirk che fista Spock sul soffice tappeto di triboli.