Domenica pomeriggio stavo abbozzando un articolo sulla violenza sessuale e il suo utilizzo nella narrativa in generale e nel fantastico in particolare, che avrei voluto pubblicare sul blog in settimana. Poi mi sono reso conto che a) c’erano un fottio di ricerche supplementare da fare e b) è un argomento decisamente deprimente. Così, per tirarmi su di morale, ho guardato un film. Un film talmente trash che non poteva non diventare l’argomento del mio prossimo post.

Il film in questione è Badass Showdown. Che, nonostante quanto dica il titolo, non figura né una resa dei conti, né, soprattutto, qualcuno di badass.

È un film d’azione, come si può comprendere facilmente guardando uno screenshot casuale tipo quest… errr… facciamo ques… no, quest’alt

Giuro su dio che non è un porno gay! Ecco, guardatevi il trailer.

Ok, neanche il trailer depone decisamente a mio favore.

Il fatto è che Badass Showdown è un film di David DeCoteau, un regista di cui volevo parlare sul blog da parecchio tempo. Dei registi di film di serie z, DeCoteau è abbastanza… facile da identificare. Ha cominciato la sua carriera negli anni Ottanta, dirigendo, sotto lo pseudonimo di David McCabe, film per adulti, destinati, per così dire, sia a un tipo di audience che all’altro. Ma è arrivato al successo nel 1987 con l’horror a basso costo Creepozoids, che ebbe un buon successo nelle vendite home video. Da quel momento, DeCoteau ha diretto quasi esclusivamente horror a basso costo – e di qualità, onestamente parlando, tendente all’infimo. Tra i suoi lavori più noti, la serie The Brotherhood (in italiano Fratellanza infernale), Giovani demoni, Giovani vampiri e parte del franchise Puppet Master (gli episodi 3, 6, 7 e 9).

Ma mano a mano che passavano gli anni, David DeCoteau è diventato famoso per una caratteristica che sembrava accumunare gran parte dei suoi film più recenti. Guardate ad esempio la locandina di Badass Showdown qui in alto. O quella di House of Usher. O questa, di Voodoo Academy 2. Esatto, ci sono cristoni senza maglietta che escono dalle fottute pareti.

Nelle parole del regista, è perché i suoi film strizzano l’occhio a un pubblico femminile. Ma spesso sono così esagerati da essere divertenti. Esempio illuminante: Killer Bash del 2005 vede nel cast un giovanissimo Cory Monteith (che tutti dovreste conoscere per Glee). Ebbene, Cory Monteith non ha esattamente un fisico da modello di Abercrombie, ma in Killer Bash appena era possibile, anche se spesso la cosa non aveva senso alcuno, si levava la maglietta rimanendo a torso nudo. Because reasons.

L’anno scorso, DeCoteau ha diretto e distribuito la bellezza di tredici film, otto dei quali direct-to-video a bassissimo costo. Di questa enorme produzione – anche per gli standard degli autori di b-movie – sono riuscito a vederne tre. Due fanno parte della serie 1313, un franchise di film direct-to-video con storie e protagonisti diversi ma che sono sempre ambientati all’interno della stessa villa, ed erano… effettivamente… pieni di tizi nerboruti in mutande. L’altro, Snow White: A Deadly Summer, è una rivisitazione della fiaba di Biancaneve (CHE COSA ORIGINALE, NEL 2012 SONO USCITI SOLO ALTRI CENTORDICI FILM SU BIANCANEVE E SOLO UNO MERITAVA PERCHÉ C’ERA CHARLIZE) che mi ha colpito per due motivi: 1) ha i peggiori effetti notte che io abbia mai visto EVER e 2) c’era Eric Roberts, che evidentemente era lì solo per incassare il suo assegno.

Ok, l’avete capito, David DeCoteau ha dei marchi di fabbrica, un po’ come i piedi nei film di Quentin Tarantino e i climax sotto la pioggia di Sam Mendes, e in Badass Showdown ci sono tutti. Abbiamo i big dumb jock che sembrano allergici alle magliette, un solo set (la villa della serie 1313), recitazione e sceneggiatura da far piangere, gli effetti notte peggiori della storia del cinema, e un ritmo narrativo che fa invidia alle omelie del mio parroco. Che è morto dal 1993.

Ma in Badass Showdown c’è anche Cynthia Rothrock, che è un po’ il motivo per cui, alla fine della fiera, ho guardato il film.

Per chi non lo sapesse (vergogna), Cynthia Rothrock è l’unica donna che possa fregiarsi con merito del titolo di action hero. Cynthia Rothrock ha la bellezza di sei cinture nere in varie discipline ed è stata insignita cinque volte del titolo World Karate Champion. Cynthia Rothrock spacca culi. Per cui vedere un film d’azione – mixed martial arts, per la precisione – con Cynthia Rothrock è un’occasione da cogliere al volo. Per quanto lei abbia ormai cinquantasei anni. Che volete, Stallone ne ha dieci di più ed è in The Expendables!

Per cui, dopo questo preambolo, parliamo del film. Sarò breve perché, in effetti, da dire c’è poco. Badass Showdown dura poco più di un’ora e vede un gruppo di cinque ragazzi invitati nella villa della Rothrock, che interpreta Ivy, una potente manager e promoter di atleti. Ivy vuole scegliere tra di loro il suo prossimo protetto, che condurrà nell’olimpo delle arti marziali – dice di volerlo scegliere a prescindere dall’abilità di combattimento, anche perché tutti e cinque i candidati sono, per così dire, i top di gamma, ma alla fine sceglie il vincitore proprio perché batte gli altri in un incontro. Vai a capire. In più c’è una sottotrama con uno dei ragazzi che vuole rubare i dati tecnici nel PDA di Ivy e rivenderli alla concorrenza che alla fine si rivela una fuffa unica.

Insomma, il film non brilla certo per trama. Ma voi direte, è un film d’azione, da quando i film d’azione brillano per trama? Il problema è che anche le scene d’azione sono fuffa. Recensendo fantasy mi capita spesso e volentieri di leggere commenti quali “la tal scena di azione è scritta male, non si capisce cosa sta succedendo” e così via. Ecco, le scene d’azione in Badass Showdown sono la rappresentazione grafica di quelle critiche. Ma non solo. Si vede benissimo che i cinque cristoni in mutande non sono né il top di gamma né mediocri, per quanto concerne le arti marziali. Solo uno di loro sembra almeno avere una vaga idea che le arti marziali non sono risse da bar e tenta di metterci un po’ di tecnica, ma nemmeno il fatto di essere quello un pochino più bravo lo salva da un’ignominiosa eliminazione. Forse perché invece di girare a torso nudo come gli altri, Mr. Arti Marziali si ostinava a indossare il maglione, va’ a sapere.

Ma allora qual è il punto del film? Che domande, gli gnokki! Questo è il punto in cui le cose cominciano a diventare imbarazzanti, perché Badass Showdown include non una, ma CINQUE scene con tizi che si fanno la doccia. Sul serio. A un certo punto uno dice “vado a farmi una doccia” e tu dici “ok, passiamo alla prossima scena” e invece no, ti ritrovi a dover seguire cinque minuti di tizio che si sfrega i pettorali sotto l’acqua. Non stai nemmeno usando il sapone, che cazzo di doccia è?! E finché sono uno o due a docciarsi ci si può anche passare su, dopotutto è un film di David DeCoteau. Ma sono T-U-T-T-I! Venticinque minuti di film trascorsi a guardare gente che si fa docce poco igieniche. A un certo punto c’è perfino una scena in cui il tizio che vuole rubare il PDA di Ivy e un altro stanno complottando, e nel bel mezzo del dialogo uno fa “prima vado a fare una doccia” E LA SCENA DOPO SONO CINQUE MINUTI DI LUI CHE FA LA DOCCIA! Sul serio, ho visto del porno gay meno porno gay di questo film.

Si ride, questo sì, ma solo perché è tutto così assurdo, da qualsiasi punto di vista lo si voglia prendere, che non se ne può fare a meno.

Inoltre c’è la svolta creepy. Ivy dichiara all’inizio del film che seguirà i ragazzi in ogni momento della loro giornata, senza che se ne accorgano, per giudicarli al di là delle loro abilità di combattimento. Lo fa attraverso evidentissime telecamere di sorveglianza anche mentre i tizi si fanno la doccia. E tu dici, ok, alla fine ‘sti ragazzi sono anche piacenti, è un po’ inquietante – e forse illegale – ma posso anche capirla se dà una sbirciatina. Tutto questo cambia completamente alla luce del colpo di scena finale, che vado ora a rivelare: uno dei ragazzi, il vincitore della sfida, è il figlio di Ivy. E, sì, il film include una scena in cui Ivy guardava lascivamente suo figlio tutto ignudo nella doccia.

E fosse stato tutto qui, avrei liquidato Badass Showdown come un film da guardare per farsi due grasse risate. Ma c’è un problema, e il problema è Cynthia Rothrock.

Tu sei il regista di un film d’azione, hai una star del calibro di Cynthia Rothrock e il fulcro del film è che i cinque protagonisti devono darsele di santa ragione per far decidere alla Rothrock chi di loro è il martial artist più promettente. E Cynthia Rothrock non ha NEMMENO UNA scena d’azione. Nemmeno. Una. C’è perfino un punto, quasi alla fine del film, in cui i cinque devono combattere tra di loro a coppie e, ovviamente, c’è uno che rimane scompagnato. Ho pensato, oh, ora fanno combattere la Rothrock. E invece no, “uno di voi dovrà combattere due volte, chi si offre?”. Ma va’ in mona, va’.

Quindi, Badass Showdown è un film di un trashume imbarazzante, scritto male, recitato peggio, con un valore di produzione prossimo allo zero assoluto e il ritmo di un elefante morto. In più, cosa gravissima, non sfrutta appieno il potenziale di Cynthia Rothrock, che voglio ricordare così, e non come la cinquantenne pervert che guarda il figlio farsi la doccia.

In conclusione, guardatevi Badass Showdown for teh lulz, se volete, ma abbinateci la visione di Yes Madame, China O’Brien o Undefeatable.

L’utilizzo che questo film fa del corpo maschile è volgare e disgustoso, disse nessuna femminista EVER.