Che cosa ne facciamo di questo terzo episodio di Game of Thrones, intitolato Walk of Punishment, scritto da Benioff & Weiss e diretto da David Benioff per la prima volta dietro la macchina da presa? Lo definirei un episodio polarizzante, ma nel senso che o lo si è amato o lo si è odiato. È polarizzante prima di tutto con sé stesso, perché è un insieme di scene e scelte narrative che da una parte mi sono piaciute parecchio, e di altre che ho trovato non solo fuori posto ma anche in contrasto con il tono generale della serie.

Vediamole una a una.

L’episodio si apre a Riverrun, per la prima volta inclusa nei titoli di testa, con il funerale di Hoster Tully, padre di Catelyn. Al funerale facciamo conoscenza con Edmure Tully, che per tre volte manca di colpire la salma del padre con la freccia incendiata, e Brynden Tully, detto Blackfish, che prende l’arco di mano al nipote per supplire alle sue mancanze. Segue piccolo concilio di guerra in cui Robb, già messo alle strette da Rickard Kastark e Roose Bolton, si sfoga (BEST ACTING EVER da parte di Richard Madden) con lo zio colpevole di aver mandato a puttane un piano studiato ad arte per catturare Gregor Clegane solo per inseguire una facile vittoria e un po’ di gloria. Proprio come nei libri, Edmure Tully è un po’ un idiota.

Sempre a Riverrun c’è settimanale scena strappalacrime con Catelyn, che questa volta confida le sue angosce allo zio Brynden. Se la scena strappalacrime della settimana scorsa riguardava il piccolo Jon Snow ammalato che Catelyn lovvava al punto di volerlo perfino far riconoscere dal marito (CANON!), in questo episodio Catelyn ricorda suo padre e ripensa a Bran e Rickon, che lei crede morti. Michelle Firley, diamogliene atto, è una gran brava attrice, e quando il suo personaggio non è out of character rende ancora meglio. In più, il Pesce Nero si lascia scappare la prima frase veramente quotable della stagione (“It often comforts me to think that even in war’s darkest days, in most places in the world absolutely nothing is happening.”). Per cui Riverrun è promossa.

King’s Landing, invece, ne esce fuori così e così. Da una parte assistiamo al ritorno (era ora) di Varys nel primo concilio ristretto da quando Tywin Lannister ha assunto l’incarico di Hand of the King. Scena caratterizzata anche da un lungo silenzio e dal gioco di sedie, in cui Cersei sposta la sua sedia accanto al padre e Tyrion la allontana il più possibile. E anche dal… SIMBOLISMO! (I Lannister e Pycelle sono in ombra, mentre Varys e Littlefinger sono illuminati dalla luce che entra dalla finestra, casualità o rappresentazione simbolica dei giochi di potere e conoscenza su cui si regge Westeros?) Nel concilio apprendiamo anche che tutte le manovre di Littlefinger dalla stagione uno all’altroieri erano parte di un piano congegnato per ottenere un titolo nobiliare (lord di Harrenhall) abbastanza prestigioso per poter essere considerato un pretendente di Lysa Tully, che si trova nella posizione di vedova rimaritabile e di protettrice reggente dell’Est in luogo del figlio Robin.

Sono sotterfugi e macchinazioni del genere il motivo per cui Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, e relativa trasposizione telefilmica, mi sono sempre piaciute. E la parentesi di King’s Landing poteva chiudersi lì, per me, magari dando spazio alle millemila storie che avanzano a passo di lumaca (l’invasione di Mance Ryder, la fuga di Theon, Arya e la fratellanza senza vessilli, i piani di Stannis e Melly Sanders, il corvo a tre occhi, gli Estranei e le altri centorcicimiladiecicento fili della trama). Invece si è dovuto dare spazio ai nostri bro preferiti, Tyrion e Bronn, perché ora Peter Dinklage ha il top billing nei titoli di testa e deve essere presente per un tot di minuti a puntata – anche a scapito del tono della stessa. Allora Tyrion e Bronn, mentre recuperano i libri contabili di Littlefinger ora che Tyrion è stato nominato maestro del conio, pensano di sdebitarsi con Pod, che ha salvato la vita di Tyrion nella battaglia di Blackwater, noleggiandogli una tripletta di troie. Perché lol. In questo frangente mi preme di ricordare che, almeno stando al materiale originario, PODRICK PAYNE HA DODICI ANNI. È anche vero che nello show Pod è interpretato da un attore di ventuno anni, ma resta sempre uno scudiero, e quindi, se la storia non mi inganna, un giovane di quattordici/sedici anni. Comunque, visto che non sono una femminista di Tumblr, non è l’età il problema principale. Il problema principale è che Podrick è talmente bravo a letto che le tre troie rifiutano di essere pagate e Tyrion e Bronn ne sono molto meravigliati (“We’re going to need detail. Copious details.”). Ahahah che ridere.

No, sul serio, non ho nulla contro a qualche battuta qua e là, specie se serve a fare da contrappeso all’atmosfera generalmente cupa della serie, i battibecchi di Arya e Gendry e quelli degli stessi Tyrion e Bronn sono sempre ben accetti. Ma un’intera scenetta sulle prodezze sessuali di Podrick Payne? Sul serio? Voi direte: ma è poca cosa. Eh, sono comunque cinque minuti di screen time che potevamo trascorrere con Iwan Rheon, sapevate?

(Tra parentesi, ora sappiamo come si risolve il cliffhanger di A Feast for Crows, quando lady Stoneheart fa impiccare Brienne e Pod: Brienne è viva perché l’abbiamo reincontrata in A Dance with Dragons, Pod a ‘sto punto è sopravvissuto perché si è tenuto in equilibrio sul pisello.)

Andiamo dall’altra parte del Mare Stretto che è meglio, va’. Ad Astapor troviamo quella che secondo me è stata una Daenerys in perfetta forma. Mentre ser Jorah e ser Barristan se la litigano tra loro (Daenerys è la mia khaleesi, trovati una khaleesi tutta tua!), Dany comincia a fare un piccolo passo che la porterà a trasformarsi da miss I AM DAENERYS STORMBORN AND I WILL TAKE WHAT IS MINE WITH FAIAH AND BLUOOODH in una regina vera e propria. Una regina che entro la fine della quinta stagione tutti ameremo odiare, ma pur sempre una regina competente. Dany, dopo aver appreso di più sulla vita ad Astapor, ed essere rimasta moderatamente disgustata dallo schiavismo che lì va per la maggiore, decide di acquistare tutti gli Unsullied in città, pagandoli con uno dei suoi draghi. Mi ricordo quando lessi questa stessa scena in A Storm of Sword, ed ero oltraggiato. Non l’avessi fatto, vederla nella serie mi avrebbe fatto lo stesso effetto.

Ma la narrazione, nel caso di Daenerys, si spezza proprio prima che qualcosa di concreto possa avvenire. E la pretendente Targaryen è in buona compagnia. Perché in questa puntata la maggior parte delle storie è andata avanti per inerzia, senza approdare a nulla di concreto. Theon è stato liberato da quello che potrebbe essere Ramsay Snow (ma che più probabilmente si rivelerà essere Mordan di Norvos), viene riacciuffato dai suoi carcerieri, messo a chiappe all’aria per essere zumpato di forza e poi nuovamente salvato da Mordan che uccide gli inseguitori di Theon (incluso uno che lo chiama “bastardo”). Ora, so che Theon scompare per la bellezza di due libri e che tutto quello che gli succede è narrato, pur tra molte omissioni e impliciti, nei primi capitoli di Reek in A Dance with Dragons, ma a me pare che si stia procedendo un po’ lentamente con la grande e scioccante rivelazione. È quasi crudele. Ricordatevi che ogni secondo in cui non siamo certi che “boy” è in realtà Ramsay una fyccina perde le ali e muore. D’altra parte, Arya e Gendry dicono addio a Hot Pie, in una scena effettivamente più sentimentale di quanto fosse nel libro, ma che non posta di molto avanti la storia; Jon cammina tra la neve d’Islanda e poi Mance lo manda a scalare la Barriera assieme a Thormund Giantsbane; e infine Sam ritorna da Craster assieme ai corvi superstiti (e a uno che, giuro, è il tizio di Torchwood), giusto in tempo per vedere Gilly che partorisce. Insomma, non succede quasi niente.

L’unica eccezione a quanto sopra sono le avventure di Jaime e Brienne, catturati dagli uomini di Roose Bolton e diretti ad Harrenhall. Jaime fa presente a Brienne che probabilmente di notte sarà stuprata a ripetizione. E quando ciò avviene, Jaime riesce a salvarla intortando il boltoniano con vaghe prospettive di un riscatto da parte di Selwyn Tarth, padre di Brienne e lord di Tarth. Il boltoniano lo minaccia un po’ col coltello e poi, quando il momento sembra essere passato… ZAC, gli mozza la mano.

Un finale (per i non-lettori) brusco, inaspettato e scioccante, che risolleva quasi per intero una punt…

Che cazzo è questa musica? Che cazzo centra con Game of Thrones che, l’ultima volta che ho controllato, è un drama fantasy medievaleggiante?

Perché, Benioff? Perché?

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EDIT per segnalare che questo è il duecentesimo post del blog. UIIIIII